E ormai pratica consolidata in questi ultimi anni di cercare costantemente di cancellare il retaggio storico del passato; dai media all’opinione pubblica, l’orientamento costante è giudicare e condannare il passato politico europeo e mondiale del 1900, come se esso non fosse stato che un aberrante errore collettivo, fatto solo di violenza, guerra e inimicizia tra i popoli, qualcosa da cancellare. Ma non è così che si può comprendere dove vogliamo andare. “Historia magistra vitae” è frase di Cicerone: a quanto pare il buon senso e la saggezza non hanno età e quindi da ogni epoca e ogni luogo possiamo partire per comprendere appieno l’attuale situazioni e la sua evoluzione.
Mi torna in mente il discorso di Benigni su Mussolini, paragonato all’idraulico che ti stupra moglie, figlia e madre, però ti costruisce un buon impianto d’acqua. Troppo spesso si compara il fascismo e il nazional-socialismo al comunismo e al socialismo, quando i rispettivi movimenti hanno genesi teoriche e ideali completamente differenti, nonché risultati sociali e storici diametralmente opposti. Innanzitutto il comunismo è internazionalista e non nazionalista: basti già questo a escludere ogni possibile paragone con il nazional-socialismo. Quando poi si danno etichette ai vari movimenti politici storici, si dovrebbe valutare l’azione reale in confronto con l’ideale: come ad esempio il caso emblematico della Russia di Stalin o la Cambogia di Pol Pot, che non possono certo definirsi esperienze vicine a qualsivoglia ideale e pratica comuniste; la sanguinosa dittatura staliniana null’altro è che la speculare tedesca, creatasi per bilanciamento tra due forze opposte, ma complementari.
Mentre il fascismo e il nazi-fascismo mai hanno liberato le masse dalle sofferenze della vita, hanno anzi incantenato dentro se stessi interi popoli, isolandoli forzosamente dal contatto con altre culture (ricordiamo, tra i tanti, anche Franco in Spagna e Ataturk in Turchia), i movimenti illmuministi, socialisti e comunisti hanno sempre avuto uno spirito di liberazione culturale, di superamento dei vecchi schemi sociali e politici, hanno quasi sempre portato ad una migliore condizione degli individui (basti pensare alla rivoluzione francese, alla resistenza italiana, alla rivoluzione russa, ai grandi pensatori e artisti come Gramsci, Lenin, Pasolini, Zola). I grandi movimenti operai e contadini europei ne sono un esempio emblematico: la forza magnetica dell’ideale comunista ha sospinto milioni di persone ad un’unione contro lo sfruttamento senza precedenti. Molti diritti che noi oggi consideriamo acquisiti e normali, sono derivati da anni di lotte di milioni di persone: basti pensare al diritto alla salute, al lavoro, ad una vita dignitosa, all’istruzione, tutti diritti che senza i grandi movimenti socialisti e comunisti mai sarebbero esistiti con l’intensità odierna. E’ da qui che dobbiamo ripartire, dall’analisi di quali sono stati i fattori determinanti che ci hanno permesso di progredire ed evolverci come società: in primis proprio il grande movimento collettivo, fatto di enormi sacrifici compiuti da un’innumerevole numero di persone, credendo negli ideali comunisti, in tutto il mondo. Come nel 1600 e 1700 hanno contribuito con grande fervore il movimento illuminista e umanista, che hanno portato la ragione ad assurgere a scriminante tra il bene e il male, così il comunismo ha portato nei cuori di milioni di persone la possibilità, la speranza, di un mondo fatto di pace, collaborazione, solidarietà tra le persone, proprio utilizzando la massima espressione della ragione umana, la scienza. Ma una scienza applicata senza cuore, è una scienza crudele e nefasta per gli uomini, come ci dimostrano le tante esperienze storiche anche dei movimenti comunisti. Se non c’è il perdono in luogo della vendetta, se non v’è giustizia e libertà, l’ideale comunista collassa su se stesso. Come si può immaginare una società egalitaria e giusta, pacifica e libertaria, se si esercita l’istituzionalizzazione della violenza? Ed è per questo che proprio l’incontro tra umanesimo e comunismo oggi possono rappresentare la chiave di svolta per il futuro. “Da ognuno secondo le proprie possibilità, a ognuno secondo i propri bisogni”: cosa c’è di più bello per il futuro dell’umanità? Ma il percorso con cui arrivare a ciò è difficile da scegliere, per non incorrere negli stessi errori del passato. E qui risulta fondamentale l’umanesimo: se nessuna violenza può essere considerata giusta o giustificabile, l’unico modo per avvicinarsi al traguardo è utilizzare i mezzi dell’amore e della comprensione, della compassione e della solidarietà, quei valori che non appartengono ad una parte politica, ma all’essere umano in quanto tale. E l‘unione tra i due grandi ideali ha già dimostrato di funzionare con grande potenza: basti osservare la situazione politica attuale dell’America Latina. Grandi masse di persone, sospinte da un possibile miglioramento delle condizioni di vita, dagli ideali socialisti e comunisti, si sono unite per combattere le terribili condizioni di fame, di povertà, d’ignoranza, in cui versano. E lo hanno fatto in maniera pacifica, attraverso il voto democratico, la partecipazione, la solidarietà umana. In confronto all’Europa, l’America Latina è molto più unita e solidale, soprattutto con riguardo alle grandi tematiche sociali e politiche, rispetto alle grandi divergenze su queste dei paesi europei. Proprio perché ha preso un modello ideale di società, quale quella socialista e l’ha trasportato senza violenza, ma con partecipazione democratica, nella realtà della vita quotidiana delle persone. Ad esempio la tanto criticata Cuba, isolata completamente dal 1990 a livello economico, è riuscita a sopravvivere sino ad oggi, garantendo altissimi standard di istruzione, sanità, lavoro, mantenendo un ruolo politico centrale sia in America Latina sia tra i paesi non allineati (di cui è Segretario Generale). Quindi può esistere eccome nel 2000 una nazione socialista e il Venezuela di Chavez, il Nicaragua di Ortega, la Bolivia di Morales, l’Ecuador di Correa ne sono un esempio incontrovertibile. Nazioni che hanno subito per anni sanguinose dittature e che versano in difficilissime condizioni sociali, hanno deciso democraticamente di cambiare sistema, di allontanarsi dallo strapotere del modello statunitense, per intraprendere una nuova via verso il socialismo. E se pensiamo all’Europa, esempi positivi possiamo trovarli nell’esperienza della Die Linke tedesca, che ha preso in mano i programmi, li ha discussi con i cittadini, che l’hanno premiata. Dobbiamo poi tornare ad essere internazionalisti, prendendo le esperienze e le culture che hanno cambiato in meglio questa umanità: penso all’India di Gandhi, alla importante cultura religiosa e filosofica del taoismo e del buddismo, ai grandi valori delle popolazioni indigene dell’Africa e dell’America Latina. E’ poi così assurdo tornare a parlare di ideali con cui confrontarsi?
Credo che ciò che manchi in Italia per costruire una forte sinistra socialista e comunista sia la fiducia: gli italiani sono sfiduciati l’uno con l’altro, basta farsi una giornata da impiegato comune in una qualsiasi città italiana per osservare ciò. Figuriamoci poi se si viene stigmatizzati come pericolo pubblico numero uno, come nel caso dei comunisti. Risulta ancora più difficile ricostruire quella fiducia necessaria ad una riflessione collettiva sul nostro futuro. Ma il potere dell’ideale può sempre essere fatto risorgere e l’unico modo è un programma, pazienza e molta coerenza, fattori che attualmente non sempre sono presenti nei partiti di sinistra. Già che esistano in Italia due partiti comunisti è l’esempio lampante di quanta difficoltà ci sia nello scardinare strutture obsolete e inefficaci, come gli attuali partiti. Iniziamo invece a ragionare, a proporre qualcosa di nuovo, di innovativo: così si vince, costruendo la via “terza” e più ragionevole nelle varie tematiche, al di là dei (sempre meno) opposti schieramenti. E partiamo dal rivoluzionare l’attuale forma partito, ad esempio rendendo le decisioni realmente partecipate tramite l’uso di internet. Non ci vuole mica tanto. Ad es.: vi è una proposta di legge in parlamento, il deputato “x” del partito di sinistra “y” deve discutere e poi votare la proposta; sul sito del partito c’è in tempo reale l’evolversi della proposta e, gli elettori che hanno votato per quel deputato, possono votarla e proporre; alla fine al deputato gli arriva un sms con le modifiche più votate e l’intenzione di voto sulla proposta. Il deputato può ovviamente scegliere ciò che ritiene più opportuno, ma può, scegliendo in contrasto con l’orientamento degli elettori, perdere la base di consensi che lo ha eletto. Non è qualcosa di così impossibile, ma un’idea veramente semplice e innovativa e può riguardare anche un gruppo di parlamentari. Questo significa pensare all’ideale facendolo convergere nella realtà: in questo esempio la democrazia da parlamentare si trasforma nei fatti in diretta, è il popolo che sceglie, i parlamentari sono solo dei mandatari che sostituiscono fisicamente i cittadini elettori. Altro esempio, frutto di una proposta da me fatta quando ero iscritto a Rifondazione Comunista e che mai ha visto la luce: se si costruisce una rete intranet che unisce tutte le sezioni del partito, le scelte politiche possono essere prese in maniera orizzontale e rapidissima, tramite il mezzo informatico: si eliminerebbe la burocrazia in un istante. Oggi ci sono i mezzi tecnici per fare ciò a prezzi irrisori: avevo calcolato al tempo del progetto che, usufruendo dei computer dismessi da aziende e P.A. (il più delle volte gettati nell’immondizia o accantonati dentro i palazzi), utilizzando un sistema operativo Open Source, il costo per ogni postazione non supererebbe i duecento euro. Considerando poi che alcune sezioni già hanno un computer, i costi sarebbero veramente risibili e, a parte l’investimento iniziale, il costo per ogni sezione sarebbe di 20 euro al mese per l’accesso a internet.
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