feb 08

Ci sono dati che ci comunicano quasi quotidianamente i media mainstream, ma che per molti cittadini sono parole arcane: il PIL, l’aumento dei prezzi, l’inflazione, la recessione, la disoccupazione.

Ma cosa significano questi termini, quanto questi dati sono rappresentazione della realtà economica, del benessere economico della popolazione  e che importanza rivestono nell’economia reale di un paese?

Partiamo dal PIL (acronimo di Prodotto Interno Lordo): il PIL viene valutato nelle economie capitalistiche come indice di benessere dell’economia di una nazione; difatti se il PIL aumenta significa che si produce di più e quindi vi è una maggiore ricchezza economica del paese (non un’equa distribuzione, ma solo una maggiore circolazione di denaro); bisogna dire che tale parametro include tutto ciò che fa girare soldi, quindi anche gli incidenti stradali, i disastri ambientali, gli avvocati pagati per dieci anni per cause giudiziarie interminabili, il consumo di carburante per via del traffico intenso e quant’altro possa essere negativo per la società, ma non per l’economia di mercato. Quindi è un parametro che nulla ha a che vedere con il benessere della società, è ininfluente nella vita del cittadino comune. Sarebbe molto più utile sapere il GPI (Genuine Progress Indicator, l’indice di progresso effettivo, che tiene conto anche degli effetti nocivi della produzione, quali l’inquinamento, la perdita di risorse naturali, il crimine che solo in Italia produce 70 miliardi di utili l’anno: dal 1950 al 2004 tale indice è diminuito di più della metà a livello mondiale, in barba alle parole di industriali e capitalisti, è diminuito fortemente negli Stati Uniti e in Europa dagli anni ‘70 ad oggi); sapere l’HDI (Human Development Index: Indice di Sviluppo Umano) del paese, un parametro basato sul PIL pro-capite, sulla speranza di vita, sul grado di alfabetizzazione, sull’educazione e sullo standard di vita; conoscere la biocapacità e l’impronta ecologica del nostro paese, ossia gli indici del consumo di risorse rispetto alla possibilità della natura di rigenerarle, considerando che attualmente ci vorrebbe una superficie pari a quasi 4 volte l’Italia per sostenere il nostro consumo, con una biocapacità pari a 1 ettaro per persona e un’impronta ecologica pari a 4,9 ettari per persona, dati riferiti al 2009; oppure l’HPI (Happy Planet Index, indice del benessere dalla popolazione e della sostenibilità ambientale di un paese), dove l’Italia è passata dal 66° posto del 2006 al 69° posto del 2009. Ma a quanto pare tali parametri nelle nostre economie capitalistiche risultano essere considerati di poca importanza, tant’è che non vengono mai citati né dai media, né dalle istituzioni: sarà forse perché il sistema capitalistico è basato sull’aumento infinito dei consumi, sull’accumulazione di capitale e collasserebbe sicuramente se dovesse tenere in considerazione un limite massimo di produzione da non superare, ridurre lo sfruttamento delle risorse ai limiti di ciò che la natura può rigenerare, se dovesse tener conto degli effetti negativi della produzione?

L’aumento dei prezzi: l’aumento dei prezzi dei prodotti (materie prime per le industrie, materie finite per il consumatore) non sempre è indice di una crisi economica o di una diminuzione del benessere (come sopra dicevo, in un sistema intrinsecamente inflazionistico come quello capitalistico l’aumento dei prezzi è endemico). Per esempio se i produttori di caffè brasiliani aumentano il prezzo al fine di aumentare i salari dei lavoratori del campo (cosa che non avviene quasi mai), ciò provoca un miglioramento radicale nelle condizioni di vita di migliaia di famiglie e quindi un beneficio per l’umanità. Che poi il prodotto finito giunga in Italia con un prezzo maggiore rispetto ad un periodo precedente è parte dell’economia di mercato che tanti italiani amano, in cui ognuno fa più o meno come gli pare. Se si facessero accordi tra gli stati per la produzione di beni alimentari, piuttosto che la concorrenza spietata (e spesso falsata da accordi tra le multinazionali), al fine di garantire il diritto ad una alimentazione sana e in giusta quantità, tali problemi non sorgerebbero: è una scelta che noi italiani abbiamo fatto e sosteniamo, adesso ne paghiamo le conseguenze.

L’inflazione: l’inflazione è uno dei termini economici che si utilizzano per giustificare l’aumento dei prezzi. Si ha inflazione quando l’offerta di moneta è superiore alla domanda, quando aumentano i prezzi dei beni importati, quando aumenta il costo dei fattori produttivi o quando aumenta la domanda di determinati beni. L’inflazione porta alla perdita di potere d’acquisto della moneta da una parte (a scapito quindi dei cittadini comuni) e avvantaggia chi si trova in posizioni debitorie dall’altra (soprattutto sensibili a ciò sono le grandi aziende e lo Stato), poiché a parità di interessi, essendo diminuito il valore della moneta, in realtà si giunge a pagare meno in termini di economia reale. Il sistema capitalistico è intrinsecamente inflazionistico, in via principale per via dell’istituto della riserva frazionaria a livello di sistema bancario (che consente alle banche di prestare sino al 4900% in più del capitale che effettivamente detiene in denaro contante, creando moneta dal nulla) e per via del debito pubblico sempre crescente causato del signoraggio (gli interessi pagati sulla moneta alla Banca Centrale Europea dagli stati dell’UE). Ciò porta tutti noi italiani a nascere e vivere con un debito non da noi creato pari a circa 30.000 euro (1.800 miliardi circa di debito pubblico, tra i primi al mondo, divisi per circa 60 milioni di cittadini, dati ISTAT Debito Italia 2009), pagando circa 75 miliardi annui solo di interessi sul debito (quindi il debito complessivo aumenta di circa 1.250 euro annui).

La recessione: si ha recessione quando la variazione del PIL rispetto all’anno precedente è negativa. Ciò porta ad una diminuzione dei tassi di interesse, ad un’eventuale aumento della disoccupazione, ad una minore produzione di beni complessiva del paese. Tale parametro è considerato negativo nelle economie capitalistiche, perché legate ad un necessario aumento della produzione per sostenere il sistema economico. Anche qui ci sono forti dubbi e discrepanze con la realtà, con l’economia reale. Ad esempio un dato paese può produrre già abbastanza per soddisfare le esigenze di tutti i cittadini e quindi diminuire la produzione perché eccessiva rispetto alla domanda, nulla quindi di drammatico. Può anche accadere che molti cittadini decidano ad esempio di coltivare in casa propria alcuni prodotti alimentari, di curare i piccoli malanni con le piante medicinali, che quindi portano ad una contrazione della produzione, garantendo una sussistenza anche migliore, potendo il cittadino così consumare un prodotto fresco, naturale e senza nessun additivo chimico, diminuire il trasporto di merci inquinando così di meno, abbattere i rifiuti creati dai pacchi per il trasporto degli alimenti; diminuiscono così gli acquisti di tali prodotti presso supermercati, farmacie e ipermercati, ma al contempo migliora la salute del cittadino.

La disoccupazione: altro parametro indice di benessere nell’economia di mercato. Per uno dei più grandi economisti del XX secolo, John Maynard Keynes, vi è una disoccupazione endemica nell’economia del capitale, non superiore al 3%, definita “disoccupazione frizionale” e una disoccupazione volontaria, di chi sceglie volontariamente di non lavorare perché il salario è troppo basso.

Tale parametro si lega, sempre nelle economie capitalistiche, a braccetto con la recessione: se si produce di meno, non c’è bisogno di nuovi impianti produttivi, quindi nemmeno di lavoratori.

Nell’economia di mercato il lavoratore è un limone, che va spremuto sino all’ultima goccia, è una “risorsa umana”, che deve essere mobile (quindi spostarsi fisicamente nel luogo dove il capitale ha più necessità e quando il capitale ne ha necessità), stakanovista (deve lavorare a qualsiasi condizione, il maggior tempo possibile), possedere la cultura minima necessaria al suo lavoro e nulla più (altrimenti può accorgersi di venire sfruttato e chiedere aumenti salariali o posizioni di maggior prestigio). Attorno alla cultura minima necessaria ruotano il mondo dell’intrattenimento e della moda, il celebre “panem et circenses” del poeta latino Giovenale.

La mobilità crea lavoro precario, con garanzie legali minime se non nulle (e quindi risparmio per lo Stato e per le aziende), lo stakanovismo crea il plus-valore (e quindi l’aumento di ricchezza dell’azienda, del capitale, ma non del lavoratore), la cultura minima (a cui anche le università ci hanno abituato, ormai bisogna specializzarsi in funzione di ciò che serve alle aziende e non certo in ciò in cui si è più portati) crea l’indifferenza necessaria all’élite capitalistica per proseguire i propri affari indisturbata, devastando lo stato repubblicano e popolare trasformandolo in un apparato burocratico e corrotto, al solo servizio del mercato.

Quindi in realtà l’economia capitalistica non potrà mai garantire la piena occupazione, né un miglioramento delle condizioni di vita, ma tenterà sempre più di spremere gli occupati che non hanno altra possibilità di sussistenza, che non possono quindi scegliere volontariamente il loro lavoro, ma sono costretti a lavorare per sopravvivere.

Non si punta a diminuire l’orario di lavoro per garantire la piena occupazione, perché altrimenti non si creerebbe il plus-valore necessario a garantire ai pochi ricchi di rimanere tali e controllare l’economia, di poter avere dieci ville, elicotteri, aerei, barche da trenta metri.

Tutti tali parametri e tali dinamiche consentono al sistema capitalistico di continuare a concentrare il denaro nelle mani di pochi, che controllano dall’informazione alla produzione, di modo che la stragrande maggioranza dei cittadini viva nel quotidiano terrore di non riuscire a sopravvivere, creando di fatto una società basata sulla scarsità di risorse, quando l’attuale sviluppo tecnologico, nonché le risorse planetarie, potrebbero garantire senza dubbio alcuno la sopravvivenza di tutta l’umanità, attraverso però un’organizzazione della società realmente condivisa, democratica e partecipata, ad economia comunista (da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni, possesso collettivo dei mezzi di produzione), dove la cooperazione surclassi la concorrenza, i diritti basici siano a chiunque e gratuitamente garantiti, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo sia solo un lontano ricordo.

“Ci sono due modi per conquistare e rendere schiava una nazione. Uno è con le spade. L’altro è con il debito.” – John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti

“La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa; la povertà si può vincere con un sistema costruttivo ed è di fondamentale importanza combattere l’ingiustizia anche a costo della propria vita.” Gandhi

“Questo è il mio orizzonte: attendo con ansia il tempo in cui l’uomo saprà conquistare un progresso che non sia solo materiale, il tempo in cui l’uomo agirà guidato da un incentivo più alto di quello odierno, che è appunto lo stomaco. Continuo a credere nella nobiltà e nell’eccellenza dell’uomo. Credo che la dolcezza spirituale e la generosità sconfiggeranno la volgare ingordigia dei nostri giorni.” Jack London

“La verità è sempre rivoluzionaria.” Antonio Gramsci

“Se fossimo capaci di unirci… Quanto bello e vicino sarebbe il futuro.” Ernesto “Che” Guevara

“I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; il punto è cambiarlo.” Karl Marx

“L’umanità avrà la sorte che saprà meritarsi” Albert Einstein

“Non abbiamo diritto di consumare felicità senza produrne più di quanto abbiamo diritto di consumare ricchezze senza produrne.” George Bernard Shaw

“Ho una sola passione, quella della luce in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità.” Emile Zola

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feb 01

Il comunismo è innanzitutto e principalmente un cambiamento del modello economico: ciò non esclude quindi che vi sia violenza in un paese ad economia comunista o tendente ad un’economia di tipo comunista (per quanto a mio parere aberrante, la violenza non è esclusa a priori dal comunismo marxista, è anzi stata più volte dichiarata come necessaria in alcune fasi storiche), come non esclude che si possa avere la massima democrazia e la massima pace sociale. La questione della violenza è questione di natura etica e non politica, a mio parere. Io ad esempio pratico il buddismo e in esso trovo le motivazioni per la mia radicale non violenza, ma non nel comunismo. Che poi un comunismo correttamente applicato nella realtà sociale produca anche minore violenza (ad esempio furti, rapine e tutti gli abusi derivati dalla rincorsa all’accumulazione di capitale diminuirebbero probabilmente, la mancanza di sfruttamento nel lavoro produrrebbe maggior pace sociale) è possibile, ma non scontato, non automatico.

Il comunismo è soprattutto un ideale di rapporti di scambio e di produzione tra gli esseri umani più giusto, più equo (a ognuno secondo i suoi bisogni, da ognuno secondo le proprie possibilità), attraverso l’eliminazione dell’accumulazione di capitale ottenuta tramite il plus-valore (ossia il plus-lavoro del lavoratore). La proprietà dei mezzi di produzione deve essere collettivizzata per poter avere una società di liberi ed eguali.

Bisogna stare accorti (e lo dico soprattutto ai più giovani) a non prendere un modello economico molto razionale e logico come quello comunista per una fede: esso contiene idee emozionanti, progressiste e rivoluzionarie anche (e forse soprattutto) per il mondo d’oggi, ma rimane pur sempre profondamente un’analisi politica e economica.

L’ideologia è un altro termine improprio che si utilizza per definire il comunismo. Marx stesso dichiara guerra all’ideologia, per lui l’ideologia è la propaganda della classe dominante per giustificare l’attuale situazione di sfruttamento:

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante [...] Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee»

L’ideologia tedesca – K. Marx

Per questo i media sono per la maggior parte in mano ai grandi gruppi economici, proprio perché il capitale ha la necessità di divulgare le sue idee dominanti (nascondendo o mistificando ogni altra idea) per poter conservare il proprio potere. Se tutti avessero coscienza che è proprio intrinseco del modello capitalista lo sfruttamento, la scarsità di risorse e l’iniqua distribuzione dei beni, chi lo sosterrebbe? Se tutti avessero coscienza che il capitalismo è presente solo in una parte della storia dell’umanità, che non è un modello economico necessario e unico possibile, ma deriva dai rapporti di potere creatisi nei secoli, che la storia è ancora tutta da scrivere, chi non vorrebbe un suo superamento?

Ciò che si può dire poi con fondatezza storica (e che viene spesso nascosto) è che tante volte l’ideale economico comunista e i suoi valori hanno rappresentato e rappresentano tra i pochi strumenti utili a diminuire lo sfruttamento del lavoro, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: le lotte degli operai, dei contadini, degli studenti, in tutto il mondo, in nome dell’ideale comunista (a volte innegabilmente degenerato in dittatura violenta, da Stalin a Polpot, ma non certo per volontà popolare), hanno portato in molti paesi un miglioramento delle condizioni di lavoro, un miglioramento dell’istruzione generale, hanno portato l’attenzione sui problemi del popolo inteso come umanità e non di una élite dominante.

Pensate che i cinesi di prima di Mao vivessero meglio? O che la Cuba prima della rivoluzione fosse un posto migliore? O la Russia prima di Lenin fosse il giardino dell’Eden? E il Venezuela prima di Chavez? La Bolivia prima di Morales? L’Ecuador prima di Correa? Per avere queste risposte andate a leggervi la storia di questi paesi e giudicate voi, ma non cercatele nei libri di Marx!

Questo è l’ultimo punto altrettanto importante che voglio affrontare: la storia. Non si può fare nessuna analisi seria dell’ideale comunista trascurando questo aspetto fondamentale. È il materialismo storico l’asse portante del ragionamento marxista, pilastro posto alla base delle sue fondamenta.

Il comunismo nasce proprio dall’esigenza di dare il giusto peso nella storia politica, economica, sociale d’Europa e del mondo, al fatto che l’iniqua distribuzione e produzione dei beni materiali porta inesorabilmente ad una società di sfruttati e sfruttatori, quindi ingiusta. E questo è innegabile, anche un economista contemporaneo non avrebbe nessun appiglio per dimostrare il contrario: dal feudalesimo al moderno capitalismo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è basilare per la sopravvivenza di tali modelli economici e politici.

Quindi nel comunismo troviamo il modello ideale di economia, l’utopia verso cui tendere per un’equa distribuzione dei beni, ma cerchiamo nella nostra coscienza, nella nostra etica come mettere in pratica questo ideale, senza violenza alcuna, nel rispetto della natura, con il consenso della maggior parte possibile di esseri umani, una schiacciante maggioranza, solo così riusciremo ad avere un comunismo dal volto umano, progresso pacifico verso una società migliore.

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feb 01

Articolo 1Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Purtroppo mai come oggi nel nostro paese lo spirito di fratellanza è divenuto motto privo d’essenza, l’odio e l’indifferenza permeano la nostra società, colpendo in particolar modo gli stranieri e i più deboli; l’aiuto reciproco, la solidarietà umana, in Italia sono ormai eventi sporadici, nascosti o manipolati dai media, i vari governi non si occupano di implementare la tutela dell’eguaglianza nei diritti, anzi sempre più spesso legiferano per creare privilegi ingiusti: il rientro dei capitali dall’estero pagando solo il 5% di aliquota (gli italiani “normali” di media pagano il 40%), l’autorizzazione a procedere richiesta per le limitazioni della libertà personale di un parlamentare (quasi mai concessa in Italia), le pensioni dei parlamentari, i vari condoni fiscali e edilizi, sono solo alcuni esempi di privilegi accordati dal nostro Stato, in evidente contrasto con l’uguaglianza del diritto per tutti gli esseri umani.

Articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

In Italia non esiste ancora una legge organica sul diritto di asilo, l’accesso all’istruzione diviene sempre più appannaggio delle famiglie ricche, diminuiscono a dismisura gli aiuti per le famiglie più povere (l’ISTAT calcola in 8 milioni gli individui poveri in Italia, il 13,6% della popolazione, riferiti al 2008, l’Italia dedica agli individui poveri solo il 4,5% del PIL, contro una media europea dell’8%), di fatto impedendo a milioni di italiani di vivere con dignità, il divario di retribuzioni tra donne e uomini risulta ancora presente (il 15% in meno a parità di qualifica), la Chiesa Cattolica, oltre all’8 per mille, riceve ancora l’esenzione dell’ICI sui propri immobili, non esiste una legge che dia diritti alle coppie di fatto, gli stranieri e i ROM vengono trattati come delinquenti a prescindere, con deportazioni e carcerazioni arbitrarie (i CPT). Insomma la discriminazione in Italia è in aumento e sostenuta (o non limitata) dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

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gen 19

Perdonate il titolo provocatorio, ma le contraddizioni tra la politica occidentale e la politica latino-americana si acuiscono sempre più; fioriscono iniziative di governo nei paesi del Sud America lodevoli e giuste, (spesso per la prima volta dopo decenni di sanguinose dittature) ben più progressiste delle deboli proposte di riforme sociali europee (a scapito di diritti e lavoratori), Continua a leggere »

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dic 20

Un paio di settimane fa in Venezuela (paese sotto dittatura secondo i nostri media, pur essendoci state nel paese decine di elezioni negli ultimi dieci anni controllate da organi internazionali e sempre dichiarate dagli stessi pienamente valide) sono stati arrestati 27 banchieri di 7 diversi istituti finanziari per presunti illeciti, tra cui il fratello del ministro della Scienza e Tecnologia dell’attuale Governo, il quale si è subito dimesso dall’incarico. Chavez si è dichiarato dispiaciuto dell’accaduto, conoscendo personalmente sia il Ministro dimissionario che il fratello arrestato, ma la legge è uguale per tutti e l’arresto anche di un uomo vicino al governo è la dimostrazione pratica che l’assunto del principio di uguaglianza è oggi in Venezuela una realtà. Chavez non si è messo a difendere i banchieri e ad accusare la magistratura, non ha tentato di nascondere la notizia, non ha protetto il suo Ministro, ma è stato lui stesso a raccontare l’accaduto. Continua a leggere »

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mag 19

Sono le 21:50 e su rai tre parte la pubblicità di intermezzo con Ballarò.

Prima pubblicità quella della Coca Cola che, con disegni infantili, illustra il racconto di una bimba che affronta la crisi accontentandosi del poco che può avere, perché preferisce il panino con il salame al caviale, la casa della nonna all’albergo e così via. Insomma tocca abituarsi ad essere poveri. E fortuna che siamo in par condicio!

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mag 18

Siamo destinati alla catastrofe, ad uno dei peggiori momenti dell’Italia dal dopo guerra. I miei concittadini paiono non accorgersi di nulla, perché ancora non è percepibile ai più: i media mainstream sono controllati dall’oligarchica economica e politica e nascondono la realtà tale come è, ma siamo un paese con milioni di disoccupati e cassaintegrati, un’evasione fiscale corrispondente al 16% del P.I.L., una dilagante e oramai imperante corruzione, ideale terreno per le mafie, ad ogni livello, con ogni mezzo, sia nel pubblico che nel privato. Molti italiani probabilmente pensano che  il famigerato “Pacchetto sicurezza”, in analisi in Parlamento in questi giorni, sia una chiusura delle frontiere, un’ulteriore stretta nel controllo dell’immigrazione: in realtà cela una precisa volontà volta ad aumentare il controllo da parte delle mafie del traffico di clandestini. Infatti l’altro campo di grande interesse per le attività criminali è l’abusivismo edilizio, incentivato dall’attuale governo, come da molti dei precedenti. Immaginate voi cosa succederà alle case costruite abusivamente, quindi senza nessun controllo antisismico, aumentate del 20% nella cubatura, in un paese che ha il 70% del territorio in zona sismica: una strage annunciata. Ha i giorni contati un paese in queste condizioni. Continua a leggere »

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mag 03

copertina_zeitgeist

Leggo oggi per la prima volta (d’altronde aspettarsi dai media mainstream informazione è come cercare acqua nel deserto) che il Parlamento Europeo il 6 maggio 2009 voterà una regolamentazione sulla rete internet che permetterà ai fornitori di servizi di chiudere il traffico verso qualsiasi sito o servizio vogliano.

Blackouteurope è la campagna promossa da diverse associazioni europee affinché questo non accada: aderite numerosi!

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gen 30

La Grecia e  la libertà d’informazione

grecia_studentiNon si sente parlare di ciò che è accaduto e sta accadendo in Grecia. Della repressione dello Stato, di un ragazzo (Alexis) morto ucciso da un poliziotto, storie che per noi italiani sono già sentite, già vissute: da Giorgiana Masi a Carlo Giuliani. È l’agghiacciante silenzio del potere, sempre pronto invece a scagliarsi contro ogni paese che non cede al capitale, che resiste al liberismo, all’egoismo e al moralismo, contro il Sud America socialista di Chavez, di Castro, di Morales, di Correa, di Ortega, di Lugo, contro i movimenti popolari in Italia e nel mondo.

È il canto del cigno prima della morte (più che un canto un lamento), quello di questo potere colluso e mafioso, clientelare e violento, che grida la sua morte ormai prossima, un potere che finanzia le banche che derubano ai cittadini, come è successo in Europa, come è successo in Grecia, come è successo negli Stati Uniti.

La Grecia è oggi un simbolo di rivolta in Europa, il Sud America un esempio di dignità, ma l’assordante silenzio del potere ha lo stesso macabro suono dei raid israeliani su bambini e donne palestinesi inermi: e noi siamo dentro a questo sistema repressivo e totalitario, imbambolati dalle mille lucine colorate vendute dagli schermi dei nostri televisori. Continua a leggere »

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lug 01

Tra le notizie cancellate dai nostri media, che nulla ci fanno sapere di ciò che accade nel mondo se non ciò che è economicamente o politicamente vantaggioso per l’occidente, la più importante a livello mondiale per le prospettive geopolitiche future è la nascita dell’UNASUR, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, il cui trattato costitutivo è stato firmato il 23 maggio 2008 nella capitale brasiliana Brasilia, sottoscritto da quasi tutti gli stati sud americani (in numero di 12), con la sola esclusione della Guyana Francese e di altre piccole isole a giurisdizione europea. Continua a leggere »

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giu 04

In un’Europa sempre più polarizzata verso il liberismo più sfrenato, che produce miseria, fame, guerre, povertà, sfruttamento, inquinamento, ignoranza, contando solo il dio denaro e non più le persone; con questi media sempre più in mano a imprese, industrie, aziende multinazionali; con l’Italia in mano a mafie e affaristi senza scrupoli, solo una cosa è rimasta da fare: chiudergli i rubinetti. Scegliere in maniera etica e il più possibile collettiva. Senza una scelta convinta di mutamento dei propri stili di vita non si potrà mai cambiare nulla; solo i popoli, i cittadini, possono invertire questa tendenza all’auto distruzione, con la direzione dei potentati economici e politici, che ricade sempre più sui bambini, sugli anziani, sulle parti più deboli della popolazione, quelle parti che andrebbero invece maggiormente tutelate. Provano i potenti a invertire significati e valori, proviamo a usare la loro arma contro di loro: i nostri soldi.

Bisogna cambiare le proprie scelte in maniera coerente con la nostra etica, ecco una lista di cose che possiamo fare: Continua a leggere »

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mag 06

L’Autorità Garante per la privacy ha diffuso un comunicato stampa nel quale reputa illegittima la pubblicazione in internet effettuata dall’Agenzia delle Entrate dei redditi dei contribuenti per l’anno 2005.

Innanzitutto un poco di storia: l’Autorità Garante per la privacy è stata istituita con la Legge 675 del 1996 dal primo Governo Prodi e il testo consolidato delle norme riguardanti la privacy è stato approvato con il Decreto Legislativo 467 del 2001, tramite delega del Parlamento (per questo si chiama Decreto Legislativo) al secondo Governo Berlusconi, senza quindi nemmeno il parere delle Camere. Un’istituzione quella del Garante quindi bipartisan.

La Costituzione Italiana, all’art. 14 e 15, reputa come diritti inviolabili del cittadino la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, nonché il domicilio. Nessun altro dato del cittadino dai nostri padri costituenti è stato assurto a diritto inviolabile. Continua a leggere »

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