Una foto e una breve poesia per omaggiare quella magnifica terra che è il Salento e i salentini, che mi hanno ospitato con tanta generosità:

Una foto e una breve poesia per omaggiare quella magnifica terra che è il Salento e i salentini, che mi hanno ospitato con tanta generosità:

Solo la morte m’ha portato in collina
un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
per bivacchi di fuochi che dicono fatui
che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
Solo la morte m’ha portato in collina.
Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.
Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
È strano andarsene senza soffrire,
senza un volto di donna da dover ricordare.
Ma è forse diverso il vostro morire
voi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.
Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.
Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.
Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
Son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d’amore.
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.
Pubblico questa meravigliosa poesia, che ho conosciuto grazie al film di Clint Eastwood “Invictus”, perché credo racchiuda la forza d’animo necessaria ad affrontare la vita ogni giorno con rinnovato vigore. Nelson Mandela la leggeva spesso nella cella in cui fu imprigionato per 27 lunghi anni, per trovare la forza di andare avanti, di non cedere di fronte alle enormi difficoltà della sua condizione di carcerato nero nel Sud Africa dell’apartheid. Il poeta, William Ernest Henley, soffrì per tutta la vita per via di una tubercolosi avuta all’età di 12 anni, che lo costrinse a farsi amputare una gamba, ma non si diede mai per vinto, combatté l’intera esistenza con un coraggio da leone; tutti noi dovremmo prendere esempio da lui e vivere con la medesima energia, tutti abbiamo dentro noi stessi quella medesima forza indomabile.
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
“And you want to travel with her
And you want to travel blind
And you know that she will trust you
For you’ve touched her perfect body with your mind.”
“E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perchè sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.”
Leonard Cohen (trad. Fabrizio De André)
In quante illusioni di amore mi son perduto,
quanto ho sofferto, quanto ne sono rimasto
ferito, deluso, martoriato, confuso.
Ogni tanto mi chiedo perché faccio quello che faccio, perché cerco con tutte le mie forze di percorrere certe strade e scegliere certe direzioni nella vita e alla fine la risposta di tutto questo è perché lo vivo, perché veramente soffro nel vedere le altre persone soffrire, perché veramente credo nella possibilità di un mondo fatto di pace e amore, armonia e fratellanza, credo che possa succedere, che insieme e con la volontà si possa costruire. Non posso vivere sempre nella sofferenza, non è questo il destino dell’umanità e nemmeno il mio, non posso soffrire per tutta la vita (perché le sofferenze sono incessanti in questa epoca e in questa umanità e alcune sono proprie della condizione umana): Continua a leggere »
Primo maggio 1945
“Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Il mio unico credo è la vita
La mia unica lotta la pace
La mia unica sfida me stesso
Il mio unico amore l’amare
La mia unica casa il cosmo
La mia unica terra il mondo
La mia unica vittoria la felicità
Il mio unico tempo adesso.
Luna
Vivo qui, solo, in questi istanti eterni,
collegato a tutto, ma pochi hanno
coscienza di essere legati a me,
ora che sono solo amore.
Il futuro è il paradiso
proprio d’un inferno presente:
come poter non vergognarsi
di far vivere qui, ora, così,
i bimbi figli di questa umanità!
Sforzarsi di contrastare il buio
genuflettere il proprio ego dinanzi all’universo,
saper respirare l’amore e donare il cuore:
Azioni e pensieri e parole
per lo scintillio della mente.
L’Eterna passione, l’inesauribile corsa
Ove inizio e fine sono il medesimo luogo
che chiamiamo vita.
Sorgono dal confine i nuovi mondi
quando sembrano luci soffuse riflesse
ineffabili nel mare dell’esistenza,
giungono a dirompere nelle nostre coscienze.
Lì dove tutto si fonde e non si distingue più
nel superamento delle contraddizioni
nell’annullamento dell’io,
nell’emergere della dignità che permea tutto.
Osserva quel punto, indefinibile, imprescindibile
che dà armonia e forza,
all’inizio del tempo senza inizio.
Solo lì troverai la gioia duratura,
l’incessante mescersi di passato presente e futuro
l’amore che hai sempre cercato
perché sei l’essere umano che sceglie
di trasformarsi in umanità intera, di mostrare il vero io.
E il dubbio sarà annientato così
come un soffio spegne la fiammella.
È la prima volta che scrivo di me sul mio blog. Sembrerà paradossale, ma il sito che porta il mio nome ha sempre visto pubblicati articoli per lo più legati a fatti anche molto lontani dalla mia esperienza di vita diretta. Certo, sono stati l’espressione delle mie idee, delle mie convinzioni, ma non sono state cronaca della mia vita.
Allora ho deciso di raccontarmi un poco, per far sapere agli amici cari e amici internauti come me la passo, come vivo: bene, io vivo a progetto. D’altronde dopo dieci anni di contratti precari uno fa presto l’abitudine. Continua a leggere »
Nel buio della notte
vagando nei disincanti
nei cuori dei mendicanti
Nel buio nella notte
Un volto e una speranza
abbagliati nella danza
Del buio della notte
Sospiri, gemiti e sbadigli
Nel sopire dei conigli
Del buio nella notte Continua a leggere »
E’ un periodo di forti emozioni per me, di forti dissensi interiori. Sarà perché non mi sento più italiano e oggi meno che mai; sarà perché vedo queste mafie al potere che altro non fanno che proteggersi, che erigersi a portatrici d’innovazione, d’economia, di libertà (!), mal celando l’ipocrisia più abietta; sarà perché mi fermo con l’auto alle strisce pedonali quando qualcuno deve attraversare la strada, che mi guarda con aria incredula; sarà perché faccio la fila alla banca, alla posta, all’ospedale, perché non mi interessa avere l’amico per passare avanti agli altri; sarà perché non ho un lavoro, perché dopo dieci anni di lavorare da precario o in nero (perché questo l’Italia di oggi dà a noi giovani) per soddisfare l’avidità di qualche piccolo uomo che anela alle ricchezze materiali al costo di uccidere i propri figli, ucciderli nell’animo, nel cuore, non mi va più; sarà perché sono arrabbiato con una classe politica e dirigente che ormai pensa solo ai propri affari, alla propria immagine, che ha dimenticato la gioia di essere popolo, di lavorare per esso; sarà forse perché quando sento De André, quando vedo un’intervista di Enzo Biagi, quando ripenso ai film che mi hanno fatto crescere Continua a leggere »
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