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Cibo che uccide

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Umanesimo

Amore non è sacrificio

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Amore non vuol dire sacrificio. Se amare è sacrificarsi vuol dire che non è vero amore. Il sacrificio implica una scelta obbligata tra qualcosa di più o almeno altrettanto importante e qualcosa che lo è meno. Amare è un atto di libertà. Nessuno può essere obbligato ad amare o a non amare. L’atto d’amore è una scelta. È l’azione di pensare, dire e fare, istante dopo istante, sentendosi un’unica cosa con l’universo. Tutto è degno d’essere amato, perché non esiste alcun sopra e sotto, alcun più e alcun meno. Tutto è importante. Tutto ciò che esiste esiste perché tutto esiste. Ogni elemento è parte di un’unica realtà, senza la quale nessuna cosa sarebbe così come è. Per amare gli altri bisogna amare se stessi, per amare se stessi bisogna amare gli altri. Ogni parte è una frazione di tutto e, poiché collegata a tutto, è anche il tutto. Così come il tuo stomaco è parte di ciò che sei e è anche ciò che sei, non potrebbe esistere senza di te, non potresti esistere senza di lui.

Amare è un atto obbligato per essere felici: ciò non significa che amare non sia anche soffrire. Ma soffrire è proprio ciò che ci fa capire l’importanza dell’amare: senza attaccamento alla vita non ci sarebbe vita. L’amore non è sacrificio, anche se a volte ci fa soffrire. Ogni giorno, crescendo e poi invecchiando, non compare qualche nuovo dolore nel corpo o nella mente? È il ciclo della vita, nascita e morte. La vita è l’insieme di nascita e morte nel continuum spazio-temporale. Non è solo l’uno né solo l’atro. Amare veramente è vivere pienamente cosciente del ciclo continuo di nascite e morti che compongono la vita universale. Se ti guardo veramente vedo in te tutto l’universo, così come lo vedo in me. I nostri copri sono composti di ciò di cui è composto l’universo, i nostri corpi e le nostre menti sono l’universo agente e pensante. La nostra forma è la manifestazione dell’energia della vita, che fluisce eternamente ovunque nell’universo, un’immensa danza cosmica continuamente pulsante.

La scelta è l’affermazione della libertà di ogni individuo di poter cambiare tutto, perché la vita è l’infinita rete di relazioni che chiamiamo universo, è tutto ciò che esiste e ogni elemento influenza tutto. Amare non è sacrificio: amare veramente avviene in ogni istante che hai coscienza di cosa è veramente la vita. La vita è apprendimento, adattamento, evoluzione. Amare è seguire il flusso di apprendimento continuo, adattamento ed evoluzione danzando con l’universo.

Amare è vivere, perché senza la vita non esiste l’amore.

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News Politica

Mazzette europee!

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Agricoltura Ambiente Ecologia Educazione

Il raccolto più piccante dell’anno

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Vi porto con me a raccogliere i miei peperoncini… Più piccanti del mondo!

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Politica

Il frutto del mio lavoro per la comunità

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Non è vero che non si possa fare politica onestamente in Italia: vi mostro uno dei risultati ottenuti grazie al mio incarico come assessore all’ambiente del Municipio V di Roma dal 2017 al 2020, veramente al servizio della comunità.

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Ambiente Ecologia Politica

Stato di severità idrica

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Quella che vedete è la mappa dello stato di severità idrica della Nazione al 15 novembre 2022.

La situazione è drammatica e bisogna prendere provvedimenti immediati: dal miglioramento della distribuzione per diminuire le perdite alla gestione efficiente delle falde acquifere all’aumento della raccolta delle acque piovane.

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Ambiente Ecologia Informazione Iniziative

Salviamo i mufloni dell’Isola del Giglio

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L’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano vuole sterminare i mufloni all’Isola del Giglio, senza una valida motivazione scientifica: salviamo i mufloni dell’isola, solo insieme possiamo!

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Agricoltura Ambiente Ecologia Informazione

Meglio l’olio filtrato o non filtrato? Come sapere se l’olio è di alta qualità?

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Scritti e poesie Umanesimo

Ciò che accade

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È proprio nel quotidiano, nell’abitudine “meccanica” dell’agire in modo superficiale, infantile e egocentrico, il declino delle comunità. D’altronde in un Paese senza giustizia, senza meritocrazia, non potrebbe essere altrimenti: una massa di mediocri (non innata, ma generata da continui compromessi al ribasso per “tirare a campare”) conduce inevitabilmente alla degenerazione. È la pigrizia mentale e fisica di una vita da eterni insoddisfatti: non si ha mai abbastanza, ma sempre quanto basta per non fare nulla di coraggioso che porti ad un’evoluzione interiore capace di trasformare in meglio le comunità.

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Ambiente Ecologia Informazione Politica

Abbiamo finito le risorse naturali: oggi 15 maggio 2022

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Con gli attuali consumi abbiamo bisogno di 2,7 pianeti per sostenere lo stile di vita italiano.

Oggi è il Country Overshoot Day 2022 dell’Italia: se tutto il mondo consumasse come noi avremmo oggi già esaurito ciò che la Terra riesce a rigenerare in dodici mesi.

Energia, industria, edilizia, agricoltura, mobilità, tutela e rigenerazione degli ecosistemi: dobbiamo radicalmente modificare i nostri sistemi di distribuzione, produzione e uso per riuscire ad inveritre rotta, per poter essere sostenibili.

Oggi avremmo bisogno di 5,3 Italia per soddisfare la nostra domanda di beni naturali: ma ne abbiamo una sola.

Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri poi è impressionante: negli ultimi 50 anni i Paesi ricchi hanno consumato il 74% delle risorse del pianeta, quelli a reddito medio-basso meno dell’1%.

Siamo quindi noi tra i primi Paesi a dover agire nell’immediato per preservare le risorse naturali e permettere alle attuali e future generazioni un Pianeta vivibile.

È il momento di agire, altrimenti il futuro sarà sempre peggiore: abbiamo già diverse soluzioni, ora dobbiamo metterle in pratica. Con un approccio sistemico e permaculturale possiamo modificare i nostri consumi affinché non si comprometta ulteriormente la vivibilità della Terra.

Sta ad ognuno di noi fare la propria parte per salvare il Pianeta.

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Culture Educazione Filosofia Libri Politica Umanesimo

Aldo Capitini e la Religione aperta

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Aldo Capitini fu un grande educatore, filosofo e politico italiano del ‘900 e fu anche l’organizzatore della prima marcia della pace Perugia Assisi nel 1961.
Questo testo che riporto è una pagina che amo molto del suo libro “Religione aperta”.
La prima edizione del testo risale al 1955, il testo è tratto dall’edizione del 1964 riveduta e corretta dallo stesso autore, nella ristampa del 2011 di Editori Laterza.
Sono parole che mi commuovono sempre, perché le trovo vere, sincere, reali, umane.
“Quando incontro una persona, e anche un semplice animale, non posso ammettere che poi quell’essere vivente se ne vada nel nulla, muoia e si spenga, prima o poi, come una fiamma. Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non accetto. E se guardo meglio, trovo anche altre ragioni per non accettare la realtà così com’è ora, perché non posso approvare che la bestia più grande divori la bestia più piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realtà fatta così non merita di durare. È una realtà provvisoria, insufficiente, ed io mi apro ad una sua trasformazione profonda, ad una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte.
Questa è l’apertura religiosa fondamentale, e così alle persone, agli esseri che incontro, resto unito intimamente per sempre qualunque cosa loro accada, in una compresenza intima, di cui fanno parte anche i morti; i quali non sono né finiti né stanno a fare cose diverse da noi, ma sono uniti a noi, cooperanti, a fare il bene, i valori che facciamo, e che nessuno può vantarsi di fare da sé. Così anche chi è, per ora, sfinito, pallido, infermo, e pare che non faccia nulla di importante; anche chi è sfortunato, pazzo (per ora), è una presenza e un aiuto unito a tutti.
La religione è semplicemente un insieme di pensiero e di azione, di princìpi e di atti (che possono anche accrescersi e variare) allo scopo di preparare e formare in noi l’apertura religiosa. Ma ciò che conta non è di avere sempre la religione, ma che venga una realtà liberata che comprenda tutti; e perciò incontriamo ogni persona, ogni essere, senza l’apprensione che possa finire, e con la gioia di essere in séguito sempre più uniti e cooperanti, verso delle realtà aperte che non possiamo descrivere.”

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Politica

Pertini era contro la NATO

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Perché Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani, era contro la NATO

Trovo veramente ipocrita che molti soggetti politici e istituzionali, a cui piace spesso citare Sandro Pertini come esempio di moralità, si schierino apertamente con la NATO, sostengano l’aumento delle spese militari e siano concordi nell’inviare armi in Ucraina.

Il monito del Presidente più amato di sempre da noi italiani giace purtroppo inascoltato: tutto ciò che dichiarò profeticamente sui rischi dell’adesione al Patto Atlantico nella seduta del Senato del 27 marzo 1949, a pochi anni dalla conclusione della più sanguinosa guerra di sempre per l’umanità, si è purtroppo negli anni avverato.

Le sue sagge parole sono ancora oggi valide e importanti: per questo vi riporto il discorso integrale del suo intervento.

“PERTINI: Onorevoli colleghi, dirò brevemente le ragioni per cui voteremo contro il Patto Atlantico: cercherò di riassumere in sintesi quello che è già stato detto in questa discussione ampia, profonda e serna. Noi siamo contro il Patto Atlantico, prima di tutto perché questo Patto è uno strumento di guerra. Abbiamo ascoltato con attenzione la replica del Presidente del Consiglio (De Gasperi, ndr) e speravamo che egli ci dicesse qualche cosa di nuovo, ma tre quarti del suo discorso li ha dedicati esclusivamente ad esaminare la eventualità di una nuova guerra. Quindi maggiormente adesso, dopo la sua replica, onorevole Presidente del Consiglio, noi siamo persuasi che il Patto Atlantico è uno strumento di guerra.

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Economia Finanza

Kinder: solo brutte sorprese

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LA NUOVA SORPRESA NEGLI OVETTI KINDER: LA SALMONELLA. E NON È LA PEGGIORE.
Sono cresciuto con gli ovetti Kinder: la Ferrero ai suoi albori rappresentava il genio e l’artigianalità italiane, il sogno tutto italiano di un’azienda di successo “fatta in Italia”.
Nel 1942 Pietro Ferrero apre un laboratorio per i dolci ad Alba, in via Rattazzi cominciando a perfezionare la crema gianduia inventata a Torino ad inizio ‘800, che utilizzava le nocciole, a seguito dei blocchi all’importazione di prodotti dell’industria britannica ordinati da Napoleone Bonaparte e rimasti in vigore fino al 1813.
Nel 1946 Pietro, ispirandosi al Gianduiot, inventa una crema a base di nocciole e la chiama Pasta Gianduja e poi associandola al famoso cioccolatino torinese da cui prese l’idea di introdurre le nocciole. Si trattava di un impasto di crema in carta stagnola che si poteva facilmente trasportare per essere tagliato e spalmato sul pane. Ne produsse una piccola quantità da vendere ai negozianti di Alba, riscuotendo un enorme e inatteso successo dai consumatori.
Il prodotto era apprezzato ed economico: la richiesta era talmente alta che una produzione artigianale non era più possibile. In quello stesso anno nasce l’azienda Ferrero, la quale dovette subito incrementare il livello di produzione e assumere nuovi lavoratori. La conduzione è familiare e Giovanni Ferrero, il fratello minore di Pietro, si assume l’onere di organizzare la vendita dei prodotti. Invece di affidare la distribuzione ad altri, l’azienda crea una propria rete di distribuzione diretta: dalla fabbrica al rivenditore.
Cosa è oggi la Ferrero?
Una multinazionale con sedi nei paradisi fiscali per non pagare le tasse, che intossica i più giovani con prodotti pieni di zuccheri industriali, di scarsa qualità e con pessimi controlli, visto non solo il recente caso di ovetti Kinder Sorpresa con aggiunta di salmonella, ma anche degli idrocarburi presenti nelle merendine, come risulta dalle analisi de Il Salvagente. Le materie prime dell’impero Ferrero sono provenienti dai cinque continenti, realizzate con lo sfruttamento dei lavoratori e anche del lavoro minorile, come nel caso delle nocciole importate dalla Turchia. L’impresa è anche responsabile di enormi danni ambientali, a causa delle monoculture di olio di palma e di nocciole.
Nonostante ciò il patron della Ferrero, Giovanni, vanta un patrimonio di ben 36,2 miliardi di dollari, una follia.
Questa è la massima rappresentazione di quanto il sistema neoliberista globalizzato sia fallimentare, creando folli novelli imperatori che distruggono il pianeta per denaro: è l’ora di dare un significato alla nostra esistenza, riprendiamoci il nostro Paese, ci spetta di diritto.
Il boicottaggio delle multinazionali è l’arma più potente che abbiamo: le nostre scelte cambiano il mondo.

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Culture Ecologia Ricette

Fare il pane è un gesto sacro

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Mi faccio il pane in casa da 23 anni: con la pasta madre, farine biologiche e locali.
Per me fare il pane è diventato un rituale sacro, che scandisce la mia esistenza, che mi permette di apprezzare la giusta lentezza, che mi riconnette alla totalità attraverso un gesto semplice eppure complesso.
Ogni nostra azione non è solo unica e irripetibile, rappresenta anche la nostra scelta su come impiegare il proprio tempo.
Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, eppure ogni giorno perdiamo tempo in tante futilità.
Fare il pane non è una futilità: significa ogni volta unire i due elementi più semplici e importanti che sostengono la vita, l’acqua e il grano.
Per fare il pane è necessario compiere scelte politiche importanti: se uso una farina prodotta all’estero, molto lavorata, di agricoltura industriale, in un sol colpo depaupero il mio Paese di ricchezza, danneggio la mia salute e danneggio l’ambiente. Se uso una farina integrale, di produzione locale, da agricoltura sostenibile, mantengo la ricchezza nella mia comunità, nutro correttamente il mio corpo e proteggo l’ambiente.
Il pane è legato da sempre al concetto di benessere: non avere il pane, insieme alla guerra, è tra le peggiori iatture che possano capitarci.
Il pane che faccio ogni settimana, per me, per la mia famiglia, per i miei amici quando passano a trovarmi, è il mio piccolo gesto per mostrare gratitudine alla vita per avere il cibo, per avere una famiglia, per essere in salute.
Ogni volta che faccio il pane mi ricordo quanto è importante rimanere umile e quanto sia importante usare le mani, quanto sia importante l’azione, per diventare ogni giorno una persona migliore.

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Democrazia Diritto Educazione Filosofia Informazione Politica Scritti e poesie Società Umanesimo

La parte di storia non raccontanta: chi ha sconfitto il nazifascismo in Italia

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Purtroppo si diffonde sempre più la superficialità nelle analisi degli accadimenti, dai più piccoli ai più grandi: questo perché si desume la realtà non tramite un’osservazione sistemica dei processi in atto, non usando un approccio scientifico, di costante ricerca di verità oggettive in mezzo ad una mole impressionante di verità soggettive, non tramite l’intuizione attraverso l’introspezione, ma attraverso il filtro dell’ideologia.

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante e dunque sono le idee del suo dominio.” Questa la critica illuminata di Marx alle ideologie.

Attraverso l’ideologia si presume di essere dalla parte della ragione, dalla parte giusta della storia, a priori e a prescindere, senza possibilità di contraddittorio. Questo modo di ragionare porta alla distruzione dell’umanità attraverso la morte del dialogo, che è l’unica strategia per la pace, la giustizia, l’equità, la salvezza della vita. Solo con il dialogo possono emergere verità condivise: senza verità condivise le comunità umane finiscono nel caos. Le persone si sentono perdute e impaurite e finiscono per agire nel peggiore dei modi, seguendo non chi ragiona meglio, ma chi grida di più.

La vita è complessità e non linearità, ma anche un processo cognitivo: i sistemi vitali apprendono continuamente dagli errori commessi e migiorano di conseguenza. Certo, perché questo processo vitale possa emergere nelle comunità umane, è determinante che vi sia una trasmissione e un’evoluzione del sapere di generazione in generazione: educazione e cultura quindi sono i pilastri del progresso, che consentono di apprendere dal passato e non cadere più nei medesimi errori, che ci permettono di essere creativi in forme inedite. “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (sbagliare è umano, perseverare nell’errore è diabolico) afferma il brocardo latino. “Chi commette un errore e non vi pone rimedio sbaglia due volte” sosteneva Confucio.

La narrazione prevalente nell’immaginario collettivo è che l’Italia sia stata liberata dal nazi-fascismo grazie ai militari statunitensi e alla resistenza. Non può essere messo in dubbio che il supporto dei militari americani e le organizzazioni partigiane abbiano influito nel processo che ha portato alla fine della dittatura. Però non sono state le uniche cause. I processi vitali e quindi anche quelli umani sono sempre frutto di innumerevoli concause. Questo è un fatto della vita che nessuno sano di mente cercherebbe mai di smentire.

Accanto però agli attori del conflitto, c’è una moltitudine silenziosa, che raramente viene considerata, ma che influisce in maniera determinante nei processi evolutivi dell’umanità.

Mi riferisco a tutti coloro che decidono di disertare la guerra: la renitenza alla leva, chi decide di non combattere, di non imbracciare il fucile per annichilire i presunti “cattivi”, durante il primo dopoguerra assunse dimensioni impressionanti: nella chiamata alle armi delle classe 1923-1925, su 180.000 giovani in età di leva, solo 87.000 si presentarono ai distretti militari. Quasi il 50% si rifiutò di combattere.

Il disertore viene sempre descritto come un traditore della patria dalla propaganda di regime: di tutti i regimi, anche di quelli che si autodefiniscono democratici.

La democrazia è una delle parole più abusate e violentate dalle propagande delle oligarchie.

La repubblica democratica si fonda sul lavoro: questo statuisce l’art. 1 della Costituzione. Ma quando lavoro non c’è più o non c’è per tutti o le condizioni di lavoro dettate del mercato (amaramente non più dalla politica) non permettono più una vita dignitosa, possiamo ancora parlare di democrazia? Per chi deve ogni giorno lottare per riuscire a sopravvivere non c’è tempo di informarsi, di studiare, di approfondire, di fare salotto e dialogare.

Un altro concetto poi viene espresso dalla nostra carta costituzionale, sempre all’art. 1: la sovranità popolare. Ma cosa vuol dire sovranità popolare se i governanti scelgono senza permettere al popolo di sapere in maniera esauriente quali siano le alternative, lasciando che l’informazione sia controllata da alcuni potentati economici i quali diffondono solo le informazioni (quando non le manipolano) utili ai loro interessi? Cosa vuol dire sovranità se la voce della moltitudine non viene presa in considerazione da chi governa? Cosa accade quando sono i potentati economici a pagare le campagne elettorali di chi si presenta alle elezioni, campagne elettorali costantemente e tristemente truffaldine? Quando un popolo è affamato e non ha il tempo per informarsi e istruirsi esaurientemente crede a chiunque gli prometta il pane. Lo fa con quell’ingenuità che appartiene ad ogni essere umano, perché spera che prima o poi qualcuno quella promessa di equità, di giustizia, la mantenga.

Come può esistere sovranità popolare se gli unici strumenti per saggiare la volontà dei cittadini sono le elezioni dei rappresentanti?

Il sistema repubblicano voluto dai padri costituenti è un enorme passo avanti rispetto al passato perché pone delle basi fondamentali ineludibili perché la democrazia e la sovranità si possano concretamente realizzare: l’obbligatorietà dell’utilità sociale dell’impresa privata sancita dall’art. 41 Cost. It.; il dovere di solidarietà politica, economica e sociale imposto a tutti i cittadini dall’art. 2 Cost. It.; la non discriminazione, il compito fondamentale della Repubblica verso la rimozione degli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e ugaglianza e impediscono il pieno sviluppo delle persone, l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, statuiti dall’art. 3 Cost. It.; il diritto al lavoro, il dovere imposto ad ogni cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società, statuiti dall’art. 4; l’obbligo di adeguare la legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento, per permettere alle comunità di essere il fulcro delle scelte politiche, statuito dall’art. 5; lo sviluppo della cultura e della ricerca, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, art. 9; il ripudio della guerra di cui all’art. 11; il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente, statuito dall’art. 21; il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti e interessi, statuito dall’art. 24; la non colpevolezza dell’imputato sino alla condanna definitiva e l’obbligo che la pena sia tesa alla rieducazione del condannato e non alla sua punizione, statuiti dall’art. 27; la responsabilità diretta dei funzionari e dipendenti pubblici degli atti compiuti in violazioni di diritti, statuita dall’art. 28; il diritto alla salute statuito dall’art. 32; la libertà di insegnamento statuita dall’art. 33; l’obbligo di istruzione e il sostegno ai capaci e meritevoli privi di mezzi di raggiungere i gradi più alti degli studi, sanciti dall’art. 34; il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualitò del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, il diritto al riposo, sanciti dall’art. 36; la parità di genere sancita dall’art. 37; Il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale di ogni cittadino inabile al lavoro, statuito dall’art. 38; il diritto di sciopero sancito dall’art. 40; il diritto di riservare allo Stato, agli enti pubblici, alle comunità di lavoratori e utenti, tramite la legge, la gestione e la proprietà delle imprese che erogano i servizi pubblici essenziali, che controllano le fonti energetiche, nonché tutte le situazioni di monopolio che abbiano carattere di preminente interesse generale, sancito dall’art. 43; i vincoli alla proprietà terriera privata, imposti dall’art. 44; il riconoscimento e la promozione della funzione sociale della cooperazione a carattere di di mutualità e senza fini di speculazione privata, la tutela e lo sviluppo dell’artigianato, statuiti dall’art. 46; il diritto di tutti i cittadini di avere un’abitazione e un terreno da coltivare, sancito dall’art. 47.

Senza l’applicazione concreta nel nostro Paese di questi e di tutti gli altri principi di Diritto stabiliti nella Costituzione, il sistema immaginato dai padri costituenti diviene lettera morta: la democrazia e la sovranità sancite all’art. 1 vengono meno.

Alla luce di tali considerazioni il disertore, il soggetto volutamente dimenticato dalla narrazione delle propagande, seppur concausa fondamentale per determinare il corso degli eventi, assurge ad eroe e vero artefice della pace e della giustizia: non solo quindi l’azione verso il bene, ma la non collaborazione con il male, diventa determinante per il destino degli esseri umani.

Per questo tutti i regimi reprimono i disertori, li deridono definendoli vigliacchi, li condannano a morte, li arrestano: il potente è perfettamente cosciente del fatto che, senza costrizione, l’essere umano libero, a cui viene garantito il diritto di vivere con dignità, che ha il tempo di informarsi e di farsi una sua opinione, difficilmente agirà a tutela dell’interesse di pochi, ma agirà più probabilmente nell’interesse della comunità di cui si sente parte integrante, in cui si sente vivo, in cui ama, studia, lavora.

L’essere umano, quando è veramente libero, è perfettamente consapevole che l’altrui bene e il proprio sono inscindibili.

L’annichilimento, fomentato quotidianamente dalla propaganda di regime attraverso i mezzi d’informazione, di chi non si adegua, di chi non collabora, di chi decide di non resistere, di chi non si schiera a priori e a prescindere, è il più alto tradimento ai valori della vita messo in atto dalle oligarchie.

È compito di ognuno di noi aprire gli occhi sulla verità e diventare protagonista attivo degli eventi, per imprimere un’altra direzione al futuro dell’umanità, agendo per salvaguardare la vita in ogni sua forma: è il compito naturale impresso nei nostri cuori sin dall’alba dei tempi. Non scoraggiamoci, superiamo le nostre paure e costruiamo insieme un mondo di pace, giustizia, equità, educazione, cultura, dialogo, armonia tra tutti gli esseri viventi.

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