Categorie
Ambiente Filosofia Politica Umanesimo

Come vivere in salute e a lungo

Tempo di lettura: 6 minuti

Malattia, vecchiaia, morte, sono tre delle sofferenze che vive qualsiasi essere umano.

Perché tali sofferenze possano avere un senso nella nostra esistenza, è necessario affrontare la prima sofferenza: la nascita. Dal momento in cui nasciamo diveniamo sempre più consapevoli (o timorosi) delle altre sofferenze e ci chiediamo, più o meno consciamente, il perché ciò avvenga: c’è chi crede nel destino, chi nel caso, chi nella volontà (propria, del cosmo o di divinità trascendenti).

Voglio per ora tralasciare nascita, vecchiaia e morte e soffermarmi sulla malattia: di questi tempi credo sia importante si approfondisca il tema.

Diciamo innanzitutto che stare in salute non è facile: anche se la conoscenza medica avanza, la nostra eredità genetica, i nostri comportamenti e/o il nostro ambiente aumentano o diminuiscono le probabilità di essere in salute. I nostri comportamenti e il nostro ambiente modificano persino la nostra stessa genetica, quindi il patrimonio genetico che lasceremo alle generazioni future.

Tutto ciò che è vivo, per mantenere la propria salute, necessita di processi “omeostatici”: l’omeostasi è quel processo biologico che permette agli organismi viventi di conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell’ambiente tramite meccanismi di autoregolazione. Pertanto è vero che stare in salute non è facile, così come è anche vero che un organismo vivente, in miliardi di anni di evoluzione, ha elaborato strategie immunitarie e resilienti, in grado di mantenere l’omeostasi al variare dell’ambiente esterno. Possiamo dire pertanto che il nostro organismo è sia fragile che anti-fragile: viene influenzato dagli stress esterni e allo stesso tempo si adatta a questi per sopravvivere.

Per comprendere bene come funziona la vita e la salute dei singoli individui, è necessario soffermarsi sul fatto che essa non è scissa in tante parti indipendenti, ma è formata da parti interdipendenti. Questo avviene non solo nel singolo individuo, ma tra tutte le forme di vita. Anche se pensi che il broccolo che cresce nell’orto non abbia nulla a che vedere con te, in realtà non è così: oltre a condividere con te un’eredità genetica del 90%, il broccolo condivide con te l’aria che respiri, l’acqua che bevi e il suolo su cui cammini. Se l’acqua e l’aria sono inquinate tutte le specie ne vengono compromesse: i processi omeostatici non riescono a fermare la degenerazione generalizzata in atto nell’organismo e gli individui iniziano a morire.

La vita può esistere solo come macro-aggregato di molteplici specie: lì dove muoiono più individui di quanti ne nascano le diverse specie si estinguono e si tende inevitabilmente verso la desertificazione fino a giungere all’assenza di vita.

La vita è interrelata indissolubilmente e pertanto esiste un’omeostasi individuale e un’omeostasi collettiva.

L’omeostasi collettiva (in parole semplici, come vivere in salute e a lungo in un ambiente inevitabilmente comunitario) è stata studiata: grazie agli studi del docente di Scienza della nutrizione all’Università di Sassari Gianni Pes e l’astrofisico e demografo Michel Poulain ora conosciamo le zone blu.

Cosa sono le zone blu? Sono aree geografiche determinate (che i due scienziati evidenziarono in blu sulla mappa, nella loro prima ricerca) in cui la vita degli esseri umani è statisticamente molto più alta della media.Queste le aree ad oggi scoperte con la maggiore longevità al mondo: Ogliastra in Sardegna, l’isola di Okinawa in Giappone, l’isola di Icaria in Grecia, la Penisola di Nicola in Costa Rica, Loma Linda in California.

Cosa accomuna queste aree così distanti tra loro?

1. La famiglia al centro di tutto

2. Scarso o nullo tabagismo

3. Semivegetarianismo

4. Attività fisica moderata, ma costante

5. Percezione di essere utili socialmente

6. Consumo di legumi

Alcune di queste aree hanno anche altri tratti in comune:

1. Fede

2. Uso di grani integrali

3. Centralità delle donne nella comunità

4. Giardinaggio

Cosa ci insegnano le zone blu? Ce lo dice Michel Poulain: “Studiando a fondo l’alimentazione, la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo, le relazioni sociali e ogni altro aspetto della vita nelle zone blu posso dire che esistono tratti comuni riassumibili in due punti cardine: vivi una vita semplice e semina amore intorno a te. Questo è ciò che mi hanno insegnato le persone che ho conosciuto negli anni e con le quali ho stretto un sincero rapporto di amicizia”. Più diffusamente, Poulain ha identificato sette elementi di grande rilievo che accomunano tutte le zone blu e che potrebbero essere quindi i fattori determinanti dietro al fenomeno della longevità. “Questi sono: condurre una vita semplice, mangiare cibo locale, coltivare forti relazioni famigliari e sociali, nutrire la propria spiritualità, rimanere attivi, rispettare il Pianeta e avere sempre uno scopo di vita.”

Per vivere bene, in salute e a lungo quindi, non è sufficiente fare attenzione al nostro comportamento come singoli (ad esempio diventando vegetariani, consumando legumi, camminando ogni giorno), ma anche il nostro comportamento con gli altri, con l’ambiente in cui viviamo: per dedicarsi alla famiglia, sentirsi utili socialmente, seminare amore è necessario costruire una comunità solidale che sappia cooperare costruttivamente, che cooperi per aumentare la qualità della vita di tutti e non solo di alcuni. È pertanto necessario che vi sia una cultura del vivere bene condivisa e accettata dalla comunità, poiché la qualità della vita del singolo è inscindibile dalla qualità della vita della comunità in cui vive.

Quando parlo di comunità vi invito a concentrarvi su chi vi sta accanto innanzitutto e di ogni specie vivente: a molti capita di cadere nell’illusione che, per agire in maniera incisiva nella comunità, sia necessario acquisire posizioni di potere particolari, accumulando denaro o sviluppando la propria carriera professionale o accumulando titoli di studio. Questo perché si pensa in tal modo di giungere a più persone, ma lo si fa con il desiderio di influenzarle imponendo la propria visione, vivendo la propria vita in una gara folle con tutti per sentirsi, illusoriamente, il migliore. “Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.” Diceva Gandhi e aveva ragione. Non possiamo immaginare una società in cui ci si combatte l’un l’altro per affermarsi in una competizione continua e quotidiana sfibrante, che possa generare persone capaci di cooperare costruttivamente. L’indifferenza generata dalla lotta per la supremazia sull’altro ci degenera, ci fa ammalare, ci distrugge interiormente. L’indifferenza ai sentimenti altrui, la paura del contatto e del confronto, sono tutti i mali che la nostra società ha e che ci portano ad ammalarci anche nel corpo oltre che nella mente.

La nostra salute, quella delle nostre comunità, quella delle altre specie, è compromessa o rafforzata dal nostro modo di vivere la vita: solo in Italia oltre 80.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento (7 milioni a. livello planetario), 50.000 muoiono per infezioni prese negli ospedali, 3.000 in incidenti stradali. La diffusione dell’attuale coronavirus, che ha provocato e provoca milioni di morti su scala planetaria, è probabilmente causata da un salto di specie del virus che proviene da serpenti o pipistrelli: il contatto tra l’uomo e queste specie è aumentato con la distruzione degli ambienti naturali in cui tali specie vivono. Non solo, alcuni studi affermano che l’inquinamento atmosferico, nello specifico il particolato sottile, sia uno dei vettori che facilita la diffusione del virus. Invece che avere paura di questi fatti, dobbiamo impegnarci a comprenderli e ad agire con coscienza.

Come vediamo tutto è correlato e molte malattie potremmo già diminuirle considerevolmente con un approccio sistemico che miri a ridurre nel più breve tempo possibile le cause che mettono a repentaglio la vita sul pianeta. Come dice il fisico Fritjof Capra “il pensiero sistemico (che significa pensare in termini di relazioni e di schemi) ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi – energia, economia, cambiamento climatico, disuguaglianze – sono tutte interconnesse e interdipendenti. Sono problemi sistemici che richiedono altrettante soluzioni sistemiche. ” Ridurre l’inquinamento, fermare la distruzione degli ecosistemi, diminuire il consumo di risorse, sono passi fondamentali perché l’umanità possa vivere in pace e armonia. Per avere un approccio sistemico è necessario cambiare mentalità. Non possiamo più ragionare cercando di massimizzare il profitto individuale o di pochi, ma dobbiamo concentrarci sull’adottare processi e metodi, con cui costruiamo la nostra comunità ogni giorno, che siano in grado di farci scegliere le migliori soluzioni alle sfide che dobbiamo affrontare collettivamente.

L’intero attuale sistema politico, di educazione, produzione e uso va modificato e riadattato perché risponda ai bisogni degli esseri viventi per migliorare la qualità della vita. Non esiste evoluzione né sopravvivenza senza capacità di adattamento, senza comprendere i comportamenti nefasti e i comportamenti virtuosi nell’epoca che viviamo.

Abbiamo già tutto quanto necessario per invertire rotta e costruire comunità resilienti e solidali, in grado di vivere a lungo e bene: ora ciò che serve è la nostra volontà.

Dobbiamo superare la paura di fallire, perché fallire è l’unico modo per imparare.

Dobbiamo superare la paura di cambiare, perché il cambiamento è inevitabile.

Dobbiamo superare la paura dell’altro, perché siamo indissolubilmente legati.

Dobbiamo avere il coraggio di rispettarci e amarci, perché è l’unica strada per vivere bene e a lungo.

Condividi
Categorie
Filosofia Umanesimo

Conoscenza e amore

Tempo di lettura: < 1 minuto
Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Filosofia

Bellezza per tutti

Tempo di lettura: < 1 minuto

“Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto.”

Tiziano Terzani

Condividi
Categorie
Filosofia

Sul concetto di storia

Tempo di lettura: < 1 minuto

“Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell’aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c’è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un’eco di voci ora mute? … Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una ‘debole’ forza messianica, a cui il passato ha diritto.”

Walter Benjamin

Condividi
Categorie
Culture Filosofia Politica Società Umanesimo

La Cultura secondo Gramsci

Tempo di lettura: < 1 minuto

“Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.”
Antonio Gramsci

Condividi
Categorie
Buddismo Filosofia Umanesimo

Non amo il divertimento. La gioia è contagiosa!

Tempo di lettura: < 1 minuto

Io non amo il divertimento. Perché alla fine divertirsi significa fare qualcosa per non pensare a qualcos’altro, è la felicità effimera dei vigliacchi, degli illusi. Io amo gioire. Nell’atto del gioire regalo al mondo felicità, una felicità che parte da me, qualcosa che posso dare senza mai perderne, qualcosa che posso dare senza alcun bisogno di chiedere nulla in cambio, perché mi soddisfa di per sé, un’emozione che aumenta sempre più, che non ha limiti. La gioia che esprimo è una danza interminabile, è leggerezza e profondità, è sincerità, cuore puro, forza inesauribile, attenzione, responsabilità. Per gioire ci vuole coraggio, una fiducia illimitata nella bellezza della vita, la capacità di amare veramente e altruisticamente: perché quale gioia è più grande che portare ognuno nella pienezza del suo essere, per farlo godere del beneficio della gioia di vivere?
La gioia che vivo è meravigliosamente contagiosa :-)

Condividi
Categorie
Buddismo Filosofia Società Umanesimo

Solitudine e compresenza

Tempo di lettura: < 1 minutoÈ importante saper apprezzare la solitudine, significa accettarsi così come si è, significa imparare ad amarsi.
Ma, poiché siamo compresenti insieme in questo dato momento, l’imparare ad amarci l’un l’altro è un’inesauribile fonte di crescita, un avvicinamento concreto alla realtà della vita così come è in tutta la sua grandezza, la direzione migliore verso l’armonia e la pace per il genere umano.
Quando si ama ci si trova anche in momenti di conflitto, è inevitabile: l’importante è non cambiare la nostra visione dell’amore profondo e universale solo a causa di vecchie discussioni. Saper tornare ad amarsi è ancora più importante della disillusione determinata dal conflitto.
Il presente è più importante del passato.
La nostra indifferenza anche verso una sola forma di vita è un’illusione. Tutto esiste e è interrelato con noi anche se noi non vi diamo alcuna importanza.
La vita è una rete pulsante, ogni singola forma ne è parte imprescindibile: la nostra capacità di amare ogni parte così come è significa apprezzare la vita nella sua totalità.
Non esistono persone giuste o sbagliate per noi, esistono solo persone.
E sono tutte egualmente meravigliose, con i propri talenti, i propri difetti e le proprie sfide.
Sostenerle tutte è l’impegno quotidiano di chi vive illuminato dalla comprensione profonda dei legami inscindibili che ci legano l’un l’altro.

Condividi
Categorie
Filosofia Scritti e poesie Umanesimo

L’arte di amare

Tempo di lettura: 2 minuti

“Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa è spesso facilitato se coincide, o se inizia, con l’attrazione sessuale. Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano ben affiatati, la loro intimità perde sempre più il carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell’eccitamento iniziale. Eppure, all’inizio, essi non lo sanno; scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine.”

“Al di là dell’elemento del dare, il carattere attivo dell’amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d’amore. Questi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza.”

“L’amore infantile segue il principio: amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”

“In ogni attività creativa, colui che crea si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che lo circonda. Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo, l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa: l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione.”

“Amare significa affidarsi completamente, incondizionatamente, nella speranza che il nostro amore desterà amore nella persona amata. Amare è un atto di fede, e chiunque abbia poca fede avrà anche poco amore.”

“Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno.”

“Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.”

“Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare.”

“L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d’isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità.”

“Solo chi ha fede in sé stesso può essere fedele agli altri.”

“Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo.”

Erich Fromm

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Filosofia Politica Società Umanesimo Video

La verità la puoi solo negare non la potrai evitare

Tempo di lettura: < 1 minuto

La verità la puoi solo negare non la potrai evitare. Video meraviglioso.

Condividi
Categorie
Culture Filosofia Politica Scritti e poesie Società

La relazione maestro-discepolo secondo Gramsci

Tempo di lettura: 2 minuti

A. Gramsci, Il linguaggio, le lingue e il senso comune (Q. III)

Questo problema può e deve essere avvicinato all’impostazione moderna della dottrina e della pratica pedagogica, secondo cui il rapporto tra maestro e scolaro è un rapporto attivo, di relazioni reciproche e pertanto ogni maestro è sempre scolaro e ogni scolaro maestro. Ma il rapporto pedagogico non può essere limitato ai rapporti specificatamente “scolastici”, per i quali le nuove generazioni entrano in contatto con le anziane e ne assorbono le esperienze e i valori storicamente necessari “maturando” e sviluppando una propria personalità storicamente e culturalmente superiore. Questo rapporto esiste in tutta la società nel suo complesso e per ogni individuo rispetto ad altri individui, tra ceti intellettuali e non intellettuali, tra governanti e governati, tra élites e seguaci, tra dirigenti e diretti, tra avanguardie e corpi di esercito. Ogni rapporto di “egemonia” è necessariamente un rapporto pedagogico e si verifica non solo nell’interno di una nazione, tra le diverse forze che la compongono, ma nell’intero campo internazionale e mondiale, tra complessi di civiltà nazionali e continentali.
Perciò si può dire che la personalità storica di un filosofo individuale è data anche dal rapporto attivo tra lui e l’ambiente culturale che egli vuole modificare, ambiente che reagisce sul filosofo e costringendolo a una continua autocritica, funziona da “maestro”. Cosí si è avuto che una delle maggiori rivendicazioni dei moderni ceti intellettuali nel campo politico è stata quella delle cosí dette “libertà di pensiero e di espressione del pensiero (stampa e associazione)”, perché solo dove esiste questa condizione politica si realizza il rapporto di maestro-discepolo nei sensi piú generali su ricordati e in realtà si realizza “storicamente” un nuovo tipo di filosofo che si può chiamare “filosofo democratico”, cioè del filosofo convinto che la sua personalità non si limita al proprio individuo fisico, ma è un rapporto sociale attivo di modificazione dell’ambiente culturale. Quando il “pensatore” si accontenta del pensiero proprio, “soggettivamente” libero, cioè astrattamente libero, dà oggi luogo alla beffa: l’unità di scienza e vita è appunto una unità attiva, in cui solo si realizza la libertà di pensiero, è un rapporto maestro-scolaro, filosofo-ambiente culturale in cui operare, da cui trarre i problemi necessari da impostare e risolvere, cioè è il rapporto filosofia-storia.

Condividi
Categorie
Buddismo Culture Filosofia Società Umanesimo

Sincerità

Tempo di lettura: < 1 minuto

“Nulla è più forte della sincerità. Se manca la sincerità non c’è amore, né generosità, né umorismo. Anche il sorriso e la saggezza vengono meno. La sincerità è ciò che tocca il cuore degli esseri umani, è la chiave per realizzare grandi risultati nella vita.”
Daisaku Ikeda – La mappa della felicità – 24 ottobre

Condividi
Categorie
Culture Filosofia Società Umanesimo

Significati e significanti 4: comunicare

Tempo di lettura: 3 minuti

communication

Sento il dovere di continuare questa “rubrica” che tenta di ridare dignità alle parole, di chiarificarne il significato originario, in contrapposizione a quello storpiato dai mezzi d’informazione (e da tanti personaggi conosciuti del panorama politico, economico, sociale) per ignoranza o consapevole volontà mistificatoria.

comunicare v. tr. e intr. [dal lat. communicare, der. di communis «comune».]

1. Rendere comune, far conoscere, far sapere; per lo più di cose non materiali: c. pensieri, idee, sentimenti; c. la propria scienza; c. il coraggio, il timore; riuscì a comunicarmi la sua ansia. Per estens., dire qualcosa, confidare: c. una notizia, un segreto; mi hanno comunicato la data del matrimonio; e con valore reciproco: comunicarsi le proprie impressioni. Quindi anche divulgare, rendere noto ai più: c. un avviso, un annuncio; la televisione ha comunicato la notizia.

Fonte: Vocabolario Treccani

Cosa è oggi comunicare? I più pensano sia il semplice condividere parole, video, audio con gli altri, che sia verso un insieme indeterminato di persone, che sia verso i propri amici più cari, che sia un pensiero profondo, che sia un’affermazione superficiale. Eppure nel significato originario, che oggi pare perduto, significa “rendere comune”, per lo più cose non materiali. Comunicare quindi significa condividere emozioni, sentimenti idee e pensieri. Eppure la società odierna ha un’immagine del comunicare legata principalmente al mezzo della comunicazione (smartphone, Whatsapp, Skype, etc.) piuttosto che al comunicato, più al contenitore quindi che al suo contenuto.

Mi occupo di comunicazione per lavoro, in particolare nel settore del marketing e, ancor più specificatamente del web marketing.

E più lavoro, più mi rendo conto quanto comunicare emozioni, sentimenti idee e pensieri sia sempre più difficile. E ciò, per la maggior parte dei casi, perché la cultura che si è formata attorno ai nuovi prodigiosi apparati di comunicazione,  è orientata non a creare comunicazione vera, bensì a saturare di informazioni (spesso futili) che non permettano di pensare autonomamente, di fermarsi a riflettere. La rapidità e la quantità stanno rendendo sterile il contenuto dell’informazione.

Ciò impedisce ai messaggi importanti, alla comunicazione nel senso originale, di avere la medesima efficacia di un tempo. Al giorno d’oggi  si accavallano immagini e parole, si usano elaborati strumenti di marketing e profonde analisi sociologiche,  pur di vendere qualsiasi cosa, anche se inutile o di scarsa qualità. E ci siamo tutti adeguati a questa forma deviata di “comunicazione”.

Si mistifica il messaggio, si spacciano emozioni attraverso parole e immagini con l’unico fine di confondere la persona e riuscire a convincerlo che sarà più felice con l’ultima auto uscita, con l’ultimo telefono portatile, con l’ultimo detergente profumato.

Eppure non c’è nulla che possa rendere più felici del comunicare veramente, di quello scambio di emozioni, sentimenti, idee e pensieri tra le persone. Aver creato un sistema di valori in cui la  comunicazione viene sentita come qualcosa di banale e principalmente a scopo pubblicitario, è una delle più grandi responsabilità di managers, società commerciali e governi fantoccio, entità come banche e imprese multinazionali avide di denaro che stanno distruggendo il globo, capeggiate da pochi scaltri individui, che ormai hanno perso ogni umanità nella loro follia del guadagnare sempre più e non avere nessun riguardo per le persone. Ma allo stesso modo sono responsabili tutti gli esseri umani che non si fermano a riflettere su quanto sia importante tornare al concetto originario di comunicazione, continuando a cercare ossessivamente in ogni modo di rendersi visibili, in questo mondo virtualizzato, attraverso l’eccezionale, lo scoop personale o il semplice comunicare cosa si sta facendo (per quanto banale) in un dato momento, per (troppo spesso) semplicemente combattere la propria solitudine interiore.

Sì, perché di questo possiamo esser certi: è paradossale, ma nell’epoca della “comunicazione” non si sa più cosa dire, non c’è dialogo,  non si comunica più nel senso originario, si è disconnessi con la vita. Le emozioni vanno vissute e, a meno di non essere un talentuoso artista (o almeno di dedicarsi all’arte con impegno), difficilmente le nostre brevi parole di un SMS o di un messaggio su un social network o un “selfie”, potranno trasmettere la vibrante relazione profonda, fatta di sentimenti e emozioni, che esprime l’animo umano, potranno instaurare un dialogo sincero.

I mezzi con cui comunicare oggi sono impressionanti, ciò che manca però è il cuore e la mente delle persone, il vero senso della comunicazione, che è trasmettere emozioni, sentimenti, idee e pensieri.

Senza di ciò non possiamo capire la nostra vera natura, scoprire quanta bellezza è nascosta dentro ogni individuo, perché viene sotterrata da una forma (la velocità e la quantità) che sta uccidendo la sostanza (la qualità).

Comunicare veramente, esprimere sinceramente il proprio sentire, è il primo atto di amore, di apertura, necessario per evolvere, confrontandosi rispettosamente con chi ci circonda, con la vita e trovare percorsi comuni per migliorare il genere umano. E ci vuole tempo per riflettere prima di dire: è necessario del tempo, la giusta lentezza, che il deviato senso della comunicazione odierna sta cercando (purtroppo con un certo successo) di sopprimere. Impediamo che ciò continui.

“Una società deprivata dell’amore in tutte le manifestazioni della vita sociale è una società destinata a produrre persone depresse.” – Paolo Franceschetti

Condividi
Categorie
Buddismo Culture Filosofia Politica Società

Potere e felicità

Tempo di lettura: < 1 minutoDi cosa ha più paura il potere? Della felicità delle persone.

Condividi
Categorie
Buddismo Cooperazione Culture Filosofia Politica Società Umanesimo

Rifiuto di accettare

Tempo di lettura: < 1 minuto

martin-luther-kingRifiuto di accettare la disuguaglianza quale responso finale alle ambiguità della storia.
Rifiuto di accettare l’idea che “la certezza” (egocentrismo) della natura attuale dell’uomo lo renda moralmente incapace di aspirare all’eterna “condizionalità” (possibilità e apertura verso gli altri) con cui da sempre si confronta.
Rifiuto di accettare l’idea che l’uomo sia meramente il relitto galleggiante di un carico buttato nel fiume della vita incapace di influire sulla nascita degli eventi che lo circondano.
Rifiuto di accettare la posizione secondo cui l’umanità sia così tragicamente legata alla buia notte del razzismo e della guerra e che la radiosa alba della pace e della fratellanza non possano diventare una realtà.
Rifiuto di accettare la cinica idea che nazione dopo nazione debbano essere attratte dalla spirale del militarismo nell’inferno della distruzione termonucleare.
Io credo che la verità disarmata e l’amore incondizionato conquisteranno alla fine il mondo. Questo è il motivo per cui il bene, momentaneamente sconfitto, è più forte del male trionfante.

Martin Luther King: estratto dal discorso pronunciato in occasione del ritiro del Premio Nobel il 10 Dicembre 1964  a Oslo, in Norvegia.

Condividi
Categorie
Culture Filosofia Società Umanesimo

Il contrario dell’amore

Tempo di lettura: < 1 minuto

Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. L’odio è spesso una variante impazzita dell’amore. L’indifferenza invece riduce a nulla l’altro, non lo vedi neppure, non esiste più. E nessuno ha il diritto di ridurre a nulla un uomo. L’indifferenza avvelena la terra, ruba vita agli altri, uccide e lascia morire; è la linfa segreta del male.

Ermes Ronchi

Condividi