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La Cultura secondo Gramsci

“Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.”
Antonio Gramsci

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Raccontiamola giusta! 2017

Sempre felice di organizzare questa meravigliosa iniziativa. Tanta fatica, tutto volontariato, ma è ciò in cui credo, è il mio essere. E anche questa volta sarà meraviglioso.


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L’educazione alla felicità e la Costituzione Italiana

Che significa educare? Ci viene in aiuto l’etimologia latina della parola, composta da la particella “e” che significa “da, di, fuori” e il verbo “ducàre”, “dùcere”, che significa “condurre, trarre”. Quindi educare significa aiutare il discente a far emergere il suo potenziale, a mettere in atto le sue capacità intellettuali e emotive. In sostanza quindi l’educazione è l’atto di dare gli strumenti idonei ad ogni persona per coltivare i propri talenti e per poterli valorizzare nella comunità in cui si vive.

Nell’attuale sistema educativo, soprattutto per via delle riforme legislative degli ultimi decenni, prevale sempre più l’idea dell’educazione come preparazione e formazione al lavoro. Non sarebbe un problema di per sé, se il sistema fosse orientato ad aiutare lo studente a tirar fuori le sue qualità intrinseche che poi potrà, se lo vorrà, tramutare in professioni, anche non ancora esistenti, a beneficio della comunità. E invece il sistema attuale adatta tristemente la scuola al mondo del lavoro, definendo standard di competenze ricalcate sulle esigenze dell’impresa privata, comprimendo quindi i talenti d’ognuno per incanalarli in un mondo del lavoro ormai egemonizzato sul fare impresa per guadagnare più soldi, in qualsiasi modo ciò avvenga, anche a scapito del bene della comunità. Una visione d’impresa ben lontana dalla filosofia aziendale di impresa sociale di Adriano Olivetti e dal doveroso interesse sociale come limite alla libertà di iniziativa economica privata statuito dalla Costituzione Repubblicana all’articolo 41.

Si è sostanzialmente perduto quindi l’obiettivo primario dell’educazione: aiutare l’individuo a coltivare liberamente, secondo le sue scelte, i suoi talenti.

Uso la parola “talenti”, al plurale, perché un altro danno enorme, prodotto dal sistema educativo dominante modellato sul sistema di lavoro industriale, è quello di puntare sulla specializzazione delle persone su una singola mansione. Per sua natura l’uomo è artista, artigiano e intellettuale: la specializzazione in un singolo ambito e in maniera sempre più restrittiva, impedisce di fatto all’individuo di coltivare tutte le sue capacità, che non possono certo essere ridotte ad una sola materia e/o una sola mansione.

Il sistema educativo dovrebbe essere incentrato sul condurre la persona verso la scoperta e liberazione delle proprie innate capacità per elevarle al loro massimo potenziale, in modo da poter portare un reale progresso materiale e spirituale nella comunità in cui vive.

Oggi se non hai un lavoro vieni considerato o un poco di buono o un fallito. Questo provoca in tanti giovani, in un paese come il nostro che ha una disoccupazione giovanile altissima, il desiderio o di fuggire verso paesi dove si sentono valorizzati o dove trovano più facilmente lavoro a prescindere dalle proprie qualità intrinseche.

Nulla di più insensato: è proprio per via di questo modello educativo fatto di standard e specializzazione a fini di adattamento all’esistente sistema del lavoro, che troviamo l’incapacità della nostra comunità di superare brillantemente le problematiche più urgenti, dalla crisi economica, a quella sociale e ambientale, provocate proprio dall’attuale sistema del lavoro.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione Italiana, pur non parlando esplicitamente di felicità, implicitamente ne esprime il senso più profondo. Difatti l’art. 3 statuisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E qui ritroviamo tutto quanto precedentemente detto. Gli ostacoli, in questo caso un certo modo d’intendere il sistema educativo, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e vanno necessariamente rimossi. Questo perché è nel pieno sviluppo della persona, delle sue capacità, dei suoi talenti, che è possibile garantire  l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E quale altra felicità può esistere per un individuo se non sentirsi partecipe tramite il proprio ruolo politico, economico e sociale alla crescita della propria comunità? Sentirsi persona valida e utile al benessere comune, oltre che al proprio, significa sentire pienamente soddisfatto il desiderio fondamentale di dare senso e valore alla propria esistenza. Ciò genera una felicità duratura, che si coltiva ogni giorno quando si ha lo spazio di sbagliare e riprovare, di perfezionarsi, senza sentirsi continuamente giudicato, deriso o condannato (ad essere un poco di buono, un mediocre, un inetto).

I temi fondamentali della pedagogia elaborata dal filosofo e educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi racchiudono sapientemente in maniera integrata il concetto di educazione alla felicità: in primo luogo, l’educazione deve basarsi sui bisogni quotidiani delle persone; in secondo luogo, deve mantenere l’obiettivo della felicità intesa come lo sviluppo di una coscienza sociale e della consapevolezza che chiunque ha il diritto di essere felice; in terzo luogo, deve aiutare a sviluppare il potenziale creativo che esiste in ogni essere umano.

Ancora oggi il lavoro dell’artista non viene considerato tale, l’artigianato sta scomparendo, sostituito dall’industria produttrice di oggetti seriali a obsolescenza programmata, l’intellettuale è considerato o un radical chic utile al vezzo dei pochi che capiscono le sue bislacche elucubrazioni o, ancor peggio, al servizio del potere economico per creare quel pensiero unico capace di sostenere l’attuale modello di sviluppo palesemente insostenibile. Non può esistere nell’immaginario collettivo, inculcato dai media al servizio del potere economico,  un contadino, uno spazzino, un elettricista, un impiegato, che coltivino le loro capacità di artisti, artigiani e intellettuali nel loro lavoro. Se hanno di queste pretese che le coltivino nel poco tempo libero lasciato a disposizione dalle esigenze della produzione industriale.

Proprio in ciò è ravvisabile l’effetto fondamentale del sistema didattico attuale: le qualità di artista, artigiano e intellettuale, insite in ogni singolo individuo e con caratteristiche peculiari derivanti dalla personalità unica di ognuno, invece che essere  valorizzate vengono considerate al massimo delle attività in cui dedicarsi nel (poco) tempo libero, salvo i rari casi in cui faccia comodo al sistema economico dominante. Questo si evince dall’imporre, tramite i mezzi di comunicazione di massa, un manipolo ristretto di persone prive di valore artistico o opere di bassissimo contenuto culturale portandole alla fama e al successo; dal relegare l’eccellenza della produzione artigiana a bene di lusso, riservata ai pochi ricchi che se la possono permettere; dal far passare per intellettuali persone prive di ogni capacità critica e di qualsivoglia idea originale, ben aderenti al pensiero unico dominante per cui l’attuale è il migliore dei sistemi economici, politici e sociali possibili.

La prevalenza dell’interesse economico privato su ogni altro valore sta distruggendo la socialità, il saper fare insieme e bene, il piacere di fare per il desidero di fare e non per un risultato determinato a priori. Molte delle scoperte scientifiche, molte delle opere artistiche che hanno saputo emozionare nei secoli, molte delle invenzioni che hanno cambiato in meglio la vita dell’uomo, provengono proprio dall’aver sfidato i pregiudizi e i preconcetti, dall’aver liberamente creato andando oltre il limite del già conosciuto, del già esperito.

Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco scrive che nel sistema industriale c’è un uso della scoperta che conduce alla specializzazione dei compiti, alla istituzionalizzazione dei valori, alla centralizzazione del potere: l’uomo diviene un mero ingranaggio della burocrazia. Ma c’è un secondo modo di mettere a frutto l’invenzione, che accresce il sapere e il potere di ognuno, consentendo a ognuno di esercitare la propria creatività senza per questo negare lo stesso spazio d’iniziativa e di produttività agli altri. «Se vogliamo – continua Illich – poter dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di una società a venire che non sia iper-industriale, dobbiamo riconoscere l’esistenza di scale e limiti naturali. Esistono delle soglie che non si possono superare. Infatti, superato il limite, lo strumento da servitore diviene despota. Oltrepassata la soglia, la società diventa scuola, ospedale, prigione e comincia la grande reclusione.»

Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Conviviale per Illich è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni. L’uomo a cui pensava Illich non era un uomo che vive solo di beni e servizi, ma della libertà di modellare gli oggetti che gli stanno attorno, di conformarli al proprio gusto, di servirsene con gli altri e per gli altri.

Inoltre spesso, con grande cecità, la visione dell’educazione è concepita come un percorso meramente scolastico e accademico, quando invece l’educazione è il risultato di tre elementi determinanti: la scuola, la famiglia, l’ambiente (sociale, culturale e naturale).

Un sistema educativo che si pone quale sostituto dell’educazione familiare e, attraverso la creazione di modelli standard, completamente avulso dal contesto, è una mera illusione. Il risultato di questa visione porta all’espressione delle pulsioni creative giovanili sempre più al di fuori del contesto familiare e scolastico, quindi completamente in disarmonia con la realtà che circonda i giovani. Ciò porta ad una infelicità diffusa, finanche alla depressione, perché il giovane non si sente compreso e aiutato nell’emersione della sua personalità, dei suoi talenti, ma emarginato se non segue gli standard imposti, cui non può essere mossa alcuna critica. Il giovane è talmente indottrinato dal dovere di studiare al solo fine, avvilente, di far soldi, da non chiedersi nemmeno più quali sono i suoi talenti, quali i suoi sogni.

L’educazione, oggi per lo più tesa ad annichilire le divergenze, pensando che ciò porti come risultato la creazione di una comunità ben organizzata, quando in realtà uccide ogni pulsione al progresso che sempre spinge l’agire l’essere umano in età giovanile, deve tornare a pulsare di energia vitale: e questo è possibile solo se si lascia ai giovani la possibilità di esprimere il loro dissenso, a dar valore alla loro capacità critica costruttiva della realtà esistente, incentivandoli ad assumersi con responsabilità e indipendenza il loro percorso formativo. Ciò porterà certamente a nuove generazioni capaci di costruire modelli di pensiero divergenti, dove non c’è una soluzione preconfezionata, ma tante possibili soluzioni che possono essere esperite e quindi considerate o meno valide attraverso un dialogo costante con i propri simili ad ogni livello: scuola, famiglia e comunità.

Il cambiamento del paradigma educativo è necessario quindi per dare speranza e futuro all’umanità.

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Culture Umanesimo

Sand Creek

Ricordare il male commesso serve a far sì che non accada mai più.
Il 29 novembre di 152 anni fa, centinaia di nativi americani, di cui la maggior parte donne e bambini, vennero massacarate dall’esercito statunitense.
Oggi muoiono ogni anno 180.000 persone per guerre e oltre 12 milioni di persone a causa dell’inquinamento.
La saggezza dei nativi americani già aveva compreso tutto ciò, dove saremmo arrivati se non avessimo cambiato spirito.
Siamo ancora in tempo, siamo sempre in tempo, sino all’ultimo respiro.
Agiamo senza dimenticare l’ingiusto dolore subito da noi e dagli altri, sia ieri che oggi, trasformiamolo in forza per creare insieme una nuova umanità.

“Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto, solo dopo che l’ultimo lago sarà inquinato, solo dopo che l’ultimo pesce sarà pescato, Voi vi accorgerete che il denaro non può essere mangiato.” – Toro Seduto, capo della tribù dei Sioux

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.” – Proverbio dei nativi americani

“Pace non è solo il contrario di guerra, non è solo lo spazio temporale tra due guerre… Pace è di più. E’ la Legge della vita. E’ quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia.” – Proverbio degli Irochesi

“Il nostro primo insegnante è il nostro cuore” – Proverbio degli Cheyenne

“Cerca la saggezza, non la conoscenza. La conoscenza è il passato, la saggezza è il futuro.” – Proverbio della tribù dei Lumbee

“Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.” – Capriolo Zoppo, capo della tribù dei Dwamish

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Sand_Creek

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Culture

Scegliere

“L’uomo deve scegliere. In questo sta la sua forza: il potere delle sue decisioni.”
Paulo Coelho

“A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione e altri sceglieranno per lui.”
Paulo Coelho

“La maggior parte della nostra vita è affidata alla scelta oculata: essa presuppone il buon gusto e il più retto giudizio là dove non bastano né lo studio né l’ingegno. Non può esistere perfezione dove non esiste scelta: essa include un duplice vantaggio, quello di poter scegliere, e di poter scegliere il meglio. Molti uomini d’ingegno fecondo e sottile, di giudizio acuto, studiosi e bene informati, quando giungono al momento della scelta, si smarriscono; s’acconciano sempre al partito peggiore, sì che pare si compiacciano di sbagliare. Perciò questa capacità di sceglier bene è uno dei più grandi doni del cielo.”
Baltasar Gracián y Morales

“Non può esserci libertà senza scelta.”
Jean-Paul Sartre

“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.”
James Joyce

“Non importa quanto cambino i tempi o quanto sia progredita una civiltà, in fin dei conti tutto dipende dal carattere delle persone. Le decisioni degli esseri umani determinano il loro destino e quello del resto del mondo.”
Daisaku Ikeda

“Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi.”
Eraclito

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Culture Scritti e poesie Umanesimo

Paulo Coelho – Citazioni – Citações

  • “Che cos’è che spinge una persona a detestarsi? Forse la vigliaccheria. Oppure l’eterna paura di vivere nell’errore, di non fare ciò che gli altri si aspettano.”
  • “Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.”
  • “Nella vita possiamo commettere tanti errori. Tranne uno: quello che ci distrugge.”
  • “L’uomo ha bisogno di quello che ha in sé di peggiore per raggiungere ciò che di migliore esiste in lui.”
  • “Il Buon Combattimento è quello che viene intrapreso perché il nostro cuore lo chiede.”
  • “Una minaccia non può sortire alcun effetto, se non è accettata. Non dimenticarlo quando combatterai il Buon Combattimento. E non devi nemmeno scordare che attaccare o fuggire fanno parte dello scontro. Quello che non appartiene alla lotta è restare paralizzato dalla paura.”
  • “Gli uomini sono artefici del proprio destino: possono commettere sempre gli stessi errori, possono fuggire costantemente da ciò che desiderano, e che magari la vita gli offre in modo generoso; oppure possono abbandonarsi al destino e lottare per i propri sogni accettando il fatto che si presentano sempre nel momento giusto.”
  • “La paura di soffrire è assai peggiore della stessa sofferenza.”
  • “Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.”
  • Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.”
  • “É preciso buscar o amor onde estiver, mesmo que isso signifique horas, dias, semanas de decepção e tristeza. Porque ao momento em que partimos em busca do amor, ele também parte ao nosso encontro.”
  • “…Quando alguém encontrar seu caminho, não pode ter medo. Precisa ter coragem suficiente para dar passos errados. As decepções, as derrotas, o desânimo são as ferramentas que Deus utiliza para mostrar a estrada.”
    “As pessoas reclamam muito, mas se acovardam na hora de tomar providências. Querem que tudo mude, mas elas mesmas se recusam a mudar.”
  • “Existem coisas na vida pelas quais vale à pena lutar até o fim.”
  • “Independente do que está sentindo, levante-se, vista-se, e saia para brilhar.”
  • “O caminho da sabedoria é não ter medo de errar.”
  • “Escuta o teu coração, ele conhece todas as coisas; pois onde ele estiver, é onde está o teu tesouro.”
  • “É preciso permitir que alguém nos ajude, nos apóie, nos dê forças para continuar. Se aceitamos este amor com pureza e humildade,vamos entender que o Amor não é dar ou receber, é participar.”
  • “O amor não é um hábito, um compromisso, ou uma divida. Não é aquilo que nos ensinam as músicas românticas, o amor é indefinições. Ame e não pergunte muito. Apenas ame.”
  • “Os encontros mais importantes já foram combinados pelas almas antes mesmo que os corpos se vejam…”
  • “Não existe nada de completamente errado no mundo, mesmo um relógio parado, consegue estar certo duas vezes por dia.”
  • “Não se esconda atrás de um falso sorriso. Você tem o direito de não estar bem.”
  • “Não desista. Geralmente é a última chave no chaveiro que abre a porta.”
  • “Não importa como você está se sentido hoje: levante-se, vista-se, brilhe.”
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Culture Società Umanesimo

La Sardegna, l’Italia

In risposta al mio amico Sergio: http://www.mayonese.it/cara-sardegna-lasciali-parlare-dear-franz/

In risposta al post di Franz: https://medium.com/italia/cara-sardegna-71ace0d8f490#.eq084hukg

Ho letto con grande interesse entrambe gli articoli. Devo dire che condivido alcune cose dell’uno e altre dell’altro. Premetto che di certo si parte da esperienze di vita completamente diverse. Un conto è fare il turista in Sardegna per una settimana, un conto è viverci dodici anni come Sergio. Un conto è stare in vacanza come Franz, un conto è lavorare duramente e con grande professionalità per dare la migliore ospitalità possibile, come fa Sergio. Un conto è amare una terra e averla nel cuore, quindi difenderla con tutte le proprie forze (una terra fatta di cultura, di persone, non solo di natura, che può essere capita solo da chi ci vive tutti i giorni), un conto è avere una mentalità critica di chi la vive pochi giorni. Ma questo deriva dal proprio stato d’animo.

Da quando sono nel grembo materno vengo in Sardegna ogni anno, ho la fortuna di avere una casa meravigliosa e di potermi godere delle vacanze stupende. Non ho mai scritto un articolo contro la Sardegna o i sardi, anche se potenzialmente costruttivo, perché sono talmente innamorato di quei luoghi da considerarli casa. Io accetto la Sardegna e, quando posso, cerco di essere d’aiuto, di sostenerla.

Ci sono tante cose che vanno e tanto che non vanno in Sardegna.

La natura è meravigliosa, incantevole, difficile ogni volta andarsene e non può che darsi il giusto merito al popolo sardo per essere riuscito (anche se non sempre) a non farla devastare dall’abuso edilizio. Vivo nel Lazio, ne so qualcosa: lo scempio perpetrato nella mia regione è agghiacciante.

I turisti italiani sono per lo più dei grandi cafoni, qui do ragione a Sergio, non si può venire in Sardegna per vivere come a Rimini o a Barcellona: significa violentare la sua natura.

Ci sarebbero discorsi politici da fare, per capire perché in tanti che lavorano nella ricettività non hanno professionalità, non conoscono le lingue, ma questo è un problema italiano che sarebbe ingiusto attribuire alla sola Sardegna. La gestione del nostro paese è in mano a furfanti, perché molti italiani hanno scelto la comoda via del clientelismo e della furbizia, per vivere, a discapito di altri. Insomma, credo ci sia un patrimonio naturalistico, storico, culturale, enogastronomico, meraviglioso in Italia, gestito spesso da persone ignoranti, non formate, che fanno passare la voglia di vivere in questo paese. Centinaia di migliaia scappano ogni anno dal nostro paese, perché stremati.

E qui parlo della vera questione della Sardegna, che poi è dell’Italia: lo spirito.

Quello che manca è lo spirito. Sergio parla di questo tra le righe del suo articolo scritto di getto tra un appuntamento di lavoro e l’altro: quello che offende Sergio non è tanto i limiti della ricettività turistica sarda, quanto capire che una terra come la Sardegna è un patrimonio dell’umanità e può migliorare solo se persone che si impegnano quotidianamente ad essere migliori la frequentano e la vivono. Quello che secondo me grida Sergio è il livello basso a cui siamo arrivati. Ma come, vieni in Sardegna e invece di parlare della meraviglia della natura, dell’Eden che è, della grande dignità e fierezza di tantissime persone sarde che ho conosciuto, parli del Wi Fi e delle carte di credito?

Quello che manca all’Italia e quindi anche alla Sardegna è l’amore, la gioia di vivere. Perché così come la gioia anche la collera è contagiosa. L’amore può proliferare solo se si creano condizioni di rispetto reciproco tra le persone. Ho visto tanti turisti negli anni litigare in strada, ragazzini abbandonati a schizzare e urlare in spiaggia, senza nessun rispetto per gli altri. Gente che pianta l’ombrellone sulla spiaggia libera (e quasi tutte le spiagge sarde sono per lo più libere, grazie ad una gestione oculata del bene comune) e poi se ne va per i fatti suoi, occupando suolo di tutti. Discorsi razzisti contro i sardi da parte dei “continentali”, contro i “continentali” da parte dei sardi, discorsi razzisti contro i ragazzi che per sopravvivere vendono in spiaggia, sempre dileggiati, quasi fossero macchiette colorite della vacanza e non avessero dignità di esseri umani.

Ragazzi e ragazze ubriacarsi a dismisura, sentendo pessima musica commerciale di bassa lega, locali gestiti da “continentali” incapaci e anche da quelli capaci, locali gestiti da sardi incapaci e da sardi capaci. Ho visto tutto, ho visto l’umanità che c’è, la direzione che ha preso.

Ecco, se vogliamo fare qualcosa di buono, è invertire questa tendenza. Ma come, la patria di Dante, di Gramsci, di Croce, di Michelangelo, di Einaudi, di Lussu, di Atzeni, di Calvino, di Verdi, di Vivaldi e chi più ne ha più ne metta, che si veste all’americana, che mangia avida come non ci fosse un domani, che strilla con rabbia, che vede tv spazzatura, che non sa più cantare di gioia?

Se vogliamo partire da qualche parte, partiamo da noi, dall’ignoranza e dall’arroganza, dalla mancanza di sensibilità e di rispetto, che governa sempre più le nostre menti di italiani. E invece di lamentarci, cominciamo a rimboccarci le maniche. C’è tanto lavoro da fare, ma possiamo tornare a splendere meglio di prima. Ma ognuno deve dare il meglio di sé, senza ipocrisie, senza debolezze. Ripartendo dall’umanesimo.

Io amo la Sardegna e amo l’Italia, perché amo la vita, con tutte le nostre contraddizioni. E solo per questo ora ho deciso di parlare.

Se vogliamo partire da qualche parte e approfondire le cause dei nostri mali, leggiamoci tutti queste profetiche parole di Goffredo Parise scritte più di 44 anni fa, forse è un punto di vista che ci può far capire il vero problema: http://www.dariopulcini.it/2015/12/il-rimedio-e-la-poverta-goffredo-parise/

Impariamo ad apprezzare ciò che vale veramente, ad aprire mente e cuore al nuovo, alla ricerca delle soluzioni, piuttosto che alla disamina dei problemi: ciò non potrà che migliorarci.

Chi non apprezza il paradiso non lo merita. La Sardegna è il paradiso, è la dimostrazione della natura di come può essere gioia pura, serenità, forza, bellezza. La direzione è data, sta a noi seguirla o meno.

Grazie.

P.S.: poi pubblicherò delle foto della Sardegna, per chi magari non sa bene di cosa parlo.

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Culture Poesia Umanesimo

Prima di tutto l’uomo (Lettera al figlio) di Nazim Hikmet

Ecco le parole toccanti di un grande poeta turco, Nazim Hikmet: in questa poesia troviamo l’eredità spirituale che lascia a suo figlio, quale insegnamento eterno. Spero che la Turchia e il popolo turco, come l’Italia e gli italiani, come tutte le nazioni e i popoli del mondo, un giorno sappiano parlare un unico linguaggio comune: quello della pace, della verità, della libertà, dell’eguaglianza, della dignità, dell’amore, della giustizia.

“Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura 
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzi tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia,
che l’ombre e il chiaro
che le quattro stagioni
ti diano gioia,
ma che soprattutto, l’uomo
ti dia gioia.”
Nazim Hikmet

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Culture

Arabo non significa islamico

Per quanto sia un (erroneo) pensiero comune, essere arabi non significa per forza essere islamici: ci sono paesi in cui la prima religione è quella islamica, pur non essendo stati arabi, un esempio su tutti è la Turchia. È come se usassimo il termine “europeo” per dire “cristiano”, perché la prima religione in Europa è il cristianesimo. Non sono sinonimi, così come non lo sono “arabo” e “islamico”. Solo il 25% degli islamici vive in paesi arabi.

Da Wikipedia:

L’espressione mondo arabo (in araboالعالم العربي‎) è usata convenzionalmente per indicare i 22 stati membri della Lega degli Stati Arabi; per “paesi arabi” si intendono i paesi la cui lingua ufficiale maggioritaria è l’arabo e che sono abitati in maggioranza da arabi[1]; sono localizzati nel Medio Oriente, nel Nordafrica e in parte nel Deserto del Sahara e del Corno d’Africa.

È importante ricordare che i paesi arabi non vanno confusi con l’insieme del mondo musulmano, sia perché alcuni paesi e territori arabi comprendono significative minoranze cristiane o di altre religioni, sia perché solo il 25% circa dei musulmani sono arabi, dal momento che ci sono numerosi paesi islamici (come, solo per citarne alcuni, la Turchia, il Kirghizistan, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan, il Bangladesh, la Malesia o l’Indonesia) che non sono arabi.

L’organizzazione internazionale che riunisce i paesi arabi è la Lega Araba. In linea di massima in questi stati vige l’islam e vengono riconosciute le sue leggi, ma in molti sono riconosciute ufficialmente anche altre confessioni religiose.

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Culture Diritto Società

Per la Giornata Internazionale della Donna

Ancora nel 2016 la violenza sulle donne e la discriminazione di genere sono purtroppo esperienze quotidiane, anche nel nostro paese.
Ancora oggi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Ancora oggi la parte femminile che vive in ognuno di noi, la parte sensibile e compassionevole, viene repressa e derisa, viene identificata illusoriamente come segno di debolezza.
La forza senza compassione è violenza.
Quindi è importantissimo commemorare la giornata internazionale della donna, riflettendo su come agire perché si rispetti il lato femminile di ogni essere umano.
Fino a che l’umanità non saprà riconoscere nelle differenze il massimo valore, fino a che non ci sarà il rispetto più profondo degli uomini nei confronti delle donne e delle donne nei confronti degli uomini, non ci sarà pace nell’umanità.
Un augurio sincero di giustizia e felicità per tutte, perché presto si realizzi un senso comune di rispetto per tutto ciò che c’è di femminile nel mondo.
Un augurio sincero per l’altra metà del cielo senza la quale non ci sarebbe la vita.

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Culture Umanesimo

Amare ed esser amati

“Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti, amare profondamente ci rende coraggiosi.”

Laozi

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Culture Filosofia Politica Scritti e poesie Società

La relazione maestro-discepolo secondo Gramsci

A. Gramsci, Il linguaggio, le lingue e il senso comune (Q. III)

Questo problema può e deve essere avvicinato all’impostazione moderna della dottrina e della pratica pedagogica, secondo cui il rapporto tra maestro e scolaro è un rapporto attivo, di relazioni reciproche e pertanto ogni maestro è sempre scolaro e ogni scolaro maestro. Ma il rapporto pedagogico non può essere limitato ai rapporti specificatamente “scolastici”, per i quali le nuove generazioni entrano in contatto con le anziane e ne assorbono le esperienze e i valori storicamente necessari “maturando” e sviluppando una propria personalità storicamente e culturalmente superiore. Questo rapporto esiste in tutta la società nel suo complesso e per ogni individuo rispetto ad altri individui, tra ceti intellettuali e non intellettuali, tra governanti e governati, tra élites e seguaci, tra dirigenti e diretti, tra avanguardie e corpi di esercito. Ogni rapporto di “egemonia” è necessariamente un rapporto pedagogico e si verifica non solo nell’interno di una nazione, tra le diverse forze che la compongono, ma nell’intero campo internazionale e mondiale, tra complessi di civiltà nazionali e continentali.
Perciò si può dire che la personalità storica di un filosofo individuale è data anche dal rapporto attivo tra lui e l’ambiente culturale che egli vuole modificare, ambiente che reagisce sul filosofo e costringendolo a una continua autocritica, funziona da “maestro”. Cosí si è avuto che una delle maggiori rivendicazioni dei moderni ceti intellettuali nel campo politico è stata quella delle cosí dette “libertà di pensiero e di espressione del pensiero (stampa e associazione)”, perché solo dove esiste questa condizione politica si realizza il rapporto di maestro-discepolo nei sensi piú generali su ricordati e in realtà si realizza “storicamente” un nuovo tipo di filosofo che si può chiamare “filosofo democratico”, cioè del filosofo convinto che la sua personalità non si limita al proprio individuo fisico, ma è un rapporto sociale attivo di modificazione dell’ambiente culturale. Quando il “pensatore” si accontenta del pensiero proprio, “soggettivamente” libero, cioè astrattamente libero, dà oggi luogo alla beffa: l’unità di scienza e vita è appunto una unità attiva, in cui solo si realizza la libertà di pensiero, è un rapporto maestro-scolaro, filosofo-ambiente culturale in cui operare, da cui trarre i problemi necessari da impostare e risolvere, cioè è il rapporto filosofia-storia.

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Culture Iniziative

Brasil!

Lunedì tenetevi liberi: aperitivo a buffet a 7 euro con piatti tipici brasiliani cucinati artigianalmente… Immergetevi nei sapori, nei suoni e nelle immagini della terra dell’allegria!

Brasil-sito

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So tutti amici…

so-tutti-amici

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Cooperazione Culture Società Umanesimo

Non cerco la tranquillità

Una nave in porto è al sicuro ma non è per questo che le navi sono state costruite.

Benazir Bhutto

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