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Se cambiamo noi cambia il mondo

Avevo 19 anni, prima casa in affitto e primo lavoro: ero in cucina e presi un bicchiere di vetro. Lo osservai e mi chiesi: chi lo ha realizzato?
Da questa domanda banale, ne nacquero molte altre: la materia prima dove è stata presa, chi l’ha estratta, chi ha lavorato l’ossido di silicio per produrre quel bicchiere? Quanta energia è stata consumata? È stato preservato l’ambiente naturale? Sono stati rispettati i diritti umani nel produrre il bicchiere?
Da quel giorno iniziai lentamente a cambiare i miei comportamenti, passando da un consumo incosciente ad un uso consapevole delle risorse del pianeta: perché con ogni prodotto che acquistiamo, ogni azione che compiamo, consumiamo risorse, spesso purtroppo produciamo scarti, modifichiamo il sistema ecologico, miglioriamo o peggioriamo la vita dei nostri simili e degli altri esseri viventi.
Per questo decisi di andare in una Bottega del Mondo, dove trovai prodotti equi e solidali, di cui si conosce la provenienza, realizzati artigianalmente, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani.
Decisi anche di acquistare il più possibile solo prodotti locali e biologici, per ridurre l’inquinamento derivato dai trasporti e eliminare i prodotti chimici dell’agricoltura industriale: in parole povere volevo diminuire la mia impronta ecologica e non essere complice dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone di certe filiere di produzione. Fondai un gruppo d’acquisto solidale per questo, il GASPER, una delle più belle esperienze umane della mia vita. Un gruppo eterogeneo di oltre 50 persone che mi hanno insegnato che si può vivere in pace tra esseri umani, agendo insieme per il bene, dialogando costruttivamente, cooperando in maniera solidale per il bene di tutti.
Decisi poi di aprire un conto corrente bancario presso Banca Etica, per far sì che i miei risparmi vengano utilizzati esclusivamente per aiutare le imprese rispettose della natura e delle persone.
Decisi anche di lavorare solo ed esclusivamente per aziende con una coscienza etica.
Mi ricordo lo scetticismo di amici e parenti, a volte anche la derisione, quando raccontavo loro di queste mie scelte, del cambiamento avvenuto nelle mie abitudini, di quanto fosse importante secondo me: ma non volevo demordere, per me diventò una missione dare il mio contributo per promuovere le filiere virtuose di produzione.
Premiare chi lavora bene acquistando ciò che produce nel rispetto dell’ambiente e delle persone, siano beni o servizi, è il sistema di voto quotidiano con cui trasformiamo il mondo.
Sono passati 22 anni da quel giorno, il mio stile di vita non è cambiato, anzi, cerco ogni giorno di essere più sobrio, di consumare meno, di utilizzare meglio: oggi la coscienza collettiva verso i sistemi di produzione agricola naturali, il commercio equo e solidale, le produzioni locali, è maggiore, ma ancora non sufficiente a cambiare le tristi sorti sempre più certe dell’umanità.
Il nostro consumo dissennato, la nostra avidità, l’illusione che l’avere di più, sempre di più, è ciò che ci rende felici, ci ha portato in due soli secoli a creare un mondo ingiusto e sull’orlo del collasso ambientale: le evidenze sperimentali dell’impatto delle attività umane sull’ambiente sono ormai incontrovertibili.
Nel solo settore agroalimentare questo anno si è perso il 48% della produzione nazionale di pesche, il 69% delle pere; in molte regioni del centro-nord c’è stata una riduzione dell’80% di olio prodotto; nel solo Lazio si è perso l’80% della produzione di nocciole. Tutto ciò a causa dei cambiamenti climatici creati dalla nostra specie.
Quasi 2 miliardi di persone, poco meno di un quarto della popolazione mondiale, vivono in aree che soffrono di carenza idrica e si prevede che questo numero crescerà fino a raggiungere circa la metà della popolazione mondiale entro il 2030. Sono 710 milioni i minori (in 45 Paesi) a più alto rischio di subire l’impatto del cambiamento climatico.
13 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento.
Stiamo affamando l’umanità, mettendo a rischio la sopravvivenza della specie e molti di noi ancora non hanno preso coscienza del perché, di come evitare tutto ciò, della necessità di cambiare comportamenti per salvare anche noi stessi.
Per fortuna abbiamo già tutte le soluzioni: esistono sistemi produttivi sempre meno impattanti sull’ambiente, addirittura rigenerativi degli ecosistemi. Noi possiamo scegliere di consumare di meno, di ridurre il nostro impatto ambientale, di compiere azioni rigenerative degli ecosistemi, ad esempio mettendo a dimora alberi.
La permacultura ci offre una visione sistemica che ci consente di progettare e realizzare insediamenti umani sostenibili e resilienti: d’ora in poi solo avendo un approccio sistemico, in grado di valutare prima tutti gli impatti delle nostre azioni e progettare quindi in maniera consapevole, potrà diminuire il rischio di catastrofi sempre peggiori.
Solo iniziando da noi stessi, divenendo consapevoli dell’impatto delle nostre azioni e cambiando le nostre abitudini, collaborando insieme agli altri esseri umani in maniera costruttiva, è possibile invertire rotta.
Ora è il momento di prendere coscienza tutti di quanto sia fondamentale il nostro agire per migliorare il mondo. Siamo noi persone comuni che dobbiamo impegnarci in prima persona: non verrà nessun salvatore, nessun eroe, nessun potere, che lo farà al posto nostro.
Siamo qui in questa epoca, questa deve essere la nostra missione di vita: riprogettare il mondo perché sia un posto migliore dove vivere.
Possiamo vivere tutti in pace e felici, dipende dall’impegno di ognuno di noi: chi non crede in ciò non può dirsi un vero essere umano.

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Società

Il dolce paese

Il mio sogno da bambino era quello di fare il gommista.

Qualche mese fa ho comprato i nuovi pneumatici per la mia auto, pagandoli circa 100 euro l’uno, quindi nemmeno poco: ma sono quelli “4 seasons”, omologati anche per la neve, perché con i cambiamenti climatici non si sa mai… E io vivo in campagna, ogni tanto nevica. Hanno un’altissima aderenza sia sull’asciutto che sul bagnato. Da quando li uso mi sembra di avere un’auto nuova, forse anche perché quelli di serie erano una ciofeca (e costano comunque 70 euro l’uno).

Oggi vado da un gommista, siccome ogni due mesi due di questi pneumatici perdono un poco pressione, io penso che chi me li ha installati non ha fatto un lavoro attento.

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Culture Filosofia Politica Società Umanesimo

La Cultura secondo Gramsci

“Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.”
Antonio Gramsci

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Scritti e poesie Società

Io sono un uomo antico

«Io sono un uomo antico, che ha letto i classici, che ha raccolto l’uva nella vigna, che ha contemplato il sorgere o il calare del sole sui campi, tra i vecchi, fedeli nitriti, tra i santi belati; che è poi vissuto in piccole città dalla stupenda forma impressa dalle età artigianali, in cui anche un casolare o un muricciolo sono opere d’arte, e bastano un fiumicello o una collina per dividere due stili e creare due mondi. Non so quindi cosa farmene di un mondo unificato dal neocapitalismo, ossia da un internazionalismo creato, con la violenza, dalla necessità della produzione e del consumo».

Pier Paolo Pasolini

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Società

Bauman: l’amore liquido

Riporto un articolo scritto dalla giornalista Raffaella De Santis: è un’intervista al grande sociologo Zygmunt Bauman, che ci illumina sul senso dell’amore e sulla qualità delle relazioni oggi. Il prevalere del mercantilismo anche nelle emozioni ci sta rendendo aridi e tristi. Riscoprire il valore dell’amore profondo, da coltivare ogni giorno con impegno e dedizione perché sia duraturo, non solo è possibile, ma è la strada fondamentale per un’esistenza felice.

“Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

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Diritto Economia Società Umanesimo

Le vere cause dell’ennesima strage a Istanbul

Ciò che è accaduto a Istanbul è terribile, ma non casuale.
Il motivo di tanta violenza che ancora esiste nel mondo è determinato da un modello sociale, politico e economico mondiale governato da pochissimi ricchi (i 65 uomini più ricchi del mondo possiedono il 50% della ricchezza monetaria), che sta creando ogni giorno più poveri e disperati; anche qui in Italia, dove la povertà ha raggiunto quasi 10 milioni di persone, un cittadino su 6.
È quello stesso sistema che uccide ogni anno 12,6 milioni di persone tramite l’inquinamento che produce e 180.000 persone in guerre fratricide.
È quello stesso sistema che alimenta il razzismo, l’esclusione sociale, la divisione.
Tale sistema nasce dalla mentalità diffusa per cui l’essere umano è fondamentalmente cattivo, alcuni addirittura pensano che meriti l’estinzione. L’uomo invece non nasce malvagio, ma ci diventa in un sistema basato sull’egoismo e la competizione, questa è la vera realtà.
Chiunque va nei supermercati e centri commerciali e compra prodotti di aziende e industrie multinazionali non fa che alimentare il potere economico che genera tutto questo dolore.
Chiunque deposita i propri soldi in banche che investono in armi e speculano sull’economia è corresponsabile di tutto questo dolore.
Chiunque sostiene e vota politici che sostengono il sistema predatorio globale neoliberista è corrèo di questi crimini.
Chiunque lavora per il sistema dominante lo sta alimentando, lo sta facendo sopravvivere.
Mi auguro che in questo anno ognuno sappia cambiare abitudini, iniziando a scegliere consapevolmente che economia sta favorendo con il proprio lavoro e con le proprie spese: quella locale e solidale rispettosa dell’ambiente e delle persone o quella industriale globalizzata che sta distruggendo i territori e alimentando odio e violenza tra i popoli.
Mi auguro che in questo anno ognuno sostenga percorsi politici e sociali che avversano questo modello basato sulla violenza, sul terrore, sull’iniquità, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Il futuro lo scegliamo noi.
Oggi abbiamo gli strumenti per sapere la verità e per cambiare mentalità.
Costruiamo insieme un’economia e una comunità unite, capaci di valorizzare ogni essere umano e rispettare l’ambiente.
Già esiste un sistema diverso, si chiama economia solidale: un’economia che mette al centro le persone e non i soldi.
La vera ricchezza è composta da ogni persona con le proprie capacità e talenti, insieme alle risorse dell’ambiente naturale.
Quindi affrettatevi a spostare i vostri soldi in istituti come Banca Etica.
Utilizzate prodotti locali ecologici e solidali, rispettosi di persone e ambiente.
Lavorate per aziende rispettose di persone e ambiente o create voi un’impresa con tali caratteristiche.
Partecipate attivamente al cambiamento con ogni vostra energia, rivoluzionate voi stessi, il vostro modo di pensare e di agire.
Seguite testardamente i vostri sogni d’una umanità giusta e solidale; fatelo insieme agli altri, cominciando da oggi, da dove vivete; non lasciatevi vincere dall’egocentrismo, dall’egoismo, dalle paure, siate altruisti, siate coraggiosi.
In tal modo il 2017 potrà diventare rapidamente l’anno del nuovo rinascimento dell’umanità intera.

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Economia Società

Il nuovo ordine liberale crea solitudine: ecco cosa sta facendo a pezzi la nostra società

Si parla spesso delle disastrose conseguenze del liberismo per l’economia, oggi sotto gli occhi di tutti in Europa. George Monbiot in questo articolo su The Guardian mostra più ampiamente i risulta…

Sorgente: Il nuovo ordine liberale crea solitudine: ecco cosa sta facendo a pezzi la nostra società

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Diritto Società

Cambiare sistema si può, si deve: lo Stato siamo noi

Sono tanti hanni che, nel mio piccolo, mi impegno a combattere il “sistema”: parlo di quel sistema economico, sociale e politico avido di potere e denaro, fatto da tante (troppe) persone senza scrupoli, folli, malati, che sostengono più o meno consapevolmente il nefasto modello neoliberista, che sta distruggendo la natura e abbassando il livello di civiltà umana nel mondo.
Molti spesso finiscono per identificare questo sistema con lo Stato.
Lo Stato invece siamo noi, siamo noi i sovrani del nostro paese.
E uno Stato corrotto riflette la corruzione che vive nel popolo, riflette l’incoscienza collettiva, dei più, della gravità della situazione, delle cause che l’hanno generata.
Ho avuto la fortuna di conoscere una persona di enorme valore, una persona di grande autorevolezza, profondità e cultura, una delle più alte cariche dello Stato, il professor Paolo Maddalena, con cui ho passato due giorni di confronto profondo, dalla spiritualità al diritto, dalla filosofia alla politica, con il quale, attraverso un  dialogo sincero, ho scoperto di combattere le medesime battaglie e di osservare l’attuale situazione del paese nel medesimo modo, nonché di avere una visione comune del valore inestimabile di ogni forma di vita. E di avere la stessa volontà di agire in prima persona.
Lo Stato è fatto da noi persone comuni, il territorio che sta venendo depredato dalle multinazionali appartiene a noi e non può essere venduto, è inalienabile. La Repubblica è fondata sulla proprietà collettiva, sulla gestione in comune del territorio attraverso le istituzioni democratiche.
La proprietà collettiva del territorio è un principio costituzionale, la proprietà privata è un’eccezione concessa dal popolo sovrano.
Questo dice la Costituzione, questo dice il nostro senso più elevato di giustizia, la nostra consapevolezza d’essere una cosa sola. Eppure lo stanno vendendo. Traditori dello Stato insediatisi con l’inganno, con la complicità dei mezzi d’informazione principali in mano alle industrie e alla finanza, stanno truffandoci e svendendo il nostro bellissimo paese.
Alcune isole delle Eolie, dell’Arcipelago Della Maddalena, porti, aeroporti, teatri e sale da concerto, stanno privatizzando tutto, stanno vendendo ciò che è nostro e che non è vendibile. Le aziende multinazionali neo-liberiste ci stanno depredando. Ci stiamo facendo portare via non più solo i diritti, ma persino i territori.
E tutto per avere in cambio la comodità del centro commerciale sotto casa, che ci vende immondizia alimentare e tecnologia a obsolescenza programmata; che ci offre un lavoro sotto pagato, frustrante, alienante, dove la nostra creatività e le nostre capacità sono represse o inutilizzate.
Non dobbiamo combattere lo Stato o la politica, dobbiamo combattere il malcostume e il malaffare, partendo da noi stessi, dalla comunità in cui viviamo.
Perché i comportamenti disonesti non sono insiti nel nostro essere umani. Si può essere onesti per tutta la vita.
C’è un percorso storico che porta all’attuale condizione economica, sociale e politica. E ognuno di noi ne è responsabile, economicamente, socialmente e politicamente.
Bisogna studiare e agire, dialogare e unire, se si vuole dare una speranza all’Italia.
Possiamo diventare un esempio meraviglioso nel mondo di società equa e solidale.
Ma per farlo ci dobbiamo credere insieme, ogni giorno insieme sperimentando nuove soluzioni che risolvano i problemi del nostro vivere in comune.
Lo Stato è lo strumento che ci siamo dati per dare equilibrio, giustizia, dignità, alla vita di ogni persona, proteggendo l’ambiente per le generazioni future.
Liberando lo Stato dagli affaristi, da chi vuole la supremazia dell’economia sulla politica, ridoneremo all’Italia un’opportunità di uscire da questo nuovo Medioevo sviluppatosi in pochi decenni e di entrare in un nuovo Rinascimento che speriamo duri per l’eternità.
Possiamo fare tutto ciò ricostruendo le comunità locali, promuovendo un’economia di prossimità sostenibile a livello ambientale e sociale, capace di dare ricchezza, benessere, cultura e lavoro per tutti.
Dobbiamo tutti impegnarci a valorizzare il luogo dove viviamo quotidianamente, attraverso la la tutela dell’ambiente e delle persone, senza però chiuderci agli stimoli esterni, rimanendo aperti e accoglienti, condividendo i saperi.
Dobbiamo avere l’obiettivo comune di migliorare la qualità della vita di tutti, di dare applicazione a tutti i principi costituzionali donatici a costo della vita dai padri fondatori della nostra Repubblica. Lo dobbiamo a loro e a noi stessi.
Ciò può avvenire solo attraverso un’organizzazione della società che permetta ad ognuno di coltivare il proprio talento e di essere sostenuto nelle proprie imprese.
Ma questa società può essere creata solo dal basso, solo se, in sempre più persone, cominciamo a prendere consapevolezza dei limiti dell’attuale sistema e collaboriamo insieme per cambiarlo, sostituiamo le attuali classi dirigenti, per lo più corrotte, al soldo della finanza, con persone dedite veramente al benessere del popolo. Dobbiamo cambiare lavoro, se alimenta questo sistema corrotto. Dobbiamo cambiare abitudini alimentari per stare in salute e per l’ambiente.  Dobbiamo spendere con saggezza finanziando le imprese e i professionisti che lavorano rispettando le persone e l’ambiente. Dobbiamo votare gente onesta per avere un’amministrazione della cosa pubblica che funzioni bene, secondo equità e giustizia.
La vera rivoluzione parte da noi.
Se viviamo qui e in questa epoca è perché qui possiamo fare la differenza.
Non dimentichiamolo mai.
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Cooperazione Economia Politica Società Umanesimo

Riunione/Incontro Rete G.A.S. Lazio 8 ottobre 2016

RIUNIONE-INCONTRO RETE GAS LAZIO 8 ottobre 2016 dalle ore 10 🙂

Questo il programma:

h. 9,45 Saluti e accoglienza
h. 10 Riunione aperta dei GAS del Lazio. Definizione dell’ordine del giorno
h. 10.20 Inizio Riunione GAS del Lazio
h. 13.30 Pranzo e presentazione produttori
h. 15 Formazione a ReteDES.it
h. 16 Continua la Riunione dei GAS del Lazio
Argomenti in discussione (in via di definizione)

Esperienze, progetti e difficoltà dei GAS di Roma e del Lazio e delle reti locali e distretti (nascenti)
Fattoria Il papavero acquisto e prefinanziamento fragole e pesche: situazione e sviluppi 30′
Acquisti collettivi:
Lucart (carta riciclata) 2016-17 20′
E’ Nostra (energia) 15′
Campagne: Incontro stopTTIP a cura del comitato stop TTIP ROMA 10′
Barikamà: risultati finanziamento diffuso e situazione 10′
Rete Carta dei principi 10′
Rapporti con RES Lazio e Tavolo RES 25′
Rinnovo adesioni e Coordinamento 10′
Comunicazione, siti e mailing 10′
Siete tutti e tutte inviate a proporre argomenti o progetti e incontri con i produttori (scrivendo nelle liste).
In un’atmosfera semplice e costruttiva proponiamo una giornata di scambio di esperienze e decisioni, poi un pranzo conviviale (in collaborazione con la caffetteria Tatawelo) e un pomeriggio di formazione e progettazione. All’inizio dell’incontro verrà definito l’ordine con cui verranno affrontati gli argomenti.
Sono invitati anche i produttori interessati a partecipare.
Per annunciare la presenza di un produttore scrivere a gabriella.damico2008@gmail.com
Vi chiediamo di annunciare la vostra presenza a pranzo così da poter organizzare al meglio la cucina.
Come raggiungere l’Ex-Lavanderia:
http://www.exlavanderia.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=36&Itemid=54

Passaparola
Per favore condividi questa notizia al tuo GAS e ai vostri produttori.

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Culture Società Umanesimo

La Sardegna, l’Italia

In risposta al mio amico Sergio: http://www.mayonese.it/cara-sardegna-lasciali-parlare-dear-franz/

In risposta al post di Franz: https://medium.com/italia/cara-sardegna-71ace0d8f490#.eq084hukg

Ho letto con grande interesse entrambe gli articoli. Devo dire che condivido alcune cose dell’uno e altre dell’altro. Premetto che di certo si parte da esperienze di vita completamente diverse. Un conto è fare il turista in Sardegna per una settimana, un conto è viverci dodici anni come Sergio. Un conto è stare in vacanza come Franz, un conto è lavorare duramente e con grande professionalità per dare la migliore ospitalità possibile, come fa Sergio. Un conto è amare una terra e averla nel cuore, quindi difenderla con tutte le proprie forze (una terra fatta di cultura, di persone, non solo di natura, che può essere capita solo da chi ci vive tutti i giorni), un conto è avere una mentalità critica di chi la vive pochi giorni. Ma questo deriva dal proprio stato d’animo.

Da quando sono nel grembo materno vengo in Sardegna ogni anno, ho la fortuna di avere una casa meravigliosa e di potermi godere delle vacanze stupende. Non ho mai scritto un articolo contro la Sardegna o i sardi, anche se potenzialmente costruttivo, perché sono talmente innamorato di quei luoghi da considerarli casa. Io accetto la Sardegna e, quando posso, cerco di essere d’aiuto, di sostenerla.

Ci sono tante cose che vanno e tanto che non vanno in Sardegna.

La natura è meravigliosa, incantevole, difficile ogni volta andarsene e non può che darsi il giusto merito al popolo sardo per essere riuscito (anche se non sempre) a non farla devastare dall’abuso edilizio. Vivo nel Lazio, ne so qualcosa: lo scempio perpetrato nella mia regione è agghiacciante.

I turisti italiani sono per lo più dei grandi cafoni, qui do ragione a Sergio, non si può venire in Sardegna per vivere come a Rimini o a Barcellona: significa violentare la sua natura.

Ci sarebbero discorsi politici da fare, per capire perché in tanti che lavorano nella ricettività non hanno professionalità, non conoscono le lingue, ma questo è un problema italiano che sarebbe ingiusto attribuire alla sola Sardegna. La gestione del nostro paese è in mano a furfanti, perché molti italiani hanno scelto la comoda via del clientelismo e della furbizia, per vivere, a discapito di altri. Insomma, credo ci sia un patrimonio naturalistico, storico, culturale, enogastronomico, meraviglioso in Italia, gestito spesso da persone ignoranti, non formate, che fanno passare la voglia di vivere in questo paese. Centinaia di migliaia scappano ogni anno dal nostro paese, perché stremati.

E qui parlo della vera questione della Sardegna, che poi è dell’Italia: lo spirito.

Quello che manca è lo spirito. Sergio parla di questo tra le righe del suo articolo scritto di getto tra un appuntamento di lavoro e l’altro: quello che offende Sergio non è tanto i limiti della ricettività turistica sarda, quanto capire che una terra come la Sardegna è un patrimonio dell’umanità e può migliorare solo se persone che si impegnano quotidianamente ad essere migliori la frequentano e la vivono. Quello che secondo me grida Sergio è il livello basso a cui siamo arrivati. Ma come, vieni in Sardegna e invece di parlare della meraviglia della natura, dell’Eden che è, della grande dignità e fierezza di tantissime persone sarde che ho conosciuto, parli del Wi Fi e delle carte di credito?

Quello che manca all’Italia e quindi anche alla Sardegna è l’amore, la gioia di vivere. Perché così come la gioia anche la collera è contagiosa. L’amore può proliferare solo se si creano condizioni di rispetto reciproco tra le persone. Ho visto tanti turisti negli anni litigare in strada, ragazzini abbandonati a schizzare e urlare in spiaggia, senza nessun rispetto per gli altri. Gente che pianta l’ombrellone sulla spiaggia libera (e quasi tutte le spiagge sarde sono per lo più libere, grazie ad una gestione oculata del bene comune) e poi se ne va per i fatti suoi, occupando suolo di tutti. Discorsi razzisti contro i sardi da parte dei “continentali”, contro i “continentali” da parte dei sardi, discorsi razzisti contro i ragazzi che per sopravvivere vendono in spiaggia, sempre dileggiati, quasi fossero macchiette colorite della vacanza e non avessero dignità di esseri umani.

Ragazzi e ragazze ubriacarsi a dismisura, sentendo pessima musica commerciale di bassa lega, locali gestiti da “continentali” incapaci e anche da quelli capaci, locali gestiti da sardi incapaci e da sardi capaci. Ho visto tutto, ho visto l’umanità che c’è, la direzione che ha preso.

Ecco, se vogliamo fare qualcosa di buono, è invertire questa tendenza. Ma come, la patria di Dante, di Gramsci, di Croce, di Michelangelo, di Einaudi, di Lussu, di Atzeni, di Calvino, di Verdi, di Vivaldi e chi più ne ha più ne metta, che si veste all’americana, che mangia avida come non ci fosse un domani, che strilla con rabbia, che vede tv spazzatura, che non sa più cantare di gioia?

Se vogliamo partire da qualche parte, partiamo da noi, dall’ignoranza e dall’arroganza, dalla mancanza di sensibilità e di rispetto, che governa sempre più le nostre menti di italiani. E invece di lamentarci, cominciamo a rimboccarci le maniche. C’è tanto lavoro da fare, ma possiamo tornare a splendere meglio di prima. Ma ognuno deve dare il meglio di sé, senza ipocrisie, senza debolezze. Ripartendo dall’umanesimo.

Io amo la Sardegna e amo l’Italia, perché amo la vita, con tutte le nostre contraddizioni. E solo per questo ora ho deciso di parlare.

Se vogliamo partire da qualche parte e approfondire le cause dei nostri mali, leggiamoci tutti queste profetiche parole di Goffredo Parise scritte più di 44 anni fa, forse è un punto di vista che ci può far capire il vero problema: http://www.dariopulcini.it/2015/12/il-rimedio-e-la-poverta-goffredo-parise/

Impariamo ad apprezzare ciò che vale veramente, ad aprire mente e cuore al nuovo, alla ricerca delle soluzioni, piuttosto che alla disamina dei problemi: ciò non potrà che migliorarci.

Chi non apprezza il paradiso non lo merita. La Sardegna è il paradiso, è la dimostrazione della natura di come può essere gioia pura, serenità, forza, bellezza. La direzione è data, sta a noi seguirla o meno.

Grazie.

P.S.: poi pubblicherò delle foto della Sardegna, per chi magari non sa bene di cosa parlo.

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Società

“Io, italiana povera, non penso che i migranti mi stiano togliendo il pane”.

Ha solo 22 anni, Francesca Iacono, ed è una ragazza come ce ne sono tante. Anche la sua storia, raccontata in un lungo sfogo su Facebook, non è poi così inusuale.

Sorgente: Huffington post: “Io, italiana povera, non penso che i migranti mi stiano togliendo il pane”. E il post di Francesca, 22 anni, diventa virale

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Buddismo Filosofia Società Umanesimo

Solitudine e compresenza

È importante saper apprezzare la solitudine, significa accettarsi così come si è, significa imparare ad amarsi.
Ma, poiché siamo compresenti insieme in questo dato momento, l’imparare ad amarci l’un l’altro è un’inesauribile fonte di crescita, un avvicinamento concreto alla realtà della vita così come è in tutta la sua grandezza, la direzione migliore verso l’armonia e la pace per il genere umano.
Quando si ama ci si trova anche in momenti di conflitto, è inevitabile: l’importante è non cambiare la nostra visione dell’amore profondo e universale solo a causa di vecchie discussioni. Saper tornare ad amarsi è ancora più importante della disillusione determinata dal conflitto.
Il presente è più importante del passato.
La nostra indifferenza anche verso una sola forma di vita è un’illusione. Tutto esiste e è interrelato con noi anche se noi non vi diamo alcuna importanza.
La vita è una rete pulsante, ogni singola forma ne è parte imprescindibile: la nostra capacità di amare ogni parte così come è significa apprezzare la vita nella sua totalità.
Non esistono persone giuste o sbagliate per noi, esistono solo persone.
E sono tutte egualmente meravigliose, con i propri talenti, i propri difetti e le proprie sfide.
Sostenerle tutte è l’impegno quotidiano di chi vive illuminato dalla comprensione profonda dei legami inscindibili che ci legano l’un l’altro.

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Società Umanesimo

Piccolo viaggio nel profondo interiore…

Spesso si confonde la sensibilità con una supposta capacità di intuizione che necessariamente deve avere la persona sensibile; una sorta d’arte divinatoria in grado di percepire, non si sa bene come, cosa l’altro pensa.
Interpretare cosa l’altro pensa implica necessariamente l’esprimere un giudizio sulla persona; sensibilità invece è capire se una persona sta bene o male, sostenerla in entrambe i casi, chiedendo perché e come. Se la persona non esprime il proprio agio o disagio, l’altrui non intervenire non è mancanza di sensibilità, bensì mancanza del giudizio verso l’altro; non sapendo cosa l’altro sinceramente pensa è sensato astenersi dal giudizio, per non rischiare di farsi un’idea sbagliata e compromettere così una relazione umana, il bene più prezioso.
Perciò che stiate bene o che stiate male, ditelo con sincerità, non attendete possibili interpretazioni, non diventate enigmatici: chi vi vuole bene, gli orecchi sensibili, i veri amici, immancabilmente vi staranno ad ascoltare e vi rispetteranno.

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Culture Diritto Società

Per la Giornata Internazionale della Donna

Ancora nel 2016 la violenza sulle donne e la discriminazione di genere sono purtroppo esperienze quotidiane, anche nel nostro paese.
Ancora oggi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Ancora oggi la parte femminile che vive in ognuno di noi, la parte sensibile e compassionevole, viene repressa e derisa, viene identificata illusoriamente come segno di debolezza.
La forza senza compassione è violenza.
Quindi è importantissimo commemorare la giornata internazionale della donna, riflettendo su come agire perché si rispetti il lato femminile di ogni essere umano.
Fino a che l’umanità non saprà riconoscere nelle differenze il massimo valore, fino a che non ci sarà il rispetto più profondo degli uomini nei confronti delle donne e delle donne nei confronti degli uomini, non ci sarà pace nell’umanità.
Un augurio sincero di giustizia e felicità per tutte, perché presto si realizzi un senso comune di rispetto per tutto ciò che c’è di femminile nel mondo.
Un augurio sincero per l’altra metà del cielo senza la quale non ci sarebbe la vita.

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Politica Società

O cara moglie

Questa canzone mi emoziona da quando sono bambino.
Parla della dignità umana, di chi non cede alla paura e continua a lottare contro l’ingiustizia e l’iniquità, ovunque e comunque, per sé e per gli altri.
I più continuano ancora ad entrare nei loro posti di lavoro, schiavi moderni che vendono la loro vita per quattro soldi al ricco malato mentale di turno. Sempre più precari, sempre più sfruttati, poco importa. Oggi meno in fabbrica, meno nei campi (tanto ci sono i paesi più poveri dove attingere braccia affamate) e più negli uffici, ma la morte interiore è la medesima.
Obiettivo principale: comprarsi un cellulare nuovo, un’automobile, andare ogni tanto a mangiare fuori o al cinema, comprare a caro prezzo un vestito nuovo fatto da schiavi in luoghi lontani dagli occhi e dal cuore: una vita dedita a farsi in fondo null’altro che i fatti propri.
L’unica lotta che è loro rimasta è per poter essere borghesi al punto giusto, così da mascherare con il benavere i sensi di colpa tipici di chi ha ucciso i propri sogni in cambio di una qualche parvenza di comodità, di qualche illusoria certezza di stabilità in un sistema che produce egoisti, arroganti, ignoranti e indifferenti.
Una società di falliti dunque, di incapaci a vedere un’umanità solidale, di vedere l’unità della moltitudine: l’odio verso il povero, l’immigrato, il derelitto, è l’unica cosa che li tiene in vita, una vita finta ovviamente, vissuta a metà tra l’ipocrisia e il lamento, ma che richiede meno sforzi.
Nella lotta per la libertà e la giustizia non si può prescindere dal sacrificio: e per chi crede in un’umanità potenzialmente migliore non è sacrificio, ma un onore dedicare la propria vita alla vita, alla giustizia sociale, al diritto di tutti a vivere e non solo a sopravvivere.
Dite ai vostri figli di venire a sentire, per capire che cosa vuol dire lottare per la libertà.

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