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Dopo “Raccontiamola giusta!” a Zagarolo

Stanco, ma felice.
Alcuni mi hanno chiesto perché ho deciso di contribuire all’organizzazione di “Raccontiamola giusta!” (www.raccontiamolagiusta.it) a Zagarolo proprio il giorno del mio compleanno, in maniera del tutto gratuita.
Vedendo ogni giorno comportamenti egoistici, credo sia quanto di meglio si possa fare per ribaltare il senso stereotipato del compleanno, dandogli il valore che reputo sommo: riconoscere che chi mi circonda è anche esso “me”, che senza l’altro non sono nulla. E allora il regalo sono io che voglio farlo agli altri, ha più senso.
Non passa giorno che non mi renda conto di quanto per anni sia stato cieco, non vedendo quanto sia fortunato ad essere circondato da persone e realtà meravigliose: dai gruppi d’acquisto solidale, alle piccole associazioni locali, dai produttori agli artigiani, dai singoli alle istituzioni. Sento un legame di stima e amicizia, oltre che con le amicizie e gli affetti di sempre, anche con tutti coloro che ho conosciuto meglio, sperando di conoscere presto meglio anche tutti gli altri che hanno dato il loro contributo all’iniziativa e che non ho conosciuto bene. Ho voluto regalare per un mese tanto mio tempo a tutti, proprio per il giorno del mio compleanno, perché non c’è più grande felicità per me che vivere sostenendo la felicità di ogni singola persona che incontro. Dà una gioia impagabile, provateci, credeteci.
Non riesco a trattenere le lacrime per l’emozione di essere parte di qualcosa che sento appartenermi: un’umanità non perfetta, ma che si sforza quotidianamente di dare il meglio di sé. Un mondo di uguaglianza, di dignità, di giustizia, di rispetto, di abbracci, affetto, sorrisi, amicizia, amore, solidarietà, che vive proprio qui accanto a me, in me, tutti i giorni.
“Raccontiamola giusta!” per la seconda volta mi ha stupito, sorpreso, emozionato: è, in fondo, un grande, meraviglioso e nell’insieme perfetto atto d’amore di persone che sono semplicemente, naturalmente, spontaneamente esseri umani, capaci di sostenersi l’un l’altro, decidendo di incontrarsi piuttosto che scontrarsi. Tutto questo è la genesi della Rete di Economia Solidale del Lazio.
Non un dare per avere, ma un dare per dare: e chi vive più il dolore dell’indigenza se tutti diamo? La massima abbondanza la può produrre solo un radicato e disinteressato comportamento altruistico d’ogni persona.
Non è un dimenticare se stessi, bensì dare il giusto peso all’infinito valore di chi ci circonda. Ciò stimola noi stessi a vedere il nostro valore, le nostre capacità, la nostra unicità, ciò permette che sia riconosciuta.
Grazie amiche e amici preziosi, veramente grazie per avermi regalato due giorni di gioia, di essere stati tutti la comunità che vorrei vedere ogni giorno e in ogni momento.

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Ambiente Ecologia Economia Iniziative Musica News Società Umanesimo

Raccontiamola giusta! – L’economia solidale in festa 24-25 ottobre Zagarolo (RM)

Non è vero: non è vero che l’Italia è un pessimo paese, che non c’è possibilità di uscire fuori da clientele, dall’affarismo, dall’ignoranza, dalla crisi. C’è una rete di persone meravigliose, non raccontata dai maggiori canali d’informazione, che lavora quotidianamente per trasformare in meglio i nostri territori, con grande senso di responsabilità, con allegria, con consapevolezza, con umiltà, con grande impegno volontario e gratuito, portatrice di vera bellezza. C’è una nuova cultura che si sta formando capace di valorizzare persone, prodotti, servizi, luoghi: una rete fatta di persone, associazioni, aziende, gruppi informali, che non può più essere fermata, che caparbiamente continua ad investire il proprio tempo, le proprie energie, per il bene di ogni persona e dell’ambiente in cui tutto viviamo e di cui tutti siamo figli. Tutto questo è “Raccontiamola giusta! – L’economia solidale in festa“, la più grande festa dell’economia solidale del Lazio, che sono fiero di contribuire ad organizzare, il 24 e 25 ottobre 2015, nell’incantevole Palazzo Rospigliosi a Zagarolo.
C’è uno splendore collettivo e individuale che sta emergendo con forza, che dà speranza, gioia, calore umano, in una parola: amore. Amore per sé, per gli altri, per la natura, per un’umanità che comincia a pensare che possiamo farcela a costruire comunità di persone degne e rispettose le une delle altre, capace di superare le difficoltà attuali, proponendo un’alternativa al modello economico dominante, non solo credibile, ma già in essere.
Il mondo nuovo è già qui, basta aprire gli occhi.


http://www.raccontiamolagiusta.it

Evento Facebook:

https://www.facebook.com/events/458103311048726/

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Agricoltura Società Umanesimo

Il Manifesto del Fronte di Liberazione del Contadino Impazzito

Sono a tutti gli effetti divenuto un contadino impazzito anche io. E ne sono orgoglioso.
Ringrazio Francesco Neri per lo spunto (ho effettuato una traduzione migliore di quelle che si trovano in giro, più fedele al testo, anche per la tua gioia) e Adriana Lilia Andrade per la bellissima foto che ha scattato del macaone sul fiore di lavanda dell’orto che coltivo qui da me.

Manifesto: The Mad Farmer Liberation Front

Love the quick profit, the annual raise,
vacation with pay. Want more
of everything ready-made. Be afraid
to know your neighbors and to die.
And you will have a window in your head.
Not even your future will be a mystery
any more. Your mind will be punched in a card
and shut away in a little drawer.
When they want you to buy something
they will call you. When they want you
to die for profit they will let you know.
So, friends, every day do something
that won’t compute. Love the Lord.
Love the world. Work for nothing.
Take all that you have and be poor.
Love someone who does not deserve it.
Denounce the government and embrace
the flag. Hope to live in that free
republic for which it stands.
Give your approval to all you cannot
understand. Praise ignorance, for what man
has not encountered he has not destroyed.
Ask the questions that have no answers.
Invest in the millennium. Plant sequoias.
Say that your main crop is the forest
that you did not plant,
that you will not live to harvest.
Say that the leaves are harvested
when they have rotted into the mold.
Call that profit. Prophesy such returns.
Put your faith in the two inches of humus
that will build under the trees
every thousand years.
Listen to carrion – put your ear
close, and hear the faint chattering
of the songs that are to come.
Expect the end of the world. Laugh.
Laughter is immeasurable. Be joyful
though you have considered all the facts.
So long as women do not go cheap
for power, please women more than men.
Ask yourself: Will this satisfy
a woman satisfied to bear a child?
Will this disturb the sleep
of a woman near to giving birth?
Go with your love to the fields.
Lie down in the shade. Rest your head
in her lap. Swear allegiance
to what is nighest your thoughts.
As soon as the generals and the politicos
can predict the motions of your mind,
lose it. Leave it as a sign
to mark the false trail, the way
you didn’t go. Be like the fox
who makes more tracks than necessary,
some in the wrong direction.
Practice resurrection.
Manifesto: Fronte di Liberazione del Contadino Impazzito

Amate il guadagno facile, l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate. Desiderate sempre più
cose prefabbricate. Avete paura
di conoscere i vostri vicini e di morire.
E avrete una finestra nella vostra mente.
Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero.
La vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno. Quando vi vorranno
far morire per il profitto, ve lo faranno sapere.
Quindi, amici, ogni giorno fate qualcosa
che non possa essere misurato. Amate [la Vita].
Amate il mondo. Lavorate gratuitamente.
Contate su quello che avete e siate poveri.
Amate qualcuno che non se lo merita.
Denunciate il governo e abbracciate
la bandiera. Sperate di vivere in quella libera
repubblica che essa rappresenta.
Approvate tutto quello che non
capite e lodate questa ignoranza, perché ciò che l’uomo
non ha compreso non ha distrutto.
Fate le domande che non hanno risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Sostente che il vostro raccolto principale
è la foresta che non avete seminato
e che non vivrete per raccogliere.
Affermate che le foglie quando si
decompongono diventano fertilità.
Chiamate questo “profitto”. Una profezia così si avvera sempre.
Ponete la vostra fiducia nei cinque centimetri di humus
che crescono sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate i cadaveri – mettete l’orecchio
vicino e ascoltate i bisbigli
delle canzoni a venire.
Aspettate la fine del mondo. Sorridete.
Il sorriso è incalcolabile. Siate pieni di gioia
pur avendo considerato tutto ciò.
Finché la donna non brama il potere,
date retta alla donna più che all’uomo.
Domandati:  quello che fai potrà soddisfare
la donna che è contenta di avere un bambino?
Disturberà il sonno
della donna vicina a partorire?
Vai con il tuo amore nei campi.
Stenditi all’ombra. Posa il capo
sul suo grembo. Vota fedeltà
alle cose più vicine al tuo cuore.
Quando vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo. Lascialo come un segnale
per indicare la falsa traccia, la via
che non hai preso. Sii come la volpe,
che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.

Wendell Berry – Scrittore, poeta, agricoltore e ambientalista statunitense

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Società Umanesimo

Questioni di mentalità

C’è chi pensa che questa umanità soffra principalmente per problemi di soldi, di iniqua distribuzione della moneta. Non è questo il problema principale, non è questo che crea le guerre, la violenza, la sopraffazione: ciò che crea tutto il male del mondo è la mentalità di chi lo vive, la ricchezza non è la moneta, la ricchezza è in ciò che si è e in ciò che si sa fare, ma soprattutto in ciò che si sceglie di fare con ciò che si è. E questo dipende da che mentalità si ha. Se si pensa che l’uomo sappia essere solo egoista, maligno, avido, falso, usurpatore, allora questa umanità non può che essere con tali caratteristiche. Se invece si pensa che l’uomo sappia essere principalmente altruista, generoso, buono, cercando di coltivare innanzitutto queste qualità dentro se stesso, vedendo che tale mentalità rende più felici, più allegri, più cordiali, allora si è capita la realtà dell’essere umano: si può scegliere sempre da che parte stare, si può ricevere ingiurie e sapere comunque dove è il vero e il giusto, ogni singolo essere umano può cambiare se stesso per cambiare il corso della storia. Perché in una rete, un solo nodo che cambia, cambia la rete intera. Così avviene nella nostra mente, un solo pensiero buono può cancellare tanti pensieri cattivi, una sola azione positiva può cambiare tante azioni negative, un solo atto d’amore determinato può trasformare tanto odio atavico. L’uomo di pace è colui che attivamente costruisce relazioni di pacifica convivenza, cercando di risolvere i problemi, di dialogare senza limiti per superare quegli stessi limiti che fanno di noi gli esseri peggiori delle bestie per divenire esseri meravigliosi e perfetti più d’ogni dio inventato dall’uomo. Non esiste potere più grande della speranza e della fiducia che un singolo uomo può imprimere nella propria comunità attraverso il proprio comportamento da essere umano. Se ami te stesso veramente non puoi non amare anche tutti gli altri esseri viventi, perché essi sono imprescindibili per la tua esistenza, per la tua felicità. E quindi agisci di conseguenza, attraverso un comportamento cordiale e socievole, dando fiducia anche quando risulta poi mal riposta o anche quando non dà i frutti sperati, perché sai che solo l’altruismo attivo può permeare l’umanità che vivi rendendo reale la bontà: solo con l’essere amico d’ogni persona, anche se non è tua amica, solo amando ogni persona, anche chi non ti ama e amando perfino chi ti odia, puoi trasformare questo mondo in un luogo gioioso dove vivere. Questa io chiamo consapevolezza e vera umanità. Questa mentalità permette di costruire un futuro di dignità per chiunque. Non farti mai sviare dall’apparente cattiveria degli altri, sono solo le loro paure non superate, persone a cui tu puoi dare aiuto, perché sono loro coloro che soffrono. Tu hai scoperto, così facendo, il vero amore per la vita, l’unica cosa che conta veramente.

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Società Umanesimo

Umano e disumano

Un’umanità che non sa dare valore alla vita in sé (dignità), ma che è capace di dare valore (meglio sarebbe dire, senza ipocrisie, “prezzo”) solo a ciò da cui ottiene qualcosa in cambio, in un interminabile e perverso gioco di do ut des, dove tutto, anche l’aria, può divenire privato, esclusivo, merce, è destinata all’auto-annientamento, dopo immani sofferenze inferte l’un l’altro, uomo contro uomo. Se si costruisce insieme, attraverso il confronto e il dialogo, un sistema sociale e educativo capace tanto di valorizzare le facoltà e i talenti del singolo, che insegnare a rispettare ciò che deve essere di tutti, inalienabile (se si vuole veramente progredire come specie), ossia le risorse naturali, le buone idee, le buone pratiche, le culture, le arti, i mestieri, si potrà arrivare un giorno ad un’umanità prospera, armonica e pacifica. Ciò io intendo per rispetto dell’uomo, della natura e delle future generazioni, questa è per me la vera natura umana. Chi non condivide ciò, chi non vuole far parte di questo percorso, non vuole scegliere questa vitale e necessaria, oggi più che mai, mentalità nell’approccio con l’altro, non è degno di essere definito umano.

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Economia Società Umanesimo

Il fallimento del produttivismo

Sono in Sardegna, isola che amo e che conosco da quando sono nato. Ammiro gli imponenti e ancestrali monti di granito, mi inebria l’odore del mirto e dell’elicriso, sono estasiato dalle acque cristalline, sento pulsare in questa terra per lo più incontaminata una forza archetipa, quella della natura nel suo libero divenire originario.

E poi giro per Olbia o Porto Rotondo e vedo tutte queste famiglie in preda al raptus dell’acquisto estivo: vagano nei centri commerciali e tra bancarelle che per lo più vendono prodotti scadenti, se non vera e propria immondizia, scarti della produzione industriale spacciati per cibo o prodotti cosmetici, acquistando voracemente ogni stupidaggine. L’industria dei marchi ha inquinato anche le menti dei giovani: una ragazzina di non più di quindici anni diceva in spiaggia “non voglio mettermi con nessuno, a meno che non sia bello così sono sicura che mio figlio sarà bello”. I genitori non hanno detto una parola a questa affermazione, come se fosse normale esprimere un pensiero così stupido e superficiale. Come se l’amore fosse un acquisto vantaggioso, come se fosse indossare un vestito di un marchio famoso, come se fosse il puntare su un cavallo vincente: così come la televisione e la pubblicità insegna loro. Una famiglia oggi al supermercato, alla richiesta della cassiera se avesse la carta Conad, lascia rispondere la bambina: “noi andiamo alla Coop o al Carrefour, non abbiamo la carta Conad”. I genitori aggiungono che da loro è un susseguirsi di centri commerciali e dicono tali parole con aria compiaciuta. La cassiera risponde che “purtroppo” qui non c’è ancora nemmeno Ikea e che sono finiti i tempi in cui si costruivano centri commerciali in Sardegna. L’altro giorno una famiglia francese al Carrefour, siccome la loro carta di credito non veniva accettata come bancomat, dicono alla cassiera “noi siamo francesi, Carrefour è francese, come è possibile”, come se la colonizzazione commerciale di una multinazionale, che ha distrutto tantissime economie locali, con imprese costrette a chiudere, posti di lavoro persi, cultura manifatturiera cancellata, sia qualcosa di cui andare fieri, qualcosa che tutela la loro supposta supremazia nazionale nel mondo. Al negozio biologico da cui mi rifornisco a Olbia una signora del nord Italia dice che i sardi non hanno voglia di lavorare e di fare soldi (come invece al nord), perché ha saputo che si voleva aprire un supermercato Natura sì in questa città, ma nessuno si è prodigato per trovare uno spazio adeguato alle richieste di tale catena di distribuzione.

Questo modello sociale promosso da avidi ricchi impazziti (e seguito dai tanti che stupidamente provano a imitarli) sta decadendo, è già decaduto, solo che molti ancora non se ne accorgono. La società industriale, il produttivismo, sta portando al collasso ambientale e sociale, ormai è un fatto e non una mera teoria. L’individuo interessato più all’avere (che sia un’auto, un lavoro, una famiglia) che all’essere è un individuo fallito, che ha perduto il senso originario della vita. E la depressione prende il sopravvento nei più, celata dietro ai sorrisi finti nei selfie, dietro le maschere di cera delle signore imbellettate in giro per l’aperitivo a Porto Rotondo. All’innaugurazione della discoteca Country, sempre a Porto Rotondo, file di ragazzini di 20 anni anelano entrare, ma rimangono delusi e arrabbiati, perché senza invito e senza essere in lista non si entra. Torneranno a casa sognando un giorno di avere abbastanza soldi o fama tali da poter entrare per primi, guardando con godimento i ragazzini che non potranno entrare. In bella mostra all’ingresso un’auto sportiva da centinaia di migliaia di euro completa il quadro penoso della situazione. E anche io mi arrabbio, non perché desiderassi entrare chissà quanto, ma perché nemmeno lo avevano comunicato che ci fosse bisogno di un invito: tutto perfettamente studiato per creare una società divisa in inclusi e esclusi.

Una società falsa, superficiale, che produce individui incapaci di sostenere un dialogo sincero, autentico, incapaci di valorizzare le relazioni e saperle tenere: diverse volte mi è capitato di perdere un’amicizia o addirittura l’amore per una frase detta crudamente, per un comportamento duro ma determinato al crescere dell’altro, senza che l’altro abbia avuto il coraggio del confronto, la pazienza del crescere insieme, senza avermi dato valore, senza ascolto, senza considerare il mio comportamento nel tempo: quello stesso ascolto, quell’aiuto sincero e disinteressato che ho cercato sempre di dare, a me è stato più e più volte negato, spesso da quelle medesime persone che maggiormente lo hanno ricevuto. Quale miglior modo d’altronde di allontanarsi dalla verità che allontanare la persona che la dice o il dialogo autentico che porta verso di essa? Può sembrare un’affermazione arrogante, ma ho rifletutto a lungo e non posso che confermare tale mio punto di vista.

Tutto è merce, tutto è fugace, tutto è veloce: sembra di vivere in un incubo e invece è la terribile realtà dei nostri giorni, di come vive la maggior parte della gente.

La vita va vissuta come valore in sé, come gioia in sé, non con un fine specifico e prefissato: come si può vivere pensando che il nostro valore sia determinato dal costo dei vestiti che portiamo, dall’auto che guidiamo, dallo stipendo che prendiamo, da quanto sia avvincente il sesso con la o il partner (passione che dura al massimo qualche mese senza altruismo)? Come possiamo pensare che il nostro valore sia nell’amore che riceviamo invece che nella nostra capacità di amare? Tante persone continuano a vivere piene di illusioni, in una bolla che rapidamente scoppia, tormentate dai sensi di colpa, perché non ascoltano chi dice loro la verità, ma soprattutto non ascoltano la loro parte più vera, più genuina, quella verso il giusto e il reale. E ad ogni scoppio ricominciano da capo, senza imparare nulla, come una catena di montaggio dei sentimenti umani, in cui ogni pezzo viene replicato all’infinito, in una spirale senza fine che porta all’esasperazione, alla follia, al suicidio interiore.

Eppure l’essere umano tende naturalmente verso il bene, il miglioramento, il progresso spirituale oltre che materiale. Però perché tale sua natura emerga deve lottare oggi contro il modo di pensare della società capitalistica, in cui tutto è merce, tutto è questione di soldi, di produttività, di prevaricazione l’uno sull’altro per accaparrarsi il posto migliore, per acquistare per primi il nuovo smartphone: è tutto concorrenza, si diviene migliori non se si ammettono i propri errori, non se si è capaci di cambiare idea, ma se si ha un’idea talmente radicata da soggiogare l’altro, se non riuscendo a batterlo nel dialogo sicuramente battendolo nella capacità di diventare indifferente. Non si costruisce più insieme, non si è più in grado di relazionarsi gioiosamente.

Io non ci riesco, io non riesco ad essere indifferente, né alla signora sessantenne che cerca ancora l’avventura con il giovane plastificando il proprio corpo, persa nella propria malinconia e tristezza d’un passato costruito sulla certezza del “benavere”, ma privo di emozioni, né al giovane che pensa sia tutto una questione di denaro, sesso e potere, né all’amico che mi ha tradito o all’amore che non ha capito. Loro sono me, sono vita, nessuno esiste senza tutto. Tutto è sempre presente, è sempre interrelato, non esistono distanze, non esiste separazione.

Sono qui e ora, presente a me stesso, conscio che il mio agire può dare un contributo utile al cambiamento, pronto ad aiutare l’altro, a togliere sofferenza e dare gioia, dimostrando ancora una volta che l’essere umano non è un cancro nella natura, ma parte fondamentale dell’evoluzione della natura sulla terra.

Anche se dovessi rimanere l’ultimo a comportarmi in tal modo.

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Ecologia Iniziative News Politica Società Umanesimo

Ecofestival Mentanese sabato 27 giugno 2015

Ecofestival-Mentanese-a6Ecofestival-Mentanese-a6-retroIl 27 giugno si terrà a Mentana, in Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, il primo Ecofestival Mentanese: sarà un’ottima occasione per conoscere il mondo visto dagli occhi dei sognatori: quindi siate presenti, se non con il corpo, almeno con il cuore!

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Ambiente Ecologia Filosofia Politica Società Umanesimo Video

La verità la puoi solo negare non la potrai evitare

La verità la puoi solo negare non la potrai evitare. Video meraviglioso.

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Diritto Economia Politica Società Umanesimo

Un paese iniquo

In Italia non esiste equità, è questo il vero problema, di questo si deve urgentemente occupare la politica. L’Ocse, nel suo rapporto sulle disuguaglianze, calcola che l’1% più benestante della popolazione della Penisola detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta, il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9 per cento degli attivi totali. La crisi ha inoltre accentuato le differenze, dato che la perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata del 4% per il 10% più povero della popolazione e solo dell’1% per il 10% più ricco. Il 20% più ricco detiene infatti il 61,6% della ricchezza e il 20% appena al di sotto il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, di cui appena lo 0,4% per il 20% più povero. Il 5% più ricco della popolazione, detiene il 32,1% della ricchezza nazionale netta, ovvero oltre la metà di quanto detenuto del primo quintile, e di questa quasi la metà è in mano all’1% più ricco.

Insomma il 60% degli italiani si trova a dividersi le briciole (il 17% della ricchezza). La soluzione a tutta questa ingiustizia è già prevista nell’art. 53 della Costituzione Italiana, il quale statuisce:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Un governo decente dovrebbe immediatamente attenersi a quanto previsto dalla Costituzione, combattendo l’evasione fiscale pari a 180 miliardi l’anno (perché tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche) e rendendo il sistema tributario realmente progressivo, cambiando gli scaglioni IRPEF da 5 a 100, portando l’aliquota a zero per redditi fino a 20.000 euro, eliminando tutte le altre tasse e i privilegi. In tal modo lo Stato potrebbe garantire immediatamente salute, istruzione, lavoro, casa, trasporti, tutela dell’ambiente, accesso all’informazione e giustizia, per tutti gratuitamente.

Siccome però i partiti (escluso solo il Movimento 5 Stelle) sono finanziati proprio dalle persone più ricche, come spiega bene l’approfondimento di Open Polis “Sotto il materasso”, non voteranno mai provvedimenti tesi alla redistribuzione del reddito, benché sancito dalla nostra Costituzione.

Per fortuna ci sono ben tre modi con cui la gente comune può modificare tale situazione:

votare diversamente (e andare a votare, soprattutto, poiché è da stupidi non usufruire di un diritto) o candidarsi in prima persona (perché in Italia si ha il diritto dell’elettorato attivo e passivo, non dimentichiamolo), mantenendo saldi i principi di onestà e di equità.

– non cooperare più con la fascia più ricca, cioè non cooperare più con il male. Un re senza sudditi non è più un re, un ricco senza poveri da sfruttare non è più ricco. In sostanza bisogna rifiutarsi di lavorare e non acquistare prodotti o servizi  da chi sfrutta le persone e l’ambiente.

– costruire una comunità solidale, in cui vi è unità nella diversità, partendo dal proprio territorio. La ricchezza non sono i soldi, ma ciò che sappiamo fare, i soldi sono solo un mezzo di scambio. Se ricostruiamo rapporti sociali di mutuo aiuto partendo dal territorio dove viviamo, se basiamo la nostra esistenza sulla solidarietà reciproca, possiamo star certi di non vivere più con la paura della povertà e di contribuire quindi alla costruzione di una società più umana.

Essere umani significa darsi una mano l’un l’altro, stringersi in un fraterno abbraccio di fronte alle difficoltà della vita. Chi sostiene il contrario o è un illuso o mente per convenienza personale.

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Società

Quelli che benpensano

Avete presente quelli che domandi che lavoro fanno e rispondono:
– lavoro per questo, quello e quell’altro
E allora domandi:
– ma dai, bravo, come hai fatto?
– Niente, avevo un amico qui, poi mio padre qua, uno zio là…
Ecco, di queste persone un domani, nei momenti in cui la crisi umanitaria che viviamo sarà ancor più stringente, non fidatevi, per nulla al mondo. Saranno i primi a farvi le scarpe, ad approfittare di voi. Perché se consideri accettabile un compromesso disonesto, essa diviene pian piano il tuo stile di vita. E non c’è più differenza tra chi critichi e chi sei: sei un elemento del sistema che dici di combattere.

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Società Umanesimo Video

Cosa si riceve quando si dà agli altri?

Cosa si riceve quando si dà agli altri? Né il successo, né la fama, né il denaro, ma qualcosa di molto più importante, qualcosa che rende la nostra vita splendente e degna d’essere vissuta. Mi rendo sempre più conto di non essere più in grado di agire diversamente… E ne sono felice.

This video made my day!

If everyone thinks like this guy the world would be full love and happiness

Posted by DeLorean on Giovedì 5 febbraio 2015

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Culture Filosofia Politica Scritti e poesie Società

La relazione maestro-discepolo secondo Gramsci

A. Gramsci, Il linguaggio, le lingue e il senso comune (Q. III)

Questo problema può e deve essere avvicinato all’impostazione moderna della dottrina e della pratica pedagogica, secondo cui il rapporto tra maestro e scolaro è un rapporto attivo, di relazioni reciproche e pertanto ogni maestro è sempre scolaro e ogni scolaro maestro. Ma il rapporto pedagogico non può essere limitato ai rapporti specificatamente “scolastici”, per i quali le nuove generazioni entrano in contatto con le anziane e ne assorbono le esperienze e i valori storicamente necessari “maturando” e sviluppando una propria personalità storicamente e culturalmente superiore. Questo rapporto esiste in tutta la società nel suo complesso e per ogni individuo rispetto ad altri individui, tra ceti intellettuali e non intellettuali, tra governanti e governati, tra élites e seguaci, tra dirigenti e diretti, tra avanguardie e corpi di esercito. Ogni rapporto di “egemonia” è necessariamente un rapporto pedagogico e si verifica non solo nell’interno di una nazione, tra le diverse forze che la compongono, ma nell’intero campo internazionale e mondiale, tra complessi di civiltà nazionali e continentali.
Perciò si può dire che la personalità storica di un filosofo individuale è data anche dal rapporto attivo tra lui e l’ambiente culturale che egli vuole modificare, ambiente che reagisce sul filosofo e costringendolo a una continua autocritica, funziona da “maestro”. Cosí si è avuto che una delle maggiori rivendicazioni dei moderni ceti intellettuali nel campo politico è stata quella delle cosí dette “libertà di pensiero e di espressione del pensiero (stampa e associazione)”, perché solo dove esiste questa condizione politica si realizza il rapporto di maestro-discepolo nei sensi piú generali su ricordati e in realtà si realizza “storicamente” un nuovo tipo di filosofo che si può chiamare “filosofo democratico”, cioè del filosofo convinto che la sua personalità non si limita al proprio individuo fisico, ma è un rapporto sociale attivo di modificazione dell’ambiente culturale. Quando il “pensatore” si accontenta del pensiero proprio, “soggettivamente” libero, cioè astrattamente libero, dà oggi luogo alla beffa: l’unità di scienza e vita è appunto una unità attiva, in cui solo si realizza la libertà di pensiero, è un rapporto maestro-scolaro, filosofo-ambiente culturale in cui operare, da cui trarre i problemi necessari da impostare e risolvere, cioè è il rapporto filosofia-storia.

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Società Umanesimo

Nel paese della bugia la verità è una malattia

Il titolo dell’articolo è un noto aforisma di Gianni Rodari. Purtroppo noi viviamo nel paese della bugia, forse anche nel mondo della bugia, dove le frottole viaggiano più degli aeroplani. Ma a cosa servono le bugie? Le bugie servono a raccontare un fatto invece di un altro: se percepite come verità (la qual cosa avviene soprattutto se ripetute spesso e da molti) le bugie hanno il potere di stravolgere la realtà, di non permettere una comprensione corretta di ciò che accade. E, alla fine, producono ignoranza: se ripetute da mezzi di informazione di massa portano addirittura all’instaurarsi di una cultura dominante basata sull’ignoranza. Ma non è sufficiente la bugia per irretire le menti delle persone: perché ciò avvenga è necessario instillare, attraverso le bugie, paura, molta paura. Paura del giudizio degli altri, paura di non farcela, paura di perdere, paura della solitudine, paura di vivere, paura di morire, paura di ammalarsi, paura di invecchiare, paura di amare, paura di esprimersi, paura di cadere in povertà. L’essere umano, se immerso nelle sue paure, diventa egoista, terribilmente egoista.

La verità è insita in ogni istante, ma la si può percepire però solo se in grado di emanciparsi dalla paura. Dall’emancipazione dalla paura sorge la ricerca della verità. La ricerca della verità porta a dialogare con gli altri, a mettersi in discussione, a capire, ad ascoltare, a condividere. Porta quindi un essere umano a divenire più altruista.

L’altruismo è più difficile da praticare dell’egoismo, perché sposta il baricentro della propria attenzione (e quindi il punto di equilibrio mentale) dal singolo alla moltitudine. Anche se ciò all’inizio può sembrare sconcertante, soprattutto perché in tal modo si è esposti maggiormente ai soprusi e agli inganni dell’altro, nel tempo l’altruismo porta ad individui dal carattere forte e allo stesso tempo sensibili, empatici, capaci d’amare: ciò avviene perché dal continuo confronto con l’altro sorgono, nella condivisione, la solidarietà e, nella diversità, un’occasione di crescita ed evoluzione.

Se vogliamo un’umanità migliore, dobbiamo partire dall’insegnare ai bambini a non dire bugie, a non credere alle bugie, a riconoscerle, a smascherarle. E, per fare ciò, non dobbiamo innanzitutto dirne loro. E per non dirne loro dobbiamo emanciparci dalla paura.

Se ancora non siete convinti e pensate ancora che qualche bugia ogni tanto possa essere giustificata, dovete sapere che l’etimologia della parola “bugia” viene dal dialetto tedesco dalla parola “bausa”: significa cattiveria.

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Expo dei Popoli dal 3 al 5 giugno 2015 a Milano

L’unica via per Nutrire il pianeta è la sovranità alimentare. Dal 3 al 5 giugno Milano ospita Expo dei Popoli, il forum internazionale della società civile e dei movimenti contadini, al suo terzo appuntamento dopo Genova e Napoli.

Sorgente: Expo dei Popoli

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