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Politica Società

Assemblee dei cittadini

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Dobbiamo riappropiarci del nostro diritto di scegliere le sorti del Paese. Per questo vi invito a firmare la proposta di legge popolare, proposta dai Politici per caso, per istitutire le “Assemblee dei cittadini”: cittadini sorteggiati in base a specifici criteri, che dibattono e deliberano su questioni di pubblico interesse.

Si tratta di esperienze che da oltre un decennio si moltiplicano in tutto il mondo. Col supporto di esperti, i cittadini hanno la possibilità di studiare, discutere e decidere per il proprio futuro, laddove gli eletti da soli non riescono a dare soluzioni adeguate. Il primo grande tema per cui convocare un’Assemblea dei Cittadini è sicuramente l’emergenza climatica.

Davanti a questa urgenza è necessario il coinvolgimento dei cittadini, per intervenire subito dando le risposte che i Governi e la politica elettorale non sono stati in grado di offrire.

Qui per firmare la proposta di legge: https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CLIMA

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Ambiente Filosofia Politica Umanesimo

Come vivere in salute e a lungo

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Malattia, vecchiaia, morte, sono tre delle sofferenze che vive qualsiasi essere umano.

Perché tali sofferenze possano avere un senso nella nostra esistenza, è necessario affrontare la prima sofferenza: la nascita. Dal momento in cui nasciamo diveniamo sempre più consapevoli (o timorosi) delle altre sofferenze e ci chiediamo, più o meno consciamente, il perché ciò avvenga: c’è chi crede nel destino, chi nel caso, chi nella volontà (propria, del cosmo o di divinità trascendenti).

Voglio per ora tralasciare nascita, vecchiaia e morte e soffermarmi sulla malattia: di questi tempi credo sia importante si approfondisca il tema.

Diciamo innanzitutto che stare in salute non è facile: anche se la conoscenza medica avanza, la nostra eredità genetica, i nostri comportamenti e/o il nostro ambiente aumentano o diminuiscono le probabilità di essere in salute. I nostri comportamenti e il nostro ambiente modificano persino la nostra stessa genetica, quindi il patrimonio genetico che lasceremo alle generazioni future.

Tutto ciò che è vivo, per mantenere la propria salute, necessita di processi “omeostatici”: l’omeostasi è quel processo biologico che permette agli organismi viventi di conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell’ambiente tramite meccanismi di autoregolazione. Pertanto è vero che stare in salute non è facile, così come è anche vero che un organismo vivente, in miliardi di anni di evoluzione, ha elaborato strategie immunitarie e resilienti, in grado di mantenere l’omeostasi al variare dell’ambiente esterno. Possiamo dire pertanto che il nostro organismo è sia fragile che anti-fragile: viene influenzato dagli stress esterni e allo stesso tempo si adatta a questi per sopravvivere.

Per comprendere bene come funziona la vita e la salute dei singoli individui, è necessario soffermarsi sul fatto che essa non è scissa in tante parti indipendenti, ma è formata da parti interdipendenti. Questo avviene non solo nel singolo individuo, ma tra tutte le forme di vita. Anche se pensi che il broccolo che cresce nell’orto non abbia nulla a che vedere con te, in realtà non è così: oltre a condividere con te un’eredità genetica del 90%, il broccolo condivide con te l’aria che respiri, l’acqua che bevi e il suolo su cui cammini. Se l’acqua e l’aria sono inquinate tutte le specie ne vengono compromesse: i processi omeostatici non riescono a fermare la degenerazione generalizzata in atto nell’organismo e gli individui iniziano a morire.

La vita può esistere solo come macro-aggregato di molteplici specie: lì dove muoiono più individui di quanti ne nascano le diverse specie si estinguono e si tende inevitabilmente verso la desertificazione fino a giungere all’assenza di vita.

La vita è interrelata indissolubilmente e pertanto esiste un’omeostasi individuale e un’omeostasi collettiva.

L’omeostasi collettiva (in parole semplici, come vivere in salute e a lungo in un ambiente inevitabilmente comunitario) è stata studiata: grazie agli studi del docente di Scienza della nutrizione all’Università di Sassari Gianni Pes e l’astrofisico e demografo Michel Poulain ora conosciamo le zone blu.

Cosa sono le zone blu? Sono aree geografiche determinate (che i due scienziati evidenziarono in blu sulla mappa, nella loro prima ricerca) in cui la vita degli esseri umani è statisticamente molto più alta della media.Queste le aree ad oggi scoperte con la maggiore longevità al mondo: Ogliastra in Sardegna, l’isola di Okinawa in Giappone, l’isola di Icaria in Grecia, la Penisola di Nicola in Costa Rica, Loma Linda in California.

Cosa accomuna queste aree così distanti tra loro?

1. La famiglia al centro di tutto

2. Scarso o nullo tabagismo

3. Semivegetarianismo

4. Attività fisica moderata, ma costante

5. Percezione di essere utili socialmente

6. Consumo di legumi

Alcune di queste aree hanno anche altri tratti in comune:

1. Fede

2. Uso di grani integrali

3. Centralità delle donne nella comunità

4. Giardinaggio

Cosa ci insegnano le zone blu? Ce lo dice Michel Poulain: “Studiando a fondo l’alimentazione, la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo, le relazioni sociali e ogni altro aspetto della vita nelle zone blu posso dire che esistono tratti comuni riassumibili in due punti cardine: vivi una vita semplice e semina amore intorno a te. Questo è ciò che mi hanno insegnato le persone che ho conosciuto negli anni e con le quali ho stretto un sincero rapporto di amicizia”. Più diffusamente, Poulain ha identificato sette elementi di grande rilievo che accomunano tutte le zone blu e che potrebbero essere quindi i fattori determinanti dietro al fenomeno della longevità. “Questi sono: condurre una vita semplice, mangiare cibo locale, coltivare forti relazioni famigliari e sociali, nutrire la propria spiritualità, rimanere attivi, rispettare il Pianeta e avere sempre uno scopo di vita.”

Per vivere bene, in salute e a lungo quindi, non è sufficiente fare attenzione al nostro comportamento come singoli (ad esempio diventando vegetariani, consumando legumi, camminando ogni giorno), ma anche il nostro comportamento con gli altri, con l’ambiente in cui viviamo: per dedicarsi alla famiglia, sentirsi utili socialmente, seminare amore è necessario costruire una comunità solidale che sappia cooperare costruttivamente, che cooperi per aumentare la qualità della vita di tutti e non solo di alcuni. È pertanto necessario che vi sia una cultura del vivere bene condivisa e accettata dalla comunità, poiché la qualità della vita del singolo è inscindibile dalla qualità della vita della comunità in cui vive.

Quando parlo di comunità vi invito a concentrarvi su chi vi sta accanto innanzitutto e di ogni specie vivente: a molti capita di cadere nell’illusione che, per agire in maniera incisiva nella comunità, sia necessario acquisire posizioni di potere particolari, accumulando denaro o sviluppando la propria carriera professionale o accumulando titoli di studio. Questo perché si pensa in tal modo di giungere a più persone, ma lo si fa con il desiderio di influenzarle imponendo la propria visione, vivendo la propria vita in una gara folle con tutti per sentirsi, illusoriamente, il migliore. “Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.” Diceva Gandhi e aveva ragione. Non possiamo immaginare una società in cui ci si combatte l’un l’altro per affermarsi in una competizione continua e quotidiana sfibrante, che possa generare persone capaci di cooperare costruttivamente. L’indifferenza generata dalla lotta per la supremazia sull’altro ci degenera, ci fa ammalare, ci distrugge interiormente. L’indifferenza ai sentimenti altrui, la paura del contatto e del confronto, sono tutti i mali che la nostra società ha e che ci portano ad ammalarci anche nel corpo oltre che nella mente.

La nostra salute, quella delle nostre comunità, quella delle altre specie, è compromessa o rafforzata dal nostro modo di vivere la vita: solo in Italia oltre 80.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento (7 milioni a. livello planetario), 50.000 muoiono per infezioni prese negli ospedali, 3.000 in incidenti stradali. La diffusione dell’attuale coronavirus, che ha provocato e provoca milioni di morti su scala planetaria, è probabilmente causata da un salto di specie del virus che proviene da serpenti o pipistrelli: il contatto tra l’uomo e queste specie è aumentato con la distruzione degli ambienti naturali in cui tali specie vivono. Non solo, alcuni studi affermano che l’inquinamento atmosferico, nello specifico il particolato sottile, sia uno dei vettori che facilita la diffusione del virus. Invece che avere paura di questi fatti, dobbiamo impegnarci a comprenderli e ad agire con coscienza.

Come vediamo tutto è correlato e molte malattie potremmo già diminuirle considerevolmente con un approccio sistemico che miri a ridurre nel più breve tempo possibile le cause che mettono a repentaglio la vita sul pianeta. Come dice il fisico Fritjof Capra “il pensiero sistemico (che significa pensare in termini di relazioni e di schemi) ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi – energia, economia, cambiamento climatico, disuguaglianze – sono tutte interconnesse e interdipendenti. Sono problemi sistemici che richiedono altrettante soluzioni sistemiche. ” Ridurre l’inquinamento, fermare la distruzione degli ecosistemi, diminuire il consumo di risorse, sono passi fondamentali perché l’umanità possa vivere in pace e armonia. Per avere un approccio sistemico è necessario cambiare mentalità. Non possiamo più ragionare cercando di massimizzare il profitto individuale o di pochi, ma dobbiamo concentrarci sull’adottare processi e metodi, con cui costruiamo la nostra comunità ogni giorno, che siano in grado di farci scegliere le migliori soluzioni alle sfide che dobbiamo affrontare collettivamente.

L’intero attuale sistema politico, di educazione, produzione e uso va modificato e riadattato perché risponda ai bisogni degli esseri viventi per migliorare la qualità della vita. Non esiste evoluzione né sopravvivenza senza capacità di adattamento, senza comprendere i comportamenti nefasti e i comportamenti virtuosi nell’epoca che viviamo.

Abbiamo già tutto quanto necessario per invertire rotta e costruire comunità resilienti e solidali, in grado di vivere a lungo e bene: ora ciò che serve è la nostra volontà.

Dobbiamo superare la paura di fallire, perché fallire è l’unico modo per imparare.

Dobbiamo superare la paura di cambiare, perché il cambiamento è inevitabile.

Dobbiamo superare la paura dell’altro, perché siamo indissolubilmente legati.

Dobbiamo avere il coraggio di rispettarci e amarci, perché è l’unica strada per vivere bene e a lungo.

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Diritto

Un Paese senza giustizia è un Paese senza futuro

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La recente notizia dell’insufficienza di giudici per le Corti D’Appello di tutta Italia, al Sud in particolare, in parte a causa della pessima riforma Cartabia, è solo l’ultimo dei drammi del sistema giudiziario del nostro Paese.

Viviamo in una nazione in cui un processo civile dura tremila giorni (2.949), corrispondenti a 8 anni, con una media dei Paesi membri del Consiglio d’Europa (che non è l’Unione Europea e di cui fanno parte 47 paesi, contro i 27 dell’UE) che arriva a poco meno di 2 anni (715).

Il Governo Monti nel 2012 (con il D.Lgs. 155/2012), in questa situazione drammatica, invece che potenziare l’organico dell’amministrazione giudiziaria, chiuse 31 tribunali, 31 procure, 220 sezioni distaccate di tribunale, soppresse 667 uffici dei giudici di pace.

Paradossalmente abbiamo circa 306.000 agenti appartenenti alle varie forze dell’ordine, 453 ogni 100.000 abitanti, cifra che colloca il nostro Paese all’ottavo posto in Europa, ben oltre la media continentale, ferma a 355 agenti ogni 100.000 abitanti.

Gli agenti delle Forze dell’Ordine si scontrano quotidianamente con la lentezza dell’amministrazione giudiziaria, vivendo ciò con enorme frustrazione, in quanto l’efficacia del loro lavoro viene spesso vanificata dall’impossibilità oggettiva per i tribunali di celermente procedere alla definizione dei processi.

Uno dei principali motivi per cui i cittadini onesti in alcuni casi non denunciano è che sanno che le loro denunce spesso e volentieri finiscono in un nulla di fatto.

La trattazione delle cause nei tribunali è un inferno per il cittadino. Basta andare un giorno al tribunale per vedere in che condizioni giudici, cittadini, forze dell’ordine e professionisti devono operare: manca persino la carta per le fotocopie.

È necessaria una riforma seria della giustizia che renda più snelli i procedimenti, rafforzi il sistema giudiziario e garantisca la sostanziale tutela dei diritti: è la politica che ha questo compito e come cittadini dobbiamo scegliere in tutte le istituzioni, ad ogni livello, politici onesti e al servizio della comunità.

I politici seri e onesti ci sono, ma vengono contrastati internamente alle forze politiche a cui appartengono dalle cordate, da chi agisce in sostanza in maniera clientelare all’interno dei partiti, impedendo così che si premi il merito; i politici onesti non vengono spesso compresi dai cittadini, che ancora basano le proprie scelte sul familismo amorale e che ricevono un’informazione del tutto manipolata sulla politica, per via della mancanza d’indipendenza dei mezzi d’informazione.

Un tema fondamentale da affrontare è anche il conflitto d’interessi: siamo gli unici in Europa a non avere una normativa organica al riguardo. Se non c’è una corretta informazione il cittadino viene privato della libertà di scegliere con coscienza e consapevolezza. Se non si esclude la possibilità, per chi è in posizioni dominanti nella società, di ricoprire incarichi politici, ci sarà sempre la prevalenza dell’interesse privato su quello pubblico nella gestione dello Stato, non più al servizio dei cittadini, ma di questa o quell’altra impresa o gruppo d’imprese. Invito tutti i cittadini onesti ad unirsi per lottare su questi temi, affinché vi sia giustizia nel nostro paese, perché “la giustizia non esiste di per sé, ma solo nei rapporti reciproci e in quei luoghi nei quali si sia stretto un patto circa il non recare né ricevere danno.” (Epicuro)

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Democrazia

Democrazia: metodi e strumenti

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La parola “democrazia” (che deriva dal greco antico: δῆμος, démos, «popolo» e κράτος, krátos, «potere») è ormai di uso comune e viene spesso utilizzata anche in maniera del tutto inopportuna, definendo democratico solo un sistema piuttosto che un altro o più democratico un sistema rispetto ad un altro, spesso più per convenienza che per scienza.

La supremazia di un sistema sociale, politico e economico rispetto ad un altro è ciò che ha alimentato nei secoli i conflitti umani, pertanto è di certo un tema sentito tanto dalle élite quanto dai comuni cittadini.

Ogni popolo ha cercato e cerca la strada verso un migliore equilibrio sociale, tendendo a voler migliorare le condizioni di vita come singoli, come famiglie, come comunità locali, nazionali e sovranazionali. Purtroppo la storia ci insegna che, quello verso una democrazia piena, concreta e realizzata, è un percorso costellato di ostacoli e di fallimenti.

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Diritto Società

Cambiare sistema si può, si deve: lo Stato siamo noi

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Sono tanti hanni che, nel mio piccolo, mi impegno a combattere il “sistema”: parlo di quel sistema economico, sociale e politico avido di potere e denaro, fatto da tante (troppe) persone senza scrupoli, folli, malati, che sostengono più o meno consapevolmente il nefasto modello neoliberista, che sta distruggendo la natura e abbassando il livello di civiltà umana nel mondo.
Molti spesso finiscono per identificare questo sistema con lo Stato.
Lo Stato invece siamo noi, siamo noi i sovrani del nostro paese.
E uno Stato corrotto riflette la corruzione che vive nel popolo, riflette l’incoscienza collettiva, dei più, della gravità della situazione, delle cause che l’hanno generata.
Ho avuto la fortuna di conoscere una persona di enorme valore, una persona di grande autorevolezza, profondità e cultura, una delle più alte cariche dello Stato, il professor Paolo Maddalena, con cui ho passato due giorni di confronto profondo, dalla spiritualità al diritto, dalla filosofia alla politica, con il quale, attraverso un  dialogo sincero, ho scoperto di combattere le medesime battaglie e di osservare l’attuale situazione del paese nel medesimo modo, nonché di avere una visione comune del valore inestimabile di ogni forma di vita. E di avere la stessa volontà di agire in prima persona.
Lo Stato è fatto da noi persone comuni, il territorio che sta venendo depredato dalle multinazionali appartiene a noi e non può essere venduto, è inalienabile. La Repubblica è fondata sulla proprietà collettiva, sulla gestione in comune del territorio attraverso le istituzioni democratiche.
La proprietà collettiva del territorio è un principio costituzionale, la proprietà privata è un’eccezione concessa dal popolo sovrano.
Questo dice la Costituzione, questo dice il nostro senso più elevato di giustizia, la nostra consapevolezza d’essere una cosa sola. Eppure lo stanno vendendo. Traditori dello Stato insediatisi con l’inganno, con la complicità dei mezzi d’informazione principali in mano alle industrie e alla finanza, stanno truffandoci e svendendo il nostro bellissimo paese.
Alcune isole delle Eolie, dell’Arcipelago Della Maddalena, porti, aeroporti, teatri e sale da concerto, stanno privatizzando tutto, stanno vendendo ciò che è nostro e che non è vendibile. Le aziende multinazionali neo-liberiste ci stanno depredando. Ci stiamo facendo portare via non più solo i diritti, ma persino i territori.
E tutto per avere in cambio la comodità del centro commerciale sotto casa, che ci vende immondizia alimentare e tecnologia a obsolescenza programmata; che ci offre un lavoro sotto pagato, frustrante, alienante, dove la nostra creatività e le nostre capacità sono represse o inutilizzate.
Non dobbiamo combattere lo Stato o la politica, dobbiamo combattere il malcostume e il malaffare, partendo da noi stessi, dalla comunità in cui viviamo.
Perché i comportamenti disonesti non sono insiti nel nostro essere umani. Si può essere onesti per tutta la vita.
C’è un percorso storico che porta all’attuale condizione economica, sociale e politica. E ognuno di noi ne è responsabile, economicamente, socialmente e politicamente.
Bisogna studiare e agire, dialogare e unire, se si vuole dare una speranza all’Italia.
Possiamo diventare un esempio meraviglioso nel mondo di società equa e solidale.
Ma per farlo ci dobbiamo credere insieme, ogni giorno insieme sperimentando nuove soluzioni che risolvano i problemi del nostro vivere in comune.
Lo Stato è lo strumento che ci siamo dati per dare equilibrio, giustizia, dignità, alla vita di ogni persona, proteggendo l’ambiente per le generazioni future.
Liberando lo Stato dagli affaristi, da chi vuole la supremazia dell’economia sulla politica, ridoneremo all’Italia un’opportunità di uscire da questo nuovo Medioevo sviluppatosi in pochi decenni e di entrare in un nuovo Rinascimento che speriamo duri per l’eternità.
Possiamo fare tutto ciò ricostruendo le comunità locali, promuovendo un’economia di prossimità sostenibile a livello ambientale e sociale, capace di dare ricchezza, benessere, cultura e lavoro per tutti.
Dobbiamo tutti impegnarci a valorizzare il luogo dove viviamo quotidianamente, attraverso la la tutela dell’ambiente e delle persone, senza però chiuderci agli stimoli esterni, rimanendo aperti e accoglienti, condividendo i saperi.
Dobbiamo avere l’obiettivo comune di migliorare la qualità della vita di tutti, di dare applicazione a tutti i principi costituzionali donatici a costo della vita dai padri fondatori della nostra Repubblica. Lo dobbiamo a loro e a noi stessi.
Ciò può avvenire solo attraverso un’organizzazione della società che permetta ad ognuno di coltivare il proprio talento e di essere sostenuto nelle proprie imprese.
Ma questa società può essere creata solo dal basso, solo se, in sempre più persone, cominciamo a prendere consapevolezza dei limiti dell’attuale sistema e collaboriamo insieme per cambiarlo, sostituiamo le attuali classi dirigenti, per lo più corrotte, al soldo della finanza, con persone dedite veramente al benessere del popolo. Dobbiamo cambiare lavoro, se alimenta questo sistema corrotto. Dobbiamo cambiare abitudini alimentari per stare in salute e per l’ambiente.  Dobbiamo spendere con saggezza finanziando le imprese e i professionisti che lavorano rispettando le persone e l’ambiente. Dobbiamo votare gente onesta per avere un’amministrazione della cosa pubblica che funzioni bene, secondo equità e giustizia.
La vera rivoluzione parte da noi.
Se viviamo qui e in questa epoca è perché qui possiamo fare la differenza.
Non dimentichiamolo mai.
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Politica

La politica non è una professione

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La politica, che si concretizza nel diritto di elettorato passivo sancito dall’art. 51 della Costituzione e di quello attivo, sancito dall’art. 48, è e deve essere alla portata di ogni cittadino, ogni cittadino deve sentirsi all’altezza di ricoprire un ruolo politico. A questo deve mirare l’educazione. La nostra Costituzione è stata scritta con la partecipazione anche di contadini, operai e impiegati, non solo da avvocati e notai: è questo che la rende grande, intellegibile, densa di principi etici frutto della parte più nobile dell’essere umano. La politica non è una professione, questo lo vuole far credere chi da anni ci campa e ci fa campare i suoi amici. Se servono dei tecnici i politici (rappresentanti della volontà popolare) hanno a disposizione tutti i mezzi economici e burocratici per averli, per non parlare dei tanti professionisti che già fanno parte dell’amministrazione e delle istituzioni in generale. Spesso si confonde il ruolo del consigliere con quello dell’assessore, quello del parlamentare con quello del ministro. L’organo politico, che legifera (quindi parlamentari e consiglieri), non deve avere necessariamente particolari competenze, ma deve essere il più possibile fedele al mandato popolare per cui è stato eletto; mentre l’organo esecutivo (il governo, la giunta, etc.) assolutamente sì, così come i tecnici e collaboratori a disposizione di ogni ruolo politico ad ogni livello, ossia l’amministrazione. Confondere i due piani è segno di grande ignoranza sulle funzioni dello Stato.
Chiunque ricopre una carica politica dovrebbe essere INNANZITUTTO una persona priva di conflitti di interessi, onesta, vera rappresentante della volontà popolare.
In uno stato corrotto dal professionismo della politica non può esistere alcuna reale democrazia, perché chi fa una professione cerca innanzitutto il proprio guadagno. E ciò è eticamente incompatibile con qualsivoglia ruolo politico istituzionale.
Solo chi è in grado (è qualsiasi persona può esserlo) di metter da parte i propri interessi personali per mettersi al servizio della comunità in cui vive può essere un politico degno di questo nome. Non è questione di competenza, bensì di consapevolezza.

“Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola, perbacco, e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto.” Sandro Pertini

“L’onestà è la miglior politica.” Miguel de Cervantes

“L’uomo è per natura un animale politico.” Aristotele

“Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita.” Jules Renard

“Un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente della pubblica amministrazione, che a sua volta si contornerà di pessimi collaboratori e questo è un terribile effetto a cascata.” Milena Gabanelli

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Politica Società

Un popolo complice

Tempo di lettura: < 1 minutiUn’amara verità!

“A people who votes corrupts, impostors, thieves, and traitors is not a victim! It’s an accessory!”

“Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima! È complice!”

George Orwell

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Culture Economia Informazione Politica Società Sud America Umanesimo Video

Due paesi a confronto: Italia e Uruguay

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A marzo 2014 l’Uruguay ha un tasso di disoccupazione del 6,3% (fonte INE), l’Italia del 12,7% (fonte ISTAT). L’Uruguay è al posto 26 per libertà di stampa, l’Italia è al posto 49, dopo il Niger, per RSF nel 2014; per Freedom House nel 2013 l’Italia è al posto 69, “parzialmente libero” a pari merito con la Guyana, l’Uruguay al 51, “libero”. Forse c’è un nesso… Meditate giornalisti, meditate sulle vostre responsabilità!

Discorso di José Pepe Mújica, Presidente dell’Uruguay nel Vertice della CELAC in Cile a gennaio 2013, sul presente e il futuro del Sud America e dell’umanità.

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Politica Scritti e poesie Società Umanesimo

“L’analfabeta politico” di Bertolt Brecht

Tempo di lettura: < 1 minuti

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
né s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

Bertolt Brecht – Poesie

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Politica Società Umanesimo

Rabbia sana

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Arrivo arrabbiato a queste elezioni politiche e sono arrabbiato innanzitutto con me stesso: in questi ultimi anni ho fatto tanta cittadinanza attiva, ma poca all’interno dell’ambito prettamente politico. Ho impiegato 4 mesi per scegliere se votare il Movimento 5 Stelle o meno in attesa che la sinistra, a cui ho sempre fatto riferimento, si proponesse in qualche modo; e il modo con cui si è proposta è stato pessimo, con Rivoluzione Civile costruita in pochissimo tempo, senza il tempo di dibattere, proponendo tanti candidati appartenenti alla vecchia dirigenza fallita dei partiti di sinistra radicale. Quella sinistra che ha perso a tutte le ultime elezioni, che non ha più la rappresentanza in Parlamento da anni, per la cecità di non usare strumenti più idonei e democratici di coinvolgimento dei militanti, per non essere in grado di supportare la cittadinanza attiva, di essere strumento e non fine. Mi ricordo ancora quando, nel 2005, al Congresso di Rifondazione Comunista dei Castelli Romani (militavo nella sezione di Grottaferrata), proposi di dotare ogni sezione di un computer rigenerato, con istallato linux, al costo di 50 euro e una linea dsl da 20 euro al mese: ciò al fine di permettere a tutte e tutti di discutere on-line, di partecipare alle decisioni del partito veramente dal basso, eliminando le distanze fisiche che lo impedivano. Andai anche al nazionale, dove tutti a parole erano favorevoli, ma nessuno si mosse. Forse se fosse passata realmente la mia proposta, al posto del M5S ora c’era Rifondazione e una storia diversa di questo paese.

Sono arrabbiato con i miei concittadini, perché ancora una volta, in tanti, si sono fatti abbindolare dagli stessi personaggi e gruppi che da decenni promuovono e approvano riforme che hanno distrutto lo stato di diritto, la divisione dei poteri, i diritti costituzionali. Da destra a sinistra. Sono arrabbiato perché in questo paese conta più il beneficio di uno che quello di tutti, perché il più bravo è il più furbo e scaltro.

Sono arrabbiato con tanti miei coetanei che si lamentano, ma non partecipano, non lottano quotidianamente, per cambiare lo stato di cose presente. Sono arrabbiato anche perché studiano, si laureano, hanno dottorati e masters e non sanno nemmeno come funziona il Parlamento, non conoscono la Costituzione, capiscono poco o niente di politica e economia perché studiano solo i libri che vengono dati loro dal sistema educativo; vivono la vita virtualmente, dai telefonini, sono presuntuosi e arroganti perché pensano che basti un titolo per farli divenire persone capaci, pur senza avere esperienze; non hanno alcuna capacità critica, hanno così poca umanità da non riconoscere mai i propri errori e condannare sempre quelli altrui. Pensano sempre che avere ragione sia più importante della verità, pensano che non esista verità e che ognuno abbia la propria, indiscutibile, incontrovertibile, dimenticando così ciò che di più ci fa umani, l’essere molto, molto più simili di quanto non vogliamo ammettere.

Sono arrabbiato anche con i tanti arrabbiati insani, che vivono la propria vita con rancore e odio perenni, non capendo che la rabbia e l’odio sono sani solo se si trasformano dinamicamente in gioia e amore; solo se, di fronte alle ingiustizie e ai torti subiti, diventano forze propulsive di un cambiamento interiore che spinge a fare ogni giorno di più e meglio in prima persona.

Sono arrabbiato con i tanti che pensano di essere migliori degli altri, non capendo che siamo un’umanità di uguali, dove tutti abbiamo qualche aspetto migliore di un altro, così come debolezze peggiori di altri. E che solo insieme, attraverso il dialogo, la filosofia della prassi gramsciana, si può arrivare a soluzioni condivise e migliori.

Sono arrabbiato con chi sempre trova una giustificazione ai propri errori che non sia l’errore in sé di non aver visto la realtà per quella che è, ma sempre per scelta costretta da qualcosa di esterno a se stesso, che l’ha portato a scelte inevitabili. Non esiste prigione e libertà che non sia frutto della nostra mente. Un uomo che comprende di essere libero a prescindere dalle condizioni esterne, io lo considero un illuminato alla verità fondamentale della vita.

Sono arrabbiato contro gli ipocriti, che celano, dietro un sorriso compiacente, invidia, gelosia, rancore, sempre in cerca di visibilità, sempre esibizionisti, esseri svuotati che trovano solo nell’affermazione sociale la propria ragione d’esistere. Tali esseri dimenticano di essere perfetti così come sono, di avere un potenziale illimitato, di poter cambiare tutto solo cambiando se stessi.

Sono arrabbiato con chi confonde la collera con la violenza, con chi confonde il grido di dolore con la voglia di sopraffazione: in questa società sono spesso quelli che parlano a bassa voce, che non si conoscono, non si sentono, non si vedono, che non parlano proprio che distruggono ogni bene, perché macchinano alle spalle degli altri, in omertà, perché non prendono mai parte a nulla di più grande della loro piccola vita.

Sono arrabbiato con tutte quelle persone che non vogliono assumersi nessuna responsabilità, nemmeno della propria vita; vivono sempre in balia del vento e delle maree, tirando fuori solo ciò che c’è di più basso di se stessi; e questo perché tirare fuori lo splendore umano è faticoso, significa perdere l’arroganza, la superbia, l’egoismo, l’esibizionismo, significa chiedere scusa e dire grazie con il cuore, non dimenticando mai che solo il riconoscimento continuo della verità porta alla giustizia.

Sono arrabbiato con i disonesti, quelli che usano il proprio potere per ottenere benefici individuali con la sopraffazione, che mentono sapendo di mentire, che non pagano le tasse e però reclamano servizi; con tutti quelli che innanzitutto mentono a se stessi, non volendo vedere le loro bassezze e la salita lunga che debbono affrontare per divenire esseri umani meravigliosi.

La mia rabbia è sana, è libera, non è violenta, mira a risvegliare le coscienze sopite, è un profondo atto d’amore dettato dalla consapevolezza che ho raggiunto della vita e che ogni giorno lotto per aumentare, lasciando illusioni e malsano egoismo alle spalle, ogni giorno rinascendo dalle mie ceneri, lottando dentro me stesso, perché credo senza dubbio alcuno che non ci sia vero bene mio che non sia vero bene di tutti.

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Politica

Il futuro dell’Italia

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Alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 non si prospetta nulla di buono per il nostro paese. Le intenzioni di voto degli italiani spostano sì l’asse del parlamento verso sinistra (e dopo i governi Berlusconi e Monti verrebbe difficile immaginare il contrario), ma il problema fondamentale permane, nemmeno questa volta ci sarà una rottura netta con la politica del passato (affarista, liberista, schiava della dottrina del pensiero unico): probabilmente il prossimo governo sarà un altro governo Monti, sostenuto dal solito centro e da un centro-sinistra sempre meno di sinistra. L’unica rilevante novità potrebbe essere una forte presenza del Movimento a 5 stelle, che però senza maggioranza e all’opposizione, in un parlamento che ormai da anni approva leggi senza tenere in alcun conto i referendum, le leggi di iniziativa popolare, il dibattito parlamentare, non avrà la forza di cambiare le sorti del nostro paese. Si prospettano quindi anni ancora duri, dove non si riuscirà ancora ad avere una politica innovata e innovatrice, ma ci troveremo ancora la solita politica portatrice di interessi altri da quelli del popolo, tutelatrice sempre in primis delle banche, dell’industria, della Chiesa e delle mafie. Chi pensa che il PD di Bersani possa essere portatore di qualche novità, si sbaglia, il PD non è cambiato, gli interessi che tutela, tanto meno.

Ormai sono abituato a dire “ve l’avevo detto” e, anche se mi provoca dolore doverlo dire ogni volta, pare che anche in questa occasione purtroppo non avrò la fortuna di essere smentito.

D’altronde senza un reale cambiamento delle coscienze individuali, nella cultura e pratica del cittadino comune, non ci può essere nessuna vera trasformazione: anche se i più pensano che sia il potere e il sistema a condurre il paese verso politiche di un certo tipo, in realtà è il popolo che decide. Decide nel momento in cui sceglie di accettare un certo lavoro e a certe condizioni, nel momento in cui sceglie cosa acquistare senza farsi troppe domande, nel momento in cui sceglie di non utilizzare il proprio tempo per un confronto quotidiano con l’altro, con il senso della vita, con la lotta quotidiana per costruire un’umanità migliore, ma di usarlo per drogarsi del nulla che l’attuale sistema pubblicitario e commerciale gli offre massivamente (dai cellulari allo sport all’intrattenimento fine a se stesso). E decide nel momento in cui sceglie di votare certi politici, certa politica, che è ferma portatrice degli interessi del sistema commerciale: una politica insomma che non è politica, ma puro affarismo. Niente più ideali, niente più valori, niente più fiducia, niente più impegno civile, l’italiano medio è il perfetto cittadino nello stato teocratico del dio denaro.

Tutto ciò non potrà che avere conseguenze negative che porteranno ad avere leaders esattamente specchio della nostra società, così come sempre è stato.

Democrazia senza coscienza individuale, senza responsabilità individuale, equivale a una direzione erronea di sviluppo come società, come persone, come politica, come economia.

Consigli per tutti: fermatevi, rallentate, iniziate a osservare la vita, fatevi un’idea vera della realtà, non fatevi ingannare dalle mille voci, non vi adeguate, iniziate a trasformare le vostre esistenze in vite di valore, di impegno civile: solo così ci potrà essere un cambiamento radicale che ci condurrà verso una società più giusta, equa, solidale.

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Economia Politica

Riserva frazionaria, signoraggio, banche, d.d.l. stabilità 11/2011 e Mario Monti

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Mi sono trovato oggi a parlare, con un conoscente di un mio parente, di economia e politica economica. Avevo abbandonato sino ad oggi il vizio di parlare di questi argomenti perché mi mettono di malumore da una parte, sono inutili dall’altra se l’interlocutore mente (sapendo o non sapendo di mentire, ossia per faziosità o per ignoranza) e/o non ascolta: entrambe mi capitano spesso con i miei concittadini, per questo di solito evito.

Il mio interlocutore sembrava persona di cultura e pareva conoscere l’argomento, ma le sue convinzioni e affermazioni erano tutt’altro che esatte (per non dire menzognere), quindi mi è parso che ragionasse più per faziosità che per ignoranza: un altra persona che quotidianamente diffonde notizie false per convincere gli ignoranti a credere in questo sistema economico fallimentare e palesemente al collasso. Un altro probabilmente che da questo sistema ci guadagna.

Però tale mio interlocutore ha un merito, quello di aver risvegliato in me la voglia di esplicare qui alcune tematiche secondo me basilari per la comprensione di questa tanto nominata crisi economica, che io reputo non derivata da scelte poco oculate di politici, industriali o banchieri, bensì assolutamente prevedibile e intrinseca al modello economico stesso che stiamo adottando come paese, come Unione Europea e che da decenni propiniamo ai paesi cosiddetti “in via di sviluppo”; alcuni paesi, dopo aver adottato questo sistema tramite Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, si sono difatti resi conto della frode che si commette ai danni dei cittadini e del collasso economico a cui porta (l’Argentina del 2001 ne  è un esempio eclatante); alcuni paesi hanno perciò cacciato FMI e Banca Mondiale (ad es. Venezuela, Islanda per ultima, non se ne parla, ma è un fatto importantissimo), proprio perché hanno capito che non è null’altro che un sistema propinato da lobby di ricchi banchieri e affaristi, che non porta nessun beneficio all’economia, tanto meno al benessere dei cittadini. Altri paesi (come la Cina, uno dei colossi economici mondiali) hanno monopolizzato o stanno monopolizzando il sistema bancario (ossia le banche sono tutte statali) proprio per evitare le speculazioni che le banche private stanno attuando arricchendo pochi e impoverendo i più in gran parte del mondo.

Perché sostengo questo? Perché tutto questo bel sistema di libero mercato si tiene in piedi principalmente sulla riserva frazionaria e sul signoraggio, ossia su due vere e proprie truffe.

Cos’è la riserva frazionaria?

È la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Significa che la banca può concedere  ad es.  a Tizio un prestito di 100 pur avendo nei propri depositi solo 2, se la riserva frazionaria obbligatoria è del 2% (come è nell’Unione Europea, come sostenevo nella discussione con l’interlocutore, che sosteneva fosse l’8%). Questo sistema concede all’intero sistema bancario la possibilità di prestare sino a 50 volte tanto rispetto a quello che realmente è nelle sue disponibilità reali. Cioè si autorizza il sistema bancario a creare denaro dal nulla. Ciò porta ad uno strapotere delle banche (decidono loro a chi prestare) e un’inflazione inarrestabile (aumentando la base monetaria circolante la moneta si svaluta).

Cos’è il signoraggio?

Sono i redditi che un governo ottiene grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio, ossia sono soldi che ci vengono rubati dalle istituzioni tramite le banche centrali (quelle nazionali per le monete metalliche, la BCE per la cartamoneta); ecco come funziona: creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc.. Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO. La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore: il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE). I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chi ha creato quella moneta. I soldi che lo stato nazionale deve pagare sulla carta moneta presa dalla Banca Centrale Europea li rimedia dai cittadini con le tasse. Invece di usare le tasse per creare servizi i nostri governi fanno ingrassare la BCE e il sistema bancario, che hanno solo e sempre prodotto più povertà, disparità economica, disoccupazione , speculazione finanziaria in tutto il globo.

Il D.d.l. stabilità 11/2011

La stessa BCE è quella che ci ha propinato questo terribile D.d.l. stabilità (almeno in parte, poi ci pensano i nostri politici a inserire altre frodi, come 150 milioni alla legge mancia, l’ennesimo regalo ai parlamentari), l’ennesimo provvedimento preso con la scusa dell’urgenza al fine di estorcere denaro a noi cittadini per debiti contratti non da noi, ma da istituzioni pubbliche e private, da stati e banche, per nostro conto, senza che glielo avessimo chiesto, senza chiedercelo.

E infatti questo è l’ultimo punto, il d.d.l. stabilità che nemmeno commento, basta riportare l’elenco dei provvedimenti che racchiude (presi dal sito di Rainews24) per capire chi pagherà anche questa volta i danni provocati da banche e isituzioni (tutti provvedimenti coerenti con il sistema economico su esposto, in soldoni il solito sistema di togliere ai più per dare ai pochi):

Tra le principali misure, gia’ previste nel documento uscito da palazzo Chigi o aggiunte nel passaggio al Senato, ci sono: i tagli ai ministeri, lo snellimento dei processi, la liberalizzazione delle professioni, le dismissioni degli immobili dello Stato e le misure che fissano a 67 anni l’eta’ per andare in pensione del 2026.

Con l’approvazione definitiva del ddl stabilita’ vengono tagliati i fondi per le vittime dell’usura e della mafia, per i ciechi e per i malati di tubercolosi. Mentre 150 milioni vengono stanziati per finanziare la legge mancia. Meno risorse saranno destinate, il prossimo anno, alle forze armate e per la scuola, mentre in Abruzzo si torna a versare i tributi, anche se con uno ‘sconto’.

Tra le misure contenute nel provvedimento, inoltre, ci sono: la nuova distribuzione delle risorse extra in arrivo dall’asta delle frequenze, sconti fiscali per la realizzazione di autostrade, incremento delle accise e burocrazia zero per le zone in crisi. Non mancano, infine, i micro-interventi, come la stabilizzazione delle risorse destinate alla mini-naja. Ecco di seguito le misure contenute nella legge di stabilita’.

– ABRUZZO: Dal prossimo anno gli abruzzesi, colpiti dal terremoto del 2009, torneranno a pagare i tributi. Nell’ultima versione del provvedimento e’ prevista una riduzione dei tributi del 40%.
– ACCISE: Nuova accise sui carburanti, di un millesimo nel 2012 a cui si aggiungera’ un altro millesimo nel 2013. Le risorse andranno a coprire la deduzione in favore dei distributori di carburante, che diventera’ strutturale.
– ANAS: a partire dal prossimo anno l’Anas dovra’ trasferire tutte le sue partecipazioni a Fintecna, anche quelle detenute in societa’ regionali. Sul trasferimento non saranno applicati tributi.
– ARMI: Viene cancellato il catalogo nazionale delle armi da sparo.
– ASTA FREQUENZE: L’extragettito in arrivo dall’asta delle frequenze della banda larga (circa 1,6 mld) andra’, in parte, alla copertura dell’onere derivante dal differimento dell’acconto Irpef 2011 e al fondo destinato alle necessita’ di spese di alcuni ministeri.
– BUROCRAZIA ZERO: Due anni di zone a burocrazia zero, su tutto il territorio, per le aree in crisi.
– CARABINIERI, GDF E VIGILI FUOCO: Riduzione delle spese destinate al vitto dei carabinieri impegnati in attivita’ di ordine pubblico fuori sede. Meno risorse anche per il personale della guardia di finanza impiegato in attivita’ di ordine pubblico. E tagli alle retribuzioni del personale volontario dei vigili del fuoco, ridotte di 57 milioni nel 2012 e 30 milioni negli anni successivi.
– CINQUE PER MILLE: Viene fissato in 400 milioni di euro il tetto delle risorse da dividere, tra le organizzazioni che nel 2012 potranno beneficiare della quota Irpef.
– CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI: Sconti Irap e Iva per le societa’ concessionarie impegnate della realizzazione nelle nuove autostrade, utilizzando il sistema della finanza di progetto. Il reddito d’imposta potra’ essere parziale o totale.
– DISMISSIONI: Arrivano le dismissioni degli immobili pubblici, che saranno stabilite attraverso il conferimento da parte del ministero dell’Economia degli immobili statali a fondi di investimento immobiliari o societa’ di nuova costituzione. Le risorse andranno a riduzione del debito pubblico.
– EDITORIA: I tagli all’editoria vengono ridotti di 19,55 milioni nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,90 milioni nel 2014.
– ENTI LOCALI E TERRITORIALI: Gli enti locali e territoriali dovranno ridurre, dal 2013, in modo piu’ incisivo il debito. I tagli saranno decisi da un decreto non regolamentare del Mef.
– EXPO 2015: Le spese sostenute per la realizzazione delle opere necessarie all’Expo 2015 restano fuori dal patto di stabilita’ interno, del comune di Milano e della provincia, per il solo 2012.
– LAVORO: Esenzione contributi per i primi tre anni, alle imprese che assumono giovani con un contratto di apprendistato. Sono previste novita’ anche per i contratti di inserimento che riguardano le donne. Agevolazioni in arrivo, poi, per il part-time e il telelavoro. Sconti Irap, che potranno essere stabilite dagli enti territoriali, sulle somme destinate ai premi di produttivita’ e straordinari.
– LEGGE MANCIA: Arrivano 150 milioni per finanziare la legge mancia. In particolare sono stati stanziati 100 milioni per il prossimo anno e 50 milioni per il 2013.
– LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI: Addio alle tariffe minime delle professioni. Viene cancellata la norma, contenuta nella manovra di ferragosto, che vincola il compenso dei professionisti alle tariffe professionali.
– MINI-NAJA: Finanziamento dei corsi di formazione organizzati dalle forze dell’ordine, pari a 7,5 milioni per il prossimo anno. A partire dal 2013 la spesa prevista e’ pari a un milione di euro.
– MISSIONI INTERNAZIONALI: Vengono stanziati 700 milioni per le missioni di pace, per coprire le spese dei primi sei mesi del prossimo anno.
– OSPEDALI: Riduzione degli stanziamenti per l’ammortamento dei mutui, chiesti dalle regioni per la realizzazione di edifici sanitari. Arrivano 70 milioni per i policlinici universitari non statali.
– PENSIONI: La norma mette nero su bianco che a partire dal 2026 si andra’ in pensione a 67 anni. Dalle simulazioni del provvedimento che aggancia l’eta’ per andare in pensione all’aspettativa di vita e’ gia’ previsto questo posticipo. Nel 2026, considerando anche il posticipo di 12 mesi dell’accesso effettivo per il redime di decorrenza, la pensione scattera’ a 67 anni e 7 mesi. Nel 2050 saranno necessari 70 anni per andare in pensione.
– PRESTITI: Viene esteso fino l 2014 il fondo di credito per i nuovi nati. Il fondo per i prestiti d’onore viene integrato con 150 milioni, nel 2012.
– PROCESSI: Vengono messe in campo misure per lo smaltimento del contenzioso civile davanti alla corte d’appello e cassazione, l’accelerazione dei procedimenti di appello e sono previsti aumenti dei costi, per i giudizi d’impugnazione e per i ricorsi in cassazione.
– SCUOLE E UNIVERSITA’: Arrivano piu’ di 200 milioni per le scuole private. Per le strutture pubbliche viene invece stabilito il numero minimo di 600 alunni, per l’assegnazione di dirigenti con incarico a tempo indeterminato. Per le universita’ private arrivano 20 milioni.
– SERVIZI PUBBLICI LOCALI: Liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che potra’ avvenire nel tempo anche con l’affidamento simultaneo, attraverso una gara, di piu’ servizi.
– STATALI: Mobilita’ per i dipendenti che lavorano in uffici con eccedenza di personale. Mentre i lavoratori della p.a. che non potranno essere utilizzati in altri uffici andranno in cassa integrazione, percependo un’indennita’ pari all’80% dello stipendio per 24 mesi.
– TAGLI A CIECHI, VITTIME MAFIA E MALATI TUBERCOLOSI: Tagli ai contributi per l’Unione nazionale ciechi, riduzione del fondo di rotazione per le vittime di reati mafiosi, estorsioni e usura e delle risorse da destinare alle Rss e Ps per l’assistenza ai cittadini infetti da tubercolosi. Meno risorse anche per il personale della Direzione investigativa antimafia.
– TERRENI AGRICOLI: Vendita dei terreni agricoli, da parte dello Stato, che potra’ ricorrere a trattativa privata per immobili con un valore inferiore a 400.000 euro. Per i terreni con un valore superiore, invece, si ricorrera’ all’asta pubblica. Il diritto di prelazione andra’ ai giovani agricoltori.
– TORINO-LIONE: Arresto previsto, da tre mesi a un anno, per chi si introdurra’ nelle aree in cui e’ prevista la realizzazione della tratta per l’alta velocita’.
– TAGLI MINISTERI: Sono previsti tagli alle spese dei dicasteri per complessivi 9,6 miliardi nel 2012.

Ah, quasi dimenticavo: proprio al fine di garantire il perpetuarsi di questo sistema basato sulla truffa, si propone la nomina come Presidente del Consiglio al posto di Berlusconi il Sig. Mario Monti (nominato senatore a vita da Napolitano, per quali meriti non si sa), leggetevi la sua biografia su wikipedia, dopo avrete tutto più chiaro su chi sta governando veramente l’Italia: tra legge porcellum e banche, di sicuro c’è che non siamo noi italiani.

Aggiornamento 13/11/2011

Riporto dal sito de Il Fatto Quotidiano:

Ieri (12/11/2011, ndr) si è pronunciata Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale: “Conosco molto bene Mario Monti, ho molta stima e rispetto per lui, penso che sia una persona estremamente competente con la quale in ogni caso ho sempre avuto un dialogo allo stesso tempo produttivo ed estremamente intenso”.

Cominciamo bene, va proprio tutto come sospettavo! Pensate che i banchieri ci daranno ricchezza, redistribuiranno i redditi, miglioreranno lo stato sociale e i servizi pubblici? Beh, io non ci credo, per niente. E Il Fatto Quotidiano nel medesimo articolo a chiusura lo conferma:

E questo significa liberalizzazioni, concorrenza e riforme del mercato del lavoro.

Che significa in gergo lavoro sempre più precario e sempre più sfruttamento, privatizzazioni (compresa l’acqua probabilmente, referendum inutile quindi), svendita del patrimonio dello Stato (quello pagato dalle tasse dei nostri padri), aiuto alle grandi aziende e ulteriore affossamento della piccola e media impresa.

Ma che bella ricetta quella dei banchieri! Bisogna fermarli e noi li fermeremo, dimostrando dal basso che può esistere (e già in parte esiste) un’economia basata sulla dignità umana e non sul profitto ad ogni costo. Revolution!

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Diritto News Politica

Droga, un appello da personalità mondiali Da Kofi Annan a Vargas Llosa: “Legalizzare”

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“La guerra mondiale alla droga ha fallito”. Ad affermarlo è la ‘Global Commission on Drug Policy’, composta da grandi nomi internazionali, dalla politica alla cultura. Che in una petizione presentata all’Onu chiederanno agli Stati di rivedere le politiche di contrasto

La copertina del rapporto della 'Global Commission on Drug Policy' che chiede un cambiamento negli strumenti di contrasto alla tossicodipendenza

“Il proibizionismo non funziona e non conviene, è una forma di repressione sociale di massa che garantisce fiumi di denaro a terrorismo e narcomafie”. Lo afferma da sempre il segretario dei Radicali, Mario Staderini. Che da oggi potrebbe avere un alleato insospettabile: l’Onu. “La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo” scrive la ‘Global Commission on Drug Policy‘, in un rapporto presentato a New York. L’organismo più alto in materia ha annunciato l’inizio di una petizione internazionale: milioni di firme da presentare alle Nazioni Unite affinché gli Stati si convincano a cambiare gli strumenti finora usati per contrastare la tossicodipendenza. Disposizioni fallimentari che, si legge nel rapporto, hanno portato solo a carceri piene e migliaia di vittime. La strada, da oggi, dev’essere piuttosto quella di puntare a una “riduzione del danno”, contrastando prima di tutto la vera base del traffico di droga: la criminalità organizzata. In una parola: legalizzare.

L’appello arriva da personalità mondiali e insospettabili. Tra loro, anche l’ex presidente dell’Onu, Kofi Annan. E ancora, tra i politici, l’ex commissario Ue, Javier Solana, l’ex segretario di Stato statunitense, George Schultz e diversi ex presidenti. Alcuni con una profonda conoscenza diretta del tema, come il colombiano Cesar Gaviria. Ma la lista dei nomi coinvolti comprende anche personalità del mondo della cultura: come il premio Nobel per la letteratura peruviano, Mario Vargas Llosa, e lo scrittore messicano Carlos Fuentes. E ancora esperti come il francese Michel Kazatchkine, direttore del Fondo mondiale contro l’Aids, la tibercolosi e la malaria.

“Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali”. E’ questa l’idea di fondo della commissione. Che nel rapporto da un po’ di numeri per far comprendere come negli scorsi decenni “le politiche di criminalizzazione e le misure repressive – rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori – hanno chiaramente fallito”. In dieci anni, dal 1998 al 2008, il consumo di cannabis è aumentato dell’8,5 per cento. E va peggio con le cosiddette ‘droghe pesanti’: nello stesso periodo, il numero dei consumatori di cocaina è cresciuto del 27 per cento. Una percentuale che nasconde circa tre milioni e mezzo di persone in più.

Oltre a chiedere una presa di coscienza internazionale, la commissione propone però una soluzione. Per una vera lotta alla tossicodipendenza, è necessario introdurre “forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali”. Come? “Incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione”. Solo così, secondo la commissione, sarà possibile rendere efficace il contrasto su piccola scala, quello rivolto ai coltivatori, i corrieri e gli spacciatori, “spesso vittime loro stessi della violenza e dell’intimidazione”. Oppure consumatori a loro volta. Il cambio di rotta inoltre, ricordano nel rapporto, potrebbe risolvere la problematica dell’esclusione sociale dei tossicodipendenti. A patto che le politiche adottate siano “improntate a criteri scientificamente dimostrati” e rafforzate da un’educazione familiare e scolastica.

Da: Il fatto quotidiano

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Politica Società

Eroi del nostro tempo: Sonia Alfano

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Sonia Alfano 7 ottobre 2010

Le minacce e la noncuranza

Questa mattina i quotidiani siciliani hanno pubblicato una foto della piazza di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) intitolata a mio padre, Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993 per le sue inchieste e per i suoi articoli. “Intitolata” per modo di dire, visto che l’Amministrazione non ha ancora trovato il tempo di apporre la targa commemorativa (che in tutte le altre nuove vie e piazze sono invece state apposte); si tratterà sicuramente di un errore, di una sventurata dimenticanza, perchè mai dubitarne?

Sul pavimento della “sarà piazza Beppe Alfano” era comparsa alcuni giorni fa la scritta “Viva la mafia”. Una scritta che purtroppo non è una coincidenza: solo domenica scorsa sono stata a Messina in occasione della commemorazione del professore Adolfo Parmaliana e ho parlato del sistema barcellonese e delle collusioni tra mafia e istituzioni nel messinese. Ho fatto, come sempre, nomi e cognomi, ho raccontato circostanze vecchie e nuove. Forse, quel giorno, qualche ambasciatore presente in sala è corso subito a riferire a chi di dovere che ora, con quella vernice rossa, mi informa di aver ricevuto il messaggio.

Voglio dire solo una cosa rispetto a questa vicenda, ovvero che se qualcuno pensa che con questi gesti la mia attività politica e sociale, e quella della mia famiglia nell’ambito dell’antimafia, possano risentirne, possano rallentare, allora comunico all’autore che è come se avesse buttato benzina sul fuoco: questi gesti sono sinonimo della bontà delle nostre tesi e delle nostre battaglie, e sono stimolo a proseguire ancora più decisi di prima.

Un’ultima considerazione voglio riservarla ancora all’amministrazione di Barcellona, guidata dal sindaco Candeloro Nania: anche dopo la pubblicazione delle foto sui giornali nessuno si è preso la briga di cancellare quella scritta in un luogo così importante per la coscienza antimafia messinese. Quella permanenza, quella volontà di non cancellare un insulto alla memoria di mio padre non può essere casuale. Lo reputo un atto deliberato, e se così non fosse vorrei le prove del perchè nessuno si è mosso. La scritta adesso è stata coperta, solo qualche ora fa, da alcuni nostri familiari, indignati per quanto accaduto e ancor di più per questo ennesimo affronto dell’Amministrazione Comunale di Barcellona. Purtroppo, noi “Alfano”, alla solitudine, all’isolamento e alla delegittimazione ci abbiamo fatto l’abitudine. Ma arrenderci no, quello mai, se lo tolgano dalla testa.

Purtroppo non mi soprende che per il momento, sono le 17 mentre scrivo, gli unici attestati di solidarietà alla mia famiglia sono arrivati da Antonio Di Pietro e Beppe Lumia. Questo si che è triste e frustrante.

Da ilfattoquotidiano.it

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Economia News Politica Società Sud America Umanesimo

Sognando il Venezuela

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Perdonate il titolo provocatorio, ma le contraddizioni tra la politica occidentale e la politica latino-americana si acuiscono sempre più; fioriscono iniziative di governo nei paesi del Sud America lodevoli e giuste, (spesso per la prima volta dopo decenni di sanguinose dittature) ben più progressiste delle deboli proposte di riforme sociali europee (a scapito di diritti e lavoratori),

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