Categorie
Agricoltura Ambiente Ecologia Educazione

Il raccolto più piccante dell’anno

Tempo di lettura: < 1 minuti

Vi porto con me a raccogliere i miei peperoncini… Più piccanti del mondo!

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Politica

Stato di severità idrica

Tempo di lettura: < 1 minuti

Quella che vedete è la mappa dello stato di severità idrica della Nazione al 15 novembre 2022.

La situazione è drammatica e bisogna prendere provvedimenti immediati: dal miglioramento della distribuzione per diminuire le perdite alla gestione efficiente delle falde acquifere all’aumento della raccolta delle acque piovane.

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Informazione Iniziative

Salviamo i mufloni dell’Isola del Giglio

Tempo di lettura: < 1 minuti

L’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano vuole sterminare i mufloni all’Isola del Giglio, senza una valida motivazione scientifica: salviamo i mufloni dell’isola, solo insieme possiamo!

Condividi
Categorie
Agricoltura Ambiente Ecologia Informazione

Meglio l’olio filtrato o non filtrato? Come sapere se l’olio è di alta qualità?

Tempo di lettura: < 1 minuti
Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Informazione Politica

Abbiamo finito le risorse naturali: oggi 15 maggio 2022

Tempo di lettura: < 1 minuti

Con gli attuali consumi abbiamo bisogno di 2,7 pianeti per sostenere lo stile di vita italiano.

Oggi è il Country Overshoot Day 2022 dell’Italia: se tutto il mondo consumasse come noi avremmo oggi già esaurito ciò che la Terra riesce a rigenerare in dodici mesi.

Energia, industria, edilizia, agricoltura, mobilità, tutela e rigenerazione degli ecosistemi: dobbiamo radicalmente modificare i nostri sistemi di distribuzione, produzione e uso per riuscire ad inveritre rotta, per poter essere sostenibili.

Oggi avremmo bisogno di 5,3 Italia per soddisfare la nostra domanda di beni naturali: ma ne abbiamo una sola.

Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri poi è impressionante: negli ultimi 50 anni i Paesi ricchi hanno consumato il 74% delle risorse del pianeta, quelli a reddito medio-basso meno dell’1%.

Siamo quindi noi tra i primi Paesi a dover agire nell’immediato per preservare le risorse naturali e permettere alle attuali e future generazioni un Pianeta vivibile.

È il momento di agire, altrimenti il futuro sarà sempre peggiore: abbiamo già diverse soluzioni, ora dobbiamo metterle in pratica. Con un approccio sistemico e permaculturale possiamo modificare i nostri consumi affinché non si comprometta ulteriormente la vivibilità della Terra.

Sta ad ognuno di noi fare la propria parte per salvare il Pianeta.

Condividi
Categorie
Agricoltura Ambiente Politica

Auotsufficienza alimentare: un’urgenza nazionale

Tempo di lettura: 2 minuti

La produzione italiana di frumento tenero nei primi anni ’70 era compresa tra 7 e 9 milioni di tonnellate: ha registrato successivamente una costante ma marcata flessione, riconducibile soprattutto alla riduzione delle superfici coltivate, che sono passate dai 3 milioni di ettari degli anni 60 agli 0,5 milioni di ettari dei tempi più recenti.

In Italia abbiamo 16,7 milioni di ettari di superficie agricola, di cui solo 12,5 milioni vengono coltivati, quindi 4,2 milioni di ettari inutilizzati: ogni anno ettari e ettari di campi vengono abbandonati, perché il sistema della Grande Distribuzione Organizzata, ossia i supermercati delle aziende multinazionali in cui la maggioranza degli italiani vanno a fare acquisti, non acquista più grano nazionale in quanto lo può acquistare a prezzo minore dall’estero.

Il grano ha una resa di circa 60 quintali per ettaro (un ettaro equivale a 10.000 metri quadrati, pari a due campi da calcio).

L’Italia ha prodotto nel 2021 6,7 milioni di tonnellate di grano, che rappresentano il 40% del fabbisogno nazionale. Se decidessimo di coltivare a grano la superficie agricola oggi inutilizzata produrremmo 24 milioni di tonnellate di grano in più, ben al di sopra del fabbisogno nazionale. Con le attuali tecniche agricole sostenibili possiamo tranquillamente avere una produzione di grano sufficiente per tutto il nostro Paese, dimunendo l’inquinamento dai trasporti e aumentando la ricchezza e la resilienza delle comunità. Il problema è il sistema del libero mercato globalizzato: non funziona e non può funzionare, è ormai evidente. Sono due secoli che tutti i più grandi esseri umani vissuti e viventi nel mondo ci avvertono, siamo noi che non vogliamo ascoltare. Ma nulla è perduto.

Dobbiamo solo cambiare mentalità: dobbiamo acquistare dai produttori locali, aprire nuove aziende agricole invece di chiuderle, tutelare quelle esistenti, fare formazione permanente agli agricoltori per operare in maniera sempre più sostenibile a livello sociale e ambientale.

Per costruire comunità resilienti e con un’alta qualità della vita dobbiamo fare scelte saggie e oculate, per il bene delle comunità e degli ecosistemi, non per far arricchire un manipolo ristretto di folli individui.

Condividi
Categorie
Ambiente Diritto Ecologia Politica

La tutela dell’ambiente e degli animali tra i principi costituzionali

Tempo di lettura: < 1 minuti

Una battaglia vinta dopo decenni, a cui ho partecipato attivamente, sensibilizzando la cittadinanza e facendo pressione ad ogni organo istituzionale.

Con l’ultima approvazione ieri alla Camera vengono modificati gli art. 9 e 41 della Costituzione: all’art. 9 per cui “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica», è stato aggiunto «tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

L’articolo 41 invece statuisce che l’iniziativa economica è libera ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». A questi vengono aggiunti anche «alla salute, all’ambiente».

Ora la sfida sarà applicare questi nuovi principi costituzionali, visti i governanti che abbiamo e la disastrata situazione dei tribunali italiani: sul lavoro, sull’utilità sociale dell’economia, sulla eguaglianza e sulla salute siamo molto lontani dal rispetto del dettato costituzionale, proprio per la cecità, l’incapacità, l’incompetenza e la corruzione dei governanti degli ultimi 40 anni e per il pessimo funzionamento della giustizia nel nostro Paese (siamo i peggiori in Europa, dopo di noi solo la Grecia).

La battaglia comunque non si deve fermare e tutti dobbiamo prenderne parte, per salvaguardare la nostra stessa esistenza: ora servono leggi e seri investimenti dello Stato per tutelare l’ambiente e gli animali.

Ognuno si deve assumere la responsabilità di promuovere la sostenibilità ambientale, per salvaguardare la nostra meravigliosa casa comune. Io continuerò nel mio piccolo, da bravo signor nessuno, a fare la mia parte.

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia

Piccoli cipressi crescono

Tempo di lettura: < 1 minuti

Sono un papà premuroso 😊

Al contrario di quanto affermano alcuni, il cipresso è una pianta tipica del clima mediterraneo.

Una curiosità: si usano sovente nei cimiteri perché le loro radici crescono prevalentemente in verticale, non creando così interferenze con le sepolture.

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia

Via la carne dal Restaurant Geranium

Tempo di lettura: 2 minuti

Il Restaurant Geranium di Copenaghen ha tolto la carne dal suo menù: è considerato il secondo miglior ristorante al mondo del 2021, tre stelle sulla guida Michelin, una delle guide più rinomate. Considerate che solo 130 ristoranti al mondo hanno 3 stelle.

Lo Chef, Rasmus Kofoed, non mangia carne da 5 anni, perché ha acquisito una coscienza ambientale e vuole fare la propria parte nel ridurre i cambiamenti climatici: “Il mio menu riflette chi sono, e come mi evolvo come chef e come essere umano”.

Ogni chilo di carne di manzo prodotta corrisponde in termini di effetto serra all’emissione di 60 kg di CO2 nell’atmosfera, al consumo di 7.000 litri d’acqua, per non parlare delle terre per foraggio sottratte alla coltivazione di prodotti alimentari direttamente per uso umano: un chilo di broccolo equivale a 1,9 kg di CO2 e 1 kg di lenticche a 0,89 kg, giusto per fare degli esempi (parliamo ovviamente di produzioni industriali: nell’orto familiare praticamente si azzerano i consumi, se gestito bene, mentre si mantengono alti per l’allevamento anche familiare per produrre carne, per via del necessario processo di lavorazione).

Il menu del Geranium ha ora nuovi piatti a base vegetale e frutti di mare: “Lo vedo come una sfida per creare nuovi piatti che celebrino i frutti di mare dalle acque incontaminate e le verdure delle fattorie locali, biologiche/biodinamiche che prosperano qui in Danimarca e in Scandinavia. Abbiamo bisogno di una tabula rasa. Stiamo dicendo addio ai nostri piatti d’autore e penso che sia un grande passo”.

Anche la scelta del biologico e delle produzioni locali ha come obiettivo primario la riduzione dell’inquinamento e la tutela dell’ambiente.

Mi auguro che sempre più attività seguano l’esempio del ristorante Geranium e comprendano quanto sia importante la partecipazione di tutti per salvaguardare il pianeta.

Dobbiamo partire dai nostri comportamenti quotidiani prendendo coscienza delle soluzioni che dobbiamo attuare per superare le questioni più urgenti e drammatiche della nostra epoca.

Condividi
Categorie
Ambiente Filosofia Politica Umanesimo

Come vivere in salute e a lungo

Tempo di lettura: 6 minuti

Malattia, vecchiaia, morte, sono tre delle sofferenze che vive qualsiasi essere umano.

Perché tali sofferenze possano avere un senso nella nostra esistenza, è necessario affrontare la prima sofferenza: la nascita. Dal momento in cui nasciamo diveniamo sempre più consapevoli (o timorosi) delle altre sofferenze e ci chiediamo, più o meno consciamente, il perché ciò avvenga: c’è chi crede nel destino, chi nel caso, chi nella volontà (propria, del cosmo o di divinità trascendenti).

Voglio per ora tralasciare nascita, vecchiaia e morte e soffermarmi sulla malattia: di questi tempi credo sia importante si approfondisca il tema.

Diciamo innanzitutto che stare in salute non è facile: anche se la conoscenza medica avanza, la nostra eredità genetica, i nostri comportamenti e/o il nostro ambiente aumentano o diminuiscono le probabilità di essere in salute. I nostri comportamenti e il nostro ambiente modificano persino la nostra stessa genetica, quindi il patrimonio genetico che lasceremo alle generazioni future.

Tutto ciò che è vivo, per mantenere la propria salute, necessita di processi “omeostatici”: l’omeostasi è quel processo biologico che permette agli organismi viventi di conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell’ambiente tramite meccanismi di autoregolazione. Pertanto è vero che stare in salute non è facile, così come è anche vero che un organismo vivente, in miliardi di anni di evoluzione, ha elaborato strategie immunitarie e resilienti, in grado di mantenere l’omeostasi al variare dell’ambiente esterno. Possiamo dire pertanto che il nostro organismo è sia fragile che anti-fragile: viene influenzato dagli stress esterni e allo stesso tempo si adatta a questi per sopravvivere.

Per comprendere bene come funziona la vita e la salute dei singoli individui, è necessario soffermarsi sul fatto che essa non è scissa in tante parti indipendenti, ma è formata da parti interdipendenti. Questo avviene non solo nel singolo individuo, ma tra tutte le forme di vita. Anche se pensi che il broccolo che cresce nell’orto non abbia nulla a che vedere con te, in realtà non è così: oltre a condividere con te un’eredità genetica del 90%, il broccolo condivide con te l’aria che respiri, l’acqua che bevi e il suolo su cui cammini. Se l’acqua e l’aria sono inquinate tutte le specie ne vengono compromesse: i processi omeostatici non riescono a fermare la degenerazione generalizzata in atto nell’organismo e gli individui iniziano a morire.

La vita può esistere solo come macro-aggregato di molteplici specie: lì dove muoiono più individui di quanti ne nascano le diverse specie si estinguono e si tende inevitabilmente verso la desertificazione fino a giungere all’assenza di vita.

La vita è interrelata indissolubilmente e pertanto esiste un’omeostasi individuale e un’omeostasi collettiva.

L’omeostasi collettiva (in parole semplici, come vivere in salute e a lungo in un ambiente inevitabilmente comunitario) è stata studiata: grazie agli studi del docente di Scienza della nutrizione all’Università di Sassari Gianni Pes e l’astrofisico e demografo Michel Poulain ora conosciamo le zone blu.

Cosa sono le zone blu? Sono aree geografiche determinate (che i due scienziati evidenziarono in blu sulla mappa, nella loro prima ricerca) in cui la vita degli esseri umani è statisticamente molto più alta della media.Queste le aree ad oggi scoperte con la maggiore longevità al mondo: Ogliastra in Sardegna, l’isola di Okinawa in Giappone, l’isola di Icaria in Grecia, la Penisola di Nicola in Costa Rica, Loma Linda in California.

Cosa accomuna queste aree così distanti tra loro?

1. La famiglia al centro di tutto

2. Scarso o nullo tabagismo

3. Semivegetarianismo

4. Attività fisica moderata, ma costante

5. Percezione di essere utili socialmente

6. Consumo di legumi

Alcune di queste aree hanno anche altri tratti in comune:

1. Fede

2. Uso di grani integrali

3. Centralità delle donne nella comunità

4. Giardinaggio

Cosa ci insegnano le zone blu? Ce lo dice Michel Poulain: “Studiando a fondo l’alimentazione, la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo, le relazioni sociali e ogni altro aspetto della vita nelle zone blu posso dire che esistono tratti comuni riassumibili in due punti cardine: vivi una vita semplice e semina amore intorno a te. Questo è ciò che mi hanno insegnato le persone che ho conosciuto negli anni e con le quali ho stretto un sincero rapporto di amicizia”. Più diffusamente, Poulain ha identificato sette elementi di grande rilievo che accomunano tutte le zone blu e che potrebbero essere quindi i fattori determinanti dietro al fenomeno della longevità. “Questi sono: condurre una vita semplice, mangiare cibo locale, coltivare forti relazioni famigliari e sociali, nutrire la propria spiritualità, rimanere attivi, rispettare il Pianeta e avere sempre uno scopo di vita.”

Per vivere bene, in salute e a lungo quindi, non è sufficiente fare attenzione al nostro comportamento come singoli (ad esempio diventando vegetariani, consumando legumi, camminando ogni giorno), ma anche il nostro comportamento con gli altri, con l’ambiente in cui viviamo: per dedicarsi alla famiglia, sentirsi utili socialmente, seminare amore è necessario costruire una comunità solidale che sappia cooperare costruttivamente, che cooperi per aumentare la qualità della vita di tutti e non solo di alcuni. È pertanto necessario che vi sia una cultura del vivere bene condivisa e accettata dalla comunità, poiché la qualità della vita del singolo è inscindibile dalla qualità della vita della comunità in cui vive.

Quando parlo di comunità vi invito a concentrarvi su chi vi sta accanto innanzitutto e di ogni specie vivente: a molti capita di cadere nell’illusione che, per agire in maniera incisiva nella comunità, sia necessario acquisire posizioni di potere particolari, accumulando denaro o sviluppando la propria carriera professionale o accumulando titoli di studio. Questo perché si pensa in tal modo di giungere a più persone, ma lo si fa con il desiderio di influenzarle imponendo la propria visione, vivendo la propria vita in una gara folle con tutti per sentirsi, illusoriamente, il migliore. “Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.” Diceva Gandhi e aveva ragione. Non possiamo immaginare una società in cui ci si combatte l’un l’altro per affermarsi in una competizione continua e quotidiana sfibrante, che possa generare persone capaci di cooperare costruttivamente. L’indifferenza generata dalla lotta per la supremazia sull’altro ci degenera, ci fa ammalare, ci distrugge interiormente. L’indifferenza ai sentimenti altrui, la paura del contatto e del confronto, sono tutti i mali che la nostra società ha e che ci portano ad ammalarci anche nel corpo oltre che nella mente.

La nostra salute, quella delle nostre comunità, quella delle altre specie, è compromessa o rafforzata dal nostro modo di vivere la vita: solo in Italia oltre 80.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento (7 milioni a. livello planetario), 50.000 muoiono per infezioni prese negli ospedali, 3.000 in incidenti stradali. La diffusione dell’attuale coronavirus, che ha provocato e provoca milioni di morti su scala planetaria, è probabilmente causata da un salto di specie del virus che proviene da serpenti o pipistrelli: il contatto tra l’uomo e queste specie è aumentato con la distruzione degli ambienti naturali in cui tali specie vivono. Non solo, alcuni studi affermano che l’inquinamento atmosferico, nello specifico il particolato sottile, sia uno dei vettori che facilita la diffusione del virus. Invece che avere paura di questi fatti, dobbiamo impegnarci a comprenderli e ad agire con coscienza.

Come vediamo tutto è correlato e molte malattie potremmo già diminuirle considerevolmente con un approccio sistemico che miri a ridurre nel più breve tempo possibile le cause che mettono a repentaglio la vita sul pianeta. Come dice il fisico Fritjof Capra “il pensiero sistemico (che significa pensare in termini di relazioni e di schemi) ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi – energia, economia, cambiamento climatico, disuguaglianze – sono tutte interconnesse e interdipendenti. Sono problemi sistemici che richiedono altrettante soluzioni sistemiche. ” Ridurre l’inquinamento, fermare la distruzione degli ecosistemi, diminuire il consumo di risorse, sono passi fondamentali perché l’umanità possa vivere in pace e armonia. Per avere un approccio sistemico è necessario cambiare mentalità. Non possiamo più ragionare cercando di massimizzare il profitto individuale o di pochi, ma dobbiamo concentrarci sull’adottare processi e metodi, con cui costruiamo la nostra comunità ogni giorno, che siano in grado di farci scegliere le migliori soluzioni alle sfide che dobbiamo affrontare collettivamente.

L’intero attuale sistema politico, di educazione, produzione e uso va modificato e riadattato perché risponda ai bisogni degli esseri viventi per migliorare la qualità della vita. Non esiste evoluzione né sopravvivenza senza capacità di adattamento, senza comprendere i comportamenti nefasti e i comportamenti virtuosi nell’epoca che viviamo.

Abbiamo già tutto quanto necessario per invertire rotta e costruire comunità resilienti e solidali, in grado di vivere a lungo e bene: ora ciò che serve è la nostra volontà.

Dobbiamo superare la paura di fallire, perché fallire è l’unico modo per imparare.

Dobbiamo superare la paura di cambiare, perché il cambiamento è inevitabile.

Dobbiamo superare la paura dell’altro, perché siamo indissolubilmente legati.

Dobbiamo avere il coraggio di rispettarci e amarci, perché è l’unica strada per vivere bene e a lungo.

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Economia Politica

La Germania chiude tutte le centrali nucleari

Tempo di lettura: 2 minuti

La Germania, come promesso da Angela Merkel 10 anni fa, nel patto di governo di Socialdemocratici, Verdi e Liberali della Fdp, finisce l’anno in bellezza: verranno chiuse 3 delle 6 centrali nucleari del Paese, le ultime 3 entro 12 mesi, quindi entro fine 2022.

Di certo il governo tedesco dimostra un’altra moralità politica rispetto ai nostri politicanti che dal giorno dopo le elezioni dimenticano ogni promessa elettorale.

Ma ciò che più conta è che, mentre c’è chi tenta stupidamente di riabilitare l’energia atomica spacciandola per “green”, per interessi economici privati e non certo per interessi pubblici, la nazione europea più importante decide di dismettere completamente le centrali nucleari.

D’altronde l’adozione del nucleare come fonte d’energia, oltre ad essere rischioso per la salute umana e per l’ambiente, è anti-economico: in una centrale nucleare si può produrre un Megawatt/ora di elettricità ad un costo che varia tra i 90 e i 100 euro, il doppio rispetto ai 45-50 euro dei parchi eolici offshore.

Il buon senso e non l’avidità deve guidare le scelte che facciamo, sia come singoli sia come comunità.

La transizione ecologica sarà possibile solo se vi sarà una forte spinta delle comunità verso una riduzione dei consumi e un approccio sistemico al settore produttivo e energetico per rendere la nostra esistenza sul pianeta sostenibile.

Mobilità, cibo, prodotti, lavoro, giustizia, equità, energia: per riuscire a salvare il pianeta dal disastro in corso è necessaria una rivoluzione culturale che modifichi i nostri stili di vita, i nostri sistemi di produzione e uso delle risorse, i nostri sistemi sociali.

Le azioni da compiere sono le “Otto R” di Latouche per rifondare l’economia: Rivalutare, Ricontestualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

Dobbiamo tutti essere pronti ad agire in prima persona, modificando innanzitutto il nostro approccio alle sfide che la vita ci pone, utilizzando creatività e buon senso: solo così potremo evolvere verso un’umanità in pace con se stessa e con la vita in ogni sua forma.

Condividi
Categorie
Ambiente Politica

Il nucleare pulito non esiste

Tempo di lettura: < 1 minuti

Parlare di nucleare come energia verde è una scemenza, lo sappiamo da decenni.

Non lo dico io, che non sono nessuno: lo dice un ingegnere nucleare e professore emerito del Politecnico di Torino, Angelo Tartaglia, secondo cui non esiste quarta generazione, non esiste nucleare pulito o sicuro, non esiste in sostanza energia nucleare “verde”.

In Italia abbiamo scienziati, professionisti e creativi in ogni settore, di grande talento e valore: purtroppo però non diventano ministri, non gli vengono dati ruoli dirigenziali, non li invitano in televisione, non gli fanno scrivere articoli sui giornali, a meno di non essere asserviti al dio denaro, alle reti clientelari e/o mafiose, agli interessi di pochi a discapito delle comunità.

In sintesi, a meno di non aver venduto la propria anima al diavolo.

Non so se e quando il nostro Paese si risveglierà dal torpore cerebrale in cui vive: ciò che so è che dobbiamo diffondere la verità, sempre e comunque, perché ciò possa accadere quanto prima.

“La verità è sempre rivoluzionaria” A. Gramsci

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/21/nucleare-di-quarta-generazione-non-esiste-includerlo-nel-piano-green-della-ue-e-un-suicidio-il-prof-tartaglia-smonta-le-teorie-pro-atomo-non-e-ne-sicuro-ne-pulito/6432609/

Condividi
Categorie
Ambiente Ecologia Salute

Salviette disinfettanti tossiche e nocive

Tempo di lettura: < 1 minuti

La rivista francese “60 millions de consommateurs” ha analizzato 12 marche di salviette disinfettanti multiuso e per il bagno: hanno scoperto che sono piene di sostanze allergizzanti, sospetti interferenti endocrini o probabili cancerogeni.

Un danno per la salute e per l’ambiente, che possiamo tranquillamente evitare, semplicemente non acquistandole.

Aceto, alcool e bicarbonato sono più che sufficienti per la disinfezione e detersione casalinga, in più sono sostanze innocue per la salute e a basso impatto ambientale.

“L’aumento dei prodotti e delle necessità finisce col produrre appetiti raffinati, innaturali e immaginari.” Karl Marx

Condividi
Categorie
Ambiente

Madre Terra

Tempo di lettura: < 1 minuti

– La natura ha un cuore?
– Sì.
– E dove si trova?
– Vive dentro di te e dentro di me, in ogni essere umano, in ogni pianta e in ogni animale, in ogni atomo che compone questo incommensurabile universo.
– Perché non lo sento?
– Per sentirlo devi entrarci in contatto: hai vissuto l’amore di tua madre attraverso i suoi baci e i suoi abbracci. Come potrebbe quindi essere diverso con la natura?

Dario Pulcini

Condividi
Categorie
Ambiente Politica

No alle deroghe per le specie protette

Tempo di lettura: < 1 minuti

Cingolani vuole “deroghe per la cattura e abbattimento delle specie protette” (ANSA: https://bit.ly/31e8Hk9), dimostrando al contempo ignoranza e arroganza: in particolare si accanisce contro il lupo, responsabile di non meglio specificate problematiche.

La popolazione dei lupi in Italia è di appena 2.500 esemplari: è un animale autoctono, che fa parte del nostro ecosistema.

È una specie protetta, sia nel nostro Paese che a livello internazionale, perché a rischio di estinzione già dagli anni 60 a causa dell’uomo: ci sono voluti più di 50 anni per portare la popolazione dai 300 esemplari del 1968 agli attuali 2.500.

In ogni caso per contenere la popolazione di una specie animale è necessario sterilizzare alcuni esemplari, senza intuili spargimenti di sangue. Nel caso del lupo poi non è necessario alcun contenimento, anzi è necessario continuare a tutelare questo meraviglioso mammifero, progenitore dei cani domestici che tanto amiamo.

«La forza del branco è nel lupo, e la forza del lupo è nel branco.» Rudyard Kipling

Condividi