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Ambiente Diritto Ecologia Politica

Modifica della Costituzione per la tutela dell’ecosistema

Ho scritto una petizione per far sì che la tutela dell’ecosistema diventi centrale per il futuro del paese. È qualcosa che volevo fare da tempo e sono finalmente riuscito a mettere nero su bianco la mia proposta 🙂

Vi spiego di cosa si tratta: voglio che sia inserita nell’art. 9 della Costituzione Italiana la tutela dell’ecosistema.

L’art. 9 tutela al comma 2, ad oggi, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, ma non esplicitamente l’ecosistema.

Con la modifica che propongo vi sarebbe un esplicito riferimento alla tutela dell’ecosistema nella Costituzione italiana tra i principi generali, obbligando così tutti i poteri dello stato (dal Parlamento al Governo agli enti locali alla magistratura) a tutelare l’ambiente in ogni sua forma.

Mi dareste una mano a diffonderla, oltre che a firmarla? Grazie!

Clicca sul link per firmare la petizione: http://chng.it/jVsFcHLMKt

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Educazione Politica Umanesimo

L’importanza della scuola

«Non si troverà costituzionalista che passando in rassegna gli organi supremi che danno alla nostra costituzione la sua fisionomia caratteristica, senta il bisogno di menzionare tra essi la scuola: la scuola resta in secondo piano nell’ordinamento amministrativo (nell’ordinaria amministrazione, si direbbe), non sale ai vertici dell’ordinamento costituzionale. E tuttavia non c’è dubbio che in una democrazia, se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che a lungo andare la scuola è più importante del parlamento e della magistratura e della corte costituzionale. Il parlamento consacra in formule legali i diritti del cittadino, la magistratura e la corte costituzionale difendono e garantiscono questi diritti, ma la coscienza dei cittadini è creata dalla scuola; dalla scuola dipende come sarà domani il parlamento, come funzionerà la magistratura, cioè come sarà la coscienza e la competenza di quegli uomini che saranno domani i legislatori, i governanti e i giudici del nostro paese. La classe politica che domani detterà le leggi ed amministrerà la giustizia, esce dalla scuola; tale sarà quale la scuola sarà riuscita a formarla. Che la classe dirigente sia veramente formata, come è ideale democratico, dai migliori di tutte le classi, in modo che da tutti gli strati sociali, anche dai più umili, i giovani più idonei e più meritevoli possano salire ai posti di responsabilità, dipende dalla scuola, che è il vaglio dei cittadini di domani. A voler immaginare l’organismo costituzionale come un organismo vivo, si direbbe che il sistema scolastico equivalga al sistema emato-poietico: il sangue vitale che rigenera ogni giorno la democrazia parte dalla scuola, seminarium rei publicae. Proprio per questo, fra tutti i rami dell’amministrazione quello scolastico propone i problemi più delicati e più alti, per risolvere i quali non basta essere esperti di problemi tecnici, attinenti alla didattica, alla contabilità o all’edilizia, ma occorre soprattutto avere la consapevolezza dei valori morali e pedagogici che si elaborano nella scuola. dove si creano non cose, ma coscienze; e quel che è più, coscienze di maestri, capaci a loro volta di creare coscienze di cittadini»

Piero Calamandrei, 1889 – 1956, Padre Costituente

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Culture Diritto Umanesimo

L’educazione alla felicità e la Costituzione Italiana

Che significa educare? Ci viene in aiuto l’etimologia latina della parola, composta da la particella “e” che significa “da, di, fuori” e il verbo “ducàre”, “dùcere”, che significa “condurre, trarre”. Quindi educare significa aiutare il discente a far emergere il suo potenziale, a mettere in atto le sue capacità intellettuali e emotive. In sostanza quindi l’educazione è l’atto di dare gli strumenti idonei ad ogni persona per coltivare i propri talenti e per poterli valorizzare nella comunità in cui si vive.

Nell’attuale sistema educativo, soprattutto per via delle riforme legislative degli ultimi decenni, prevale sempre più l’idea dell’educazione come preparazione e formazione al lavoro. Non sarebbe un problema di per sé, se il sistema fosse orientato ad aiutare lo studente a tirar fuori le sue qualità intrinseche che poi potrà, se lo vorrà, tramutare in professioni, anche non ancora esistenti, a beneficio della comunità. E invece il sistema attuale adatta tristemente la scuola al mondo del lavoro, definendo standard di competenze ricalcate sulle esigenze dell’impresa privata, comprimendo quindi i talenti d’ognuno per incanalarli in un mondo del lavoro ormai egemonizzato sul fare impresa per guadagnare più soldi, in qualsiasi modo ciò avvenga, anche a scapito del bene della comunità. Una visione d’impresa ben lontana dalla filosofia aziendale di impresa sociale di Adriano Olivetti e dal doveroso interesse sociale come limite alla libertà di iniziativa economica privata statuito dalla Costituzione Repubblicana all’articolo 41.

Si è sostanzialmente perduto quindi l’obiettivo primario dell’educazione: aiutare l’individuo a coltivare liberamente, secondo le sue scelte, i suoi talenti.

Uso la parola “talenti”, al plurale, perché un altro danno enorme, prodotto dal sistema educativo dominante modellato sul sistema di lavoro industriale, è quello di puntare sulla specializzazione delle persone su una singola mansione. Per sua natura l’uomo è artista, artigiano e intellettuale: la specializzazione in un singolo ambito e in maniera sempre più restrittiva, impedisce di fatto all’individuo di coltivare tutte le sue capacità, che non possono certo essere ridotte ad una sola materia e/o una sola mansione.

Il sistema educativo dovrebbe essere incentrato sul condurre la persona verso la scoperta e liberazione delle proprie innate capacità per elevarle al loro massimo potenziale, in modo da poter portare un reale progresso materiale e spirituale nella comunità in cui vive.

Oggi se non hai un lavoro vieni considerato o un poco di buono o un fallito. Questo provoca in tanti giovani, in un paese come il nostro che ha una disoccupazione giovanile altissima, il desiderio o di fuggire verso paesi dove si sentono valorizzati o dove trovano più facilmente lavoro a prescindere dalle proprie qualità intrinseche.

Nulla di più insensato: è proprio per via di questo modello educativo fatto di standard e specializzazione a fini di adattamento all’esistente sistema del lavoro, che troviamo l’incapacità della nostra comunità di superare brillantemente le problematiche più urgenti, dalla crisi economica, a quella sociale e ambientale, provocate proprio dall’attuale sistema del lavoro.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione Italiana, pur non parlando esplicitamente di felicità, implicitamente ne esprime il senso più profondo. Difatti l’art. 3 statuisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E qui ritroviamo tutto quanto precedentemente detto. Gli ostacoli, in questo caso un certo modo d’intendere il sistema educativo, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e vanno necessariamente rimossi. Questo perché è nel pieno sviluppo della persona, delle sue capacità, dei suoi talenti, che è possibile garantire  l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E quale altra felicità può esistere per un individuo se non sentirsi partecipe tramite il proprio ruolo politico, economico e sociale alla crescita della propria comunità? Sentirsi persona valida e utile al benessere comune, oltre che al proprio, significa sentire pienamente soddisfatto il desiderio fondamentale di dare senso e valore alla propria esistenza. Ciò genera una felicità duratura, che si coltiva ogni giorno quando si ha lo spazio di sbagliare e riprovare, di perfezionarsi, senza sentirsi continuamente giudicato, deriso o condannato (ad essere un poco di buono, un mediocre, un inetto).

I temi fondamentali della pedagogia elaborata dal filosofo e educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi racchiudono sapientemente in maniera integrata il concetto di educazione alla felicità: in primo luogo, l’educazione deve basarsi sui bisogni quotidiani delle persone; in secondo luogo, deve mantenere l’obiettivo della felicità intesa come lo sviluppo di una coscienza sociale e della consapevolezza che chiunque ha il diritto di essere felice; in terzo luogo, deve aiutare a sviluppare il potenziale creativo che esiste in ogni essere umano.

Ancora oggi il lavoro dell’artista non viene considerato tale, l’artigianato sta scomparendo, sostituito dall’industria produttrice di oggetti seriali a obsolescenza programmata, l’intellettuale è considerato o un radical chic utile al vezzo dei pochi che capiscono le sue bislacche elucubrazioni o, ancor peggio, al servizio del potere economico per creare quel pensiero unico capace di sostenere l’attuale modello di sviluppo palesemente insostenibile. Non può esistere nell’immaginario collettivo, inculcato dai media al servizio del potere economico,  un contadino, uno spazzino, un elettricista, un impiegato, che coltivino le loro capacità di artisti, artigiani e intellettuali nel loro lavoro. Se hanno di queste pretese che le coltivino nel poco tempo libero lasciato a disposizione dalle esigenze della produzione industriale.

Proprio in ciò è ravvisabile l’effetto fondamentale del sistema didattico attuale: le qualità di artista, artigiano e intellettuale, insite in ogni singolo individuo e con caratteristiche peculiari derivanti dalla personalità unica di ognuno, invece che essere  valorizzate vengono considerate al massimo delle attività in cui dedicarsi nel (poco) tempo libero, salvo i rari casi in cui faccia comodo al sistema economico dominante. Questo si evince dall’imporre, tramite i mezzi di comunicazione di massa, un manipolo ristretto di persone prive di valore artistico o opere di bassissimo contenuto culturale portandole alla fama e al successo; dal relegare l’eccellenza della produzione artigiana a bene di lusso, riservata ai pochi ricchi che se la possono permettere; dal far passare per intellettuali persone prive di ogni capacità critica e di qualsivoglia idea originale, ben aderenti al pensiero unico dominante per cui l’attuale è il migliore dei sistemi economici, politici e sociali possibili.

La prevalenza dell’interesse economico privato su ogni altro valore sta distruggendo la socialità, il saper fare insieme e bene, il piacere di fare per il desidero di fare e non per un risultato determinato a priori. Molte delle scoperte scientifiche, molte delle opere artistiche che hanno saputo emozionare nei secoli, molte delle invenzioni che hanno cambiato in meglio la vita dell’uomo, provengono proprio dall’aver sfidato i pregiudizi e i preconcetti, dall’aver liberamente creato andando oltre il limite del già conosciuto, del già esperito.

Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco scrive che nel sistema industriale c’è un uso della scoperta che conduce alla specializzazione dei compiti, alla istituzionalizzazione dei valori, alla centralizzazione del potere: l’uomo diviene un mero ingranaggio della burocrazia. Ma c’è un secondo modo di mettere a frutto l’invenzione, che accresce il sapere e il potere di ognuno, consentendo a ognuno di esercitare la propria creatività senza per questo negare lo stesso spazio d’iniziativa e di produttività agli altri. «Se vogliamo – continua Illich – poter dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di una società a venire che non sia iper-industriale, dobbiamo riconoscere l’esistenza di scale e limiti naturali. Esistono delle soglie che non si possono superare. Infatti, superato il limite, lo strumento da servitore diviene despota. Oltrepassata la soglia, la società diventa scuola, ospedale, prigione e comincia la grande reclusione.»

Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Conviviale per Illich è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni. L’uomo a cui pensava Illich non era un uomo che vive solo di beni e servizi, ma della libertà di modellare gli oggetti che gli stanno attorno, di conformarli al proprio gusto, di servirsene con gli altri e per gli altri.

Inoltre spesso, con grande cecità, la visione dell’educazione è concepita come un percorso meramente scolastico e accademico, quando invece l’educazione è il risultato di tre elementi determinanti: la scuola, la famiglia, l’ambiente (sociale, culturale e naturale).

Un sistema educativo che si pone quale sostituto dell’educazione familiare e, attraverso la creazione di modelli standard, completamente avulso dal contesto, è una mera illusione. Il risultato di questa visione porta all’espressione delle pulsioni creative giovanili sempre più al di fuori del contesto familiare e scolastico, quindi completamente in disarmonia con la realtà che circonda i giovani. Ciò porta ad una infelicità diffusa, finanche alla depressione, perché il giovane non si sente compreso e aiutato nell’emersione della sua personalità, dei suoi talenti, ma emarginato se non segue gli standard imposti, cui non può essere mossa alcuna critica. Il giovane è talmente indottrinato dal dovere di studiare al solo fine, avvilente, di far soldi, da non chiedersi nemmeno più quali sono i suoi talenti, quali i suoi sogni.

L’educazione, oggi per lo più tesa ad annichilire le divergenze, pensando che ciò porti come risultato la creazione di una comunità ben organizzata, quando in realtà uccide ogni pulsione al progresso che sempre spinge l’agire l’essere umano in età giovanile, deve tornare a pulsare di energia vitale: e questo è possibile solo se si lascia ai giovani la possibilità di esprimere il loro dissenso, a dar valore alla loro capacità critica costruttiva della realtà esistente, incentivandoli ad assumersi con responsabilità e indipendenza il loro percorso formativo. Ciò porterà certamente a nuove generazioni capaci di costruire modelli di pensiero divergenti, dove non c’è una soluzione preconfezionata, ma tante possibili soluzioni che possono essere esperite e quindi considerate o meno valide attraverso un dialogo costante con i propri simili ad ogni livello: scuola, famiglia e comunità.

Il cambiamento del paradigma educativo è necessario quindi per dare speranza e futuro all’umanità.

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Diritto Società

Cambiare sistema si può, si deve: lo Stato siamo noi

Sono tanti hanni che, nel mio piccolo, mi impegno a combattere il “sistema”: parlo di quel sistema economico, sociale e politico avido di potere e denaro, fatto da tante (troppe) persone senza scrupoli, folli, malati, che sostengono più o meno consapevolmente il nefasto modello neoliberista, che sta distruggendo la natura e abbassando il livello di civiltà umana nel mondo.
Molti spesso finiscono per identificare questo sistema con lo Stato.
Lo Stato invece siamo noi, siamo noi i sovrani del nostro paese.
E uno Stato corrotto riflette la corruzione che vive nel popolo, riflette l’incoscienza collettiva, dei più, della gravità della situazione, delle cause che l’hanno generata.
Ho avuto la fortuna di conoscere una persona di enorme valore, una persona di grande autorevolezza, profondità e cultura, una delle più alte cariche dello Stato, il professor Paolo Maddalena, con cui ho passato due giorni di confronto profondo, dalla spiritualità al diritto, dalla filosofia alla politica, con il quale, attraverso un  dialogo sincero, ho scoperto di combattere le medesime battaglie e di osservare l’attuale situazione del paese nel medesimo modo, nonché di avere una visione comune del valore inestimabile di ogni forma di vita. E di avere la stessa volontà di agire in prima persona.
Lo Stato è fatto da noi persone comuni, il territorio che sta venendo depredato dalle multinazionali appartiene a noi e non può essere venduto, è inalienabile. La Repubblica è fondata sulla proprietà collettiva, sulla gestione in comune del territorio attraverso le istituzioni democratiche.
La proprietà collettiva del territorio è un principio costituzionale, la proprietà privata è un’eccezione concessa dal popolo sovrano.
Questo dice la Costituzione, questo dice il nostro senso più elevato di giustizia, la nostra consapevolezza d’essere una cosa sola. Eppure lo stanno vendendo. Traditori dello Stato insediatisi con l’inganno, con la complicità dei mezzi d’informazione principali in mano alle industrie e alla finanza, stanno truffandoci e svendendo il nostro bellissimo paese.
Alcune isole delle Eolie, dell’Arcipelago Della Maddalena, porti, aeroporti, teatri e sale da concerto, stanno privatizzando tutto, stanno vendendo ciò che è nostro e che non è vendibile. Le aziende multinazionali neo-liberiste ci stanno depredando. Ci stiamo facendo portare via non più solo i diritti, ma persino i territori.
E tutto per avere in cambio la comodità del centro commerciale sotto casa, che ci vende immondizia alimentare e tecnologia a obsolescenza programmata; che ci offre un lavoro sotto pagato, frustrante, alienante, dove la nostra creatività e le nostre capacità sono represse o inutilizzate.
Non dobbiamo combattere lo Stato o la politica, dobbiamo combattere il malcostume e il malaffare, partendo da noi stessi, dalla comunità in cui viviamo.
Perché i comportamenti disonesti non sono insiti nel nostro essere umani. Si può essere onesti per tutta la vita.
C’è un percorso storico che porta all’attuale condizione economica, sociale e politica. E ognuno di noi ne è responsabile, economicamente, socialmente e politicamente.
Bisogna studiare e agire, dialogare e unire, se si vuole dare una speranza all’Italia.
Possiamo diventare un esempio meraviglioso nel mondo di società equa e solidale.
Ma per farlo ci dobbiamo credere insieme, ogni giorno insieme sperimentando nuove soluzioni che risolvano i problemi del nostro vivere in comune.
Lo Stato è lo strumento che ci siamo dati per dare equilibrio, giustizia, dignità, alla vita di ogni persona, proteggendo l’ambiente per le generazioni future.
Liberando lo Stato dagli affaristi, da chi vuole la supremazia dell’economia sulla politica, ridoneremo all’Italia un’opportunità di uscire da questo nuovo Medioevo sviluppatosi in pochi decenni e di entrare in un nuovo Rinascimento che speriamo duri per l’eternità.
Possiamo fare tutto ciò ricostruendo le comunità locali, promuovendo un’economia di prossimità sostenibile a livello ambientale e sociale, capace di dare ricchezza, benessere, cultura e lavoro per tutti.
Dobbiamo tutti impegnarci a valorizzare il luogo dove viviamo quotidianamente, attraverso la la tutela dell’ambiente e delle persone, senza però chiuderci agli stimoli esterni, rimanendo aperti e accoglienti, condividendo i saperi.
Dobbiamo avere l’obiettivo comune di migliorare la qualità della vita di tutti, di dare applicazione a tutti i principi costituzionali donatici a costo della vita dai padri fondatori della nostra Repubblica. Lo dobbiamo a loro e a noi stessi.
Ciò può avvenire solo attraverso un’organizzazione della società che permetta ad ognuno di coltivare il proprio talento e di essere sostenuto nelle proprie imprese.
Ma questa società può essere creata solo dal basso, solo se, in sempre più persone, cominciamo a prendere consapevolezza dei limiti dell’attuale sistema e collaboriamo insieme per cambiarlo, sostituiamo le attuali classi dirigenti, per lo più corrotte, al soldo della finanza, con persone dedite veramente al benessere del popolo. Dobbiamo cambiare lavoro, se alimenta questo sistema corrotto. Dobbiamo cambiare abitudini alimentari per stare in salute e per l’ambiente.  Dobbiamo spendere con saggezza finanziando le imprese e i professionisti che lavorano rispettando le persone e l’ambiente. Dobbiamo votare gente onesta per avere un’amministrazione della cosa pubblica che funzioni bene, secondo equità e giustizia.
La vera rivoluzione parte da noi.
Se viviamo qui e in questa epoca è perché qui possiamo fare la differenza.
Non dimentichiamolo mai.
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Diritto Società Umanesimo

Dovunque c’è da imparare 1: la giustizia

Avvio oggi una rubrica che dimostra come sia possibile trarre insegnamenti di valore etico da ogni persona, paese, governo, comunità o popolo del mondo; riporterò notizie di azioni e comportamenti che  rendono concreti concetti come equità, solidarietà e giustizia, in questo mondo e in questa umanità.

Noboa condannato per frode fiscale

In Ecuador il cinque volte candidato presidente della Repubblica Álvaro Fernando Noboa, l’uomo più ricco dell’Ecuador e uno dei più ricchi del mondo, dopo un processo durato anni, è stato condannato per evasione fiscale, per 98 milioni di dollari (per precisione, è stata condannata la sua azienda di esportazione di banane “Exportadora Bananera Noboa”). Al contrario che in Italia (in cui l’omologo di Noboa, Silvio Berlusconi, è stato al governo per 20 anni) il popolo ecuadoriano non solo non lo ha mai eletto come presidente, ma ha fatto vincere lo schieramento opposto dell’attuale presidente Rafael Correa, Alianza PAIS, che ha portato (tra i vari progressi in ambito sociale e economico) un rafforzamento della giustizia, una seria lotta all’indigenza, una maggiore partecipazione cittadina alla politica, una democratizzazione dei mezzi di informazione, una maggior tutela dell’ambiente: il tutto partendo dalla riforma, attraverso consultazioni e referendum popolari, della Costituzione Ecuadoriana nel 2008, ora tra le più evolute al mondo. E tutto ciò ha portato a delle conseguenze concrete: visto che Noboa non vuole pagare (anche lui accusa di essere perseguitato politicamente), da qualche tempo sono cominciati gli espropri e la vendita all’asta dei beni del magnate.

Trovo il carcere una soluzione degradante per la dignità umana, dettata più per appagare il senso comune di vendetta, che quello di giustizia.

Sarebbe bello se anche nel nostro paese la giustizia, al delinquente Berlusconi, avesse espropriato i beni, piuttosto che condannarlo a due anni di interdizione dai pubblici uffici (quando a mio parere avrebbe dovuto essere interdetto perpetuamente dagli stessi), 4 anni di detenzione (di cui 3 da non scontare grazie all’indulto del 2006 votato da PD e PDL) e 10 milioni di euro a titolo di provvisionale.

Big Pharma battuta dallo Stato Indiano

Il termine “Big Pharma”  è utilizzato per definire l’insieme delle grandi industrie farmaceutiche multinazionali. Il termine nasce dal libro del giornalista inglese Jacky Law “Big Pharma – Come l’industria farmaceutica controlla la nostra salute”. La descrizione del libro edito in Italia dall’Einaudi: “Un durissimo atto d’accusa contro le multinazionali farmaceutiche che dominano il piú redditizio business al mondo, quello della malattia. Dopo la lettura di questo libro, ogni volta che prenderete una medicina vi chiederete se fa bene a voi o se fa bene a loro.

Ad aprile del 2013 la Corte Suprema indiana ha respinto il ricorso dell’industria farmaceutica svizzera Novartis relativo al brevetto di un farmaco anti tumore: i giudici hanno stabilito che l’industria locale indiana ha il diritto a produrre il medicinale Glivec come farmaco generico low cost per salvaguardare il diritto alla salute della popolazione.

Un mese prima, nel marzo 2013, la Corte Suprema indiana respinge anche il ricorso della Bayer, che chiede l’annullamento della decisione di cedere all’indiana Natco Pharma un brevetto per produrre a basso costo il Nexavar, usato per curare il tumore al fegato e ai reni. La Bayer vendeva il medicinale a circa 5.600 dollari per 120 compresse necessarie ad un mese di cure, mentre il prezzo della versione generica indiana è di 175 dollari per la stessa dose. Un anno fa, il governo indiano aveva concesso il brevetto alla Natco Pharma con la motivazione che ”doveva essere alla portata della maggior parte dei malati”.

Trovo aberrante che si possa speculare sulla salute umana; penso che molti dei medici che lavorano nelle multinazionali farmaceutiche tradiscano il giuramento di Ippocrate e il codice di deontologia medica a cui dovrebbero attenersi: dovrebbero quindi essere radiati dall’ordine di cui fanno parte. Questa sarebbe secondo me giustizia.

La costituzione islandese

A seguito della crisi economica del 2008, il 27 novembre 2010 in Islanda è stata eletta una Consulta Costituzionale con lo scopo di redigere la bozza di una nuova Costituzione. Il processo di stesura ha visto per la prima volta l’utilizzo di un percorso di partecipazione popolare attuato principalmente attraverso internet. Dopo circa un anno di consultazioni e dibattiti, il 29 luglio 2011, la Consulta ha presentato al Parlamento la bozza della nuova Costituzione islandese, che il 20 ottobre 2012 è stata approvata tramite un referendum popolare. Ora si attende la ratifica da parte del Parlamento.

Alcuni dei principi più innovativi della nuova carta costituzionale sono:

– tutela dell’ambiente e inalienabilità delle risorse naturali: In Islanda le risorse naturali non sono di proprietà privata ma sono proprietà comune e perpetua della nazione. Nessuno può acquisire le risorse naturali e i relativi diritti come proprietà o uso permanente e queste non possono mai essere vendute o ipotecate (art. 34).

– libertà di espressione e diritto di accesso alla rete internet: Tutti hanno libertà di opinione, di coscienza e il diritto di esprimere i propri pensieri. Censura e altre limitazioni sulla libertà di espressione non sono ammesse. Le uniche limitazioni consentite dalla legge sono per la protezione dei minori, per la sicurezza, per la tutela della salute, dei diritti o la reputazione di altri come si conviene in una società democratica. I Governi devono garantire le condizioni per lo svolgimento di un dialogo aperto e informato. È vietato impedire l’accesso a Internet e alla tecnologia informatica senza una sentenza del giudice che applichi le medesime condizioni necessarie per la limitazione della libertà di espressione (art. 14). 

Diritto all’informazione e dovere di trasparenza della Pubblica Amministrazione: Chiunque è libero di raccogliere e diffondere informazioni. L’amministrazione pubblica è trasparente e deve custodire documenti e verbali, registrare e documentare gli atti, la loro origine, processo ed esito. Tali dati sono distrutti se non a norma di legge. Le informazioni e i dati in possesso del Governo sono disponibili senza alcuna eccezione e l’accesso pubblico a tutti i documenti raccolti o custoditi dagli enti pubblici è garantito dalla legge. Un elenco di tutti i dati e i documenti detenuti dal Governo, la loro origine e il loro contenuto, è accessibile al pubblico (art. 15).

Partecipazione democratica:  Il due per cento degli elettori può presentare un’istanza al Parlamento. Il dieci per cento degli elettori può presentare un progetto di legge in Parlamento. Il Parlamento può presentare una controproposta nella forma di un altro disegno di legge. Se il disegno di legge degli elettori non viene ritirato è sottoposto a referendum, così come il disegno di legge del Parlamento se introdotto. Il Parlamento può decidere se rendere il referendum vincolante. Il Parlamento deve votare la proposta di legge da parte degli elettori entro due anni dal momento della presentazione della proposta in Parlamento (art. 66). 

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Diritto News Società

Lo stivale, la repubblica e le banane

"Banana" di Andy Warhol

L’Italia è uno stivale: non nel senso della sua forma geografica, bensì nell’essere proprio come lo stivale protetta dall’esterno (per via del mare, dei razzisti, degli ignoranti) e altrettanto maleodorante al suo interno, piena di caste e false castità, di protetti, protettori e imbarazzanti giullari di corte.

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News

Bollettino informativo n° 1 del 2/10/08

Siccome i media mainstream tacciono di ciò che accade nel mondo e il governo italiano si prodiga per far chiudere le piccole cooperative editoriali libere e indipendenti (come Carta e Il Manifesto) con il famigerato Decreto Tremonti (D.L. 112/2008), mentre regala insieme agli altri paesi europei miliardi di euro alle banche (ma secondo voi le banche sono i soggetti che hanno più bisogno di soldi???) vorrei iniziare a segnalare le notizie (a mio parere degne di nota) che raccolgo dalle varie parti del mondo, con un post ogni tanto, di modo da dare il mio seppur piccolo contributo a creare un canale di informazione alternativa per i miei cari lettori.

Angola: elezioni 2008

Fonte: Agenzia AngolaPress

Dopo 16 anni (sospese a causa della sanguinosa guerra civile iniziata nel lontano 1975 e terminata solo nel 2002) si sono tenute le elezioni parlamentari in Angola (le presidenziali si terranno nel settembre 2009). Gli elettori iscritti al voto sono stati circa 8.300.000, chiamati alle urne per scegliere tra i 5.198 candidati presentatisi con i 10 partiti e le 4 coalizioni ammesse: 220 le poltrone da parlamentare in palio.

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Diritto Politica

Lodo Alfano: principi violati e responsabilità personali

L’ Art. 90 della Costituzione Repubblicana, così stabilisce: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.”

L’attentato alla Costituzione è favellato all’art. 283 del Codice Penale: Attentato contro la costituzione dello Stato – Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.” Tale articolo è stato così modificato dalla L. 25 gennaio 2006 sui reati di opinione.

Il precedente art. 283 c.p. così prevedeva: “Attentato contro la Costituzione dello Stato – Chiunque commette un fatto diretto a mutare la  costituzione dello Stato o la forma del Governo,  con mezzi non consentiti dall’ordinamento  costituzionale dello Stato, è punito con la  reclusione non inferiore a dodici anni.

La riforma del 2006 ha sensibilmente modificato il senso della norma. Non è più perseguibile chiunque attenti alla Costituzione dello Stato con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale (come ad esempio farsi eleggere Capo del Governo per legiferare al fine di proteggere la propria persona e i propri interessi personali), ma solo chi compia ciò con atti violenti.

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Politica

Il voto “utile”?

Franceschini, esponente di spicco del PD, questa sera ad Anno Zero, trasmissione di dibattito su Rai Due, ha sostenuto la necessità del voto utile.

Berlusconi pochi giorni addietro ha sostenuto la necessità del voto utile.

Ma cosa è questo voto utile? Il ragionamento è semplice: se votate per i due maggiori schieramenti questi potranno ottenere una maggioranza tale da sostenere il governo che propongono, perché la legge elettorale “Porcellum”alla Camera la maggioranza assoluta dei seggi alla coalizione che prende la maggioranza relativa dei voti (ma attenzione, non la dà al Senato, motivo per cui è caduto il Governo Prodi).

La Costituzione Italiana, contenente i principi per cui ci definiamo un paese democratico, (che tutti gli italiani dovrebbero rileggersi e imparare a memoria) però non dà centralità al Governo, ma al Parlamento. E’ il Parlamento che approva le leggi che tutti gli italiani devono rispettare, è il Parlamento che dà la fiducia al Governo e ne permette la sua esistenza, è il Parlamento che rappresenta i cittadini, è il Parlamento che approva il bilancio dello Stato. Il Parlamento è l’organo che legifera, il Governo l’organo che attua le leggi che il Parlamento approva.

Negli ultimi anni si è avuto un uso sconsiderato e illeggittimo delle leggi delega (il Parlamento delega il Governo ad emanare delle leggi) e dei decreti legge (provvedimenti del Governo consentiti dalla Costituzione solo per motivi di necessità e urgenza), proprio perché al Governo è stato consentito di abusare del suo potere, sottraendo il lavoro che la Costituzione assegna alle Camere.

L’unico voto utile se vogliamo quindi rispettare la nostra Costituzione, è per quel partito o coalizione con il programma che meglio rappresenta i nostri ideali; oppure si può richiedere l’annullamento del voto o votare scheda bianca se nessuno ci rappresenta. Altrimenti tutto il sistema democratico sancito dai principi costituzionali viene completamente ribaltato: in realtà ciò che i due candidati Premier Berlusconi e Veltroni stanno facendo è un vero e proprio golpe, il tentativo di spartirsi i poteri dello Stato incitando il popolo a scegliere o l’uno o l’altro, i quali già hanno deciso chi sarà in Parlamento, togliendo la preferenza agli elettori e così scostandosi fortemente dai principi costituzionali. Se Veltroni avesse voluto veramente cambiare la legge elettorale, non avrebbe dovuto partecipare alle prossime elezioni e incitare a non votare i suoi elettori sino all’approvazione da parte dell’attuale Parlamento di una legge costituzionalmente legittima.

Mai il nostro stato repubblicano era caduto così in basso, privando di una reale democrazia e sovranità l’intero popolo italiano.

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Politica

Le elezioni italiane di aprile sono una truffa

Vorrei elencare i motivi per cui ritengo le elezioni di aprile 2008 una vera e propria truffa ai danni del cittadino e dovrebbero essere o rinviate o annullate successivamente:

  1. Non possiamo scegliere i nostri rappresentanti, poiché si vota solo il simbolo, quindi i partiti decidono per noi chi andrà in Parlamento, fatto unico in Europa (e forse nel mondo). Si contravviene in maniera palese all’art. 1 comma 2 della Costituzione Italiana: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
  2. Il diritto al voto viene riconosciuto anche ai residenti all’estero, quasi 3.000.000 di persone aventi diritto al voto, su 50.000.000 totali, ossia il 6% dell’elettorato e il loro voto nella Circoscrizione estero gli permetterà di eleggere 12 deputati di 618 totali e 6 senatori di 309 totali, in base a quanto stabilito dalla Legge 459/2001 del Governo Berlusconi. Ciò significa che tali elettori hanno un diritto, ma nessun dovere di svolgere attività che concorrano al progresso materiale e spirituale della società. Se decidessero di votare in massa per un’unica coalizione inoltre, potrebbero essere determinanti per far vincere questa o quella parte, senza poi dover subire le conseguenze del loro voto.
  3. I quasi 3.000.000 di stranieri residenti in Italia invece non hanno nessun diritto al voto quindi, pur contribuendo materialmente e moralmente allo sviluppo della nostra società, sono privati del diritto di scegliere il governo che dovranno subire.
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Diritto Società Umanesimo

Il Diritto del Cittadino

Il reale problema nell’ambito del diritto italiano odierno consiste nella estrema difficoltà della conoscibilità della norma e nella complessità abnorme del sistema.

L’antigiuridicità intesa al riguardo dell’intero ordinamento, basata sui principi costituzionali, è stata via via adattata ai vari rami del diritto, dando luogo a dibattiti dottrinali mai sopiti e che quasi sempre derivano da intrinseci problemi del sistema stesso, dalla sua vetustà e disorganicità. La complessità del sistema giuridico italiano, inteso come insieme di norme ha raggiunto un grado tale per cui risulta sempre più difficile la distinzione tra “giusto e sbagliato” in tale ambito, tra norma anacronistica e norma vivente. Il risultato è una totale impossibilità per il comune cittadino (a cui si rivolgono e si debbono rivolgere le norme) di districarsi nel labirinto legislativo, fatto di leggi, d.l., d.lgs. a volte anche contraddittori tra loro, a trovare certezza del diritto, quest’ultimo principio cardine di uno stato moderno.

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