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Aldo Capitini e la Religione aperta

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Aldo Capitini fu un grande educatore, filosofo e politico italiano del ‘900 e fu anche l’organizzatore della prima marcia della pace Perugia Assisi nel 1961.
Questo testo che riporto è una pagina che amo molto del suo libro “Religione aperta”.
La prima edizione del testo risale al 1955, il testo è tratto dall’edizione del 1964 riveduta e corretta dallo stesso autore, nella ristampa del 2011 di Editori Laterza.
Sono parole che mi commuovono sempre, perché le trovo vere, sincere, reali, umane.
“Quando incontro una persona, e anche un semplice animale, non posso ammettere che poi quell’essere vivente se ne vada nel nulla, muoia e si spenga, prima o poi, come una fiamma. Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non accetto. E se guardo meglio, trovo anche altre ragioni per non accettare la realtà così com’è ora, perché non posso approvare che la bestia più grande divori la bestia più piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realtà fatta così non merita di durare. È una realtà provvisoria, insufficiente, ed io mi apro ad una sua trasformazione profonda, ad una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte.
Questa è l’apertura religiosa fondamentale, e così alle persone, agli esseri che incontro, resto unito intimamente per sempre qualunque cosa loro accada, in una compresenza intima, di cui fanno parte anche i morti; i quali non sono né finiti né stanno a fare cose diverse da noi, ma sono uniti a noi, cooperanti, a fare il bene, i valori che facciamo, e che nessuno può vantarsi di fare da sé. Così anche chi è, per ora, sfinito, pallido, infermo, e pare che non faccia nulla di importante; anche chi è sfortunato, pazzo (per ora), è una presenza e un aiuto unito a tutti.
La religione è semplicemente un insieme di pensiero e di azione, di princìpi e di atti (che possono anche accrescersi e variare) allo scopo di preparare e formare in noi l’apertura religiosa. Ma ciò che conta non è di avere sempre la religione, ma che venga una realtà liberata che comprenda tutti; e perciò incontriamo ogni persona, ogni essere, senza l’apprensione che possa finire, e con la gioia di essere in séguito sempre più uniti e cooperanti, verso delle realtà aperte che non possiamo descrivere.”

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La parte di storia non raccontanta: chi ha sconfitto il nazifascismo in Italia

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Purtroppo si diffonde sempre più la superficialità nelle analisi degli accadimenti, dai più piccoli ai più grandi: questo perché si desume la realtà non tramite un’osservazione sistemica dei processi in atto, non usando un approccio scientifico, di costante ricerca di verità oggettive in mezzo ad una mole impressionante di verità soggettive, non tramite l’intuizione attraverso l’introspezione, ma attraverso il filtro dell’ideologia.

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante e dunque sono le idee del suo dominio.” Questa la critica illuminata di Marx alle ideologie.

Attraverso l’ideologia si presume di essere dalla parte della ragione, dalla parte giusta della storia, a priori e a prescindere, senza possibilità di contraddittorio. Questo modo di ragionare porta alla distruzione dell’umanità attraverso la morte del dialogo, che è l’unica strategia per la pace, la giustizia, l’equità, la salvezza della vita. Solo con il dialogo possono emergere verità condivise: senza verità condivise le comunità umane finiscono nel caos. Le persone si sentono perdute e impaurite e finiscono per agire nel peggiore dei modi, seguendo non chi ragiona meglio, ma chi grida di più.

La vita è complessità e non linearità, ma anche un processo cognitivo: i sistemi vitali apprendono continuamente dagli errori commessi e migiorano di conseguenza. Certo, perché questo processo vitale possa emergere nelle comunità umane, è determinante che vi sia una trasmissione e un’evoluzione del sapere di generazione in generazione: educazione e cultura quindi sono i pilastri del progresso, che consentono di apprendere dal passato e non cadere più nei medesimi errori, che ci permettono di essere creativi in forme inedite. “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (sbagliare è umano, perseverare nell’errore è diabolico) afferma il brocardo latino. “Chi commette un errore e non vi pone rimedio sbaglia due volte” sosteneva Confucio.

La narrazione prevalente nell’immaginario collettivo è che l’Italia sia stata liberata dal nazi-fascismo grazie ai militari statunitensi e alla resistenza. Non può essere messo in dubbio che il supporto dei militari americani e le organizzazioni partigiane abbiano influito nel processo che ha portato alla fine della dittatura. Però non sono state le uniche cause. I processi vitali e quindi anche quelli umani sono sempre frutto di innumerevoli concause. Questo è un fatto della vita che nessuno sano di mente cercherebbe mai di smentire.

Accanto però agli attori del conflitto, c’è una moltitudine silenziosa, che raramente viene considerata, ma che influisce in maniera determinante nei processi evolutivi dell’umanità.

Mi riferisco a tutti coloro che decidono di disertare la guerra: la renitenza alla leva, chi decide di non combattere, di non imbracciare il fucile per annichilire i presunti “cattivi”, durante il primo dopoguerra assunse dimensioni impressionanti: nella chiamata alle armi delle classe 1923-1925, su 180.000 giovani in età di leva, solo 87.000 si presentarono ai distretti militari. Quasi il 50% si rifiutò di combattere.

Il disertore viene sempre descritto come un traditore della patria dalla propaganda di regime: di tutti i regimi, anche di quelli che si autodefiniscono democratici.

La democrazia è una delle parole più abusate e violentate dalle propagande delle oligarchie.

La repubblica democratica si fonda sul lavoro: questo statuisce l’art. 1 della Costituzione. Ma quando lavoro non c’è più o non c’è per tutti o le condizioni di lavoro dettate del mercato (amaramente non più dalla politica) non permettono più una vita dignitosa, possiamo ancora parlare di democrazia? Per chi deve ogni giorno lottare per riuscire a sopravvivere non c’è tempo di informarsi, di studiare, di approfondire, di fare salotto e dialogare.

Un altro concetto poi viene espresso dalla nostra carta costituzionale, sempre all’art. 1: la sovranità popolare. Ma cosa vuol dire sovranità popolare se i governanti scelgono senza permettere al popolo di sapere in maniera esauriente quali siano le alternative, lasciando che l’informazione sia controllata da alcuni potentati economici i quali diffondono solo le informazioni (quando non le manipolano) utili ai loro interessi? Cosa vuol dire sovranità se la voce della moltitudine non viene presa in considerazione da chi governa? Cosa accade quando sono i potentati economici a pagare le campagne elettorali di chi si presenta alle elezioni, campagne elettorali costantemente e tristemente truffaldine? Quando un popolo è affamato e non ha il tempo per informarsi e istruirsi esaurientemente crede a chiunque gli prometta il pane. Lo fa con quell’ingenuità che appartiene ad ogni essere umano, perché spera che prima o poi qualcuno quella promessa di equità, di giustizia, la mantenga.

Come può esistere sovranità popolare se gli unici strumenti per saggiare la volontà dei cittadini sono le elezioni dei rappresentanti?

Il sistema repubblicano voluto dai padri costituenti è un enorme passo avanti rispetto al passato perché pone delle basi fondamentali ineludibili perché la democrazia e la sovranità si possano concretamente realizzare: l’obbligatorietà dell’utilità sociale dell’impresa privata sancita dall’art. 41 Cost. It.; il dovere di solidarietà politica, economica e sociale imposto a tutti i cittadini dall’art. 2 Cost. It.; la non discriminazione, il compito fondamentale della Repubblica verso la rimozione degli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e ugaglianza e impediscono il pieno sviluppo delle persone, l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, statuiti dall’art. 3 Cost. It.; il diritto al lavoro, il dovere imposto ad ogni cittadino di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società, statuiti dall’art. 4; l’obbligo di adeguare la legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento, per permettere alle comunità di essere il fulcro delle scelte politiche, statuito dall’art. 5; lo sviluppo della cultura e della ricerca, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, art. 9; il ripudio della guerra di cui all’art. 11; il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente, statuito dall’art. 21; il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti e interessi, statuito dall’art. 24; la non colpevolezza dell’imputato sino alla condanna definitiva e l’obbligo che la pena sia tesa alla rieducazione del condannato e non alla sua punizione, statuiti dall’art. 27; la responsabilità diretta dei funzionari e dipendenti pubblici degli atti compiuti in violazioni di diritti, statuita dall’art. 28; il diritto alla salute statuito dall’art. 32; la libertà di insegnamento statuita dall’art. 33; l’obbligo di istruzione e il sostegno ai capaci e meritevoli privi di mezzi di raggiungere i gradi più alti degli studi, sanciti dall’art. 34; il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualitò del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, il diritto al riposo, sanciti dall’art. 36; la parità di genere sancita dall’art. 37; Il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale di ogni cittadino inabile al lavoro, statuito dall’art. 38; il diritto di sciopero sancito dall’art. 40; il diritto di riservare allo Stato, agli enti pubblici, alle comunità di lavoratori e utenti, tramite la legge, la gestione e la proprietà delle imprese che erogano i servizi pubblici essenziali, che controllano le fonti energetiche, nonché tutte le situazioni di monopolio che abbiano carattere di preminente interesse generale, sancito dall’art. 43; i vincoli alla proprietà terriera privata, imposti dall’art. 44; il riconoscimento e la promozione della funzione sociale della cooperazione a carattere di di mutualità e senza fini di speculazione privata, la tutela e lo sviluppo dell’artigianato, statuiti dall’art. 46; il diritto di tutti i cittadini di avere un’abitazione e un terreno da coltivare, sancito dall’art. 47.

Senza l’applicazione concreta nel nostro Paese di questi e di tutti gli altri principi di Diritto stabiliti nella Costituzione, il sistema immaginato dai padri costituenti diviene lettera morta: la democrazia e la sovranità sancite all’art. 1 vengono meno.

Alla luce di tali considerazioni il disertore, il soggetto volutamente dimenticato dalla narrazione delle propagande, seppur concausa fondamentale per determinare il corso degli eventi, assurge ad eroe e vero artefice della pace e della giustizia: non solo quindi l’azione verso il bene, ma la non collaborazione con il male, diventa determinante per il destino degli esseri umani.

Per questo tutti i regimi reprimono i disertori, li deridono definendoli vigliacchi, li condannano a morte, li arrestano: il potente è perfettamente cosciente del fatto che, senza costrizione, l’essere umano libero, a cui viene garantito il diritto di vivere con dignità, che ha il tempo di informarsi e di farsi una sua opinione, difficilmente agirà a tutela dell’interesse di pochi, ma agirà più probabilmente nell’interesse della comunità di cui si sente parte integrante, in cui si sente vivo, in cui ama, studia, lavora.

L’essere umano, quando è veramente libero, è perfettamente consapevole che l’altrui bene e il proprio sono inscindibili.

L’annichilimento, fomentato quotidianamente dalla propaganda di regime attraverso i mezzi d’informazione, di chi non si adegua, di chi non collabora, di chi decide di non resistere, di chi non si schiera a priori e a prescindere, è il più alto tradimento ai valori della vita messo in atto dalle oligarchie.

È compito di ognuno di noi aprire gli occhi sulla verità e diventare protagonista attivo degli eventi, per imprimere un’altra direzione al futuro dell’umanità, agendo per salvaguardare la vita in ogni sua forma: è il compito naturale impresso nei nostri cuori sin dall’alba dei tempi. Non scoraggiamoci, superiamo le nostre paure e costruiamo insieme un mondo di pace, giustizia, equità, educazione, cultura, dialogo, armonia tra tutti gli esseri viventi.

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Diritto Politica Umanesimo

Siamo tutti fratelli: agiamo per un mondo di pace, giusto e sostenibile

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Le persone ucraine e le persone russe sono tutte mie sorelle e fratelli. E lo sono anche tutti gli altri cittadini del mondo, dell’est, dell’ovest, del nord e del sud.

Tutte le religioni del mondo nascono per portare la pace nel cuore degli uomini: io sono buddista e credo che tutti noi credenti, di qualsiasi religione, dobbiamo unirci per scongiurare la guerra e portare pace, fratellanza, amore, giustizia, verità. Chiunque crede nei valori della pace, della verità e della giustizia, deve agire in spirito di fratellanza, ora più che mai, anche se non crede in alcuna religione. È nello spirito degli esseri umani sentirsi fratelli e sorelle, parte di un’unica grande famiglia umana. È chiaramente impresso nelle Costituzioni di tutti i paesi e nei trattati internazionali sui diritti fondamentali, civili e politici questo spirito di unione di tutti gli esseri umani.

La guerra avviata da Putin e la gestione del conflitto da parte di Zelensky con l’appoggio di gruppi neonazisti addestrati dal governo USA, sono entrambi atti criminali.

Il Governo degli Stati Uniti, solo per fare un esempio, ha bombardato l’Iraq con la scusa delle armi di distruzione di massa, che non sono state trovate. La guerra ha distrutto, ucciso, devastato. Non ci sono stati né vincitori né vinti, ma solo morte e dolore, come in tutte le guerre.

Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina (qualsiasi guerra per me è criminale e un fallimento dell’umanità) per fatti reali: in Ucraina ci sono frange neonaziste al potere, addirittura nell’esercito regolare, armate fino ai denti, addestrate dagli USA; in Ucraina ci sono territori maggiormente legati culturalmente e storicamente alla Russia, che da anni vivono nel terrore per le continue rappresaglie dell’esercito ucraino e russo in un coflitto civile che in pochi anni ha prodotto oltre 14.000 morti, in particolare vivono le torture e gli omicidi perpetrati dai battaglioni neonazisti ucraini: diversi report internazionali (OSCE, UNHCR) parlano di vera e propria pulizia etnica, di torture, di occultamento di cadaveri nelle fosse comuni. La NATO si è espansa nei paesi dell’est Europa, contravvenendo agli accordi e alle dichiarazioni internazionali e in questi anni ha continuato a riempire i suoi arsenali in Europa. La NATO dovrebbe essere sciolta e dovrebbero essere processati i responsabili che si sono macchiati di crimini inauditi nelle guerre degli ultimi decenni.

Questa guerra, che continua come tutte le guerre ad essere ingiustificabile, anche di fronte ai fatti che ho descritto, è di certo stata voluta da Putin, che ne è responsabile di fronte all’umanità intera, ma il consesso istituzionale internazionale occidentale, invece di dialogare, ha scientemente agito per acuire le controversie, invece che sedarle, per arrivare allo scontro.

L’unica via d’uscita per salvaguardare le persone è una proposta seria di neutralità militare dell’Ucraina e la tutela vera delle minoranze e della democrazia: molto lontana oggi, visto che Zelensky continua a gettare benzina sul fuoco chiedendo a giorni alterni l’intervento della NATO e dei paesi UE, ottenendo armi e pagando mercenari provenienti da qualsiasi parte del globo per proseguire non una lotta di liberazione, visto che è inserito nella Costituzione Ucraina dal 2019 l’entrata nella NATO, ma una carneficina insensata. Gli Stati e le nazioni non esistono nella realtà: sono invenzioni umane. Esistone le culture, le tradizioni, le usanze, dei diversi popoli e vanno rispettate, per questo va creato un dialogo costruttivo tra tutte le comunità, ma i confini sono solo sulla carta: ad ogni confine, piccolo o grande che sia, da città a città, da regione a regione, da nazione a nazione, in tutto il globo, le genti e le culture si mescolano e danno vita a quella meravigliosa diversità umana che è sotto i nostri occhi tutti i giorni.

Zelensky invece continua a far morire i suoi cittadini vittime della sua continua propaganda nazionalista, disinteressandosi completamente delle persone comuni che stanno soffrendo ogni giorno e di come porre fine subito a questa guerra, per obbedire ai suoi partners occidentali. I battaglioni neonazisti ucraini sono stati armati e addestrati dagli USA proprio per destabilizzare la Russia e acuire il conflitto. È il loro piano dichiarato da anni, basta leggersi i documenti della Rand Corporation, sono online sul loro sito internet.

Putin continuerà a bombardare criminalmente l’Ucraina sino a che Zelensky non dichiarerà seriamente di volersi sedere al tavolo dei negoziati e portare una seria proposta di neutralità militare dell’Ucraina e il rispetto delle minoranze.

Il governo e il parlamento italiani, completamente proni agli Stati Uniti, hanno deciso di far diventare la nostra Nazione parte del conflitto, inviando armi anche contro la volontà popolare. Questo fatto è di una gravità inaudita e come popolo dobbiamo affermare con ogni mezzo la nostra contrarietà alla corsa agli armamenti e all’invio di armi: le armi servono innanzitutto per uccidere, più che per difendersi. Ovunque nel mondo. Riflettete bene: se non ci fossero armi nel Pianeta non sarebbero possibili gli eccidi in pochi secondi che vediamo ogni giorno in diverse parti del globo, con bombe sempre più potenti. Negli USA, per fare un esempio, per via della possibilità di possedere armi leggere da parte di qualsiasi cittadino maggiorenne, muoiono 40.000 persone ogni anno. Si sparano pensando di essere in un videogioco, ma poi muoiono per davvero: perdonate il sarcasmo, ma molti di loro purtroppo sono giovani, vittime della propaganda guerrafondaia e violenta di chi commercia le armi.

L’Unione Europea, invece che essere portatrice di dialogo, invia un miliardo di euro di armi all’Ucraina, dimostrando che gli interessi UE in Ucraina non sono per le persone comuni, ma per le risorse che l’Ucraina possiede. Perché se vuoi tutelare le persone comuni mandi aiuti umanitari, non armi. Chiedi un tavolo di negoziati immediato, non criminalizzi l’avversario.

La Cina è l’unica grande potenza che sostiene il dialogo come unica arma di risoluzione delle controversie sin dall’inizio. I mezzi d’informazione, in maniera criminale, dicono che la Cina sostiene la guerra russa, aizzati dalle dichiarazioni dei governanti statunitensi, gettando ulteriore benzina sul fuoco, sempre e solo per mentire ai popoli mascherandosi dietro ad un falso patriottismo.

In tutto ciò gli unici che ci stanno guadagnando e che probabilmente hanno agito perché tutto ciò accadesse, sono i diversi ricchi di qualsiasi Nazione, proprietari di industrie belliche e di banche: per loro la vendita di armi e la ricostruzione sono affari da non perdere, non hanno alcun interesse verso le persone comuni, si stanno follemente sfregando le mani di fronte a questo nuovo conflitto.

Dobbiamo interrompere questa spirale di violenza il prima possibile: per farlo è necessario che le persone comuni prendano coscienza e decidano di alzare la testa ed esprimere il proprio dissenso, che comincino ad aprire gli occhi e a dire la verità. È necessario costruire ponti di solidarietà tra le Nazioni, tra tutte le Nazioni, per scongiuare un ennesimo conflitto mondiale, che può portare solo disperazione, sofferenza, povertà. Visto che i governanti non vogliono farlo, perseguendo non l’interesse dei loro popoli, ma il lucro dei ricchi oligarchi che pagano le loro campagne elettorali con cui truffano la gente, siamo noi che dobbiamo agire in tal senso.

Chiediamo di discutere una proposta all’ONU per l’immediato cessate il fuoco e la neutralità militare dell’Ucraina, senza basi o milizie straniere nel Paese, garantendo la libertà e la sicurezza del popolo ucraino e avviando rapidamente la ricostruzione.

Chiediamo di discutere una proposta all’ONU di un piano disarmo generale di tutte le nazioni, partendo dall’eliminazione delle testate nucleari e di investire i fondi così risparmiati per la mitigazione dei cambiamenti climatici e per una vera rivoluzione mondiale verso la sostenibilità ambientale e sociale.

Chiediamo di togliere il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU a USA, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, di modo che l’ONU possa avere il potere di dirimere tutti i conflitti con il dialogo e non con le armi.

Chiediamo ai paesi UE di uscire dalla NATO e di eliminare gli stanziamenti per nuovi armamenti, riducendone anzi gli investimenti: la pace non si fa con le armi.

Chiediamo che tutti i criminali di guerra dell’ultimo secolo vengano processati, a partire dai governanti e dagli oligarchi che hanno avviato conflitti nel globo dopo la seconda guerra mondiale, compiendo veri e propri eccidi e portando interi paesi nell’instabilità e nella povertà, come avvenuto e in alcuni casi purtroppo ancora avviene in Africa, in America Latina, in Asia, in Europa, in Oceania.

La strada verso la giustizia e la pace è in salita e faticosa, ma se siamo un’unica voce, se sapremo guardare oltre gli interessi nazionali e agire come un’unica umanità, riusciremo a migliorare il mondo in cui viviamo e far sì che la guerra e le ingiustizie siano solo un lontano ricordo, di cui tenere memoria per non cadere più nei medesimi errori e non compiere mai più inaudite violenze.

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Politica Umanesimo

La storia non ci assolverà

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La pace non si fa con le armi: un concetto ovvio, che anche un bambino delle elementari comprende chiaramente.
Ma non lo comprende il nostro Governo che ha deciso, con il Decreto Legge n. 16 del 28/02/2022, in palese contrasto con l’art. 11 della Costituzione e derogando alla Legge 185/1990, di inviare armi al governo ucraino. Si tratta di un atto scellerato e illecito, commesso dalle più alte cariche dello Stato.
Invece di mandare cibo, medicine, infermieri, medici, ingegneri, diplomatici, Draghi e soci hanno deciso di acuire il conflitto invece di spegnerlo: la Germania dichiara addirittura di voler investire 100 miliardi di euro per rafforzare la difesa.
Questi soggetti sono gli stessi che, quando come cittadini chiediamo aiuto perché non ce la facciamo a campare, ci dicono che dobbiamo stringere i denti, perché non ci sono fondi per garantire i più elementari diritti, come l’accesso ad un cibo di qualità e prodotto senza sfruttamento di ambiente e persone, l’accesso ad una scuola e una sanità universali e gratuite, la preservazione degli ecosistemi e delle risorse, la diminuzione delle diseguaglianze e l’aumento generalizzato della qualità della vita. E poi tirano fuori 100 miliardi di euro per armamenti! Capite dove è l’ipocrisia? Vi siete mai chiesti veramente perché accade ciò?
Il nostro Paese rientra, tristemente, nella top 10 dei produttori di armi nel mondo: è inaccettabile che, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, ancora si producano così tante armi.
Tutto ciò per folle avidità, per una vita basata sulla paura.
Io credo in un Europa dei popoli, civile, pacifista e democratica: dobbiamo tutti far sentire la nostra voce contro questa intensificazione della corsa agli armamenti, che non può che produrre ulteriori disastri.
Tutti i popoli del mondo sono fratelli, apparteniamo tutti alla grande famiglia umana: non lasciamo che siano i ricchi e i potenti a decidere il futuro dell’umanità. Sono certo che, come cittadini comuni, abbiamo in mano il potere di trasformare questo drammatico momento in un’opportunità di crescita verso un mondo nuovo, fatto di cultura, educazione, sostenibilità ambientale e pace.
Facciamo tutti la nostra parte, innanzitutto dicendo la verità, per rendere tutti consapevoli della realtà di ciò che sta accadendo: il fallimento della diplomazia per intransigenza delle parti.
Vogliono farci vedere il mondo come due schieramenti contrapposti, oriente e occidente, per meri interessi economici di pochi ricchi folli. Ma non è così: tutti i paesi del mondo collaborano ogni giorno a prescindere dalla nazionalità.
Grazie a questa collaborazione abbiamo acquisito un progresso tecnologico senza precedenti, che ci sta permettendo di trovare soluzioni alle problematiche più urgenti e complesse della nostra epoca, dalla salute all’ambiente. Le nuove generazioni stanno crescendo in un contesto sempre più globale, stringendo amicizie in ogni parte del mondo.
Io credo nell’amore tra tutti gli esseri viventi: credo fermamente che l’umanità sia capace di vivere in pace e armonia.
Ma perché ciò accada ognuno deve impegnarsi a tirare fuori da sé il meglio di ciò che è, giorno dopo giorno: ogni signola persona è cruciale per l’avvenire.
La realtà per tutti gli 8 miliardi di esseri umani che popolano la Terra è la medesima: non esiste re se nessuno vuole fare il suddito. Non esiste guerra se nessuno vuole fare il soldato. Non esiste ingiustizia se nessuno la commette. Il futuro del mondo è tutto nelle nostre mani.

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Umanesimo

Giovani lottate sempre per i vostri sogni

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Queste alcune dichiarazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi nella conferenza di fine anno: “Non immagino il mio futuro all’interno o all’esterno delle istituzioni. L’ho detto una volta rispondendo ad una domanda fatta da alcuni ragazzini al punto luce di Torre Maura: l’importante è vivere il presente e farlo al meglio possibile. Forse sbaglio, ma i motivi del successo del governo, per me sicuramente ma credo anche per altri ministri, è che ha lavorato sul presente senza chiedersi cosa c’è nel futuro, cosa c’è per me nel futuro”.

Credo che Draghi non solo non sia un buon Presidente del Consiglio, ma assolutamente non possa essere un buon Presidente della Repubblica: ciò che ha dichiarato lo trovo inquietante, da persona che della vita non ha capito nulla.

Dire a dei giovani che non è importante chiedersi cosa ci attende in futuro, ma semplicemente dedicarsi ad affrontare il presente è da persona del tutto inconsapevole del valore incommensurabile della vita: la creatività, l’intelligenza, la sensibilità, l’importanza di avere sogni, utopie e visioni, appartengono ad ogni essere umano e chi le uccide o le minimizza è già morto dentro.

L’umanità ha saputo affrontare grandi sfide ed evolversi come specie proprio grazie alla perserveranza e al coraggio di tutti coloro che hanno saputo guardare al di là del proprio tempo, immaginando un mondo migliore di quello che vivevano nel loro presente.

Il successo di Draghi non è dovuto alla sua lungimiranza o alla sua saggezza, ma alla sua superficialità e al suo essere perfettamente adeguato al vecchio sistema che sta distruggendo il pianeta, di cui lui è uno dei massimi esponenti: solo una persona superficiale, che non ha vissuto la vita nella sua pienezza, potrebbe dire cose tanto irresponsabili a dei giovani.

Beh, io sono il signor nessuno e voglio anche io dire qualcosa a tutti i giovani: sognate, lottate per i vostri sogni, guardate al di là del presente, fatevi un’idea di futuro migliore del presente che vivete e lottate perché si realizzi.

Ho piena fiducia che il vostro entusiasmo, la vostra intelligenza, la vostra determinazione e i vostri talenti, saranno in grado di farci evolvere verso un’umanità migliore dell’attuale.

Meravigliosi giovani di questa epoca, avete tutto il mio sostegno e se vi serve una mano per combattere queste cariatidi che impediscono alla vita di evolversi, per quel che posso, sono a disposizione: sarò sempre al vostro fianco e continuerò a combattere con tutte le mie forze perché tutti possano esprimere i propri talenti, per salvare questa variegata umanità, questa spettacolare moltitudine di esseri viventi che abitano il meraviglioso pianeta su cui abbiamo la fortuna di vivere.

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Politica

Vaccini e speculazione finanziaria

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Albert Bruce Sabin nacque nel 1906 a Białystok, in Polonia. Medico e virologo ebreo famoso per aver scoperto il vaccino contro la poliomielite, rinunciò a soldi e brevetto consentendone la diffusione anche fra i poveri: “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo“.

Ogni volta che rileggo le parole di Sabin non posso che commuovermi, perché le ritengo espressione di un’umanità sconfinata, quella a cui tutti dovremmo ispirarci.

Uno degli aspetti più drammatici dell’attuale situazione pandemica è anche quello più sottaciuto, come se l’umanità non avesse altro destino che affidarsi alle grandi multinazionali farmaceutiche, che speculano senza ritegno sulla vita delle persone, per risolvere l’emergenza sanitaria in corso. Il mio pensiero va ai milioni di persone che non hanno accesso ai vaccini per via dei costi esorbitanti e per questo stanno perdendo la vita: ritengo tutto ciò inaccetabile come essere umano.

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Scritti e poesie Umanesimo

Poesia dal Nepal

Tempo di lettura: < 1 minuti

“Dove sono i tuoi amici?
Chi viene con te?
Quale terra è la tua casa?
Che luogo stai cercando, viaggiatore?
Che notizie rechi nel tuo girovagare?”.
“Il mio amico è l’onesta diligenza. Il coraggio viene con me.
Il mondo intero è la mia casa.
E io vago verso la terra del cuore, portando i colori dell’Umanità”.

Laxmi Prasad Devkota

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Scritti e poesie Umanesimo

La mia famiglia

Tempo di lettura: 2 minutiMi piace che le cose vadano bene.
Se proprio possiamo dare un senso alla nostra esistenza, non c’è nulla di più importante che usare ogni fibra dei nostri muscoli, ogni neurone del nostro cervello, ogni palpito del nostro cuore, per fare ogni sforzo possibile per salvare tutta l’umanità. Ognuno di noi sbaglia, fa errori, ma non è in questo la nostra grandezza, né il nostro limite, è inevitabile sbagliare, è necessario per apprendere.
La grandezza di ognuno di noi è nel correggere i nostri errori, giorno dopo giorno, in una lotta infinita tra il nostro lato oscuro e la nostra parte illuminata, per evolverci, affrontando le difficoltà senza fuggirne.
La natura di ogni cosa tende costantemente all’evoluzione.
L’universo è spinto da una compassione infinita, da un’energia infusa in ogni singolo elemento in una danza cosmica permeata di forza, capace di sconfiggere ogni dolore. E noi siamo, nel profondo, quella danza.
La terra, il nostro meraviglioso pianeta, la vita che si è espansa in ogni luogo e in ogni forma, rischia di collassare.
Non è una visione apocalittica, è la realtà.
Ma non esiste alcun destino prestabilito.
Siamo noi a decidere il futuro, migliorando oggi, istante dopo istante.
Nulla potrà fermare la nostra speranza nel cambiare in meglio, perché è una battaglia che quotidianamente possiamo combattere dentro noi, sforzandoci di superare i nostri limiti, che nessuno può fermare e che solo noi possiamo vincere.
La vita di ognuno di noi è piena di dolori, ma se ci fermiamo a guardare solo questo perdiamo l’essenza del vivere, che è gioire per ogni conquista fatta, per ogni battaglia vinta e ogni giorno cominciare a combattere nuovamente.
La nostra eternità è la nostra determinazione a vincere contro il dolore, perché non esiste dolore più grande di diventare gli artefici della distruzione della nostra specie, di essere coloro che si auto-eliminano per non sforzarci di seguire la meravigliosa evoluzione dell’universo.
Ogni singolo deve unirsi all’altro, tirare fuori il coraggio, spingersi oltre il proprio limite egoistico e fare la propria parte per il bene di tutti.
Ciò significa realizzare pienamente il nostro essere umani.
C’è un mondo splendido, fatto di pace, gioia, speranza, che solo attende di essere costruito.
E noi possiamo esserne i fautori.
Diventiamo gli attori principali di questo cambiamento epocale, risvegliamo in noi stessi la consapevolezza che ci lega ad ogni cosa e scopriremo la risonanza tra tutti noi, nessuno escluso, scopriremo di potere essere tutti insieme la meravigliosa, pacifica, gioiosa, famiglia umana.

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Diritto Economia Società Umanesimo

Le vere cause dell’ennesima strage a Istanbul

Tempo di lettura: 2 minutiCiò che è accaduto a Istanbul è terribile, ma non casuale.
Il motivo di tanta violenza che ancora esiste nel mondo è determinato da un modello sociale, politico e economico mondiale governato da pochissimi ricchi (i 65 uomini più ricchi del mondo possiedono il 50% della ricchezza monetaria), che sta creando ogni giorno più poveri e disperati; anche qui in Italia, dove la povertà ha raggiunto quasi 10 milioni di persone, un cittadino su 6.
È quello stesso sistema che uccide ogni anno 12,6 milioni di persone tramite l’inquinamento che produce e 180.000 persone in guerre fratricide.
È quello stesso sistema che alimenta il razzismo, l’esclusione sociale, la divisione.
Tale sistema nasce dalla mentalità diffusa per cui l’essere umano è fondamentalmente cattivo, alcuni addirittura pensano che meriti l’estinzione. L’uomo invece non nasce malvagio, ma ci diventa in un sistema basato sull’egoismo e la competizione, questa è la vera realtà.
Chiunque va nei supermercati e centri commerciali e compra prodotti di aziende e industrie multinazionali non fa che alimentare il potere economico che genera tutto questo dolore.
Chiunque deposita i propri soldi in banche che investono in armi e speculano sull’economia è corresponsabile di tutto questo dolore.
Chiunque sostiene e vota politici che sostengono il sistema predatorio globale neoliberista è corrèo di questi crimini.
Chiunque lavora per il sistema dominante lo sta alimentando, lo sta facendo sopravvivere.
Mi auguro che in questo anno ognuno sappia cambiare abitudini, iniziando a scegliere consapevolmente che economia sta favorendo con il proprio lavoro e con le proprie spese: quella locale e solidale rispettosa dell’ambiente e delle persone o quella industriale globalizzata che sta distruggendo i territori e alimentando odio e violenza tra i popoli.
Mi auguro che in questo anno ognuno sostenga percorsi politici e sociali che avversano questo modello basato sulla violenza, sul terrore, sull’iniquità, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Il futuro lo scegliamo noi.
Oggi abbiamo gli strumenti per sapere la verità e per cambiare mentalità.
Costruiamo insieme un’economia e una comunità unite, capaci di valorizzare ogni essere umano e rispettare l’ambiente.
Già esiste un sistema diverso, si chiama economia solidale: un’economia che mette al centro le persone e non i soldi.
La vera ricchezza è composta da ogni persona con le proprie capacità e talenti, insieme alle risorse dell’ambiente naturale.
Quindi affrettatevi a spostare i vostri soldi in istituti come Banca Etica.
Utilizzate prodotti locali ecologici e solidali, rispettosi di persone e ambiente.
Lavorate per aziende rispettose di persone e ambiente o create voi un’impresa con tali caratteristiche.
Partecipate attivamente al cambiamento con ogni vostra energia, rivoluzionate voi stessi, il vostro modo di pensare e di agire.
Seguite testardamente i vostri sogni d’una umanità giusta e solidale; fatelo insieme agli altri, cominciando da oggi, da dove vivete; non lasciatevi vincere dall’egocentrismo, dall’egoismo, dalle paure, siate altruisti, siate coraggiosi.
In tal modo il 2017 potrà diventare rapidamente l’anno del nuovo rinascimento dell’umanità intera.

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Scritti e poesie

L’anno nuovo

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Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari

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Culture Diritto Società

Per la Giornata Internazionale della Donna

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Ancora nel 2016 la violenza sulle donne e la discriminazione di genere sono purtroppo esperienze quotidiane, anche nel nostro paese.
Ancora oggi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Ancora oggi la parte femminile che vive in ognuno di noi, la parte sensibile e compassionevole, viene repressa e derisa, viene identificata illusoriamente come segno di debolezza.
La forza senza compassione è violenza.
Quindi è importantissimo commemorare la giornata internazionale della donna, riflettendo su come agire perché si rispetti il lato femminile di ogni essere umano.
Fino a che l’umanità non saprà riconoscere nelle differenze il massimo valore, fino a che non ci sarà il rispetto più profondo degli uomini nei confronti delle donne e delle donne nei confronti degli uomini, non ci sarà pace nell’umanità.
Un augurio sincero di giustizia e felicità per tutte, perché presto si realizzi un senso comune di rispetto per tutto ciò che c’è di femminile nel mondo.
Un augurio sincero per l’altra metà del cielo senza la quale non ci sarebbe la vita.

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Politica Società

O cara moglie

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Questa canzone mi emoziona da quando sono bambino.
Parla della dignità umana, di chi non cede alla paura e continua a lottare contro l’ingiustizia e l’iniquità, ovunque e comunque, per sé e per gli altri.
I più continuano ancora ad entrare nei loro posti di lavoro, schiavi moderni che vendono la loro vita per quattro soldi al ricco malato mentale di turno. Sempre più precari, sempre più sfruttati, poco importa. Oggi meno in fabbrica, meno nei campi (tanto ci sono i paesi più poveri dove attingere braccia affamate) e più negli uffici, ma la morte interiore è la medesima.
Obiettivo principale: comprarsi un cellulare nuovo, un’automobile, andare ogni tanto a mangiare fuori o al cinema, comprare a caro prezzo un vestito nuovo fatto da schiavi in luoghi lontani dagli occhi e dal cuore: una vita dedita a farsi in fondo null’altro che i fatti propri.
L’unica lotta che è loro rimasta è per poter essere borghesi al punto giusto, così da mascherare con il benavere i sensi di colpa tipici di chi ha ucciso i propri sogni in cambio di una qualche parvenza di comodità, di qualche illusoria certezza di stabilità in un sistema che produce egoisti, arroganti, ignoranti e indifferenti.
Una società di falliti dunque, di incapaci a vedere un’umanità solidale, di vedere l’unità della moltitudine: l’odio verso il povero, l’immigrato, il derelitto, è l’unica cosa che li tiene in vita, una vita finta ovviamente, vissuta a metà tra l’ipocrisia e il lamento, ma che richiede meno sforzi.
Nella lotta per la libertà e la giustizia non si può prescindere dal sacrificio: e per chi crede in un’umanità potenzialmente migliore non è sacrificio, ma un onore dedicare la propria vita alla vita, alla giustizia sociale, al diritto di tutti a vivere e non solo a sopravvivere.
Dite ai vostri figli di venire a sentire, per capire che cosa vuol dire lottare per la libertà.

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Umanesimo

Essere Umano

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Se l’uomo religioso dimentica il voto originale di ogni profeta, di ogni maestro, di ogni santo, di ogni filosofo, di ogni eroe, di ogni uomo comune dedito al bene, cioè la felicità più piena e realizzata di ogni essere vivente, non può più definirsi tale. Nasconde dietro al nome della propria religione, a cui in realtà non crede, le peggiori nefandezze, il potere occulto più avido e malato.
La pace si ottiene interrompendo ogni spirale di violenza, stringendosi l’un l’altro senza alcuna distinzione.
L’amore universale è la forza più grande e rivoluzionaria che l’uomo possiede, ma per esprimerlo ci vuole coraggio e consapevolezza, compassione attiva e saggezza, fiducia e ottimismo, comprensione e perdono.
La pace si costruisce ogni istante con il nostro cuore, con la nostra mente, con i nostri pensieri, con le nostre parole, con le nostre azioni, tutte dedite alla pace e all’armonia.
La violenza, il dolore che ci infliggiamo l’un l’altro, non ha senso solo se non ci porta a capire l’importanza dell’amore fraterno tra tutti gli uomini per vivere bene, per realizzare le nostre vite, per concretizzare la nostra felicità.
Ognuno è responsabile per tutto ciò che accade.
La violenza si interrompe solo con un estremo e coraggioso atto d’amore, di solidarietà, di altruismo.
Così come l’odio genera odio, l’amore genera amore.
Le bombe francesi in Siria non portano meno terrore e non sono meno violente degli attentati a Parigi.
Ogni vittima di violenza è una perdita per l’umanità intera e una sconfitta dell’umanità intera.
Opponiamoci alla guerra, sempre, ovunque.
Il dialogo è l’unica arma di un vero essere umano.
Costruiamo insieme un’umanità felice, fermiamo la follia dei violenti.
Siamo noi l’arma più potente per portare la pace nel mondo.

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Umanesimo

Non esiste nessun re se nessuno vuole fare il suddito

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Non esiste nessun re se nessuno vuole fare il suddito. Ma vivere da uomini liberi comporta responsabilità, molto più facile vivere da sudditi, anche se ciò non rende veramente felici. È la paura della responsabilità che porta una persona a vivere nella prigione che ha, con le proprie stesse mani, costruito. Avere proprie idee, vestire, abitare, muoversi, vivere come si vuole, fare ciò che veramente piace, comporta il dare il giusto peso al giudizio degli altri. Se si sceglie la sudditanza non si può che scegliere tutto in maniera tale da non sentirsi giudicato, quindi ci si omologa alla massa, alla superficialità degli accessori propinati dalle pubblicità delle grandi ditte multinazionali, per non rischiare di sbagliare, per non rischiare di essere “fuori moda”. Eppure è proprio dagli errori, dall’osare e dal rischiare in prima persona, che l’essere umano ha compiuto le più grandi scoperte ed è riuscito a creare qualcosa di nuovo, qualcosa che ha determinato un progresso per sé e per gli altri. E è proprio dallo svelare i propri talenti, sbagliando e provando di nuovo per tutta l’esistenza, che si impara ad amare la vita pienamente, a provare gioia per il solo fatto di esistere. Una migliore umanità può esistere solo se ognuno si impegna coraggiosamente ad essere libero ed indipendente, senza però negare o rifiutare l’oggettiva connessione con tutto ciò che è vita, senza mai negare l’immenso potenziale che ogni persona possiede, senza mai negare il dialogo. Perché senza dare la giusta importanza alla relazione non ci si può sviluppare pienamente, poiché nulla nasce dal niente. È dalla qualità delle relazioni con tutto ciò che ci circonda, dalla sincerità con cui ci rapportiamo con tutto, che può risplendere la nostra unicità, il nostro più vero e profondo valore. Non importa quante volte rimarremo feriti, delusi, quante volte saremo derisi, quante volte feriremo, deluderemo, deridremo, nel nostro quotidiano impegno a migliorarci: non esite gioia più grande dell’essere ciò che si è, nel dire sinceramente ciò che si pensa, senza alcuna vergogna, imparando a chiedere scusa e a ringraziare, impegnandosi a sviluppare le nostre virtù uniche e inimtabili e sostenendo gli altri affinché facciano altrettanto. L’unità nella diversità è l’unica realtà in cui è possibile essere felici. L’essere è sempre immensamente più grande dell’avere. Ma ci vuole coraggio. La vera felicità, quindi la consapevolezza di cosa è realmente la vita, non può essere compresa e ottenuta se si ha continuamente paura di vivere: e chiudersi all’altro è la massima espressione della propria arroganza, che altro non è che paura di vivere. Noi siamo tutto e tutto è noi. Se non si ha la piena consapevolezza di ciò non si può vivere da uomini liberi, tantomeno da uomini felici.

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Umanesimo

Il cuore della vita

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Non dimentichiamo mai che tutti noi esseri viventi, nessuno escluso, abbiamo, in verità, un cuore grande come l’intero universo; perché però si manifesti bisogna non farci abbattere mai dalle difficoltà della vita, impegnarci a superare le paure, ad abbattere i muri che costruiamo per separarci da chi ci circonda, a non giudicare e condannare in eterno, poiché sono solo illusioni: un cuore che soffre e che gioisce libero, è un cuore pulsante e vitale, pieno di umanità, capace di propagare le proprie emozioni senza limite alcuno, poiché la realtà è che siamo tutti nodi di quell’unica rete che chiamiamo vita.

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