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Ambiente Diritto Ecologia Politica

Modifica della Costituzione per la tutela dell’ecosistema

Ho scritto una petizione per far sì che la tutela dell’ecosistema diventi centrale per il futuro del paese. È qualcosa che volevo fare da tempo e sono finalmente riuscito a mettere nero su bianco la mia proposta 🙂

Vi spiego di cosa si tratta: voglio che sia inserita nell’art. 9 della Costituzione Italiana la tutela dell’ecosistema.

L’art. 9 tutela al comma 2, ad oggi, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, ma non esplicitamente l’ecosistema.

Con la modifica che propongo vi sarebbe un esplicito riferimento alla tutela dell’ecosistema nella Costituzione italiana tra i principi generali, obbligando così tutti i poteri dello stato (dal Parlamento al Governo agli enti locali alla magistratura) a tutelare l’ambiente in ogni sua forma.

Mi dareste una mano a diffonderla, oltre che a firmarla? Grazie!

Clicca sul link per firmare la petizione: http://chng.it/jVsFcHLMKt

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Culture Diritto Umanesimo

L’educazione alla felicità e la Costituzione Italiana

Che significa educare? Ci viene in aiuto l’etimologia latina della parola, composta da la particella “e” che significa “da, di, fuori” e il verbo “ducàre”, “dùcere”, che significa “condurre, trarre”. Quindi educare significa aiutare il discente a far emergere il suo potenziale, a mettere in atto le sue capacità intellettuali e emotive. In sostanza quindi l’educazione è l’atto di dare gli strumenti idonei ad ogni persona per coltivare i propri talenti e per poterli valorizzare nella comunità in cui si vive.

Nell’attuale sistema educativo, soprattutto per via delle riforme legislative degli ultimi decenni, prevale sempre più l’idea dell’educazione come preparazione e formazione al lavoro. Non sarebbe un problema di per sé, se il sistema fosse orientato ad aiutare lo studente a tirar fuori le sue qualità intrinseche che poi potrà, se lo vorrà, tramutare in professioni, anche non ancora esistenti, a beneficio della comunità. E invece il sistema attuale adatta tristemente la scuola al mondo del lavoro, definendo standard di competenze ricalcate sulle esigenze dell’impresa privata, comprimendo quindi i talenti d’ognuno per incanalarli in un mondo del lavoro ormai egemonizzato sul fare impresa per guadagnare più soldi, in qualsiasi modo ciò avvenga, anche a scapito del bene della comunità. Una visione d’impresa ben lontana dalla filosofia aziendale di impresa sociale di Adriano Olivetti e dal doveroso interesse sociale come limite alla libertà di iniziativa economica privata statuito dalla Costituzione Repubblicana all’articolo 41.

Si è sostanzialmente perduto quindi l’obiettivo primario dell’educazione: aiutare l’individuo a coltivare liberamente, secondo le sue scelte, i suoi talenti.

Uso la parola “talenti”, al plurale, perché un altro danno enorme, prodotto dal sistema educativo dominante modellato sul sistema di lavoro industriale, è quello di puntare sulla specializzazione delle persone su una singola mansione. Per sua natura l’uomo è artista, artigiano e intellettuale: la specializzazione in un singolo ambito e in maniera sempre più restrittiva, impedisce di fatto all’individuo di coltivare tutte le sue capacità, che non possono certo essere ridotte ad una sola materia e/o una sola mansione.

Il sistema educativo dovrebbe essere incentrato sul condurre la persona verso la scoperta e liberazione delle proprie innate capacità per elevarle al loro massimo potenziale, in modo da poter portare un reale progresso materiale e spirituale nella comunità in cui vive.

Oggi se non hai un lavoro vieni considerato o un poco di buono o un fallito. Questo provoca in tanti giovani, in un paese come il nostro che ha una disoccupazione giovanile altissima, il desiderio o di fuggire verso paesi dove si sentono valorizzati o dove trovano più facilmente lavoro a prescindere dalle proprie qualità intrinseche.

Nulla di più insensato: è proprio per via di questo modello educativo fatto di standard e specializzazione a fini di adattamento all’esistente sistema del lavoro, che troviamo l’incapacità della nostra comunità di superare brillantemente le problematiche più urgenti, dalla crisi economica, a quella sociale e ambientale, provocate proprio dall’attuale sistema del lavoro.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione Italiana, pur non parlando esplicitamente di felicità, implicitamente ne esprime il senso più profondo. Difatti l’art. 3 statuisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E qui ritroviamo tutto quanto precedentemente detto. Gli ostacoli, in questo caso un certo modo d’intendere il sistema educativo, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e vanno necessariamente rimossi. Questo perché è nel pieno sviluppo della persona, delle sue capacità, dei suoi talenti, che è possibile garantire  l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E quale altra felicità può esistere per un individuo se non sentirsi partecipe tramite il proprio ruolo politico, economico e sociale alla crescita della propria comunità? Sentirsi persona valida e utile al benessere comune, oltre che al proprio, significa sentire pienamente soddisfatto il desiderio fondamentale di dare senso e valore alla propria esistenza. Ciò genera una felicità duratura, che si coltiva ogni giorno quando si ha lo spazio di sbagliare e riprovare, di perfezionarsi, senza sentirsi continuamente giudicato, deriso o condannato (ad essere un poco di buono, un mediocre, un inetto).

I temi fondamentali della pedagogia elaborata dal filosofo e educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi racchiudono sapientemente in maniera integrata il concetto di educazione alla felicità: in primo luogo, l’educazione deve basarsi sui bisogni quotidiani delle persone; in secondo luogo, deve mantenere l’obiettivo della felicità intesa come lo sviluppo di una coscienza sociale e della consapevolezza che chiunque ha il diritto di essere felice; in terzo luogo, deve aiutare a sviluppare il potenziale creativo che esiste in ogni essere umano.

Ancora oggi il lavoro dell’artista non viene considerato tale, l’artigianato sta scomparendo, sostituito dall’industria produttrice di oggetti seriali a obsolescenza programmata, l’intellettuale è considerato o un radical chic utile al vezzo dei pochi che capiscono le sue bislacche elucubrazioni o, ancor peggio, al servizio del potere economico per creare quel pensiero unico capace di sostenere l’attuale modello di sviluppo palesemente insostenibile. Non può esistere nell’immaginario collettivo, inculcato dai media al servizio del potere economico,  un contadino, uno spazzino, un elettricista, un impiegato, che coltivino le loro capacità di artisti, artigiani e intellettuali nel loro lavoro. Se hanno di queste pretese che le coltivino nel poco tempo libero lasciato a disposizione dalle esigenze della produzione industriale.

Proprio in ciò è ravvisabile l’effetto fondamentale del sistema didattico attuale: le qualità di artista, artigiano e intellettuale, insite in ogni singolo individuo e con caratteristiche peculiari derivanti dalla personalità unica di ognuno, invece che essere  valorizzate vengono considerate al massimo delle attività in cui dedicarsi nel (poco) tempo libero, salvo i rari casi in cui faccia comodo al sistema economico dominante. Questo si evince dall’imporre, tramite i mezzi di comunicazione di massa, un manipolo ristretto di persone prive di valore artistico o opere di bassissimo contenuto culturale portandole alla fama e al successo; dal relegare l’eccellenza della produzione artigiana a bene di lusso, riservata ai pochi ricchi che se la possono permettere; dal far passare per intellettuali persone prive di ogni capacità critica e di qualsivoglia idea originale, ben aderenti al pensiero unico dominante per cui l’attuale è il migliore dei sistemi economici, politici e sociali possibili.

La prevalenza dell’interesse economico privato su ogni altro valore sta distruggendo la socialità, il saper fare insieme e bene, il piacere di fare per il desidero di fare e non per un risultato determinato a priori. Molte delle scoperte scientifiche, molte delle opere artistiche che hanno saputo emozionare nei secoli, molte delle invenzioni che hanno cambiato in meglio la vita dell’uomo, provengono proprio dall’aver sfidato i pregiudizi e i preconcetti, dall’aver liberamente creato andando oltre il limite del già conosciuto, del già esperito.

Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco scrive che nel sistema industriale c’è un uso della scoperta che conduce alla specializzazione dei compiti, alla istituzionalizzazione dei valori, alla centralizzazione del potere: l’uomo diviene un mero ingranaggio della burocrazia. Ma c’è un secondo modo di mettere a frutto l’invenzione, che accresce il sapere e il potere di ognuno, consentendo a ognuno di esercitare la propria creatività senza per questo negare lo stesso spazio d’iniziativa e di produttività agli altri. «Se vogliamo – continua Illich – poter dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di una società a venire che non sia iper-industriale, dobbiamo riconoscere l’esistenza di scale e limiti naturali. Esistono delle soglie che non si possono superare. Infatti, superato il limite, lo strumento da servitore diviene despota. Oltrepassata la soglia, la società diventa scuola, ospedale, prigione e comincia la grande reclusione.»

Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Conviviale per Illich è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni. L’uomo a cui pensava Illich non era un uomo che vive solo di beni e servizi, ma della libertà di modellare gli oggetti che gli stanno attorno, di conformarli al proprio gusto, di servirsene con gli altri e per gli altri.

Inoltre spesso, con grande cecità, la visione dell’educazione è concepita come un percorso meramente scolastico e accademico, quando invece l’educazione è il risultato di tre elementi determinanti: la scuola, la famiglia, l’ambiente (sociale, culturale e naturale).

Un sistema educativo che si pone quale sostituto dell’educazione familiare e, attraverso la creazione di modelli standard, completamente avulso dal contesto, è una mera illusione. Il risultato di questa visione porta all’espressione delle pulsioni creative giovanili sempre più al di fuori del contesto familiare e scolastico, quindi completamente in disarmonia con la realtà che circonda i giovani. Ciò porta ad una infelicità diffusa, finanche alla depressione, perché il giovane non si sente compreso e aiutato nell’emersione della sua personalità, dei suoi talenti, ma emarginato se non segue gli standard imposti, cui non può essere mossa alcuna critica. Il giovane è talmente indottrinato dal dovere di studiare al solo fine, avvilente, di far soldi, da non chiedersi nemmeno più quali sono i suoi talenti, quali i suoi sogni.

L’educazione, oggi per lo più tesa ad annichilire le divergenze, pensando che ciò porti come risultato la creazione di una comunità ben organizzata, quando in realtà uccide ogni pulsione al progresso che sempre spinge l’agire l’essere umano in età giovanile, deve tornare a pulsare di energia vitale: e questo è possibile solo se si lascia ai giovani la possibilità di esprimere il loro dissenso, a dar valore alla loro capacità critica costruttiva della realtà esistente, incentivandoli ad assumersi con responsabilità e indipendenza il loro percorso formativo. Ciò porterà certamente a nuove generazioni capaci di costruire modelli di pensiero divergenti, dove non c’è una soluzione preconfezionata, ma tante possibili soluzioni che possono essere esperite e quindi considerate o meno valide attraverso un dialogo costante con i propri simili ad ogni livello: scuola, famiglia e comunità.

Il cambiamento del paradigma educativo è necessario quindi per dare speranza e futuro all’umanità.

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Diritto Politica

Stop CETA: contro l’ennesima truffa ai danni dei cittadini

ABBIAMO POCO TEMPO PER TUTELARE IL NOSTRO DIRITTO ALLA SALUTE, DIAMOCI DA FARE!
Abbiamo vinto contro il TTIP, ma non è bastato.
Il 15 febbraio il Parlamento Europeo voterà sul trattato di libero commercio tra Unione Europea e il Canada, il CETA.
Cosa è il CETA? È l’alternativa delle grandi aziende multinazionali preparata ad hoc qualora fosse fallito il TTIP (come è stato).
Significa in sostanza inondare il nostro paese di prodotti per adulti e bambini non controllati secondo il principio di precauzione, principio che impone una ricerca scientifica esaustiva sulla nocività dei prodotti prima di essere immessi nel mercato. Significa dare la possibilità ad un’azienda privata di denunciare uno stato, quindi la collettività, presso un tribunale privato e non pubblico, per chiedere danni per il solo fatto di non poter commerciare prodotti che non tutelano il nostro fondamentale diritto alla salute così come enunciato nella Costituzione Italiana all’art. 32.
Mettere a rischio il diritto alla salute di ogni individuo è pura follia, significa tornare indietro invece che andare avanti.
Ognuno di noi può fare tanto. Informarsi, informare, manifestare il proprio dissenso.
Come primo passo possiamo facilmente chiedere un impegno ai nostri parlamentari europei di schierarsi contro questo infame trattato.
Chiedi subito ai nostri parlamentari europei di impegnarsi a votare contro il CETA: https://stop-ttip.org/it/cetacheck/
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Diritto Economia Società Umanesimo

Le vere cause dell’ennesima strage a Istanbul

Ciò che è accaduto a Istanbul è terribile, ma non casuale.
Il motivo di tanta violenza che ancora esiste nel mondo è determinato da un modello sociale, politico e economico mondiale governato da pochissimi ricchi (i 65 uomini più ricchi del mondo possiedono il 50% della ricchezza monetaria), che sta creando ogni giorno più poveri e disperati; anche qui in Italia, dove la povertà ha raggiunto quasi 10 milioni di persone, un cittadino su 6.
È quello stesso sistema che uccide ogni anno 12,6 milioni di persone tramite l’inquinamento che produce e 180.000 persone in guerre fratricide.
È quello stesso sistema che alimenta il razzismo, l’esclusione sociale, la divisione.
Tale sistema nasce dalla mentalità diffusa per cui l’essere umano è fondamentalmente cattivo, alcuni addirittura pensano che meriti l’estinzione. L’uomo invece non nasce malvagio, ma ci diventa in un sistema basato sull’egoismo e la competizione, questa è la vera realtà.
Chiunque va nei supermercati e centri commerciali e compra prodotti di aziende e industrie multinazionali non fa che alimentare il potere economico che genera tutto questo dolore.
Chiunque deposita i propri soldi in banche che investono in armi e speculano sull’economia è corresponsabile di tutto questo dolore.
Chiunque sostiene e vota politici che sostengono il sistema predatorio globale neoliberista è corrèo di questi crimini.
Chiunque lavora per il sistema dominante lo sta alimentando, lo sta facendo sopravvivere.
Mi auguro che in questo anno ognuno sappia cambiare abitudini, iniziando a scegliere consapevolmente che economia sta favorendo con il proprio lavoro e con le proprie spese: quella locale e solidale rispettosa dell’ambiente e delle persone o quella industriale globalizzata che sta distruggendo i territori e alimentando odio e violenza tra i popoli.
Mi auguro che in questo anno ognuno sostenga percorsi politici e sociali che avversano questo modello basato sulla violenza, sul terrore, sull’iniquità, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Il futuro lo scegliamo noi.
Oggi abbiamo gli strumenti per sapere la verità e per cambiare mentalità.
Costruiamo insieme un’economia e una comunità unite, capaci di valorizzare ogni essere umano e rispettare l’ambiente.
Già esiste un sistema diverso, si chiama economia solidale: un’economia che mette al centro le persone e non i soldi.
La vera ricchezza è composta da ogni persona con le proprie capacità e talenti, insieme alle risorse dell’ambiente naturale.
Quindi affrettatevi a spostare i vostri soldi in istituti come Banca Etica.
Utilizzate prodotti locali ecologici e solidali, rispettosi di persone e ambiente.
Lavorate per aziende rispettose di persone e ambiente o create voi un’impresa con tali caratteristiche.
Partecipate attivamente al cambiamento con ogni vostra energia, rivoluzionate voi stessi, il vostro modo di pensare e di agire.
Seguite testardamente i vostri sogni d’una umanità giusta e solidale; fatelo insieme agli altri, cominciando da oggi, da dove vivete; non lasciatevi vincere dall’egocentrismo, dall’egoismo, dalle paure, siate altruisti, siate coraggiosi.
In tal modo il 2017 potrà diventare rapidamente l’anno del nuovo rinascimento dell’umanità intera.

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Diritto Società

Cambiare sistema si può, si deve: lo Stato siamo noi

Sono tanti hanni che, nel mio piccolo, mi impegno a combattere il “sistema”: parlo di quel sistema economico, sociale e politico avido di potere e denaro, fatto da tante (troppe) persone senza scrupoli, folli, malati, che sostengono più o meno consapevolmente il nefasto modello neoliberista, che sta distruggendo la natura e abbassando il livello di civiltà umana nel mondo.
Molti spesso finiscono per identificare questo sistema con lo Stato.
Lo Stato invece siamo noi, siamo noi i sovrani del nostro paese.
E uno Stato corrotto riflette la corruzione che vive nel popolo, riflette l’incoscienza collettiva, dei più, della gravità della situazione, delle cause che l’hanno generata.
Ho avuto la fortuna di conoscere una persona di enorme valore, una persona di grande autorevolezza, profondità e cultura, una delle più alte cariche dello Stato, il professor Paolo Maddalena, con cui ho passato due giorni di confronto profondo, dalla spiritualità al diritto, dalla filosofia alla politica, con il quale, attraverso un  dialogo sincero, ho scoperto di combattere le medesime battaglie e di osservare l’attuale situazione del paese nel medesimo modo, nonché di avere una visione comune del valore inestimabile di ogni forma di vita. E di avere la stessa volontà di agire in prima persona.
Lo Stato è fatto da noi persone comuni, il territorio che sta venendo depredato dalle multinazionali appartiene a noi e non può essere venduto, è inalienabile. La Repubblica è fondata sulla proprietà collettiva, sulla gestione in comune del territorio attraverso le istituzioni democratiche.
La proprietà collettiva del territorio è un principio costituzionale, la proprietà privata è un’eccezione concessa dal popolo sovrano.
Questo dice la Costituzione, questo dice il nostro senso più elevato di giustizia, la nostra consapevolezza d’essere una cosa sola. Eppure lo stanno vendendo. Traditori dello Stato insediatisi con l’inganno, con la complicità dei mezzi d’informazione principali in mano alle industrie e alla finanza, stanno truffandoci e svendendo il nostro bellissimo paese.
Alcune isole delle Eolie, dell’Arcipelago Della Maddalena, porti, aeroporti, teatri e sale da concerto, stanno privatizzando tutto, stanno vendendo ciò che è nostro e che non è vendibile. Le aziende multinazionali neo-liberiste ci stanno depredando. Ci stiamo facendo portare via non più solo i diritti, ma persino i territori.
E tutto per avere in cambio la comodità del centro commerciale sotto casa, che ci vende immondizia alimentare e tecnologia a obsolescenza programmata; che ci offre un lavoro sotto pagato, frustrante, alienante, dove la nostra creatività e le nostre capacità sono represse o inutilizzate.
Non dobbiamo combattere lo Stato o la politica, dobbiamo combattere il malcostume e il malaffare, partendo da noi stessi, dalla comunità in cui viviamo.
Perché i comportamenti disonesti non sono insiti nel nostro essere umani. Si può essere onesti per tutta la vita.
C’è un percorso storico che porta all’attuale condizione economica, sociale e politica. E ognuno di noi ne è responsabile, economicamente, socialmente e politicamente.
Bisogna studiare e agire, dialogare e unire, se si vuole dare una speranza all’Italia.
Possiamo diventare un esempio meraviglioso nel mondo di società equa e solidale.
Ma per farlo ci dobbiamo credere insieme, ogni giorno insieme sperimentando nuove soluzioni che risolvano i problemi del nostro vivere in comune.
Lo Stato è lo strumento che ci siamo dati per dare equilibrio, giustizia, dignità, alla vita di ogni persona, proteggendo l’ambiente per le generazioni future.
Liberando lo Stato dagli affaristi, da chi vuole la supremazia dell’economia sulla politica, ridoneremo all’Italia un’opportunità di uscire da questo nuovo Medioevo sviluppatosi in pochi decenni e di entrare in un nuovo Rinascimento che speriamo duri per l’eternità.
Possiamo fare tutto ciò ricostruendo le comunità locali, promuovendo un’economia di prossimità sostenibile a livello ambientale e sociale, capace di dare ricchezza, benessere, cultura e lavoro per tutti.
Dobbiamo tutti impegnarci a valorizzare il luogo dove viviamo quotidianamente, attraverso la la tutela dell’ambiente e delle persone, senza però chiuderci agli stimoli esterni, rimanendo aperti e accoglienti, condividendo i saperi.
Dobbiamo avere l’obiettivo comune di migliorare la qualità della vita di tutti, di dare applicazione a tutti i principi costituzionali donatici a costo della vita dai padri fondatori della nostra Repubblica. Lo dobbiamo a loro e a noi stessi.
Ciò può avvenire solo attraverso un’organizzazione della società che permetta ad ognuno di coltivare il proprio talento e di essere sostenuto nelle proprie imprese.
Ma questa società può essere creata solo dal basso, solo se, in sempre più persone, cominciamo a prendere consapevolezza dei limiti dell’attuale sistema e collaboriamo insieme per cambiarlo, sostituiamo le attuali classi dirigenti, per lo più corrotte, al soldo della finanza, con persone dedite veramente al benessere del popolo. Dobbiamo cambiare lavoro, se alimenta questo sistema corrotto. Dobbiamo cambiare abitudini alimentari per stare in salute e per l’ambiente.  Dobbiamo spendere con saggezza finanziando le imprese e i professionisti che lavorano rispettando le persone e l’ambiente. Dobbiamo votare gente onesta per avere un’amministrazione della cosa pubblica che funzioni bene, secondo equità e giustizia.
La vera rivoluzione parte da noi.
Se viviamo qui e in questa epoca è perché qui possiamo fare la differenza.
Non dimentichiamolo mai.
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Culture Diritto Società

Per la Giornata Internazionale della Donna

Ancora nel 2016 la violenza sulle donne e la discriminazione di genere sono purtroppo esperienze quotidiane, anche nel nostro paese.
Ancora oggi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Ancora oggi la parte femminile che vive in ognuno di noi, la parte sensibile e compassionevole, viene repressa e derisa, viene identificata illusoriamente come segno di debolezza.
La forza senza compassione è violenza.
Quindi è importantissimo commemorare la giornata internazionale della donna, riflettendo su come agire perché si rispetti il lato femminile di ogni essere umano.
Fino a che l’umanità non saprà riconoscere nelle differenze il massimo valore, fino a che non ci sarà il rispetto più profondo degli uomini nei confronti delle donne e delle donne nei confronti degli uomini, non ci sarà pace nell’umanità.
Un augurio sincero di giustizia e felicità per tutte, perché presto si realizzi un senso comune di rispetto per tutto ciò che c’è di femminile nel mondo.
Un augurio sincero per l’altra metà del cielo senza la quale non ci sarebbe la vita.

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Diritto Scritti e poesie Umanesimo

Giovani

Una comunità che non protegge i giovani è una comunità incapace di immaginare un futuro degno. Dobbiamo ribellarci alle scelte politiche irragionevoli, dobbiamo sostenere il diritto inalienabile ad una vita dignitosa per ogni giovane.

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Diritto Economia Politica Società Umanesimo

Un paese iniquo

In Italia non esiste equità, è questo il vero problema, di questo si deve urgentemente occupare la politica. L’Ocse, nel suo rapporto sulle disuguaglianze, calcola che l’1% più benestante della popolazione della Penisola detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta, il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9 per cento degli attivi totali. La crisi ha inoltre accentuato le differenze, dato che la perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata del 4% per il 10% più povero della popolazione e solo dell’1% per il 10% più ricco. Il 20% più ricco detiene infatti il 61,6% della ricchezza e il 20% appena al di sotto il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, di cui appena lo 0,4% per il 20% più povero. Il 5% più ricco della popolazione, detiene il 32,1% della ricchezza nazionale netta, ovvero oltre la metà di quanto detenuto del primo quintile, e di questa quasi la metà è in mano all’1% più ricco.

Insomma il 60% degli italiani si trova a dividersi le briciole (il 17% della ricchezza). La soluzione a tutta questa ingiustizia è già prevista nell’art. 53 della Costituzione Italiana, il quale statuisce:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Un governo decente dovrebbe immediatamente attenersi a quanto previsto dalla Costituzione, combattendo l’evasione fiscale pari a 180 miliardi l’anno (perché tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche) e rendendo il sistema tributario realmente progressivo, cambiando gli scaglioni IRPEF da 5 a 100, portando l’aliquota a zero per redditi fino a 20.000 euro, eliminando tutte le altre tasse e i privilegi. In tal modo lo Stato potrebbe garantire immediatamente salute, istruzione, lavoro, casa, trasporti, tutela dell’ambiente, accesso all’informazione e giustizia, per tutti gratuitamente.

Siccome però i partiti (escluso solo il Movimento 5 Stelle) sono finanziati proprio dalle persone più ricche, come spiega bene l’approfondimento di Open Polis “Sotto il materasso”, non voteranno mai provvedimenti tesi alla redistribuzione del reddito, benché sancito dalla nostra Costituzione.

Per fortuna ci sono ben tre modi con cui la gente comune può modificare tale situazione:

votare diversamente (e andare a votare, soprattutto, poiché è da stupidi non usufruire di un diritto) o candidarsi in prima persona (perché in Italia si ha il diritto dell’elettorato attivo e passivo, non dimentichiamolo), mantenendo saldi i principi di onestà e di equità.

– non cooperare più con la fascia più ricca, cioè non cooperare più con il male. Un re senza sudditi non è più un re, un ricco senza poveri da sfruttare non è più ricco. In sostanza bisogna rifiutarsi di lavorare e non acquistare prodotti o servizi  da chi sfrutta le persone e l’ambiente.

– costruire una comunità solidale, in cui vi è unità nella diversità, partendo dal proprio territorio. La ricchezza non sono i soldi, ma ciò che sappiamo fare, i soldi sono solo un mezzo di scambio. Se ricostruiamo rapporti sociali di mutuo aiuto partendo dal territorio dove viviamo, se basiamo la nostra esistenza sulla solidarietà reciproca, possiamo star certi di non vivere più con la paura della povertà e di contribuire quindi alla costruzione di una società più umana.

Essere umani significa darsi una mano l’un l’altro, stringersi in un fraterno abbraccio di fronte alle difficoltà della vita. Chi sostiene il contrario o è un illuso o mente per convenienza personale.

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Diritto Società Umanesimo

Dovunque c’è da imparare 1: la giustizia

Avvio oggi una rubrica che dimostra come sia possibile trarre insegnamenti di valore etico da ogni persona, paese, governo, comunità o popolo del mondo; riporterò notizie di azioni e comportamenti che  rendono concreti concetti come equità, solidarietà e giustizia, in questo mondo e in questa umanità.

Noboa condannato per frode fiscale

In Ecuador il cinque volte candidato presidente della Repubblica Álvaro Fernando Noboa, l’uomo più ricco dell’Ecuador e uno dei più ricchi del mondo, dopo un processo durato anni, è stato condannato per evasione fiscale, per 98 milioni di dollari (per precisione, è stata condannata la sua azienda di esportazione di banane “Exportadora Bananera Noboa”). Al contrario che in Italia (in cui l’omologo di Noboa, Silvio Berlusconi, è stato al governo per 20 anni) il popolo ecuadoriano non solo non lo ha mai eletto come presidente, ma ha fatto vincere lo schieramento opposto dell’attuale presidente Rafael Correa, Alianza PAIS, che ha portato (tra i vari progressi in ambito sociale e economico) un rafforzamento della giustizia, una seria lotta all’indigenza, una maggiore partecipazione cittadina alla politica, una democratizzazione dei mezzi di informazione, una maggior tutela dell’ambiente: il tutto partendo dalla riforma, attraverso consultazioni e referendum popolari, della Costituzione Ecuadoriana nel 2008, ora tra le più evolute al mondo. E tutto ciò ha portato a delle conseguenze concrete: visto che Noboa non vuole pagare (anche lui accusa di essere perseguitato politicamente), da qualche tempo sono cominciati gli espropri e la vendita all’asta dei beni del magnate.

Trovo il carcere una soluzione degradante per la dignità umana, dettata più per appagare il senso comune di vendetta, che quello di giustizia.

Sarebbe bello se anche nel nostro paese la giustizia, al delinquente Berlusconi, avesse espropriato i beni, piuttosto che condannarlo a due anni di interdizione dai pubblici uffici (quando a mio parere avrebbe dovuto essere interdetto perpetuamente dagli stessi), 4 anni di detenzione (di cui 3 da non scontare grazie all’indulto del 2006 votato da PD e PDL) e 10 milioni di euro a titolo di provvisionale.

Big Pharma battuta dallo Stato Indiano

Il termine “Big Pharma”  è utilizzato per definire l’insieme delle grandi industrie farmaceutiche multinazionali. Il termine nasce dal libro del giornalista inglese Jacky Law “Big Pharma – Come l’industria farmaceutica controlla la nostra salute”. La descrizione del libro edito in Italia dall’Einaudi: “Un durissimo atto d’accusa contro le multinazionali farmaceutiche che dominano il piú redditizio business al mondo, quello della malattia. Dopo la lettura di questo libro, ogni volta che prenderete una medicina vi chiederete se fa bene a voi o se fa bene a loro.

Ad aprile del 2013 la Corte Suprema indiana ha respinto il ricorso dell’industria farmaceutica svizzera Novartis relativo al brevetto di un farmaco anti tumore: i giudici hanno stabilito che l’industria locale indiana ha il diritto a produrre il medicinale Glivec come farmaco generico low cost per salvaguardare il diritto alla salute della popolazione.

Un mese prima, nel marzo 2013, la Corte Suprema indiana respinge anche il ricorso della Bayer, che chiede l’annullamento della decisione di cedere all’indiana Natco Pharma un brevetto per produrre a basso costo il Nexavar, usato per curare il tumore al fegato e ai reni. La Bayer vendeva il medicinale a circa 5.600 dollari per 120 compresse necessarie ad un mese di cure, mentre il prezzo della versione generica indiana è di 175 dollari per la stessa dose. Un anno fa, il governo indiano aveva concesso il brevetto alla Natco Pharma con la motivazione che ”doveva essere alla portata della maggior parte dei malati”.

Trovo aberrante che si possa speculare sulla salute umana; penso che molti dei medici che lavorano nelle multinazionali farmaceutiche tradiscano il giuramento di Ippocrate e il codice di deontologia medica a cui dovrebbero attenersi: dovrebbero quindi essere radiati dall’ordine di cui fanno parte. Questa sarebbe secondo me giustizia.

La costituzione islandese

A seguito della crisi economica del 2008, il 27 novembre 2010 in Islanda è stata eletta una Consulta Costituzionale con lo scopo di redigere la bozza di una nuova Costituzione. Il processo di stesura ha visto per la prima volta l’utilizzo di un percorso di partecipazione popolare attuato principalmente attraverso internet. Dopo circa un anno di consultazioni e dibattiti, il 29 luglio 2011, la Consulta ha presentato al Parlamento la bozza della nuova Costituzione islandese, che il 20 ottobre 2012 è stata approvata tramite un referendum popolare. Ora si attende la ratifica da parte del Parlamento.

Alcuni dei principi più innovativi della nuova carta costituzionale sono:

– tutela dell’ambiente e inalienabilità delle risorse naturali: In Islanda le risorse naturali non sono di proprietà privata ma sono proprietà comune e perpetua della nazione. Nessuno può acquisire le risorse naturali e i relativi diritti come proprietà o uso permanente e queste non possono mai essere vendute o ipotecate (art. 34).

– libertà di espressione e diritto di accesso alla rete internet: Tutti hanno libertà di opinione, di coscienza e il diritto di esprimere i propri pensieri. Censura e altre limitazioni sulla libertà di espressione non sono ammesse. Le uniche limitazioni consentite dalla legge sono per la protezione dei minori, per la sicurezza, per la tutela della salute, dei diritti o la reputazione di altri come si conviene in una società democratica. I Governi devono garantire le condizioni per lo svolgimento di un dialogo aperto e informato. È vietato impedire l’accesso a Internet e alla tecnologia informatica senza una sentenza del giudice che applichi le medesime condizioni necessarie per la limitazione della libertà di espressione (art. 14). 

Diritto all’informazione e dovere di trasparenza della Pubblica Amministrazione: Chiunque è libero di raccogliere e diffondere informazioni. L’amministrazione pubblica è trasparente e deve custodire documenti e verbali, registrare e documentare gli atti, la loro origine, processo ed esito. Tali dati sono distrutti se non a norma di legge. Le informazioni e i dati in possesso del Governo sono disponibili senza alcuna eccezione e l’accesso pubblico a tutti i documenti raccolti o custoditi dagli enti pubblici è garantito dalla legge. Un elenco di tutti i dati e i documenti detenuti dal Governo, la loro origine e il loro contenuto, è accessibile al pubblico (art. 15).

Partecipazione democratica:  Il due per cento degli elettori può presentare un’istanza al Parlamento. Il dieci per cento degli elettori può presentare un progetto di legge in Parlamento. Il Parlamento può presentare una controproposta nella forma di un altro disegno di legge. Se il disegno di legge degli elettori non viene ritirato è sottoposto a referendum, così come il disegno di legge del Parlamento se introdotto. Il Parlamento può decidere se rendere il referendum vincolante. Il Parlamento deve votare la proposta di legge da parte degli elettori entro due anni dal momento della presentazione della proposta in Parlamento (art. 66). 

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Ma che bel governo

La proposta di governo PD più PDL, dei “professionisti” della politica, è, come volevasi dimostrare, qualcosa di vergognoso (d’altronde dopo il golpe istituzionale del secondo mandato a Napolitano, prima volta nella Repubblica, cosa ci si poteva aspettare): pochissime persone competenti come ministri, tanti politici di professione senza particolare capacità se non quella di essere “fedeli alla linea” dei poteri forti; insomma l’immagine esatta di quell’establishment di potere italiano che detta legge da decenni in questo paese e che ci sta portando (ci ha già portato?) alla rovina. Un appello a tutti i cittadini: non votate mai più per PD e PDL, se volete vedere un futuro per l’Italia!

Ecco i bei personaggi, giusto per citarne i più importanti, che sono riusciti a presentare:

Enrico Letta Presidente del Consiglio dei Ministri

Nipote di Gianni Letta, uno dei principali collaboratori di Silvio Berlusconi. Ha partecipato alla riunione del gruppo Bilderberg nel 2012.
Nel gennaio 2012 l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, iscritto nel registro degli indagati per aver sottratto, secondo la procura di Roma, ingenti somme di denaro dalle casse del partito, ha sostenuto che parte di tali soldi sia andata a diversi appartenenti al partito, tra i quali Enrico Letta.
È membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, il cui presidente è Giulio Tremonti, uno dei più incompetenti e incapaci ministri dell’economia che l’Italia abbia mai avuto.
È inoltre membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di studio non governativo e non partitico fondato il 23 giugno 1973 per iniziativa di David Rockefeller.

Angelino Alfano Ministro degli Interni e Vice-Presidente del Consiglio
È il celebre autore del “lodo Alfano” che prevede la sospensione dei processi alle quattro più alte cariche dello stato, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione Italiana. Nel 1996 partecipa al matrimonio della figlia di Croce Napoli, indicato dagli inquirenti come boss mafioso di Palma di Montechiaro e morto nel 2001. Tale presenza è testimoniata da un video amatoriale della festa.
Nel 2009 il pentito di mafia di Racalmuto, Ignazio Gagliardo, ha accusato Alfano di aver chiesto aiuti elettorali alla mafia, per mezzo del padre anch’esso politico.

Emma Bonino Ministro degli Esteri
Nel 1995 dichiara di non essere pascista e di essere favorevole all’intervento militare in Kossovo.
Nel 1998 partecipa alla riunione annuale del Gruppo Bilderberg.
Il 15 marzo 1999, assieme al resto della Commissione Santer, si è dimessa, per le accuse di frode e malgestione nei confronti del commissario Edith Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costrinse l’intera Commissione a una dimissione collettiva. Il rapporto dei “saggi”, tuttavia, conteneva critiche al comportamento di numerosi commissari, inclusa la stessa Bonino. Non parrebbe aver mai lavorato, solo incarichi istituzionali e di partito.

Mario Mauro Ministro della Difesa
Nessuna competenza nel settore, è membro di Comunione e Liberazione. Nel suo libro “Il Dio dell’Europa” sostiene che la crisi politica sia strettamente connessa con la perdita delle “radici cristiane” del nostro continente. Speriamo non pensi a nuove crociate!

Maurizio Lupi Ministro delle Infrastrutture e trasporti Vice-presidente della Camera dei deputati
Nessuna competenza nel settore. Militante di Comunione e Liberazione dal 1990, ex DC, ora nel PDL.

Nunzia De Girolamo Ministro dell’Agricoltura
Nessuna competenza nel settore, è avvocato in ambito di diritto civile, del lavoro, commerciale e bancario. Non sa nulla di agricoltura.
Si è sposata con il deputato PD Francesco Boccia nel 2011. È celebre per uno scambio di bigliettini “galanti” col premier Silvio Berlusconi, insieme alla collega Gabriella Giammanco.

Andrea Orlando Ministro dell’Ambiente
Nessuna competenza nel settore, diplomato al liceo scientifico, parrebbe non aver mai lavorato, solo incarichi istituzionali di partito (PD).

Maria Chiara Carrozza Ministro dell’Istruzione
Laureata in fisica, professoressa ordinaria in ingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nessuna competenza specifica nell’ambito dell’istruzione (tranne universitaria), che assume importanza soprattutto nella scuola primaria e secondaria, sia perché scuola dell’obbligo, sia perché periodo in cui si formano le menti degli adulti del futuro.

Massimo Bray Ministro dei Beni e delle Attività Culturali
Nessuna competenza nel settore dei beni culturali, è esperto di storia moderna e partecipante al consiglio d’amministrazione della fondazione “Notte della Taranta”.

Beatrice Lorenzin Ministro della Salute
Nessuna competenza nel settore, è diplomata al liceo classico, parrebbe non aver mai lavorato, solo incarichi istituzionali e di partito (PDL).

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Diritto Politica Società Umanesimo

25 aprile 2013 Festa al Parco degli Acquedotti

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Domani sarò a lavorare per vendere scarpe libere, per il progetto Ragioniamo con i piedi, in questa bellissima iniziativa organizzata dal G.a.s. Gasperix e dal centro sociale Spartaco, al Parco degli acquedotti a Roma.

Vi lascio con una frase di Pertini che amo tanto, che ricorda a tutti noi che la resistenza non ha mai fine.

Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. […] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!
Sandro Pertini

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Diritto Politica Società Umanesimo

Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

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La mimosa è stata promossa a simbolo della giornata delle donne da Teresa Mattei, una grandissima donna e partigiana italiana, la più giovane eletta all’assemblea costituente.

Questo sotto è un testo giuridico francese, risale al 1791, è stato formulato dalla scrittrice Olympe De Gouges. Sono passati più di due secoli e, in gran parte del mondo, ancora non sono rispettati molti dei suoi punti, alcuni de facto anche qui in Italia, pur essendone i contenuti assolutamente condivisibili a livello universale.

Prometto che lotterò a fianco di tutte voi donne, affinché vengano sempre di più tutelati tutti i vostri inalienabili diritti. Buon 8 marzo.

Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.

Preambolo

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.

Articolo I La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Articolo II Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

Articolo III Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

Articolo IV La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.

Articolo V Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.

Articolo VI La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.

Articolo VII Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.

Articolo VIII La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.

Articolo IX Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.

Articolo X Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

Articolo XI La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

Articolo XII La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.

Articolo XIII Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria.

Articolo XIV Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.

Articolo XV La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.

Articolo XVI Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione.

Articolo XVII Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.

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Diritto Economia Politica

Dove siamo finiti – Parte I

È un’Italia disorientata quella che esce da queste ultime elezioni. In molti non si capacitano come abbia potuto ottenere tanto successo un’altra volta Berlusconi, in molti non capiscono come il PD abbia potuto perdere anche queste elezioni, in molti sono meravigliati del successo del M5S e ne hanno paura, perché non lo conoscono; tantissimi di certo hanno sottovalutato il potere dell’informazione detenuto dai mass media e dimenticato lo spirito profondamente conservatore di gran parte dei nostri concittadini; così come tantissimi hanno dimenticato che una buona politica e una buona democrazia si ottengono attraverso la partecipazione quotidiana e attiva, non nel mondo virtuale di media vecchi e nuovi.

Eppure se solo ci si fermasse a riflettere un secondo, se solo si abbandonasse il proprio esser di parte a prescindere, se si abbandonassero i propri pregiudizi, i propri timori, tutto risulterebbe di certo più chiaro, si potrebbe cominciare ad analizzare con più obiettività l’attuale situazione, chi ne sono i responsabili politici.

Innanzitutto possiamo vedere come milioni di persone abbiano perduto fiducia nei due grandi partiti che da 20 anni governano l’Italia, PD e PDL. Possiamo anche vedere, se approfondiamo di più il tema, come tali partiti in realtà, per la gran parte, siano composti da persone riciclate da altri precedenti partiti, in un ininterrotto schema di potere senza soluzioni di continuità.

LA DISTRUZIONE DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA: LA LEGGE MATTARELLA E LA LEGGE CALDEROLI

Le leggi 276 e 277 del 1993, definite legge “mattarellum”, che vennero votate dal Parlamento in contrasto al referendum popolare del 18 aprile 1993 (il quale, abrogando parti della precedente legge, voleva portare ad un sistema maggioritario al solo Senato, lasciando inalterato la parte restante del precedente sistema), hanno:

  • Favorito il formarsi in coalizioni, attraverso l’introduzione, per il 75% dei seggi, del sistema di elezione maggioritario alle due camere
  • Adottato il turno unico, in cui è sufficiente la maggioranza relativa dei suffragi per vincere nel proprio collegio
  • Favorito la nascita delle “liste civetta” per aggirare la parte proporzionale (il 25%), utilizzate da centro destra e centro sinistra per ottenere più seggi
  • Adottato i collegi uninominali
  • Introdotto la soglia di sbarramento al 4%

Tutto ciò ha ridotto il pluralismo della rappresentanza parlamentare favorendo il costituirsi di coalizioni e introducendo la soglia di sbarramento; diminuito il valore democratico del voto attraverso il turno unico; aumentato la personalizzazione e ridotto la scelta dei cittadini sui candidati dell’elezione del candidato attraverso il collegio uninominale; si è favorita quindi di fatto una campagna elettorale basata sull’immagine pubblica del candidato piuttosto che sul programma del proprio schieramento. La legge ha quindi palesemente favorito la candidatura e la conseguente vittoria di Silvio Berlusconi nel 1994.

La legge 270/2005, definita legge “porcellum”, votata a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2006, ha:

  • tolto ai cittadini il diritto di preferenza su chi eleggere in Parlamento, potendo gli stessi votare solo liste di candidati
  • dato alle coalizioni premi di maggioranza enormi in Parlamento (alla Camera un minimo di 340 seggi su 630, con la sola maggioranza relativa dei voti, quindi anche con un’esigua minoranza dei voti!)
  • imposto una soglia di sbarramento al 4% alla Camera e al 8% al Senato

Ciò ha dato un potere immenso ai partiti, che hanno potuto scegliere al posto degli elettori chi candidare (quanto di più lontano dalla democrazia delineata dai padri costituenti). La compagine parlamentare, per via dei premi di maggioranza e delle soglie di sbarramento, non rappresenta più la reale scelta politica dei cittadini elettori.

LA DISTRUZIONE DELLA SOVRANITA POPOLARE: IL TRATTATO DI MAASTRICHT E IL PATTO DI BILANCIO EUROPEO (FISCAL COMPACT)

Possiamo vedere che la tanto osannata Unione Europea altro non è che un’unione di banche e finanza, piuttosto che un’unione di popoli. Voi vedete nel nostro paese i treni puntuali di Francia e Germania, gli ospedali, le scuole e le amministrazioni pubbliche sul modello nordeuropeo? No, non era questo l’obiettivo dell’UE, sin dal Trattato di Maastricht (del 1992, guarda caso l’anno in cui avviene l’instaurazione dell’impropriamente detta “Seconda Repubblica”, in cui un profondo mutamento del sistema partitico, almeno di facciata, si impone in Italia) : l’obiettivo era l’unità monetaria, la costituzione della Banca Centrale Europea, il libero commercio in area Euro, l’adozione dei parametri di Maastricht come obbligatori negli stati membri; ciò si è realizzato compiutamente grazie alle ultime leggi approvate dal governo Monti, con il voto dei partiti (pieni di rappresentanti d’affari, non certo di politici) maggioritari, PD e PDL, senza nessun dibattito parlamentare, senza dibattito tra i cittadini (su tematiche così importanti!), leggi che hanno esautorato il nostro Parlamento e il nostro Governo, la nostra democrazia quindi, di ogni scelta in ambito di politica economica, riducendo così de facto la sovranità del popolo italiano sulla direzione dell’economia.

Ciò è avvenuto principalmente per via dell’approvazione del Patto di bilancio europeo (Fiscal Compact), che rappresenta l’attuazione del più spietato liberismo di derivazione statunitense, il quale impone come obbligatori i principali parametri stabiliti nel trattato di Maastricht:

  • l’inserimento in Costituzione dell’obbligo di perseguire il pareggio di bilancio (ciò purtroppo è già avvenuto, con la legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, approvata dal Parlamento Italiano, con il voto contrario solo dell’Italia dei Valori e solo al Senato, alla Camera praticamente tutti hanno votato a favore)
  • l’impegno ad avere un deficit pubblico strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del PIL, l’1%;
  • l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità;
  • l’obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati;
  • l’impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale, che verrà verificato dalla Corte europea di giustizia;
  • l’obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche;
  • l’impegno a tenere almeno due vertici all’anno dei 17 leader dei paesi che adottano l’euro.

Ciò sta portando alla dissoluzione dello stato sociale, soprattutto per via del pareggio di bilancio, una norma che comprimerà (entrerà difatti in vigore dal 2014) ulteriormente i già pochi “ammortizzatori sociali” esistenti, eliminerà di fatto la possibilità da parte dello Stato di indebitarsi pur di garantire gli standard dei servizi essenziali, quindi in totale contrasto con l’art. 3 della Costituzione Italiana, che così statuisce:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ma se la gestione della politica economica italiana viene compressa dalle norme imposte dall’Unione europea, la Repubblica non potrà più agire liberamente per rimuovere gli ostacoli di ordine economico, non potrà più liberamente scegliere in che modalità rendere effettiva la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, non potrà più difendere i diritti come la salute, l’istruzione, il lavoro… Perché non ci saranno i soldi per farlo!

Ciò è un fatto gravissimo e di proporzioni inaudite: tutti coloro che hanno votato per i partiti che hanno approvato questo scempio, sono in dovere di chiedere ai loro rappresentanti il perché di una tale follia!

LA DISTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA: LE DELEGHE AL GOVERNO

Non mi metterò a elencare tutte le varie leggi ad personam in tema di giustizia (indulti, rogatorie, depenalizzazioni, legittimo sospetto, etc.), per salvare interessi individuali o di gruppi specifici, da destra a sinisitra. Credo che gli ultimi provvedimenti del governo Monti siano ben più gravi, poiché vanno ad eliminare di fatto la reale struttura giudiziaria nel nostro paese. Il governo Monti, sempre con l’approvazione di PD e PDL, per mezzo di due decreti legislativi (quindi tramite deleghe al Governo, esautorando su un tema così importante il Parlamento),  ha messo ulteriormente in ginocchio il già claudicante sistema giudiziario italiano.

Ciò è avvenuto come conseguenza dell’attuazione alla delega al Governo attribuita dalla legge per la stabilizzazione finanziaria n. 148 del 2011. Sono i d.lgs. 155/2012 e d.lgs. 156/2012, che tagliano:

  • 31 tribunali;
  • 31 procure;
  • 220 sezioni distaccate di tribunale
  • 667 uffici dei giudici di pace

In un paese con un potere giudiziarioal collasso, dove la durata media di un processo civile è di 9 anni, eliminare procure, tribunali, sezioni distaccate e uffici dei giudici di pace è assolutamente contrario al buon senso, è in direzione assolutamente contraria ad una maggiore tutela dei diritti dei cittadini.

LA DISTRUZIONE DEL LAVORO: PACCHETTO TREU, LEGGE BIAGI

In tale caso abbiamo l’esempio lampante di come PD e PDL, i maggiori schieramenti politici fino a qualche giorno fa, abbiano applicato esattamente le stesse politiche, per lo più su richiesta non del popolo italiano (che da decenni chiede più posti di lavoro e stipendi più alti, non più precarietà), quanto di UE, BCE e attraverso forti pressioni dei potentati economici (banche e industrie).

Il “pacchetto Treu” (Legge 196/1997) è il primo provvedimento che mira a rendere più “flessibile” il lavoro (ossia precario), attraverso:

  • l’istituzione del lavoro interinale (precedentemente vietato dalla legge 1369/1960, per combattere lo sfruttamento della manodopera!)
  • l’isitituzione del tirocinio
  • l’istituzione del contratto coordinato e continuativo

La impropriamente detta “legge Biagi” (Legge 30/2003 di delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro, attuata con il d.lgs. 276/2003), in perfetta linea politica con il pacchetto Treu, “flessibilizza” ulteriormente il lavoro (con forme contrattuali aberranti) attraverso:

  • l’eliminazione del contratto a tempo indeterminato come rapporto di lavoro normale e comune
  • l’istituzione del contratto a progetto
  • l’istituzione del contratto di lavoro a chiamata (intermittente)
  • l’istituzione del della somministrazione di lavoro, in sostituzione del lavoro interinale
  • l’istituzione del contratto di lavoro ripartito
  • la riforma del contratto di apprendistato

 

LA MONOPOLIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE: LEGGE MAMMI E LEGGE GASPARRI

Sulla Legge Mammì, è sufficiente quanto scritto su Wikipedia:

La legge segue un periodo nel quale si è costruito una sorta di monopolio della televisione privata, da parte della Fininvest, al di fuori della legge, dunque contro il divieto di interconnessione, che ha portato poi ad interventi dell’esecutivo, concretizzatisi nei cosiddetti decreti Berlusconi e finalizzati a contrastare potenziali interventi della magistratura che potessero impedire la diffusione su scala nazionale di programmi televisi di emittenti private.

La legge è ritenuta da alcuni oppositori devastante per l’ordinamento legale e civile dello stato.

I cultori del diritto comunitario rilevano una differenza consistente tra il testo della legge ed i princìpii della direttiva comunitaria Televisione senza frontiere da recepire. I commentatori attribuiscono questa discordanza all’eccessiva attenzione posta dal legislatore nazionale nel privilegiare la posizione dominante della Fininvest piuttosto che alle effettive esigenze del mondo della comunicazione televisiva.

È soprannominata sarcasticamente legge fotografia e legge Polaroid in quanto si limita a legittimare la situazione anomala preesistente, da stato di fatto a stato di diritto.

Anche sulla legge Gasparri Wikpiedia può dire più e meglio di quanto non possa io:

La legge Gasparri è stata criticata per i seguenti motivi:

  • il tetto antitrust nella previsione di un unico limite ex ante (cioè predeterminato tassativamente dalla legge), con verifica ex post, rappresentato dalla quota 20% del totale dei proventi ricavabili dal SIC (Sistema Integrato della comunicazione) è stato sì abbassato in misura percentuale rispetto al 30% della l. del 1987 (art 3 lett. B L. 67/1987), ma il valore assoluto di tali percentuali è passato da 12 miliardi di euro di allora a 26 miliardi oggi;
  • l’aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall’Articolo 21;
  • si incentiva ancora di più la pubblicità televisiva, a scapito di quella sulla stampa;
  • mancano riferimenti al diritto all’informazione degli utenti;
  • la fissazione di una data (31 dicembre 2006) entro cui realizzare le reti digitali terrestri rischia di aprire un altro regime di proroga (rischio concretizzato nel rinvio al 2012 del digitale);
  • ci sarebbe una grave e palese violazione della sentenza 466/2002 della Consulta;
  • Mediaset potrebbe avvantaggiarsi più di altri editori rafforzando la sua posizione dominante;
  • in generale, per un rafforzamento della figura di Silvio Berlusconi nel campo tv;
  • lasciava irrisolti i problemi del piano nazionale delle frequenze.

FINE PRIMA PARTE

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Programmi elettorali e candidati alle politiche 2013 in Italia: la scelta del cittadino consapevole

Sono alquanto preoccupato delle prossime elezioni italiane, per via della secondo me scarsa consapevolezza della maggior parte dei miei concittadini su come scegliere bene chi votare. Non voglio però in questo articolo fare propaganda elettorale, come fanno in molti, ma invitare tutti e tutte a riappropriarsi della democrazia e della politica, impegnandosi, in prima persona, quanto meno a informarsi sui candidati e sui programmi elettorali delle maggiori forze politiche e a non farsi ingannare dagli slogan elettorali.

È necessario leggere il curriculum di chi si presenta, conoscerne la storia, conoscere la storia dei partiti o movimenti di cui fa parte, se vogliamo veramente tornare ad un processo elettorale segno di sana democrazia nel nostro paese. Difatti penso, al contrario di molti, che sia nella (mancanza di) partecipazione cittadina, individuo per individuo, che bisogna ricercare le motivazioni del fallimento della politica italiana: andare a votare è un diritto che è stato ottenuto con il sangue di molte persone, non va sminuito, ma valorizzato. È necessaria una presa di coscienza della propria responsabilità individuale, se si vuole costruire un percorso che ci porti a vivere bene come collettività sul territorio in cui viviamo. È importantissimo un cambiamento culturale, di mentalità, in cui ci si riappropri dei propri diritti partendo da sé, dalle azioni individuali. E il voto è una delle azioni determinanti per il futuro dell’Italia, chi nega ciò non vede secondo me la realtà dei fatti.

Ovviamente ciò che viene pubblicato sui vari siti dei vari partiti è ciò che si vuole far conoscere, non sempre tutta la verità su di un candidato; quindi accanto a ciò è necessaria un’accurata ricerca (grazie ad internet tale processo è immensamente più facile), partendo ad esempio da Wikipedia e Google, facendo ovviamente attenzione a discernere il più possibile le verità dalle falsità.

Di rilevanza fondamentale, per potersi considerare un cittadino veramente attento e partecipe della vita democratica del paese, è quella di monitorare, dopo le elezioni, chi veramente attuerà il programma pubblicato: purtroppo è capitato fin troppe volte di vivere la delusione per la non attuazione dei programmi presentati dalle varie forze politiche, con le più diverse scusanti.

Per facilitare il controllo si possono utilizzare piattaforme informatiche che consentono di monitorare effettivamente le scelte dei cittadini eletti, come Openpolis.

Se anche si comprende di aver sbagliato nel votare, rispetto alle proprie idee e aspettative, si può evitare così di errare per la volta successiva.

Altro aspetto altrettanto importante: non farsi abbindolare dagli slogan elettorali e dalle promesse dell’ultima ora; un candidato serio non usa questi mediocri mezzi, un partito serio non cerca lo scoop facendo la promessa più grande (solo per racimolare voti) che poi non potrà mantenere una volta in Parlamento.

Pubblico qui i links dei vari partiti per potersi informare sui candidati al Parlamento, nonché i programmi elettorali delle maggiori forze politiche, in ordine alfabetico, di modo da non cadere nella “trappola” dell’informazione subdola, che vuole sembrare imparziale, ma che poi non lo è affatto.

Collegamenti ai siti delle principali forze politiche che si presentano alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, con relativi programmi elettorali:

 

Movimento 5 stelle (link) – Programma Movimento 5 Stelle (PDF)

 

Partito Democratico (link) – Programma Partito Democratico (PDF)

 

Popolo Della Libertà (link) – Programma Popolo Della Libertà (PDF)

 

Rivoluzione Civile Ingroia (link) – Programma Rivoluzione Civile (PDF)

 

Scelta Civica – con Monti per l’Italia (link) – Programma Scelta Civica (PDF)

 

Sinistra Ecologia e Libertà (link) – Programma Sinistra Ecologia e Libertà (PDF)

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Cooperazione Diritto Politica

Liberiamo i prigionieri politici Saharawi

23 prigionieri politici saharawi sono in prigione da quasi due anni nel carcere di Salé in Marocco, accusati di atti di violenza contro le autorità marocchine che hanno smantellato il campo di protesta di Gdeim Izik nel novembre 2010. La detenzione per oltre 12 mesi senza capi d’accusa formali è illegale secondo il codice penale marocchino. Il processo, previsto inizialmente per il 13 gennaio 2012, è stato posticipato al 24 Ottobre 2012, e nuovamente rinviato per motivi sconosciuti. Varie organizzazioni per i diritti umani hanno dichiarato che tali ritardi sono dipesi dal timore marocchino che la corruzione del proprio regime potesse essere portata alla luce dai vari osservatori internazionali e dai mezzi di comunicazione arrivati a Rabat per assistere al processo.

Il Sahara occidentale è occupato illegalmente dal Marocco dal 1975, quando la “Marcia Verde” di 300.000 civili marocchini, è penetrata nel territorio, seguita dai bombardamenti con napalm e fosforo bianco effettuati dall’esercito marocchino. Da allora la metà della popolazione saharawi vive nei campi profughi nel deserto algerino, mentre il resto vive nella propria terra natale sotto la brutale occupazione del Marocco. Il territorio occupato del Sahara occidentale è difeso dal muro militare più lungo al mondo.

Dal 1991 i Saharawi attendono il referendum di autodeterminazione promesso nel 1991 dalle Nazioni Unite e bloccato dal regime marocchino, che risponde alle manifestazioni pacifiche della popolazione con la repressione o la detenzione arbitraria. I prigionieri saharawi vengono regolarmente sottoposti a tortura e trattamenti disumani: violenza sessuale, bruciature di sigaretta, elettroshock, percosse e attacchi di cani. Il 24 settembre 2012, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Juan Mendez, ha riportato l’elevato numero di casi che gli sono stati sottoposti durante la visita nel Sahara occidentale e ha allegato prove sulla tortura nelle carceri e nei centri di detenzione del territorio. Il Relatore ha inoltre osservato che “la tortura tende ad essere molto più crudele, dura e sistematica” nei casi di attentato alla “sicurezza nazionale” (così il governo marocchino interpreta la rivendicazione all’autodeterminazione saharawi).

Il campo di Gdeim Izik è stato allestito nel 2010 da migliaia di Saharawi alla periferia di El Aiùn, capitale del Sahara Occidentale. I manifestanti del campo chiedevano un miglioramento delle loro condizioni di vita e rivendicavano il loro diritto al referendum per l’autodeterminazione sotto l’egida delle Nazioni Unite. Le autorità marocchine hanno smantellato il campo, causando morti, feriti e effettuando numerosi arresti accompagnati da trattamenti disumani.

Nonostante i numerosi rapporti sulle violazioni dei diritti dell’uomo nel Sahara Occidentale, il mandato della MINURSO, la Missione delle Nazioni Unite nella regione, non prevede la tutela dei diritti umani.

COSA POSSIAMO FARE? FIRMARE LA PETIZIONE. In conformità alla legge marocchina, chiediamo che i 22 prigionieri di coscienza saharawi del gruppo di Gdeim Izik siano liberati immediatamente se non potranno beneficiare di un processo giusto e trasparente.

VAI ALLA PETIZIONE SU AVAAZ.ORG

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