Categorie
Agricoltura Ambiente Democrazia Ecologia Economia Economia solidale Informazione Politica Società

Se cambiamo noi cambia il mondo

Avevo 19 anni, prima casa in affitto e primo lavoro: ero in cucina e presi un bicchiere di vetro. Lo osservai e mi chiesi: chi lo ha realizzato?
Da questa domanda banale, ne nacquero molte altre: la materia prima dove è stata presa, chi l’ha estratta, chi ha lavorato l’ossido di silicio per produrre quel bicchiere? Quanta energia è stata consumata? È stato preservato l’ambiente naturale? Sono stati rispettati i diritti umani nel produrre il bicchiere?
Da quel giorno iniziai lentamente a cambiare i miei comportamenti, passando da un consumo incosciente ad un uso consapevole delle risorse del pianeta: perché con ogni prodotto che acquistiamo, ogni azione che compiamo, consumiamo risorse, spesso purtroppo produciamo scarti, modifichiamo il sistema ecologico, miglioriamo o peggioriamo la vita dei nostri simili e degli altri esseri viventi.
Per questo decisi di andare in una Bottega del Mondo, dove trovai prodotti equi e solidali, di cui si conosce la provenienza, realizzati artigianalmente, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani.
Decisi anche di acquistare il più possibile solo prodotti locali e biologici, per ridurre l’inquinamento derivato dai trasporti e eliminare i prodotti chimici dell’agricoltura industriale: in parole povere volevo diminuire la mia impronta ecologica e non essere complice dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone di certe filiere di produzione. Fondai un gruppo d’acquisto solidale per questo, il GASPER, una delle più belle esperienze umane della mia vita. Un gruppo eterogeneo di oltre 50 persone che mi hanno insegnato che si può vivere in pace tra esseri umani, agendo insieme per il bene, dialogando costruttivamente, cooperando in maniera solidale per il bene di tutti.
Decisi poi di aprire un conto corrente bancario presso Banca Etica, per far sì che i miei risparmi vengano utilizzati esclusivamente per aiutare le imprese rispettose della natura e delle persone.
Decisi anche di lavorare solo ed esclusivamente per aziende con una coscienza etica.
Mi ricordo lo scetticismo di amici e parenti, a volte anche la derisione, quando raccontavo loro di queste mie scelte, del cambiamento avvenuto nelle mie abitudini, di quanto fosse importante secondo me: ma non volevo demordere, per me diventò una missione dare il mio contributo per promuovere le filiere virtuose di produzione.
Premiare chi lavora bene acquistando ciò che produce nel rispetto dell’ambiente e delle persone, siano beni o servizi, è il sistema di voto quotidiano con cui trasformiamo il mondo.
Sono passati 22 anni da quel giorno, il mio stile di vita non è cambiato, anzi, cerco ogni giorno di essere più sobrio, di consumare meno, di utilizzare meglio: oggi la coscienza collettiva verso i sistemi di produzione agricola naturali, il commercio equo e solidale, le produzioni locali, è maggiore, ma ancora non sufficiente a cambiare le tristi sorti sempre più certe dell’umanità.
Il nostro consumo dissennato, la nostra avidità, l’illusione che l’avere di più, sempre di più, è ciò che ci rende felici, ci ha portato in due soli secoli a creare un mondo ingiusto e sull’orlo del collasso ambientale: le evidenze sperimentali dell’impatto delle attività umane sull’ambiente sono ormai incontrovertibili.
Nel solo settore agroalimentare questo anno si è perso il 48% della produzione nazionale di pesche, il 69% delle pere; in molte regioni del centro-nord c’è stata una riduzione dell’80% di olio prodotto; nel solo Lazio si è perso l’80% della produzione di nocciole. Tutto ciò a causa dei cambiamenti climatici creati dalla nostra specie.
Quasi 2 miliardi di persone, poco meno di un quarto della popolazione mondiale, vivono in aree che soffrono di carenza idrica e si prevede che questo numero crescerà fino a raggiungere circa la metà della popolazione mondiale entro il 2030. Sono 710 milioni i minori (in 45 Paesi) a più alto rischio di subire l’impatto del cambiamento climatico.
13 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inquinamento.
Stiamo affamando l’umanità, mettendo a rischio la sopravvivenza della specie e molti di noi ancora non hanno preso coscienza del perché, di come evitare tutto ciò, della necessità di cambiare comportamenti per salvare anche noi stessi.
Per fortuna abbiamo già tutte le soluzioni: esistono sistemi produttivi sempre meno impattanti sull’ambiente, addirittura rigenerativi degli ecosistemi. Noi possiamo scegliere di consumare di meno, di ridurre il nostro impatto ambientale, di compiere azioni rigenerative degli ecosistemi, ad esempio mettendo a dimora alberi.
La permacultura ci offre una visione sistemica che ci consente di progettare e realizzare insediamenti umani sostenibili e resilienti: d’ora in poi solo avendo un approccio sistemico, in grado di valutare prima tutti gli impatti delle nostre azioni e progettare quindi in maniera consapevole, potrà diminuire il rischio di catastrofi sempre peggiori.
Solo iniziando da noi stessi, divenendo consapevoli dell’impatto delle nostre azioni e cambiando le nostre abitudini, collaborando insieme agli altri esseri umani in maniera costruttiva, è possibile invertire rotta.
Ora è il momento di prendere coscienza tutti di quanto sia fondamentale il nostro agire per migliorare il mondo. Siamo noi persone comuni che dobbiamo impegnarci in prima persona: non verrà nessun salvatore, nessun eroe, nessun potere, che lo farà al posto nostro.
Siamo qui in questa epoca, questa deve essere la nostra missione di vita: riprogettare il mondo perché sia un posto migliore dove vivere.
Possiamo vivere tutti in pace e felici, dipende dall’impegno di ognuno di noi: chi non crede in ciò non può dirsi un vero essere umano.

Condividi
Categorie
Umanesimo

La vita

A scuola mi chiesero cosa volessi diventare da grande, risposi “felice”. Mi dissero che non avevo capito l’esercizio e io dissi loro che non avevano capito la vita.

John Lennon

Condividi
Categorie
Ambiente

Less is more

“Meno comodità si hanno e meno bisogno si hanno, meno bisogni si hanno e più si è felici.”

Jules Verne

Condividi
Categorie
Umanesimo

Buon 2020 a tutti

“Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L’animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.”

Da “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin

 

Condividi
Categorie
Scritti e poesie

Ogni cosa è sacra!

Ogni cosa è sacra!
Un tappo di bottiglia,
chi ti aiuta e chi ti affligge,
chi non si cura di te,
chi ti stima e chi odii,
i paesi che non hai visitato,
le persone che non conoscerai,
la zanzara che
non ti lascia dormire,
il cambiamento inesorabile,
l’uragano e il terremoto,
un granello di sabbia.
Non hai altra ricchezza
che il tuo cuore e la tua mente
e come impari ad usarli
migliorando ogni giorno.
Ogni elemento è una risorsa
imprescindibile, senza
semplicemente non saresti.
La terra è meravigliosa,
piena di esseri meravigliosi
in un universo meraviglioso.
E fino a che non sorgerà
in te questa verità
non potrai mai
essere felice.

Dario Pulcini

Condividi
Categorie
Scritti e poesie

Essenziale

Dove è il buio
Spicca la luce
Dove è il deserto
È prodigio il fiore
Nello spirito freddo
Sorprende l’abbraccio
Dove è il dolore
Risalta la forza
In un cuore impavido
Dimora la felicità.

Dario Pulcini

Condividi
Categorie
Scritti e poesie

Cosa volere

Voi non volete veramente essere quella persona o quell’altra. Volete avere quel corpo, quella casa, quella macchina, quella fama, quella che considerate fortuna e  che pensate di non avere. Ma non esiste fortuna che non passi dall’essere. E pensate veramente di voler essere come i ricchi e i famosi del nostro tempo? Quanto li avete conosciuti? Vi sembrano felici? Siete insomma così sicuri di ciò che volete? Io non credo. Ho conosciuto alcuni ricchi del nostro tempo e sono tutti tristi, egocentrici, annoiati, arroganti, insomma profondamente infelici, non sono le maschere sorridenti che indossano in televisione. Ma sono certo che quando inizierete a coltivare ciò che siete veramente, non invidierete più chi ha più di voi, ma inizierete a capire  che la felicità e la realizzazione implicano uno sforzo costante nel diventare persone migliori e aiutare gli altri a fare altrettanto. Imparerete la Legge della vita, che è evoluzione e compassione. E questo vi farà comprendere il vostro essere preziosi e unici, a prescindere da ciò che possedete. Questo è ciò che vi farà essere veramente felici.

Condividi
Categorie
Culture Diritto Umanesimo

L’educazione alla felicità e la Costituzione Italiana

Che significa educare? Ci viene in aiuto l’etimologia latina della parola, composta da la particella “e” che significa “da, di, fuori” e il verbo “ducàre”, “dùcere”, che significa “condurre, trarre”. Quindi educare significa aiutare il discente a far emergere il suo potenziale, a mettere in atto le sue capacità intellettuali e emotive. In sostanza quindi l’educazione è l’atto di dare gli strumenti idonei ad ogni persona per coltivare i propri talenti e per poterli valorizzare nella comunità in cui si vive.

Nell’attuale sistema educativo, soprattutto per via delle riforme legislative degli ultimi decenni, prevale sempre più l’idea dell’educazione come preparazione e formazione al lavoro. Non sarebbe un problema di per sé, se il sistema fosse orientato ad aiutare lo studente a tirar fuori le sue qualità intrinseche che poi potrà, se lo vorrà, tramutare in professioni, anche non ancora esistenti, a beneficio della comunità. E invece il sistema attuale adatta tristemente la scuola al mondo del lavoro, definendo standard di competenze ricalcate sulle esigenze dell’impresa privata, comprimendo quindi i talenti d’ognuno per incanalarli in un mondo del lavoro ormai egemonizzato sul fare impresa per guadagnare più soldi, in qualsiasi modo ciò avvenga, anche a scapito del bene della comunità. Una visione d’impresa ben lontana dalla filosofia aziendale di impresa sociale di Adriano Olivetti e dal doveroso interesse sociale come limite alla libertà di iniziativa economica privata statuito dalla Costituzione Repubblicana all’articolo 41.

Si è sostanzialmente perduto quindi l’obiettivo primario dell’educazione: aiutare l’individuo a coltivare liberamente, secondo le sue scelte, i suoi talenti.

Uso la parola “talenti”, al plurale, perché un altro danno enorme, prodotto dal sistema educativo dominante modellato sul sistema di lavoro industriale, è quello di puntare sulla specializzazione delle persone su una singola mansione. Per sua natura l’uomo è artista, artigiano e intellettuale: la specializzazione in un singolo ambito e in maniera sempre più restrittiva, impedisce di fatto all’individuo di coltivare tutte le sue capacità, che non possono certo essere ridotte ad una sola materia e/o una sola mansione.

Il sistema educativo dovrebbe essere incentrato sul condurre la persona verso la scoperta e liberazione delle proprie innate capacità per elevarle al loro massimo potenziale, in modo da poter portare un reale progresso materiale e spirituale nella comunità in cui vive.

Oggi se non hai un lavoro vieni considerato o un poco di buono o un fallito. Questo provoca in tanti giovani, in un paese come il nostro che ha una disoccupazione giovanile altissima, il desiderio o di fuggire verso paesi dove si sentono valorizzati o dove trovano più facilmente lavoro a prescindere dalle proprie qualità intrinseche.

Nulla di più insensato: è proprio per via di questo modello educativo fatto di standard e specializzazione a fini di adattamento all’esistente sistema del lavoro, che troviamo l’incapacità della nostra comunità di superare brillantemente le problematiche più urgenti, dalla crisi economica, a quella sociale e ambientale, provocate proprio dall’attuale sistema del lavoro.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione Italiana, pur non parlando esplicitamente di felicità, implicitamente ne esprime il senso più profondo. Difatti l’art. 3 statuisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

E qui ritroviamo tutto quanto precedentemente detto. Gli ostacoli, in questo caso un certo modo d’intendere il sistema educativo, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e vanno necessariamente rimossi. Questo perché è nel pieno sviluppo della persona, delle sue capacità, dei suoi talenti, che è possibile garantire  l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. E quale altra felicità può esistere per un individuo se non sentirsi partecipe tramite il proprio ruolo politico, economico e sociale alla crescita della propria comunità? Sentirsi persona valida e utile al benessere comune, oltre che al proprio, significa sentire pienamente soddisfatto il desiderio fondamentale di dare senso e valore alla propria esistenza. Ciò genera una felicità duratura, che si coltiva ogni giorno quando si ha lo spazio di sbagliare e riprovare, di perfezionarsi, senza sentirsi continuamente giudicato, deriso o condannato (ad essere un poco di buono, un mediocre, un inetto).

I temi fondamentali della pedagogia elaborata dal filosofo e educatore giapponese Tsunesaburo Makiguchi racchiudono sapientemente in maniera integrata il concetto di educazione alla felicità: in primo luogo, l’educazione deve basarsi sui bisogni quotidiani delle persone; in secondo luogo, deve mantenere l’obiettivo della felicità intesa come lo sviluppo di una coscienza sociale e della consapevolezza che chiunque ha il diritto di essere felice; in terzo luogo, deve aiutare a sviluppare il potenziale creativo che esiste in ogni essere umano.

Ancora oggi il lavoro dell’artista non viene considerato tale, l’artigianato sta scomparendo, sostituito dall’industria produttrice di oggetti seriali a obsolescenza programmata, l’intellettuale è considerato o un radical chic utile al vezzo dei pochi che capiscono le sue bislacche elucubrazioni o, ancor peggio, al servizio del potere economico per creare quel pensiero unico capace di sostenere l’attuale modello di sviluppo palesemente insostenibile. Non può esistere nell’immaginario collettivo, inculcato dai media al servizio del potere economico,  un contadino, uno spazzino, un elettricista, un impiegato, che coltivino le loro capacità di artisti, artigiani e intellettuali nel loro lavoro. Se hanno di queste pretese che le coltivino nel poco tempo libero lasciato a disposizione dalle esigenze della produzione industriale.

Proprio in ciò è ravvisabile l’effetto fondamentale del sistema didattico attuale: le qualità di artista, artigiano e intellettuale, insite in ogni singolo individuo e con caratteristiche peculiari derivanti dalla personalità unica di ognuno, invece che essere  valorizzate vengono considerate al massimo delle attività in cui dedicarsi nel (poco) tempo libero, salvo i rari casi in cui faccia comodo al sistema economico dominante. Questo si evince dall’imporre, tramite i mezzi di comunicazione di massa, un manipolo ristretto di persone prive di valore artistico o opere di bassissimo contenuto culturale portandole alla fama e al successo; dal relegare l’eccellenza della produzione artigiana a bene di lusso, riservata ai pochi ricchi che se la possono permettere; dal far passare per intellettuali persone prive di ogni capacità critica e di qualsivoglia idea originale, ben aderenti al pensiero unico dominante per cui l’attuale è il migliore dei sistemi economici, politici e sociali possibili.

La prevalenza dell’interesse economico privato su ogni altro valore sta distruggendo la socialità, il saper fare insieme e bene, il piacere di fare per il desidero di fare e non per un risultato determinato a priori. Molte delle scoperte scientifiche, molte delle opere artistiche che hanno saputo emozionare nei secoli, molte delle invenzioni che hanno cambiato in meglio la vita dell’uomo, provengono proprio dall’aver sfidato i pregiudizi e i preconcetti, dall’aver liberamente creato andando oltre il limite del già conosciuto, del già esperito.

Ivan Illich, scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco scrive che nel sistema industriale c’è un uso della scoperta che conduce alla specializzazione dei compiti, alla istituzionalizzazione dei valori, alla centralizzazione del potere: l’uomo diviene un mero ingranaggio della burocrazia. Ma c’è un secondo modo di mettere a frutto l’invenzione, che accresce il sapere e il potere di ognuno, consentendo a ognuno di esercitare la propria creatività senza per questo negare lo stesso spazio d’iniziativa e di produttività agli altri. «Se vogliamo – continua Illich – poter dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di una società a venire che non sia iper-industriale, dobbiamo riconoscere l’esistenza di scale e limiti naturali. Esistono delle soglie che non si possono superare. Infatti, superato il limite, lo strumento da servitore diviene despota. Oltrepassata la soglia, la società diventa scuola, ospedale, prigione e comincia la grande reclusione.»

Illich chiamava società conviviale una società in cui lo strumento moderno sia utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservato a un gruppo di specialisti che lo tiene sotto il proprio controllo. Conviviale per Illich è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni. L’uomo a cui pensava Illich non era un uomo che vive solo di beni e servizi, ma della libertà di modellare gli oggetti che gli stanno attorno, di conformarli al proprio gusto, di servirsene con gli altri e per gli altri.

Inoltre spesso, con grande cecità, la visione dell’educazione è concepita come un percorso meramente scolastico e accademico, quando invece l’educazione è il risultato di tre elementi determinanti: la scuola, la famiglia, l’ambiente (sociale, culturale e naturale).

Un sistema educativo che si pone quale sostituto dell’educazione familiare e, attraverso la creazione di modelli standard, completamente avulso dal contesto, è una mera illusione. Il risultato di questa visione porta all’espressione delle pulsioni creative giovanili sempre più al di fuori del contesto familiare e scolastico, quindi completamente in disarmonia con la realtà che circonda i giovani. Ciò porta ad una infelicità diffusa, finanche alla depressione, perché il giovane non si sente compreso e aiutato nell’emersione della sua personalità, dei suoi talenti, ma emarginato se non segue gli standard imposti, cui non può essere mossa alcuna critica. Il giovane è talmente indottrinato dal dovere di studiare al solo fine, avvilente, di far soldi, da non chiedersi nemmeno più quali sono i suoi talenti, quali i suoi sogni.

L’educazione, oggi per lo più tesa ad annichilire le divergenze, pensando che ciò porti come risultato la creazione di una comunità ben organizzata, quando in realtà uccide ogni pulsione al progresso che sempre spinge l’agire l’essere umano in età giovanile, deve tornare a pulsare di energia vitale: e questo è possibile solo se si lascia ai giovani la possibilità di esprimere il loro dissenso, a dar valore alla loro capacità critica costruttiva della realtà esistente, incentivandoli ad assumersi con responsabilità e indipendenza il loro percorso formativo. Ciò porterà certamente a nuove generazioni capaci di costruire modelli di pensiero divergenti, dove non c’è una soluzione preconfezionata, ma tante possibili soluzioni che possono essere esperite e quindi considerate o meno valide attraverso un dialogo costante con i propri simili ad ogni livello: scuola, famiglia e comunità.

Il cambiamento del paradigma educativo è necessario quindi per dare speranza e futuro all’umanità.

Condividi
Categorie
Umanesimo

L’amore di coppia

“L’amore non è vivere sempre felici e contenti. L’amore è saper affrontare insieme la vita”

Silvana Stremiz

Condividi
Categorie
Buddismo Umanesimo

Alle radici della felicità

Sapete cosa mi rende felice? Il sapore di un bicchiere di vino di un produttore biologico che si trova vicino casa mia, fatto con sapienza, amore, rispetto dell’ambiente e degli esseri umani. Un pomodoro o un cavolo che raccolgo dall’orto naturale di cui mi prendo cura insieme ad altre persone, in condivisone. L’abbraccio di mia mamma e di mio papà, il loro sorriso. Una famiglia unita capace di superare le proprie differenze. Il sorriso sincero dei miei amici. La comunità in cui vivo capace di cambiare tendendo ad una condizione migliore di vita per tutti, scegliendo insieme, lasciando da parte le divergenze e cercando di cogliere ciò che ci unisce. Mi rende felice chiacchierare con uno sconosciuto, di qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi lingua e scoprire di condividere una comune umanità. Avere la fortuna di incontrare grandi personalità capaci di essere colte, intelligenti e aperte al dialogo allo stesso tempo, senza sentirsi più capaci degli altri, senza escludere gli altri, ma capaci di abbracciarli.
Mi rende felice osservare gli alberi che sono mossi dal vento, la pioggia che cade sui campi e che permette la vita, il succedersi delle stagioni: il freddo dell’inverno, il caldo dell’estate, il tepore dell’autunno e della primavera. Saper superare la solitudine, capace di soffrire senza scoraggiarmi, sapendo far tesoro del dolore. Trovare le parole giuste da dire nei momenti più duri, trovare la poesia in un gesto, un’alba, un tramonto, un ricordo, una sensazione.
Mi rende felice saper chiedere scusa e saper dire grazie. Mi rende felice la persona che sa chiedere scusa e che sa dire grazie. Mi rende felice cercare incessantemente la verità e chi la ricerca senza mai stancarsi, senza mai arrendersi, sfidandosi ogni giorno, approfondendo e cercando di capire, piuttosto che giudicare e rimanere a guardare senza agire. Mi rende felice la mia capacità di approfondimento e di studio. Mi rende felice il coraggio che permette di non arrendersi ad una realtà che non piace, che si vede come iniqua e ingiusta. Mi rende felice il coraggio degli altri, che mi dà la forza di non arrendermi agli eventi infausti della vita.
Mi rende felice sognare ad occhi aperti, progettare un futuro migliore agendo nel presente, considerando tutti.
Mi rende felice sbagliare per poi riprovare a fare bene, senza la paura di essere giudicato.
Mi rendono felici i bambini, capaci di provare gioia per il solo fatto di essere vivi.
Mi rende felice baciare la persona che amo anche se lei non è consapevole di quanto è grande quel bacio e cosa cambierà nell’universo.
Mi rende felice dare e ricevere senza pretendere nulla in cambio.
Mi rende felice chi è altruista, chi sa dare un contributo positivo e propositivo, perché sa di essere parte della vita nella sua complessità e immensità.
Mi rende felice tutto ciò che ha valore e che produce valore, che incorpora in sé il senso del bello, del buono, del giusto.
Qualcuno potrebbe pensare che siano esperienze soggettive, ma non è così. Ognuno ha la capacità, attraverso i propri sensi così come sono, attraverso le proprie esperienze, attraverso la propria mente e il proprio cuore, di vedere dove è il giusto, dove è la gioia, dove è la verità, nella comprensione profonda che tutto è interrelato.
Tutto questo l’ho imparato e continuo ad impararlo istante dopo istante recitando Nam Myoho Renge Kyo di fronte al Gohonzon, la legge mistica tramandata nei secoli che racchiude in sé tutto ciò che è esistito, che esiste e che esisterà nell’universo.
Sembra arrogante pensare che delle parole, una pergamena di fronte a cui pregare, siano di per sé sufficienti a capire la realtà, a discernere l’illusione dalla realtà.
Ma se posso lasciare qualcosa di vero alle generazioni future, è tutto racchiuso nell’insegnamento buddista di Nichiren Daishonin giunto a me grazie alla Soka Gakkai, che tramanda oggi il corretto insegnamento buddista per raggiungere rapidamente la vera felicità, la vera gioia di vivere. Il futuro è tutto da scrivere e ognuno di noi è ne è il protagonista, l’attore principale.
Ognuno cambia il futuro grazie all’assunzione della propria responsabilità di esistere, impegnandosi a migliorare ogni giorno.

Condividi
Categorie
Umanesimo

Il potere è nella volontà

Diffidate da chi vi dice che vi dovete lasciar andare, che dovete andare dove la vita vi porta.
Diffidate da chi vi dice che andrà tutto per il meglio, che comunque le cose si sistemeranno.
Diffidate da chi vi dice che siamo tutti attori, tutti con una maschera che cela il nostro vero essere.
Diffidate da chi dice che basta seguire il proprio cuore, ciò che vi fa stare bene, per essere felici.
Diffidate da chi vi dice che si nasce buoni o cattivi, stupidi o intelligenti, poveri o ricchi e che è necessario diffidare degli altri.
Scegliete la vita che volete fare e assumetevene le responsabilità.
Questo vi porterà al successo.
Impegnatevi con ogni forza per far sì che le cose vadano per il meglio e si sistemino.
Questo vi porterà al massimo bene.
Siate sinceri e credete fermamente nell’esistenza di persone vere e trasparenti.
Questo vi porterà alle vere amicizie.
Siate equanimi con tutti, date fiducia alle persone.
Questo vi porterà al vero amore.
Scoprite qual’è il vostro vero cuore, poiché si trova al di là delle paure che vi impediscono di vedere la strada verso la vostra vera realizzazione. Non scegliete seguendo la strada facile, ma quella più saggia, poiché ciò che vi sembra far star bene oggi potrebbe farvi stare male domani.
Questo vi porterà all’autentica felicità.
Condividi
Categorie
Umanesimo

Eliminare il male

“Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato; questo non ci riguarda più, quello non ci riguarda ancora.”

Seneca – Lettere a Lucillo

Condividi
Categorie
Buddismo Umanesimo

La massima gioia

La nostra felicità la si costruisce giorno per giorno, migliorando la nostra capacità di scegliere bene: avendo sempre più chiaro ciò che sentiamo giusto, ciò che fa bene a noi e agli altri, ciò che ci rende veramente allegri e appagati, abbattendo pregiudizi e convinzioni erronee, trasformando rabbia, violenza, arroganza e avidità, in energia per combattere dentro di noi, al fine di far emergere il meglio di ciò che siamo sempre più.
Chi vive senza obiettivi chiari vive sempre in balia degli eventi, perché non sceglie mai, non si assume mai la responsabilità della propria vita, si lascia trascinare, non crea nulla di nuovo, lascia tutto al caso, rimane in superficie d’ogni cosa, non usa la propria capacità innata di andare in profondità, di percorrere la strada che porta a realizzarsi pienamente, di far emergere il proprio vero sé.
Non si può vivere nell’incertezza determinata dalla paura di vivere, di amare veramente, di essere caparbiamente felice: senza scegliere con convinzione, tutto lasciamo sia determinato dalla nostra vigliaccheria, che ci porta a fuggire continuamente dalla responsabilità di ciò che pensiamo, diciamo e facciamo.
Chi non è disposto a lottare non può diventare forte.
Solo nel coraggio dello scegliere quotidianamente con determinazione cosa fare della nostra esistenza, affrontando ogni difficoltà come opportunità di crescita, si trova la nostra migliore natura.
Comprendo profondamente tutto ciò grazie al buddismo di Nichiren Daishonin, grazie all’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, a cui va tutta la mia gratitudine.
La massima felicità in questo mondo non si può che trovarla nelle difficoltà di ogni giorno, così come siamo, migliorando con perseveranza il nostro agire, perfezionandoci costantemente.

Condividi
Categorie
Umanesimo

Se veramente ami

Se veramente ami, devi amare tutto: devi amare anche le tue debolezze e le tue oscurità, le tue sofferenze e le tue sconfitte, perché divengano preziose alleate verso la realizzazione della tua felicità, piuttosto che nemiche inconsce nascoste nell’ombra. E ugualmente devi fare con gli altri.
Questa società ti vuole sempre allegro, sempre formalmente inappuntabile, come se fosse veramente questo essere felici, come se la vera gioia di vivere fosse una mera sottrazione tra la quantità di risate e di pianti.
Si può piangere per frivolezze, si può ridere per nefandezze.
La felicità vera è la tensione costante verso il miglioramento della qualità della vita.
E non c’è miglioramento nella qualità della tua vita senza anche il miglioramento di quella altrui.
Tutta la vita cosmica è l’ambiente in cui vivi, l’humus in cui nasci e cresci, che ti forma e che trasformi.
Perché è vero che potresti avere più oggetti di altri, più comfort, più privilegi, più agio, ma la qualità della tua vita dipende dalle relazioni che hai con le altre persone, con la natura, con te stesso. Dipende da come ti tratti e da come tratti gli altri.
Perché la felicità non si compra, non si misura, è oltre l’ossessione, oltre le ansie e le incertezze.
La felicità si costruisce. Coraggiosamente. Insieme.

Condividi
Categorie
Scritti e poesie

Non scegli la felicità

Non scegli la felicità tutte le volte che non ascolti un amico sincero, magari duro con te, ma vero, ogni volta che non gli dai la giusta considerazione.
Non scegli la felicità tutte le volte che dimentichi quanto sia prezioso e raro avere un buon amico.
Non scegli la felicità ogni volta che scegli gli adulatori, chi ti dice sempre di sì, chi in realtà ti invidia, chi è falso, solo per sentirti appagato.
Non scegli la felicità tutte le volte che non ti informi, ma rimani a galleggiare in superficie di ogni cosa, senza mai prendere posizione su nulla, senza mai agire in alcuna direzione.
Non scegli la felicità ogni volta che ti limiti ad osservare e criticare dall’esterno, come se tu anche non fossi vita, illudendoti di non poter far nulla per aiutare gli altri a non cadere in errore.
Non scegli la felicità quando dimentichi di chi ti ha aiutato, anche se non lo avevi chiesto.
Non scegli la felicità quando non distingui chi ti ha aiutato per un interesse egoistico da chi ti ha aiutato con l’interesse personale di vederti felice.
Non scegli la felicità ogni volta che ti illudi che il dolore degli altri non ti riguardi.
Non scegli la felicità ogni volta che non affronti il tuo dolore.
Non scegli la felicità ogni giorno che scegli di non combattere contro i tuoi difetti, le tue illusioni, il male che porti con te.
Non scegli la felicità ogni volta che ti arrabbi con chi ti vuole bene perché ti dice ciò che pensa.
Non scegli la felicità ogni volta che consideri i tuoi parenti, in particolar modo i tuoi genitori, un ostacolo alla tua felicità se non addirittura i responsabili della tua infelicità.
Non scegli la felicità ogni volta che non ti assumi le responsabilità delle tue azioni, dei tuoi pensieri, delle tue parole.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi che, se puoi gioire anche di un solo istante della vita, è grazie ai tuoi genitori che ti hanno fatto nascere.
Non scegli la felicità ogni volta che fuggi da quello che è difficile, per cercare la strada più corta, illuso che una vita felice sia una vita facile e comoda.
Non scegli la felicità tutte le volte che hai paura dei tuoi sentimenti, di persone o situazioni, perché pensi intimamente di non esserne all’altezza e decidi di fuggire, invece di farti coraggio e rischiare.
Non scegli la felicità tutte le volte che, invece di scegliere, decidi di farti scegliere.
Non scegli la felicità ogni volta che menti a te stesso, che dimentichi che ogni tua gioia deriva dall’impegno e dall’onestà di affrontare ogni sofferenza come opportunità di crescita.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi l’amore per le cose naturali.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi che l’amore vive dentro te nell’atto di dare, non in quello di ricevere.
Non scegli la felicità tutte le volte che giudichi gli altri, invece di impegnarti a migliorare te stesso.
Non scegli la felicità ogni volta che, invece di andare fino in fondo ad una situazione, preferisci cambiare strada, giustificando la tua scelta come se la situazione non fosse quella giusta per te.
Non scegli la felicità ogni volta che ti diverti in cose stupide, effimere e inutili, invece di gioire delle cose intelligenti, leggere e profonde.
Non scegli la felicità ogni volta che non vivi il presente e non ne cogli il valore irripetibile.
Non scegli la felicità ogni volta che smetti di cercare la verità e la giustizia al punto da pensare che non esistano.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi quanto l’altro sia importante quanto te.
Non scegli la felicità ogni volta che non scegli.
Dario Pulcini
Condividi