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Significati e significanti 2: sicurezza e riservatezza

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A volte ritornano… Il problema è che non se ne vanno più!
Adesso i nostri potentati (politici e economici) sono arrivati alla seconda fase del loro programma di mistificazione della realtà (la prima fase riguardava il convincimento dell’ineluttabilità del libero mercato e della sacralità della concorrenza, già vittoriosamente portato a termine), con la bocca piena di due termini: sicurezza e privacy. Analizziamoli uno per volta.

Sicurezza
1a l’insieme delle condizioni esteriori che consentono di vivere o di esistere e durare al riparo da pericoli, in uno stato di tranquillità e di operoso esercizio delle proprie funzioni e attività: per maggior s., attentano alla nostra s.
1b punto fermo, riferimento sicuro: essere una s. per qcn.
2 piena fiducia in sé, nelle proprie doti, nelle proprie capacità; assenza di incertezze; abilità, piena padronanza: la sua s. lo ha portato al successo, s. di comportamento, di modi, s. nel parlare, lavorare con s.
3 certezza, assoluta convinzione: non ho la s. di ritrovarla<
Fonte: “Dizionario della lingua Italiana” De Mauro
Riservatezza
2. Nel linguaggio giur., diritto alla r., diritto alla non intromissione da parte del potere pubblico e di soggetti privati nella sfera individuale della persona: la tutela di tale diritto, tradizionalmente sviluppata nell’ordinamento giuridico statunitense, del quale costituisce uno dei tratti più caratteristici (v. privacy), ha avuto in Italia una significativa affermazione con la legge 31 dic. 1996, n. 675 (nota appunto come legge sulla privacy) e con il decreto 196/2003.
Fonte: Vocabolario Treccani
SICUREZZA
Quando i padri fondatori della nostra repubblica parlavano di sicurezza, si riferivano a quelli che oggi chiamiamo diritti umani. Pensavano, mentre scrivevano la carta costituzionale: “ci si può sentire sicuri se si ha una casa, la possibilità d’istruirsi, la salute (o un ospedale in cui curarsi quando questa viene a mancare), se si ha un lavoro, se non c’è la guerra, se la legge è uguale per tutti; quindi consideriamo questi valori come principi fondanti della nuova società italiana del dopo guerra”.
Un ragionamento logico, lapalissiano, dopo un periodo di grande dolore per l’intera nazione, dopo lunghi anni di dittatura, odio, paura, fame, quali sono stati quelli della dittatura fascista in Italia.
Oggi si ribalta tutto in nome di questa famigerata sicurezza: cercano di convincerci che sicurezza significa non avere stranieri sotto casa, avere più polizia ovunque, fare guerre preventive contro tutti i possibili stati del mondo in cui potrebbero nascondersi terroristi (secondo il governo USA, sostituitosi all’ONU quale arbitro dei conflitti internazionali, che li definisce come stati canaglia), stare attenti al vicino che potrebbe essere uno stupratore, un violento, un immigrato clandestino possibile terrorista. Le frange più estremiste chiedono addirittura la  legalizzazione delle armi, per proteggere le nostre famiglie dai malintenzionati, abusando del termine legittima difesa  per giustificare chi spara per timore di una possibile eventuale aggressione.
Siamo al limite della follia e i media mainstream danno un aiuto: parlano sempre più spesso di familiari (casi limite, per fortuna, nella nostra società) che si uccidono l’un l’altro, bambini rapiti da non si sa chi, stupri in ogni dove… Non che tutto sia falso, anzi, molto va fatto per eliminare queste problematiche. Ma non è dando una pistola in mano ad ognuno che si aumenta il senso di sicurezza dell’individuo, ne’ mettendo poliziotti ad ogni angolo della strada.
Bensì educando al rispetto reciproco, alla convivenza pacifica, assicurando una casa, un lavoro, premiando chi merita d’essere premiato, facendo funzionare scuole e ospedali, spingendo versa la solidarietà con tutte le persone e tutti i popoli. Solo così un essere umano si può nuovamente sentire sicuro: di avere un futuro, di avere dignità, di essere rispettato per ciò che è, di trovarsi in quella grande famiglia umana di cui parla la carta dell’ONU. Bisogna riappropriarsi dei principi fondamentali, che ci vogliono far credere solo un’utopia.
PRIVACY (In italiano: RISERVATEZZA)
Altro termine abusato e denudato d’ogni valore suo proprio. Ormai si cerca di nascondere le peggiori nefandezze (tipo “calciopoli”, “vallettopoli”, scandalo Unipol, caso Ricucci, caso Consorte, etc.) dietro all’alto e imprescindibile valore della privacy. In realtà io non voglio un paese in cui ad ogni angolo mi si spii di nascosto, ma voglio lasciare alla magistratura tutta la possibilità di intercettare ogni informazione utile alle indagini. E se c’è un giocoso discorso tra un D’Alema in un ruolo istituzionale e un potente economico, lo voglio sentire tutto, poiché non ci dovrebbero essere segreti per chi ci rappresenta, abbiamo tutto il diritto di sapere perché i politici si sentono in privato con amministratori e capi di banche o aziende e cosa si dicono. Anche perché in un paese civile politici e imprenditori si parlano nelle sedi opportune, non sulla barca a vela o nelle ville private. Dal momento che hanno deciso di diventare personaggi pubblici e oltretutto con la qualifica di parlamentari o di uomini di governo o figure istituzionali, voglio sapere ogni cosa della loro vita, voglio comprendere appieno la loro onestà, coerenza e trasparenza.
In Italia fin troppe cose sono ancora da sapere (da Ustica alle varie stragi), desidero conoscere i mandanti degli omicidi di Falcone e di Borsellino, non sono d’accordo con nessuna legge che possa imbavagliare i giudici nella loro ricerca della verità.
Non mi interessa sapere che Sircana copula con i transessuali, il deretano è suo e ci fa ciò che vuole (questa è la vera riservatezza), ma mi piacerebbe sapere come mai l’Alitalia è da anni in rosso, chi sono i responsabili e ben vengano le intercettazioni, se aiutano al dovere d’indagine dei magistrati.
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Di Dario Pulcini

Studio, lavoro, creo, socializzo, amo.

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