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Agricoltura Ambiente

Raccolta delle olive 2021

Tempo di lettura: 3 minuti

E anche questo anno ho raccolto le olive, con l’aiuto dei mitici Maurizio e Michele: 90 litri d’olio con 639 kg raccolti, resa al 14%, la più alta di sempre.

Sto cercando in questi ultimi anni di sistemare gli scempi effettuati da sedicenti potatori professionisti in anni passati adottando una strategia di potatura a vaso policonico, che rappresenta ad oggi il miglior compromesso tra la fisiologia della pianta e l’esigenza di raccolta.

Inoltre questo anno ho deciso di posizionare delle trappole naturali per contenere le mosche olearie (grazie a Roman Testoni che le ha concretamente realizzate e posizionate). Si tratta di una semplice bottiglia di plastica contenente acqua e legumi: si realizzano dei fori laterali di circa 5mm (per impedire che oltre alle mosche entrino insetti più grandi). Le mosche entrano, attratte dalla poltiglia e non riescono più ad uscire.

Non effettuo alcun trattamento, non uso alcun tipo di prodotto, né chimico, né biologico: la natura, se assecondata, sa già cosa è meglio fare.

In media nel 2021 la produzione nazionale è aumentata del 15% rispetto al 2020, in cui però è diminuita del 30% rispetto al 2019. Cambiamenti climatici e perdità di biodiversità i fattori determinanti della diminuzione della produzione.

In alcune regioni, come la Toscana, purtroppo la produzione è dimezzata. La Puglia , dove si produce (si produceva) il 50% dell’olio nazionale, ha sofferto una pessima gestione ambientale negli ultimi anni, che ha determinato una riduzione della produzione, solo nel 2021, del 30%, dopo il 43% in meno del 2020 rispetto al 2019.

L’azione più importante per ripristinare gli squilibri è la rigenerazione degli ecosistemi: aumentrare la resilienza tutelando e implementando la biodiversità.

Ogni intervento biocida non può che peggiorare la situazione.

Il sistema agricolo industriale non è sostenibile: con il massiccio uso di pesticidi, diserbanti, funghicidi, stiamo distruggendo gli ecosistemi, uccidendo intere specie, inquinando il suolo, l’aria, l’acqua.

Non è questo l’approccio corretto di gestione ambientale, la natura va rispettata.

Purtroppo fino a che sarà l’avidità a governare le scelte dei governi e delle comunità, la situazione non potrà che peggiorare.

Il desiderio di arricchimento degli uomini sta devastando il pianeta.

Sta ad ognuno di noi fare la sua parte: ad esempio acquistando olio da chi adotta pratiche di agricoltura sostenibile, informandosi, votando persone migliori al governo, agendo in prima persona per tutelare l’ambiente.

Solo prendendo coscienza dell’impatto dei nostri comportamenti sugli ecosistemi possiamo salvare la nostra amata e meravigliosa Terra.

I sentieri si costruiscono viaggiando.” Franz Kafka

P.S.: prima che me lo chiedete, non vendo l’olio che produco, è per uso familiare.

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Agricoltura Società Umanesimo

La rivoluzione del filo di paglia

Tempo di lettura: 3 minutiPrefazione al libro “La rivoluzione del filo di paglia” di Masanobu Fukuoka

Questo libro è prezioso per noi perché è contemporaneamente pratico e filosofico. È un libro necessario e ispiratore per quanto riguarda l’agricoltura perché non parla solo di agricoltura.
Come molti in questo paese e prima degli altri, Fukuoka ha capito che non possiamo isolare un aspetto della vita da un altro. Quando cambiamo il modo di coltivare il nostro cibo, cambiamo il nostro cibo, cambiamo la società, cambiamo i nostri valori. E così questo libro spiega come fare attenzione ai rapporti fra tutte le cose, alle cause e agli effetti e parla dell’essere responsabili per quello che si conosce.
Quando Fukuoka parla di quelli che chiama i suoi metodi agricoli del «non fare», un occidentale potrebbe opportunamente ricordare Matteo 6,26 :
«Seguite con lo sguardo questi esseri che volano nel cielo: non fanno né semina né mietitura, né hanno granai per ammassarvi qualcosa. È vostro padre, quello celeste, che pensa a nutrirli».
Lo scopo in tutt’e due i casi, mi pare sia di indicarci il nostro giusto posto nell’ordine delle cose: non abbiamo fabbricato né il mondo né noi stessi; viviamo usando la vita, non creandola. Ma naturalmente un contadino non può coltivare senza lavorare, come un uccellino non può trovare il cibo se non se lo cerca. Qui perciò non si parla contro il lavoro, ma contro il lavoro non necessario. La gente a volte lavora di più di quello che ha bisogno per le cose che desidera e alcune delle cose che desidera non ne ha bisogno.
Fukuoka vuole seguire il tema nella sua completezza e non dimentica mai che la sua completezza comprende sia quello che si sa, sia quello che non si sa di esso. Quello che teme nella moderna scienza applicata è il disprezzo per il mistero, la sua disponibilità a ridurre la vita solo a quello che se ne sa e ad agire con la presunzione che ciò che non si conosce può tranquillamente essere ignorato. «La natura come viene afferrata dalla conoscenza scientifica» dice, «è una natura distrutta, è un fantasma con uno scheletro ma senz’anima».
Quella di Fukuoka è una scienza che comincia e finisce nel rispetto, nella consapevolezza che l’umana ragione necessariamente degrada qualunque cosa afferra. Non è il sapere che ci dà il senso della completezza, ma la gioia, che possiamo avere soltanto senza afferrare. Troviamo questo principio confermato in certi passaggi del Vangelo e anche in William Blake:
Colui che lega a sé una gioia distrugge le ali alla vita;
ma colui che bacia la gioia che vola
vive nell’aurora dell’Eternità.
Questa è la grazia che è all’origine dell’intuizione agricola di Fukuoka: «Quando si capisce che si perde la gioia e la felicità nello sforzo di possederle, si arriva all’essenza dell’agricoltura naturale».
E questa agricoltura «naturale» che ha la sua origine e la sua fine nel rispetto è dappertutto umana e sensibile. Gli esseri umani lavorano al meglio quando lo fanno per il bene della gente piuttosto che per una «maggiore produzione» o per «più efficienza», che sono stati gli obiettivi quasi esclusivi dell’agricoltura industriale. «Lo scopo vero dell’agricoltura» dice Fukuoka, «non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani». E parla dell’agricoltura come di una via: «Essere qui, prendendosi cura di un piccolo campo, in pieno possesso della libertà e pienezza di ogni giorno, quotidianamente: questa deve essere stata la via originaria dell’agricoltura». Un’agricoltura completa nutre l’intera persona, corpo ed anima. Non si vive di solo pane.

Wendell Berry

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