dic
27
2011

Quelli che dicono no all’Italia dei corrotti

Il caso del calciatore del Gubbio, Simone Farina, che ha rifiutato 200mila euro (per truccare una partita di Coppia Italia) non è un episodio isolato. Dal dirigente Enav che ha detto no a una tangente fino al sindaco Angelo Vassallo, sono molti gli esempi positivi che non cedono alla corruzione. Ma non chiamateli eroi.

Quelli che dicono no conoscono poche parole. Non si raccontano nemmeno. Non predicano, fanno. Quelli che dicono no, spesso, stanno in basso. E se puntano in alto, cercano la strada più giusta e corretta. Onesta, semplicemente. Quelli che dicono no si fermano prima di una tentazione, di un calcolo matematico, di un fruscìo di banconote. S’incazzano. Quelli comeSimone Farina, difensore di Serie B, cinque anni nel Gubbio, rispondono offesi a chi cerca di corromperli: “Io queste cose non le faccio”. E basta. Senza tormenti di coscienza, senza ripensamenti. A Farina offrivano 200 mila euro per truccare una partita di Coppa Italia col Cesena: perdere una gara quasi inutile per far felice lamalavita che col calcio sporco ci campa (e di lusso). Farina gioca, a volte male, a volte bene. Ha un buono stipendio per la Serie B di zona retrocessione, né ricco né povero. E 50 mila euro, imprevisti, fanno la differenza. Ma Farina ha detto no perché mai avrebbe detto sì: “No ai soldi sporchi”. Quelli che dicono no come Simone Farina (e denunciano un ex compagno al capitano e all’allenatore), che mai vincerà un Mondiale, lo fanno per se stessi e per quello che fanno. Non sono tanti, però si fanno sentire. Sono piccoli ingranaggi che fanno saltare sistemi di corruzione studiati, rodati, quasi scientifici. Si mettono di traverso per istinto. No, non per gloria. No, non per apparire. Si fanno ricordare per un giorno, poi tornano lì dove volevano restare. Con la faccia e le mani pulite, qualche sguardo di troppo, qualche domanda stupida cui rispondere. Quelli che dicono no scelgono solo due lettere per stare meglio: no.

Vernamonte e Antonelli – funzionari delle Entrate. I nomi di Francesco Vernamonte eGiuseppe Antonelli dicono poco. Le cronache veloci di agenzie e quotidiani nemmeno li hanno citati . Eppure i due funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno rifiutato una mazzetta di 10 mila euro e 2 sterline d’oro nascoste in una scatola di cioccolatini. Un commercialista romano voleva ammorbidire gli accertamenti fiscali sulla Brunelli Sud spa [estranea al tentativo di corruzione, ndr], un’azienda casearia laziale che ha evaso 5 milioni e 600 mila euro. Vernamonte e Antonelli hanno subito denunciato il tentativo di corruzione. E il commercialista è stato arrestato.

Giovanni Parascandola – l’appuntato. Adesso è tornato a fare il piantone, tre anni fa, l’appuntato Giovanni Ladonea Parascandola girava la Campania e monitorava la discarica diVillarica. Il carabiniere documentava il ciclo dei rifiuti, che tante inchieste giudiziarie e tanti milioni di euro hanno bruciato. Parascandola faceva il suo mestiere, senza spirito ambientalistico, ma perché faceva parte del nucleo a disposizione dei Commissario speciale. Arrivò Guido Bertolasoe sciolse il gruppo. Un maresciallo voleva punirlo. L’appuntato, più che semplice, disse: “Ho fatto solo il mio dovere. Noi carabinieri abbiamo un solo credo, la legalità”.

Raphael Rossi – l’ingegnere dei rifiuti. Nome comune, gesto raro. Raphael Rossi è un giovaneingegnere italiano. È stato vicepresidente dell’Amiat, l’azienda municipale di Torino che si occupa di rifiuti. È stato cacciato perché ha impedito che fosse acquistato un macchinario inutile di 4,2 milioni di euro. E ha fatto arrestare chi voleva corromperlo con una mazzetta di 100 mi-la euro. Il Comune di Torino, sindaco Sergio Chiamparino, non si è nemmeno costituito parte civile nel processo. La storia di Raphael ha un lieto fine. Il sindaco Luigi De Magistris l’ha chiamato a Napoli per dirigere l’Asia, l’azienda del comune che gestisce la raccolta dei rifiuti.

Ambrogio Mauri – l’imprenditore pulito. Ambrogio Mauri ha cominciato con una piccola officina a Desio, in Brianza. Poi è diventato uno dei maggiori costruttori di autobus. Fin quando a Milano, prima di Mani Pulite, lavoravi soltanto se pagavi: se staccavi assegni ai partiti. Mauri non ha mai pagato per lavorare e si è trovato con l’azienda in crisi. Le inchieste di Tangentopoli accesero una speranza, Mauri ci credeva, andò a testimoniare spontaneamente. Prima di suicidarsi, il 21 aprile del ‘97, scrisse una lettera: “Auguro, a chi continua a resistere, di avere maggiore fortuna”.

Fausto Simoni – il dirigente Enav. Le inchieste giudiziarie su appalti e commesse diFinmeccanica hanno svelato un sistema ben oliato di tangenti. Anche una società del gruppo, Enav, è stata coinvolta. Ma un dirigente, che preferisce i toni lievi (“Non sono un eroe”), per tre anni ha rifiutato soldi e respinto pressioni. Fausto Simoni ha spiegato il sistema ai magistrati e si è raccontato con parole semplici: “Non sono né un eroe né una rockstar. Non cedere alle pressioni di chi mi offriva una tangente è stato naturale, ovvio direi. Perché non saprei lavorare diversamente da come faccio abitualmente. Con onestà”.

Nino De Masi – mai il pizzo alla ‘ndrangheta. Titolare di un’azienda di macchine agricole fondata nel 1954 nella Piana di Gioia Tauro, da 20 anni, seguendo il cammino del padre Giuseppe, si oppone pubblicamente alle richieste di pizzo della ‘ndrangheta, lottando non solo contro i clan e una società abituata allo staus quo del potere criminale, ma anche contro le banche, portate in giudizio a causa di tassi d’interesse che spesso hanno sfiorato, quando non oltrepassato, il limite dell’usura. De Masi non ha mai chiuso e continua a produrre in Calabria:“Assumo il rischio consapevolmente – ha dichiarato a Report – perché in discussione non ci sono i soldi, ma la libertà mia e dei miei figli”.

Angelo Vassallo – il sindaco anti-camorra. Primo cittadino di Pollica, in provincia di Salerno, assassinato il 5 settembre 2010. Secondo gli investigatori il delitto sarebbe di matrice camorristica. Il “sindaco pescatore” si sarebbe opposto agli appetiti dei clan suscitati dalle opportunità di sviluppo turistico della località cilentana, che Vassallo, noto per il suo impegno ambientalista, aveva saputo valorizzare e rilanciare. Fu ucciso in auto, mentre rincasava, in una strada poco battuta. Il finestrino era aperto, segno forse che il sindaco aveva riconosciuto la persona che lo aveva fermato, e aveva discusso con lui.

Patricio Enriquez Loor – il ribelle di Sesto. Docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, Patricio Enriquez Loor è stato membro dello staff dirigenziale del sindaco di Sesto San Giovanni. Se ne andò sbattendo la porta quando capì che le decisioni sull’area all’area ex-Falk, di cui avrebbe dovuto occuparsi come urbanista, venivano prese altrove. “Cercai di oppormi mi hanno accusato pubblicamente di essere un sabotatore, poi il sindaco mi fece capire che se mi fossi adeguato avrei avuto il giusto premio economico”. Ha rinunciato all’incarico nell’estate 2009 e, assieme a un gruppo di cittadini, ha impugnato il piano generale del Territorio di Sesto di fronte al Tar prima della tangentopoli sestese.

Maria Grazia e Savina Pilliu – la mafia non intimidisce. A Palermo, in piazza Leoni, c’è un palazzo di nove piani, abusivo, costruito dalla mafia senza rispettare le distanze con alcune casette vicine. Le avevano ereditate le sorelle Savina e Maria Grazia Pilliu e il costruttore aveva bisogno di abbatterle. Ma le sorelle non hanno mai ceduto alle intimidazioni di Cosa Nostra. Una storia con molti protagonisti: da Paolo Borsellino, che raccolse le confidenze delle sorelle poco prima di morire, al presidente del Senato Renato Schifani, che da avvocato difese il costruttore Lo Sicco contro le Pilliu, fino al professor Pitruzzella, oggi capo dell’Antitrust su nomina di Schifani-Fini, che ha difeso il palazzo dopo il passaggio nelle mani dello Stato.

da Il Fatto Quotidiano del 21 dicembre 2011
a cura di Stefano Caselli e Carlo Tecce

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nov
12
2011

Riserva frazionaria, signoraggio, banche, d.d.l. stabilità 11/2011 e Mario Monti

Mi sono trovato oggi a parlare, con un conoscente di un mio parente, di economia e politica economica. Avevo abbandonato sino ad oggi il vizio di parlare di questi argomenti perché mi mettono di malumore da una parte, sono inutili dall’altra se l’interlocutore mente (sapendo o non sapendo di mentire, ossia per faziosità o per ignoranza) e/o non ascolta: entrambe mi capitano spesso con i miei concittadini, per questo di solito evito.

Il mio interlocutore sembrava persona di cultura e pareva conoscere l’argomento, ma le sue convinzioni e affermazioni erano tutt’altro che esatte (per non dire menzognere), quindi mi è parso che ragionasse più per faziosità che per ignoranza: un altra persona che quotidianamente diffonde notizie false per convincere gli ignoranti a credere in questo sistema economico fallimentare e palesemente al collasso. Un altro probabilmente che da questo sistema ci guadagna.

Però tale mio interlocutore ha un merito, quello di aver risvegliato in me la voglia di esplicare qui alcune tematiche secondo me basilari per la comprensione di questa tanto nominata crisi economica, che io reputo non derivata da scelte poco oculate di politici, industriali o banchieri, bensì assolutamente prevedibile e intrinseca al modello economico stesso che stiamo adottando come paese, come Unione Europea e che da decenni propiniamo ai paesi cosiddetti “in via di sviluppo”; alcuni paesi, dopo aver adottato questo sistema tramite Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, si sono difatti resi conto della frode che si commette ai danni dei cittadini e del collasso economico a cui porta (l’Argentina del 2001 ne  è un esempio eclatante); alcuni paesi hanno perciò cacciato FMI e Banca Mondiale (ad es. Venezuela, Islanda per ultima, non se ne parla, ma è un fatto importantissimo), proprio perché hanno capito che non è null’altro che un sistema propinato da lobby di ricchi banchieri e affaristi, che non porta nessun beneficio all’economia, tanto meno al benessere dei cittadini. Altri paesi (come la Cina, uno dei colossi economici mondiali) hanno monopolizzato o stanno monopolizzando il sistema bancario (ossia le banche sono tutte statali) proprio per evitare le speculazioni che le banche private stanno attuando arricchendo pochi e impoverendo i più in gran parte del mondo.

Perché sostengo questo? Perché tutto questo bel sistema di libero mercato si tiene in piedi principalmente sulla riserva frazionaria e sul signoraggio, ossia su due vere e proprie truffe.

Cos’è la riserva frazionaria?

È la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Significa che la banca può concedere  ad es.  a Tizio un prestito di 100 pur avendo nei propri depositi solo 2, se la riserva frazionaria obbligatoria è del 2% (come è nell’Unione Europea, come sostenevo nella discussione con l’interlocutore, che sosteneva fosse l’8%). Questo sistema concede all’intero sistema bancario la possibilità di prestare sino a 50 volte tanto rispetto a quello che realmente è nelle sue disponibilità reali. Cioè si autorizza il sistema bancario a creare denaro dal nulla. Ciò porta ad uno strapotere delle banche (decidono loro a chi prestare) e un’inflazione inarrestabile (aumentando la base monetaria circolante la moneta si svaluta).

Cos’è il signoraggio?

Sono i redditi che un governo ottiene grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio, ossia sono soldi che ci vengono rubati dalle istituzioni tramite le banche centrali (quelle nazionali per le monete metalliche, la BCE per la cartamoneta); ecco come funziona: creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc.. Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO. La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore: il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE). I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chi ha creato quella moneta. I soldi che lo stato nazionale deve pagare sulla carta moneta presa dalla Banca Centrale Europea li rimedia dai cittadini con le tasse. Invece di usare le tasse per creare servizi i nostri governi fanno ingrassare la BCE e il sistema bancario, che hanno solo e sempre prodotto più povertà, disparità economica, disoccupazione , speculazione finanziaria in tutto il globo.

Il D.d.l. stabilità 11/2011

La stessa BCE è quella che ci ha propinato questo terribile D.d.l. stabilità (almeno in parte, poi ci pensano i nostri politici a inserire altre frodi, come 150 milioni alla legge mancia, l’ennesimo regalo ai parlamentari), l’ennesimo provvedimento preso con la scusa dell’urgenza al fine di estorcere denaro a noi cittadini per debiti contratti non da noi, ma da istituzioni pubbliche e private, da stati e banche, per nostro conto, senza che glielo avessimo chiesto, senza chiedercelo.

E infatti questo è l’ultimo punto, il d.d.l. stabilità che nemmeno commento, basta riportare l’elenco dei provvedimenti che racchiude (presi dal sito di Rainews24) per capire chi pagherà anche questa volta i danni provocati da banche e isituzioni (tutti provvedimenti coerenti con il sistema economico su esposto, in soldoni il solito sistema di togliere ai più per dare ai pochi):

Tra le principali misure, gia’ previste nel documento uscito da palazzo Chigi o aggiunte nel passaggio al Senato, ci sono: i tagli ai ministeri, lo snellimento dei processi, la liberalizzazione delle professioni, le dismissioni degli immobili dello Stato e le misure che fissano a 67 anni l’eta’ per andare in pensione del 2026.

Con l’approvazione definitiva del ddl stabilita’ vengono tagliati i fondi per le vittime dell’usura e della mafia, per i ciechi e per i malati di tubercolosi. Mentre 150 milioni vengono stanziati per finanziare la legge mancia. Meno risorse saranno destinate, il prossimo anno, alle forze armate e per la scuola, mentre in Abruzzo si torna a versare i tributi, anche se con uno ‘sconto’.

Tra le misure contenute nel provvedimento, inoltre, ci sono: la nuova distribuzione delle risorse extra in arrivo dall’asta delle frequenze, sconti fiscali per la realizzazione di autostrade, incremento delle accise e burocrazia zero per le zone in crisi. Non mancano, infine, i micro-interventi, come la stabilizzazione delle risorse destinate alla mini-naja. Ecco di seguito le misure contenute nella legge di stabilita’.

- ABRUZZO: Dal prossimo anno gli abruzzesi, colpiti dal terremoto del 2009, torneranno a pagare i tributi. Nell’ultima versione del provvedimento e’ prevista una riduzione dei tributi del 40%.
– ACCISE: Nuova accise sui carburanti, di un millesimo nel 2012 a cui si aggiungera’ un altro millesimo nel 2013. Le risorse andranno a coprire la deduzione in favore dei distributori di carburante, che diventera’ strutturale.
– ANAS: a partire dal prossimo anno l’Anas dovra’ trasferire tutte le sue partecipazioni a Fintecna, anche quelle detenute in societa’ regionali. Sul trasferimento non saranno applicati tributi.
– ARMI: Viene cancellato il catalogo nazionale delle armi da sparo.
– ASTA FREQUENZE: L’extragettito in arrivo dall’asta delle frequenze della banda larga (circa 1,6 mld) andra’, in parte, alla copertura dell’onere derivante dal differimento dell’acconto Irpef 2011 e al fondo destinato alle necessita’ di spese di alcuni ministeri.
– BUROCRAZIA ZERO: Due anni di zone a burocrazia zero, su tutto il territorio, per le aree in crisi.
– CARABINIERI, GDF E VIGILI FUOCO: Riduzione delle spese destinate al vitto dei carabinieri impegnati in attivita’ di ordine pubblico fuori sede. Meno risorse anche per il personale della guardia di finanza impiegato in attivita’ di ordine pubblico. E tagli alle retribuzioni del personale volontario dei vigili del fuoco, ridotte di 57 milioni nel 2012 e 30 milioni negli anni successivi.
– CINQUE PER MILLE: Viene fissato in 400 milioni di euro il tetto delle risorse da dividere, tra le organizzazioni che nel 2012 potranno beneficiare della quota Irpef.
– CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI: Sconti Irap e Iva per le societa’ concessionarie impegnate della realizzazione nelle nuove autostrade, utilizzando il sistema della finanza di progetto. Il reddito d’imposta potra’ essere parziale o totale.
– DISMISSIONI: Arrivano le dismissioni degli immobili pubblici, che saranno stabilite attraverso il conferimento da parte del ministero dell’Economia degli immobili statali a fondi di investimento immobiliari o societa’ di nuova costituzione. Le risorse andranno a riduzione del debito pubblico.
– EDITORIA: I tagli all’editoria vengono ridotti di 19,55 milioni nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,90 milioni nel 2014.
– ENTI LOCALI E TERRITORIALI: Gli enti locali e territoriali dovranno ridurre, dal 2013, in modo piu’ incisivo il debito. I tagli saranno decisi da un decreto non regolamentare del Mef.
– EXPO 2015: Le spese sostenute per la realizzazione delle opere necessarie all’Expo 2015 restano fuori dal patto di stabilita’ interno, del comune di Milano e della provincia, per il solo 2012.
– LAVORO: Esenzione contributi per i primi tre anni, alle imprese che assumono giovani con un contratto di apprendistato. Sono previste novita’ anche per i contratti di inserimento che riguardano le donne. Agevolazioni in arrivo, poi, per il part-time e il telelavoro. Sconti Irap, che potranno essere stabilite dagli enti territoriali, sulle somme destinate ai premi di produttivita’ e straordinari.
– LEGGE MANCIA: Arrivano 150 milioni per finanziare la legge mancia. In particolare sono stati stanziati 100 milioni per il prossimo anno e 50 milioni per il 2013.
– LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI: Addio alle tariffe minime delle professioni. Viene cancellata la norma, contenuta nella manovra di ferragosto, che vincola il compenso dei professionisti alle tariffe professionali.
– MINI-NAJA: Finanziamento dei corsi di formazione organizzati dalle forze dell’ordine, pari a 7,5 milioni per il prossimo anno. A partire dal 2013 la spesa prevista e’ pari a un milione di euro.
– MISSIONI INTERNAZIONALI: Vengono stanziati 700 milioni per le missioni di pace, per coprire le spese dei primi sei mesi del prossimo anno.
– OSPEDALI: Riduzione degli stanziamenti per l’ammortamento dei mutui, chiesti dalle regioni per la realizzazione di edifici sanitari. Arrivano 70 milioni per i policlinici universitari non statali.
– PENSIONI: La norma mette nero su bianco che a partire dal 2026 si andra’ in pensione a 67 anni. Dalle simulazioni del provvedimento che aggancia l’eta’ per andare in pensione all’aspettativa di vita e’ gia’ previsto questo posticipo. Nel 2026, considerando anche il posticipo di 12 mesi dell’accesso effettivo per il redime di decorrenza, la pensione scattera’ a 67 anni e 7 mesi. Nel 2050 saranno necessari 70 anni per andare in pensione.
– PRESTITI: Viene esteso fino l 2014 il fondo di credito per i nuovi nati. Il fondo per i prestiti d’onore viene integrato con 150 milioni, nel 2012.
– PROCESSI: Vengono messe in campo misure per lo smaltimento del contenzioso civile davanti alla corte d’appello e cassazione, l’accelerazione dei procedimenti di appello e sono previsti aumenti dei costi, per i giudizi d’impugnazione e per i ricorsi in cassazione.
– SCUOLE E UNIVERSITA’: Arrivano piu’ di 200 milioni per le scuole private. Per le strutture pubbliche viene invece stabilito il numero minimo di 600 alunni, per l’assegnazione di dirigenti con incarico a tempo indeterminato. Per le universita’ private arrivano 20 milioni.
– SERVIZI PUBBLICI LOCALI: Liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che potra’ avvenire nel tempo anche con l’affidamento simultaneo, attraverso una gara, di piu’ servizi.
– STATALI: Mobilita’ per i dipendenti che lavorano in uffici con eccedenza di personale. Mentre i lavoratori della p.a. che non potranno essere utilizzati in altri uffici andranno in cassa integrazione, percependo un’indennita’ pari all’80% dello stipendio per 24 mesi.
– TAGLI A CIECHI, VITTIME MAFIA E MALATI TUBERCOLOSI: Tagli ai contributi per l’Unione nazionale ciechi, riduzione del fondo di rotazione per le vittime di reati mafiosi, estorsioni e usura e delle risorse da destinare alle Rss e Ps per l’assistenza ai cittadini infetti da tubercolosi. Meno risorse anche per il personale della Direzione investigativa antimafia.
– TERRENI AGRICOLI: Vendita dei terreni agricoli, da parte dello Stato, che potra’ ricorrere a trattativa privata per immobili con un valore inferiore a 400.000 euro. Per i terreni con un valore superiore, invece, si ricorrera’ all’asta pubblica. Il diritto di prelazione andra’ ai giovani agricoltori.
– TORINO-LIONE: Arresto previsto, da tre mesi a un anno, per chi si introdurra’ nelle aree in cui e’ prevista la realizzazione della tratta per l’alta velocita’.
– TAGLI MINISTERI: Sono previsti tagli alle spese dei dicasteri per complessivi 9,6 miliardi nel 2012.

Ah, quasi dimenticavo: proprio al fine di garantire il perpetuarsi di questo sistema basato sulla truffa, si propone la nomina come Presidente del Consiglio al posto di Berlusconi il Sig. Mario Monti (nominato senatore a vita da Napolitano, per quali meriti non si sa), leggetevi la sua biografia su wikipedia, dopo avrete tutto più chiaro su chi sta governando veramente l’Italia: tra legge porcellum e banche, di sicuro c’è che non siamo noi italiani.

Aggiornamento 13/11/2011

Riporto dal sito de Il Fatto Quotidiano:

Ieri (12/11/2011, ndr) si è pronunciata Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale: “Conosco molto bene Mario Monti, ho molta stima e rispetto per lui, penso che sia una persona estremamente competente con la quale in ogni caso ho sempre avuto un dialogo allo stesso tempo produttivo ed estremamente intenso”.

Cominciamo bene, va proprio tutto come sospettavo! Pensate che i banchieri ci daranno ricchezza, redistribuiranno i redditi, miglioreranno lo stato sociale e i servizi pubblici? Beh, io non ci credo, per niente. E Il Fatto Quotidiano nel medesimo articolo a chiusura lo conferma:

E questo significa liberalizzazioni, concorrenza e riforme del mercato del lavoro.

Che significa in gergo lavoro sempre più precario e sempre più sfruttamento, privatizzazioni (compresa l’acqua probabilmente, referendum inutile quindi), svendita del patrimonio dello Stato (quello pagato dalle tasse dei nostri padri), aiuto alle grandi aziende e ulteriore affossamento della piccola e media impresa.

Ma che bella ricetta quella dei banchieri! Bisogna fermarli e noi li fermeremo, dimostrando dal basso che può esistere (e già in parte esiste) un’economia basata sulla dignità umana e non sul profitto ad ogni costo. Revolution!

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ott
19
2011

Nessuna tolleranza per lo sproposito

Intransigenza-tolleranza, Intolleranza-transigenza

Antonio Gramsci – 8 dicembre 1917

Intransigenza è il non permettere che si adoperino -per il raggiungimento di un fine- mezzi non adeguati al fine e di natura diversa dal fine.
L’intransigenza è il predicato necessario del carattere. Essa è l’unica prova che una determinata collettività esiste come organismo sociale vivo, ha cioè un fine, una volontà unica, una maturità di pensiero. Poiché l’intransigenza richiede che ogni singola parte sia coerente al tutto, che ogni momento della vita sociale sia armonicamente prestabilito, che tutto sia stato pensato. Vuole cioè che si abbiamo dei principi generali, chiari e distinti, e che tutto ciò che si fa necessariamente dipenda da essi.
Perché, dunque, un organismo sociale possa essere disciplinato intransigentemente è necessario che esso abbia una volontà (un fine) e che il fine sia secondo ragione, sia un fine vero, e non un fine illusorio. Non basta: bisogna che della razionalità del fine siano persuasi tutti i singoli componenti l’organismo, perché nessuno possa rifiutare l’osservanza della disciplina, perché quelli che vogliono far osservare la disciplina possano domandare questa osservanza come compimento di un obbligo liberamente contratto, anzi di un obbligo a fissare il quale lo stesso recalcitrante ha contribuito.
Da queste prime osservazioni risulta come l’intransigenza nell’azione abbia per suo presupposto naturale e necessario la tolleranza nella discussione che precede la deliberazione.
Le deliberazioni stabilite collettivamente devono essere secondo ragione. La ragione può essere interpretata da una collettività? Certamente l’unico fa più in fretta a deliberare (a trovar la ragione, la verità) che non una collettività. Perché l’unico può essere scelto tra i più capaci, tra i meglio preparati a interpretare la ragione, mentre la collettività è composta di elementi diversi, preparati in diverso grado a comprendere la verità, a sviluppare la logica di un fine, a fissare i diversi momenti attraverso i quali bisogna passare per il conseguimento del fine stesso. Tutto ciò è vero, ma è anche vero che l’unico può diventare o essere visto come tiranno, e la disciplina da esso imposta può disgregarsi perché la collettività si rifiuta, o non riesce a comprendere l’utilità dell’azione, mentre la disciplina fissata dalla collettività stessa ai suoi componenti, anche se tarda a essere applicata, difficilmente fallisce nella sua effettuazione.
I componenti la collettività devono pertanto mettersi d’accordo tra loro, discutere tra loro. Deve, attraverso la discussione, avvenire una fusione delle anime e delle volontà. I singoli elementi di verità, che ciascheduno può portare, devono sintetizzarsi nella complessa verità ed essere l’espressione integrale della ragione.
Perché ciò avvenga, perché la discussione sia esauriente e sincera, è necessaria la massima tolleranza. Tutti devono essere convinti che quella è la verità, e che pertanto bisogna assolutamente attuarla. Al momento dell’azione tutti devono essere concordi e solidali, perché nel fluire della discussione si venuto formando un tacito accordo, e tutti sono diventati responsabili dell’insuccesso.
Si può essere intransigenti nell’azione solo se nella discussione si è stati tolleranti, e i più preparati hanno aiutato i meno preparati ad accogliere la verità, e le esperienze singole sono state messe in comune, e tutti gli aspetti del problema sono stati esaminati, e nessuna illusione è stata creata. Gli uomini sono pronti a operare quando sono convinti che nulla è stato loro nascosto, che nessuna illusione è stata, volontariamente o involontariamente, creata in loro. Ché se devono scarificarsi, devono sapere prima che può essere necessario il sacrificio. Se è stato detto che l’azione avrebbe portato a un successo, gli è che era stato fatto il calcolo esatto delle probabilità di successo e d’insuccesso, e quelle di successo erano state trovate in maggior numero; se si è detto che sarà insuccesso, gli è che le probabilità di insuccesso erano apparse dalla critica -svolta in comune, senza sotterfugi, senza imposizioni o frette inconsulte e ricatti morali- in maggior numero. Naturalmente questa tolleranza -metodo delle discussioni fra uomini che fondamentalmente sono d’accordo, e devono trovare le coerenze tra i principi comuni e l’azione che dovranno svolgere in comune- non ha a che vedere con la tolleranza, intesa volgarmente. Nessuna tolleranza per l’errore, per lo sproposito. Quando si è convinti che uno è in errore -ed egli sfugge alla discussione, si rifiuta di discutere e di provare, sostenendo che tutti hanno il diritto di pensare come vogliono- non si può essere tolleranti. Libertà di pensiero non significa libertà di errare e spropositare. Noi siamo solo contro l’intolleranza che è un portato dell’autoritarismo o dell’idolatria, perché impedisce accordi durevoli, perché impedisce che si fissino delle regole d’azione obbligatorie moralmente perché al fissarle hanno partecipato liberamente tutti. Perché questa forma d’intolleranza porta necessariamente alla transigenza, all’incertezza, alla dissoluzione degli organismi sociali.
Chi non ha potuto convincersi di una verità, chi non è stato liberato da una falsa immagine, chi non è stato aiutato a comprendere la necessità di un’azione, defezionerà al primo urto brusco coi suoi doveri, e la disciplina ne soffrirà e l’azione si bloccherà nell’insuccesso.
Perciò abbiamo fatto questi ravvicinamenti: intransigenza-tolleranza, intolleranza-transigenza.

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ott
14
2011

15 ottobre 2011: World Revolution Day


15 Ottobre 2011 – Giornata di mobilitazione globale

Cosa accadrà il 15 ottobre?

Il 15 ottobre sarà una data importante che forse scriverà una pagina nei libri di storia. Per la prima volta il mondo intero si mobiliterà in ogni grande piazza di ogni nazione per pretendere un cambiamento radicale dell’attuale sistema economico, politico e sociale, basato sullo sfruttamento dell’individuo e delle risorse. Un sistema che annienta popoli interi in nome del profitto di pochi potenti: la finanza speculatrice, le banche, le multinazionali, i governanti corrotti, unite da tempo in un meccanismo di arricchimento sulle spalle di persone oneste che non vedono più nel loro futuro un lavoro stabile, un’istruzione adeguata, una sanità pubblica funzionante, la possibilità di una casa propria, di una famiglia, una pensione sicura, in poche parole di UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA.
E non è nostra la colpa. I nostri governanti ci imbottiscono la testa di balle colossali sulla crisi, dobbiamo pagare più tasse, dobbiamo lavorare di più, perché solo così possiamo risollevarci e far ripartire l’economia. TOTALMENTE FALSO. La crisi non è nostra, la crisi è stata provocata dalla speculazione finanziaria delle banche e dai governanti corrotti che l’hanno permessa e avallata. E NON SAREMO NOI A PAGARLA.
Non ci interessa andare contro un governo o una singola fazione politica, non c’interessa andare esclusivamente contro i privilegi della casta parlamentare, sarebbe inutile e riduttivo. Sappiamo benissimo che chiunque sia stato o sarà in futuro al governo, non starà mai dalla parte del popolo, nessuno ha mai ascoltato i nostri bisogni, e in questo sistema mai nessuno lo farà. NOI VOGLIAMO DI PIU’. Non una semplice riforma ma un radicale cambiamento del sistema economico e politico. Vogliamo una reale democrazia, basata sulla partecipazione popolare in forma assembleare, dove tutti siano allo stesso livello, senza rappresentanti o leader che decidano per gli altri. Vogliamo che non siano più le banche o i loro politici marionette a decidere per noi. Ogni singola persona deve tornare protagonista della propria vita, senza nessuna delega. Vogliamo che in ogni città, quartiere e paese nascano assemblee popolari che decidano cosa sia realmente meglio per il nostro futuro.

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set
16
2011

E la natura inventò l’amore

E la natura inventò l’amore
per dare alla realtà le verità del sogno
per mostrare unito ciò che appare diviso
per dare un senso all’alba e al tramonto
per sposare ogni giorno il sole e la luna
per dare un po’ di follia a troppa ragione
per unire in un abbraccio gioia e dolore
per capire l’infinito attraverso il finito
per dare la vita a costo della morte.

Dario Pulcini

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ago
30
2011

Ci sono quelle persone…

Ci sono quelle persone che ti cambiano la vita, che le porterai nel tuo cuore sempre, che sono parte di te, vivono in te. Stavo ascoltando una canzone di Fabrizio De André cantata da Andrea Parodi, Hotel Supramonte, un cantante caro ad un’amica e non ho potuto fare a meno di commuovermi, di ripensare ancora a quel maledetto giorno in cui non ho comprato i biglietti per il suo concerto al Brancaccio, di tutti i giorni in cui non ho cercato di conoscerlo di persona; con la sua morte mi ha insegnato più d’ogni altra cosa a non perdere nessuna occasione nella vita, di seguire sempre e ad ogni costo il proprio cuore. Sono passati 12 anni dalla sua scomparsa, per me è stato un padre putativo, una delle persone che mi ha insegnato e ricordato in ogni sua canzone che amare senza giudicare è più importante di ogni altro principio, è vera felicità, vero vivere. E ho cercato di attenermi a questo in tutti questi anni: in questa calda estate del 2011 una delle canzoni che mi ha più emozionato è stata proprio Hotel Supramonte, che condivido con grande gioia, spero che sappia dare a chiunque la ascolti quelle emozioni che muove inevitabilmente nel mio cuore.

 

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col suo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

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