mar 01

Un mio carissimo amico, Sekou, ha ideato, insieme al Movimento degli Africani (di cui è fiero aderente), un meraviglioso evento a Roma per il 13 marzo 2010, alle ore 21, presso l’Auditorium di Via della Conciliazione 4, un tributo a Miriam Makeba, grandissima cantante africana, attivista per tutta la vita contro l’apartheid e il razzismo, scomparsa purtroppo nel 2008; sarà un grande incontro tra artisti africani e italiani, per fondere sulle note universali della musica le nostre culture (i biglietti dell’evento si possono comprare su greenticket.it, presso le rivendite autorizzate e presso la biglietteria dell’Auditorium: tutto il ricavato andrà a sostegno di un progetto di lotta alla desertificazione per il rimboschimento del Burkina Faso e per sostenere le iniziative del Movimento degli Africani).

Ci conosciamo ormai da quasi 10 anni con Sekou e ogni nostro incontro (lui è ivoriano, di fede musulmana e di più di qualche lustro più grande di me, io italiano e di pratica buddista, trentenne) è per entrambe un momento di grande dialogo inter-culturale oltre che umano, stiamo anche scrivendo insieme una raccolta di proverbi africani, che spero vedrà presto la luce. Io non amo molto la parola integrazione, mi porta a pensare che tra esseri umani sia necessario compiere uno sforzo per riuscire a vivere in armonia dettato dal solo fatto di appartenere a diversi paesi e culture differenti; sono convinto che sia l‘evento più naturale del mondo l’incontro e la vita insieme: è mio parere che sia una cultura distorta, costruita per trasferire la responsabilità di una mala organizzazione sociale dalla classe dirigente ai soggetti più esposti e deboli della popolazione, che ben poco ha a che spartire con la natura intrinseca della vita, che ci conduce a diffidare dell’altro solo perché “straniero”, a doverlo “integrare”. Mi deliziano maggiormente vocaboli come comprensione, rispetto, dialogo, conoscenza, uguaglianza, fratellanza all’interno del rapporto tra culture, sento questi come aspetti imprescindibili per poter vivere bene come società umana, li reputo valori universali da difendere e diffondere. Mi auguro con tutto il cuore che l’evento sia colmo di persone, mai come in tale momento sono necessari siffatti eventi di alto valore culturale e sociale, densi di gioia di vivere e spirito fraterno. Insomma io ci sarò a ricordare Miriam Makeba con i fratelli e le sorelle africani, solo la gioia potrà abbattere i muri dell’incomprensione.

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feb 24

Primo maggio 1945

“Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.

Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).

Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Mussolini,uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.

Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Elsa Morante

Pagina di diario, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LII; e anche in Alfonso Berardinelli, Autoritratto italiano, Donzelli, 1998, pp. 29-31.

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feb 08

Ci sono dati che ci comunicano quasi quotidianamente i media mainstream, ma che per molti cittadini sono parole arcane: il PIL, l’aumento dei prezzi, l’inflazione, la recessione, la disoccupazione.

Ma cosa significano questi termini, quanto questi dati sono rappresentazione della realtà economica, del benessere economico della popolazione  e che importanza rivestono nell’economia reale di un paese?

Partiamo dal PIL (acronimo di Prodotto Interno Lordo): il PIL viene valutato nelle economie capitalistiche come indice di benessere dell’economia di una nazione; difatti se il PIL aumenta significa che si produce di più e quindi vi è una maggiore ricchezza economica del paese (non un’equa distribuzione, ma solo una maggiore circolazione di denaro); bisogna dire che tale parametro include tutto ciò che fa girare soldi, quindi anche gli incidenti stradali, i disastri ambientali, gli avvocati pagati per dieci anni per cause giudiziarie interminabili, il consumo di carburante per via del traffico intenso e quant’altro possa essere negativo per la società, ma non per l’economia di mercato. Quindi è un parametro che nulla ha a che vedere con il benessere della società, è ininfluente nella vita del cittadino comune. Sarebbe molto più utile sapere il GPI (Genuine Progress Indicator, l’indice di progresso effettivo, che tiene conto anche degli effetti nocivi della produzione, quali l’inquinamento, la perdita di risorse naturali, il crimine che solo in Italia produce 70 miliardi di utili l’anno: dal 1950 al 2004 tale indice è diminuito di più della metà a livello mondiale, in barba alle parole di industriali e capitalisti, è diminuito fortemente negli Stati Uniti e in Europa dagli anni ‘70 ad oggi); sapere l’HDI (Human Development Index: Indice di Sviluppo Umano) del paese, un parametro basato sul PIL pro-capite, sulla speranza di vita, sul grado di alfabetizzazione, sull’educazione e sullo standard di vita; conoscere la biocapacità e l’impronta ecologica del nostro paese, ossia gli indici del consumo di risorse rispetto alla possibilità della natura di rigenerarle, considerando che attualmente ci vorrebbe una superficie pari a quasi 4 volte l’Italia per sostenere il nostro consumo, con una biocapacità pari a 1 ettaro per persona e un’impronta ecologica pari a 4,9 ettari per persona, dati riferiti al 2009; oppure l’HPI (Happy Planet Index, indice del benessere dalla popolazione e della sostenibilità ambientale di un paese), dove l’Italia è passata dal 66° posto del 2006 al 69° posto del 2009. Ma a quanto pare tali parametri nelle nostre economie capitalistiche risultano essere considerati di poca importanza, tant’è che non vengono mai citati né dai media, né dalle istituzioni: sarà forse perché il sistema capitalistico è basato sull’aumento infinito dei consumi, sull’accumulazione di capitale e collasserebbe sicuramente se dovesse tenere in considerazione un limite massimo di produzione da non superare, ridurre lo sfruttamento delle risorse ai limiti di ciò che la natura può rigenerare, se dovesse tener conto degli effetti negativi della produzione?

L’aumento dei prezzi: l’aumento dei prezzi dei prodotti (materie prime per le industrie, materie finite per il consumatore) non sempre è indice di una crisi economica o di una diminuzione del benessere (come sopra dicevo, in un sistema intrinsecamente inflazionistico come quello capitalistico l’aumento dei prezzi è endemico). Per esempio se i produttori di caffè brasiliani aumentano il prezzo al fine di aumentare i salari dei lavoratori del campo (cosa che non avviene quasi mai), ciò provoca un miglioramento radicale nelle condizioni di vita di migliaia di famiglie e quindi un beneficio per l’umanità. Che poi il prodotto finito giunga in Italia con un prezzo maggiore rispetto ad un periodo precedente è parte dell’economia di mercato che tanti italiani amano, in cui ognuno fa più o meno come gli pare. Se si facessero accordi tra gli stati per la produzione di beni alimentari, piuttosto che la concorrenza spietata (e spesso falsata da accordi tra le multinazionali), al fine di garantire il diritto ad una alimentazione sana e in giusta quantità, tali problemi non sorgerebbero: è una scelta che noi italiani abbiamo fatto e sosteniamo, adesso ne paghiamo le conseguenze.

L’inflazione: l’inflazione è uno dei termini economici che si utilizzano per giustificare l’aumento dei prezzi. Si ha inflazione quando l’offerta di moneta è superiore alla domanda, quando aumentano i prezzi dei beni importati, quando aumenta il costo dei fattori produttivi o quando aumenta la domanda di determinati beni. L’inflazione porta alla perdita di potere d’acquisto della moneta da una parte (a scapito quindi dei cittadini comuni) e avvantaggia chi si trova in posizioni debitorie dall’altra (soprattutto sensibili a ciò sono le grandi aziende e lo Stato), poiché a parità di interessi, essendo diminuito il valore della moneta, in realtà si giunge a pagare meno in termini di economia reale. Il sistema capitalistico è intrinsecamente inflazionistico, in via principale per via dell’istituto della riserva frazionaria a livello di sistema bancario (che consente alle banche di prestare sino al 4900% in più del capitale che effettivamente detiene in denaro contante, creando moneta dal nulla) e per via del debito pubblico sempre crescente causato del signoraggio (gli interessi pagati sulla moneta alla Banca Centrale Europea dagli stati dell’UE). Ciò porta tutti noi italiani a nascere e vivere con un debito non da noi creato pari a circa 30.000 euro (1.800 miliardi circa di debito pubblico, tra i primi al mondo, divisi per circa 60 milioni di cittadini, dati ISTAT Debito Italia 2009), pagando circa 75 miliardi annui solo di interessi sul debito (quindi il debito complessivo aumenta di circa 1.250 euro annui).

La recessione: si ha recessione quando la variazione del PIL rispetto all’anno precedente è negativa. Ciò porta ad una diminuzione dei tassi di interesse, ad un’eventuale aumento della disoccupazione, ad una minore produzione di beni complessiva del paese. Tale parametro è considerato negativo nelle economie capitalistiche, perché legate ad un necessario aumento della produzione per sostenere il sistema economico. Anche qui ci sono forti dubbi e discrepanze con la realtà, con l’economia reale. Ad esempio un dato paese può produrre già abbastanza per soddisfare le esigenze di tutti i cittadini e quindi diminuire la produzione perché eccessiva rispetto alla domanda, nulla quindi di drammatico. Può anche accadere che molti cittadini decidano ad esempio di coltivare in casa propria alcuni prodotti alimentari, di curare i piccoli malanni con le piante medicinali, che quindi portano ad una contrazione della produzione, garantendo una sussistenza anche migliore, potendo il cittadino così consumare un prodotto fresco, naturale e senza nessun additivo chimico, diminuire il trasporto di merci inquinando così di meno, abbattere i rifiuti creati dai pacchi per il trasporto degli alimenti; diminuiscono così gli acquisti di tali prodotti presso supermercati, farmacie e ipermercati, ma al contempo migliora la salute del cittadino.

La disoccupazione: altro parametro indice di benessere nell’economia di mercato. Per uno dei più grandi economisti del XX secolo, John Maynard Keynes, vi è una disoccupazione endemica nell’economia del capitale, non superiore al 3%, definita “disoccupazione frizionale” e una disoccupazione volontaria, di chi sceglie volontariamente di non lavorare perché il salario è troppo basso.

Tale parametro si lega, sempre nelle economie capitalistiche, a braccetto con la recessione: se si produce di meno, non c’è bisogno di nuovi impianti produttivi, quindi nemmeno di lavoratori.

Nell’economia di mercato il lavoratore è un limone, che va spremuto sino all’ultima goccia, è una “risorsa umana”, che deve essere mobile (quindi spostarsi fisicamente nel luogo dove il capitale ha più necessità e quando il capitale ne ha necessità), stakanovista (deve lavorare a qualsiasi condizione, il maggior tempo possibile), possedere la cultura minima necessaria al suo lavoro e nulla più (altrimenti può accorgersi di venire sfruttato e chiedere aumenti salariali o posizioni di maggior prestigio). Attorno alla cultura minima necessaria ruotano il mondo dell’intrattenimento e della moda, il celebre “panem et circenses” del poeta latino Giovenale.

La mobilità crea lavoro precario, con garanzie legali minime se non nulle (e quindi risparmio per lo Stato e per le aziende), lo stakanovismo crea il plus-valore (e quindi l’aumento di ricchezza dell’azienda, del capitale, ma non del lavoratore), la cultura minima (a cui anche le università ci hanno abituato, ormai bisogna specializzarsi in funzione di ciò che serve alle aziende e non certo in ciò in cui si è più portati) crea l’indifferenza necessaria all’élite capitalistica per proseguire i propri affari indisturbata, devastando lo stato repubblicano e popolare trasformandolo in un apparato burocratico e corrotto, al solo servizio del mercato.

Quindi in realtà l’economia capitalistica non potrà mai garantire la piena occupazione, né un miglioramento delle condizioni di vita, ma tenterà sempre più di spremere gli occupati che non hanno altra possibilità di sussistenza, che non possono quindi scegliere volontariamente il loro lavoro, ma sono costretti a lavorare per sopravvivere.

Non si punta a diminuire l’orario di lavoro per garantire la piena occupazione, perché altrimenti non si creerebbe il plus-valore necessario a garantire ai pochi ricchi di rimanere tali e controllare l’economia, di poter avere dieci ville, elicotteri, aerei, barche da trenta metri.

Tutti tali parametri e tali dinamiche consentono al sistema capitalistico di continuare a concentrare il denaro nelle mani di pochi, che controllano dall’informazione alla produzione, di modo che la stragrande maggioranza dei cittadini viva nel quotidiano terrore di non riuscire a sopravvivere, creando di fatto una società basata sulla scarsità di risorse, quando l’attuale sviluppo tecnologico, nonché le risorse planetarie, potrebbero garantire senza dubbio alcuno la sopravvivenza di tutta l’umanità, attraverso però un’organizzazione della società realmente condivisa, democratica e partecipata, ad economia comunista (da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni, possesso collettivo dei mezzi di produzione), dove la cooperazione surclassi la concorrenza, i diritti basici siano a chiunque e gratuitamente garantiti, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo sia solo un lontano ricordo.

“Ci sono due modi per conquistare e rendere schiava una nazione. Uno è con le spade. L’altro è con il debito.” – John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti

“La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa; la povertà si può vincere con un sistema costruttivo ed è di fondamentale importanza combattere l’ingiustizia anche a costo della propria vita.” Gandhi

“Questo è il mio orizzonte: attendo con ansia il tempo in cui l’uomo saprà conquistare un progresso che non sia solo materiale, il tempo in cui l’uomo agirà guidato da un incentivo più alto di quello odierno, che è appunto lo stomaco. Continuo a credere nella nobiltà e nell’eccellenza dell’uomo. Credo che la dolcezza spirituale e la generosità sconfiggeranno la volgare ingordigia dei nostri giorni.” Jack London

“La verità è sempre rivoluzionaria.” Antonio Gramsci

“Se fossimo capaci di unirci… Quanto bello e vicino sarebbe il futuro.” Ernesto “Che” Guevara

“I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; il punto è cambiarlo.” Karl Marx

“L’umanità avrà la sorte che saprà meritarsi” Albert Einstein

“Non abbiamo diritto di consumare felicità senza produrne più di quanto abbiamo diritto di consumare ricchezze senza produrne.” George Bernard Shaw

“Ho una sola passione, quella della luce in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità.” Emile Zola

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feb 06

Che tristezza vedere questo scempio della comunicazione, questo abuso dell’ideologia dominante sino allo strenuo, sino al lavaggio del cervello più totale e totalizzante, il Bradbury di Fahreneit 451 o l’Orwell di 1984 impallidirebbero rispetto a ciò che accade all’umanità odierna, perpetrato dai media italici. Ormai siamo arrivati al punto che si elogia il delinquente, se ne narrano le gesta (l’italico telefilm “Romanzo criminale” ne è un celebre esempio), lo si definisce eroe (come Mangano o Craxi, l’uno pluriomicida stalliere di Berlusconi, l’altro corruttore e corrotto indefesso, che Berlusconi l’ha creato), si fanno fondazioni per celebrarne la vita e le opere (come la Fondazione Craxi), si aprono dibattiti infiniti e festival di Sanremo per delle farfugliate parole di un tossico dei salotti “buoni”, della gente “bene”; è la follia che regna sovrana in questo paese, una classe politica e imprenditoriale imbarazzante (il Marrazzo dei trans, i festini del premier, il Lapo Elkann dalla sniffata facile, il Provera dell’infelicità, il D’Alema amico di B, pluri-inquisiti vari) non provoca negli italiani nessuna reazione, siamo morti e non ce ne rendiamo conto, viviamo nell’attesa di morire, non siamo più vivi, non abbiamo più coscienza ne’ anima, ce l’hanno rubate le ultime due foto scattate con il cellulare di terza generazione. Siamo tristi e quindi anche io sono triste, perché tutta questa sofferenza attorno non può renderci felici.

Però ci sono dei veri eroi, che forse da noi non sono molto conosciuti (d’altronde non sappiamo nulla dai grandi canali d’informazione, leggasi televisioni, gli unici che la maggioranza degli italiani fanno lo sforzo inaudito di seguire), persone che stanno cambiando il belpaese con la loro vita e le loro gesta. “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi” diceva Brecht, ma gli eroi servono quando la tendenza è l’isteria collettiva, la rabbia insensata, preludio della disperazione. Purtroppo in Italia sono pochi, ma di valore, come (citandone solo alcuni e ancora vivi):

Gino Strada: con Emergency (fondata insieme a sua moglie) ha detto no ai soldi del governo Prodi e del governo Berlusconi perché sono entrati in guerra in Afghanistan (altro che Veltroni & Co.), la sua associazione ha assistito 3,2 milioni di pazienti sino ad oggi in varie parti del mondo, denunciando sempre la follia della guerra, delle mine anti-uomo, delle bombe “intelligenti” (le chiamano intelligenti, l’invenzione più stupida dell’umanità viene definita intelligente!).

Beppe Grillo, un comico che ha scatenato la rete contro il potere partendo da uno yogurt ;-) Dai disegni di legge alle liste civiche, Beppe ha smosso una parte di italiani senza rappresentanza ad auto rappresentarsi. Trasparenza, etica, mandato popolare, è l’unico soggetto del campo politico che ha trasformato il dire in agire con mezzi e contenuti originali e all’avanguardia.

Marco Travaglio: basta che guardiate la puntata di Anno Zero con quel volgare uomo che è Sgarbi, per farvene un’idea, l’impassibilità di Marco è encomiabile, la sua assoluta lucidità, io al posto suo non so se sarei riuscito a trattenermi con siffatto contegno. È riuscito anche nella folle impresa di creare un quotidiano raccontando la verità, senza fondi pubblici, indipendente da ogni partito o azienda, usando la carta stampata, nell’era del web e in Italia, dove ormai sono in calo pure le vendite dei fumetti!

Nichi Vendola: pur se ha portato non poco scompiglio aiutando a frammentare ulteriormente la sinistra comunista, è riuscito a portare la Puglia ad avere di nuovo l’acqua pubblica (ma vi rendete conto, ci stanno vendendo l’acqua, quando passeranno a privatizzare l’aria?), ad essere la prima regione italiana per solare e eolico, è riuscito a farsi eleggere da gay dichiarato e con il purtroppo conosciuto sessismo italico a Presidente della Regione Puglia. Se non è un eroe lui, chi altro?

Prendiamo esempio da loro, non abbassiamo la testa, il futuro è tutto da costruire, serve eroismo in questo periodo di medioevo mediatico e sociale.

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feb 01

Il comunismo è innanzitutto e principalmente un cambiamento del modello economico: ciò non esclude quindi che vi sia violenza in un paese ad economia comunista o tendente ad un’economia di tipo comunista (per quanto a mio parere aberrante, la violenza non è esclusa a priori dal comunismo marxista, è anzi stata più volte dichiarata come necessaria in alcune fasi storiche), come non esclude che si possa avere la massima democrazia e la massima pace sociale. La questione della violenza è questione di natura etica e non politica, a mio parere. Io ad esempio pratico il buddismo e in esso trovo le motivazioni per la mia radicale non violenza, ma non nel comunismo. Che poi un comunismo correttamente applicato nella realtà sociale produca anche minore violenza (ad esempio furti, rapine e tutti gli abusi derivati dalla rincorsa all’accumulazione di capitale diminuirebbero probabilmente, la mancanza di sfruttamento nel lavoro produrrebbe maggior pace sociale) è possibile, ma non scontato, non automatico.

Il comunismo è soprattutto un ideale di rapporti di scambio e di produzione tra gli esseri umani più giusto, più equo (a ognuno secondo i suoi bisogni, da ognuno secondo le proprie possibilità), attraverso l’eliminazione dell’accumulazione di capitale ottenuta tramite il plus-valore (ossia il plus-lavoro del lavoratore). La proprietà dei mezzi di produzione deve essere collettivizzata per poter avere una società di liberi ed eguali.

Bisogna stare accorti (e lo dico soprattutto ai più giovani) a non prendere un modello economico molto razionale e logico come quello comunista per una fede: esso contiene idee emozionanti, progressiste e rivoluzionarie anche (e forse soprattutto) per il mondo d’oggi, ma rimane pur sempre profondamente un’analisi politica e economica.

L’ideologia è un altro termine improprio che si utilizza per definire il comunismo. Marx stesso dichiara guerra all’ideologia, per lui l’ideologia è la propaganda della classe dominante per giustificare l’attuale situazione di sfruttamento:

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante [...] Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee»

L’ideologia tedesca – K. Marx

Per questo i media sono per la maggior parte in mano ai grandi gruppi economici, proprio perché il capitale ha la necessità di divulgare le sue idee dominanti (nascondendo o mistificando ogni altra idea) per poter conservare il proprio potere. Se tutti avessero coscienza che è proprio intrinseco del modello capitalista lo sfruttamento, la scarsità di risorse e l’iniqua distribuzione dei beni, chi lo sosterrebbe? Se tutti avessero coscienza che il capitalismo è presente solo in una parte della storia dell’umanità, che non è un modello economico necessario e unico possibile, ma deriva dai rapporti di potere creatisi nei secoli, che la storia è ancora tutta da scrivere, chi non vorrebbe un suo superamento?

Ciò che si può dire poi con fondatezza storica (e che viene spesso nascosto) è che tante volte l’ideale economico comunista e i suoi valori hanno rappresentato e rappresentano tra i pochi strumenti utili a diminuire lo sfruttamento del lavoro, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: le lotte degli operai, dei contadini, degli studenti, in tutto il mondo, in nome dell’ideale comunista (a volte innegabilmente degenerato in dittatura violenta, da Stalin a Polpot, ma non certo per volontà popolare), hanno portato in molti paesi un miglioramento delle condizioni di lavoro, un miglioramento dell’istruzione generale, hanno portato l’attenzione sui problemi del popolo inteso come umanità e non di una élite dominante.

Pensate che i cinesi di prima di Mao vivessero meglio? O che la Cuba prima della rivoluzione fosse un posto migliore? O la Russia prima di Lenin fosse il giardino dell’Eden? E il Venezuela prima di Chavez? La Bolivia prima di Morales? L’Ecuador prima di Correa? Per avere queste risposte andate a leggervi la storia di questi paesi e giudicate voi, ma non cercatele nei libri di Marx!

Questo è l’ultimo punto altrettanto importante che voglio affrontare: la storia. Non si può fare nessuna analisi seria dell’ideale comunista trascurando questo aspetto fondamentale. È il materialismo storico l’asse portante del ragionamento marxista, pilastro posto alla base delle sue fondamenta.

Il comunismo nasce proprio dall’esigenza di dare il giusto peso nella storia politica, economica, sociale d’Europa e del mondo, al fatto che l’iniqua distribuzione e produzione dei beni materiali porta inesorabilmente ad una società di sfruttati e sfruttatori, quindi ingiusta. E questo è innegabile, anche un economista contemporaneo non avrebbe nessun appiglio per dimostrare il contrario: dal feudalesimo al moderno capitalismo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è basilare per la sopravvivenza di tali modelli economici e politici.

Quindi nel comunismo troviamo il modello ideale di economia, l’utopia verso cui tendere per un’equa distribuzione dei beni, ma cerchiamo nella nostra coscienza, nella nostra etica come mettere in pratica questo ideale, senza violenza alcuna, nel rispetto della natura, con il consenso della maggior parte possibile di esseri umani, una schiacciante maggioranza, solo così riusciremo ad avere un comunismo dal volto umano, progresso pacifico verso una società migliore.

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feb 01

Articolo 1Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Purtroppo mai come oggi nel nostro paese lo spirito di fratellanza è divenuto motto privo d’essenza, l’odio e l’indifferenza permeano la nostra società, colpendo in particolar modo gli stranieri e i più deboli; l’aiuto reciproco, la solidarietà umana, in Italia sono ormai eventi sporadici, nascosti o manipolati dai media, i vari governi non si occupano di implementare la tutela dell’eguaglianza nei diritti, anzi sempre più spesso legiferano per creare privilegi ingiusti: il rientro dei capitali dall’estero pagando solo il 5% di aliquota (gli italiani “normali” di media pagano il 40%), l’autorizzazione a procedere richiesta per le limitazioni della libertà personale di un parlamentare (quasi mai concessa in Italia), le pensioni dei parlamentari, i vari condoni fiscali e edilizi, sono solo alcuni esempi di privilegi accordati dal nostro Stato, in evidente contrasto con l’uguaglianza del diritto per tutti gli esseri umani.

Articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

In Italia non esiste ancora una legge organica sul diritto di asilo, l’accesso all’istruzione diviene sempre più appannaggio delle famiglie ricche, diminuiscono a dismisura gli aiuti per le famiglie più povere (l’ISTAT calcola in 8 milioni gli individui poveri in Italia, il 13,6% della popolazione, riferiti al 2008, l’Italia dedica agli individui poveri solo il 4,5% del PIL, contro una media europea dell’8%), di fatto impedendo a milioni di italiani di vivere con dignità, il divario di retribuzioni tra donne e uomini risulta ancora presente (il 15% in meno a parità di qualifica), la Chiesa Cattolica, oltre all’8 per mille, riceve ancora l’esenzione dell’ICI sui propri immobili, non esiste una legge che dia diritti alle coppie di fatto, gli stranieri e i ROM vengono trattati come delinquenti a prescindere, con deportazioni e carcerazioni arbitrarie (i CPT). Insomma la discriminazione in Italia è in aumento e sostenuta (o non limitata) dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

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gen 31

Quando ho effettuato l’aggiornamento da Adobe Flash 9 a 10 non sapevo a cosa andassi incontro (premetto che lavoro su un iBook G4 con OS X 10.5). In pratica tutti i filmati che prima vedevo fluidi sono diventati inguardabili, la Adobe è riuscita (volutamente, a mio parere) a rovinare il plug-in Flash per i computers datati della mela (con processore PPC, per intenderci: G3, G4, G5). Continua a leggere »

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gen 24

Aumentare gli stipendi, diminuire le tasse, rendere più efficiente la giustizia, rendere gratuita l’istruzione, diminuire l’inquinamento, creare nuovi posti di lavoro dignitosi e garantire la massima occupazione, migliorare gli ospedali, ridurre il traffico: chi non vorrebbe tutto ciò? Continua a leggere »

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gen 19

Perdonate il titolo provocatorio, ma le contraddizioni tra la politica occidentale e la politica latino-americana si acuiscono sempre più; fioriscono iniziative di governo nei paesi del Sud America lodevoli e giuste, (spesso per la prima volta dopo decenni di sanguinose dittature) ben più progressiste delle deboli proposte di riforme sociali europee (a scapito di diritti e lavoratori), Continua a leggere »

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gen 13

Sono mesi che pubblicizzano il passaggio al digitale terrestre in quasi tutta Italia, ma come al solito mentendo. Ricordo che il passaggio al digitale terrestre (così come è stato recepito nella legislazione italiana sulla base di una direttiva, come tale non obbligatoria, della UE) non è niente altro che il piano per salvare Mediaset, Continua a leggere »

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dic 31

Obama e il sogno americano

Vi ricordate l’emozione di tutti i media all’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti? Doveva essere il presidente del cambiamento, del progresso, della rinascita, le solite menzogne insomma, almeno a vedere questo 2009 che volge al termine. E inaspettato è giunto anche il premio Nobel per la Pace, con lo stupore generale, ben altre persone avrebbero potuto riceverlo: ad esempio il presidente boliviano Evo Morales, che da umile indigeno è riuscito a farsi eleggere democraticamente per due volte con una schiacciante maggioranza, a riformare la costituzione proteggendo i beni comuni come l’acqua e le altre risorse, a sradicare l’analfabetismo, a ridurre le disparità sociali: andatevi a leggere la sua storia, è commovente e esemplare. Continua a leggere »
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dic 24

Ecco a voi il corto autoprodotto da noi del nascente studio “Q”!

Per contatti: qstudioq@gmail.com

qlogo

Alessandro Ciaralli, Cristiano Cesolari, Dario Pulcini, Giorgio Tiranti, Vasco Colognese

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