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Poesia Scritti e poesie

Nostalgia di te

Mi manchi

come menomato

di un braccio, un occhio,

una gamba

Mi manca

non vedere con i tuoi occhi

non assaporare il tuo volto

non poter sciogliere il tuo dolore

Mi manca

non svegliarmi con te

non sentire il tuo cuore

non poter dormire al tuo fianco

Mi manchi

come a un ceco l’alba

come ad un sordo la musica

come ad un’aquila le ali

Mi manca con te

la melodia del vento nei campi

l’aroma del tuo cucinare

l’istante di gioia nel cuore

Mi manca

Il tuo umore cangiante

ogni secondo perduto

senza poterti abbracciare

Mi manca

ogni tua parola

ogni tuo dubbio

ogni tuo gesto

Solo non mi manca

il tuo struggente silenzio

che mi sembra infinito

e che non merito.

Dario Pulcini

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Scritti e poesie Umanesimo

La catastrofe

“L’atteggiamento di attendere la catastrofe per cambiare accelera la venuta della catastrofe.”
Dario Pulcini
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Scritti e poesie Umanesimo

L’inferno è di chi se lo crea

Ci sono persone
a cui darai la tua vita
e che ti faranno del male
altre a cui darai il cuore
e in cambio ti ignoreranno
altre ancora che aiuterai
ad essere felici
e che riverseranno
su di te ogni loro dolore
e ogni loro responsabilità.
Ci saranno persone
che ripagheranno
il tuo bene con il silenzio
e con l’indifferenza.
Non voltarti indietro
e non cedere alla tentazione
di comportarti allo stesso modo.
Chi è piccolo va con il piccolo
chi è grande va con il grande.
Chi compie il male
verso una persona sincera,
buona e onesta,
di un male ben peggiore
verrà ripagata:
alla legge dell’universo
nessuno può sfuggire,
che se ne abbia coscienza o meno.
Prega per loro affinché
capiscano gli errori commessi,
affinché non brucino
le loro vite nell’inferno
che loro stesse hanno creato.

Dario Pulcini

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Scritti e poesie Umanesimo

Preferisco

Preferisco essere un illuso che sogna amori impossibili, che uno che non sa amare.

Dario Pulcini

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Scritti e poesie Umanesimo

Rabindranath Tagore, Gitanjali, Canti di offerta, LXIX

La stessa corrente di vita
che mi scorre giù per le vene,
notte e giorno, galoppa nel mondo
e volteggia con ritmo e misura.

È la stessa vita che germoglia
gioiosa attraverso la terra
nei fili infiniti dell’erba
e prorompe in onde di foglie e di fiori.

È la stessa vita che si culla
nell’oceano di nascita e morte,
nel flusso e riflusso del mare.

Sento le mie membra farsi belle
al tocco di questo mondo pieno di vita.
E l’orgoglio mi viene dal palpito
delle molte età che mi danzano dentro
contemporaneamente nel sangue.

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Culture Scritti e poesie Umanesimo

Poesia della grandezze – estratti – Walt Whitman

[…]
Grande la libertà! Grande l’uguaglianza! Sono un loro seguace,
Nocchieri delle nazioni, scegliete la vostra barca! Dove voi
veleggerete, io veleggerò!
Vostro è il potere di vita e morte, vostra è la scienza perfetta, in voi
ripongo una fede assoluta.
Grande è l’oggi, e bello,
È bello vivere in questa età, non c’è mai stato momento migliore.
Grandi sono i rischi, gli spasmi, i trionfi, i cedimenti della
democrazia,
Grandi i riformatori, fra fallimenti e urla,
Grande l’audacia e l’impeto dei naviganti per nuove esplorazioni.
Grandi siamo tu e io,
Siamo come i più vecchi e i più giovani,
Ciò che ha fatto il migliore o il peggiore, lo potremo fare anche noi,
Ciò che hanno provato, non lo abbiamo forse provato anche noi?
Ciò che hanno voluto, non lo vogliamo forse anche noi?
Grande la giovinezza, ma grande anche la vecchiaia – grandi il giorno
e la notte,
Grande è la ricchezza, grande la povertà, grande l’espressione, grande
il silenzio.
Giovinezza, sconfinata vigorosa appassionata – giovinezza, piena di
grazia, forza, fascino,
Sai che la vecchiaia può venire per te, con pari grazia, forza,
fascino?
Giorno, sbocciato e splendente – giorno di sole immenso, di azione,
ambizione, risa,
La notte segue da vicino, con milioni di astri, e sonno e tenebre
ristoratrici.
Ricchezza, a piene mani, abiti raffinati, ospitalità,
E poi ricchezza dell’animo, che è candore, conoscenza, orgoglio,
amore avvolgente;
(Chi cerca uomini e donne che ostengono che la povertà è più
sontuosa della ricchezza?)
Espressione della parola! In ciò che è scritto o detto, non dimenticare
che anche il silenzio è espressivo,
Che l’angoscia più bruciante, che il disprezzo più glaciale, possono
essere senza parole,
Che la vera adorazione è anch’essa senza parole, e senza genuflessioni.
[…]
Grande è la terra, e come è diventata ciò che è,
Tu credi che si sia fermata qui? Che abbia smesso di crescere?
Devi allora capire che da qui riprenderà il cammino, fatto da quando
giaceva coperta di acque e di gas.
Grande, nell’uomo, è il valore della verità,
Che lo sostiene fra tanti cambiamenti ed
È insita nell’uomo – che ne è innamorato, l’uomo e la verità non si
lasciano mai.
La verità nell’uomo non è una massima, ma è parte vitale come la vista,
Lì dove c’è un’anima, lì è la verità – dove c’è un uomo o una donna, lì
è la verità – dove c’è uno spazio fisico o morale, lì è la verità,
Se c’è volontà o equilibrio, lì è la verità – qualunque cosa vi sia sulla
terra, lì è la verità.
O verità della terra! O verità delle cose! Sono pronto a percorrere tutta
la strada verso di te,
A sondare la tua voce! Dietro di te io scalo montagne o mi tuffo nel
mare.
Grande il linguaggio – è la scienza più potente,
È pienezza, colore, forma, e diversità della terra, degli uomini, delle
donne e di tutte le categorie e le opere in corso,
È più grande della ricchezza – è più grande di palazzi, navi, religioni,
dipinti, musica.
[…]
Il nuovo ordine deve governare come governa lo spirito e come
governano amore, giustizia e equità d’animo.
Grande è la legge – grandi sono i pochi fondamentali punti chiave
della legge,
Sono immutabili nel tempo, e non devono essere travisati.
[…]
Grande è la giustizia!
La giustizia non è stabilita da legislatori e leggi – è nell’anima,
Non può essere modificata da statuti, come non lo possono essere
amore, orgoglio, forza di gravità,
È immutabile – non dipende dalle maggioranze – da maggioranze o da
quant’altro alla fine giunge di fronte allo stesso tribunale,
impassibile e rigoroso.
Perché la giustizia è per natura quella dei grandi avvocati e dei giudici
perfetti, è insita nelle loro anime,
È ben dotata – non per niente hanno studiato – il grande include il
piccolo,
Decidono sugli argomenti più importanti, sovrintendono a tutto,
epoche, Stati, amministrazioni.
Il giudice perfetto di nulla ha paura, potrebbe stare faccia a faccia
davanti a Dio,
Alla presenza del giudice perfetto tutto deve farsi da parte – vita e morte
devono farsi da parte – paradiso e inferno devono farsi da parte.
Grande è la bontà!
Non so che sia, più di quanto non sappia cosa sia la salute, ma so che è grande.
Grande è la malvagità – spesso mi scopro ad ammirarla quanto
ammiro la bontà,
Ti sembra un paradosso? Lo è di certo.
L’eterno equilibrio delle cose è grande, e l’eterno capovolgimento
delle cose è grande,
E questo è un altro paradosso.
Grande è la vita, concreta e mistica, ovunque e per chiunque,
Grande è la morte – certo, come la vita tiene tutto insieme, così la
morte tiene tutto insieme,
La morte ha tanto valore quanto ne ha la vita,
Tu godi di ciò che offre la vita? Dovresti godere di ciò che offre la
morte,
E io non afferro le realtà della morte, ma so che sono grandi,
E io, se non afferro la più piccola realtà della vita – come posso,
allora, comprendere le realtà della morte?

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Culture Scritti e poesie Umanesimo

Ahimè! Ah vita!

Ahimè! Ah vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più
sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta:

Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

Walt Whitman – Foglie d’erba

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Culture Filosofia Scritti e poesie Umanesimo

Il mio passato – Alda Merini

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

Alda Merini

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Culture Scritti e poesie Umanesimo

Universo

Nel dolore della malattia
come nelle ferite profonde
dell’amore mancato, delle morti
e delle amicizie perdute,
in una fresca e sommessa
mattina d’una primavera
che viene timidamente
a risvegliare ogni vita.
Tutto permea e tutto è permeato
dello stesso ritmo e respiro,
in questo misterioso universo
dove nulla è per caso
e nulla è destino.

Dario Pulcini

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Filosofia Scritti e poesie Umanesimo

Egoismo

Chi trae la propria forza dall’egoismo è eternamente infelice.

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Buddismo Culture Filosofia Foto Scritti e poesie Umanesimo

Perché i sogni si avverino

Grazie maestro, le tue perle di saggezza mi indicano sempre la giusta via!

“Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari!”
Daisaku Ikeda

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Ambiente Culture Ecologia Scritti e poesie Società Umanesimo

Saltatempo 2

[…] la memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina. […]

Stefano Benni – Saltatempo

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Culture Scritti e poesie Umanesimo

Saltatempo

[…] Ecco, questo è il rumore dell’orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica […]

Stefano Benni – Saltatempo

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Filosofia Scritti e poesie Società Umanesimo

Foglie d’erba

Alcuni stralci estratti dalla raccolta di poesie di Walt Whitman “Foglie d’erba”, meravigliosa creazione, parole scritte con il cuore nobile di un essere umano. Ne aggiungerò altri man mano che continuerò con la lettura.

Poesia di Walt Whitman, un americano
[…]
Non c’è mai stato più inizio di quanto ce ne sia ora,
Né più giovinezza o vecchiaia di quanto ce ne sia ora,
E non ci sarà mai più perfezione di quanta ce ne sia ora,
Né più paradiso o inferno di quanto ce ne sia ora.
Sprona, e sprona, e sprona,
Sempre la procreante spinta del mondo.
[…]
Chiara e dolce è l’anima mia, e chiaro e dolce è tutto ciò che non è l’anima mia.
Se manca una mancano entrambi, e il non visto è provato dal visto, Fino a che questo diventa invisibile, e viene a sua volta provato.
[…]
Passanti mi interrogano e mi circondano,
La gente che incontro – l’effetto che hanno su di me i primi anni della mia vita, il quartiere, la città in cui vivo e la nazione,
Le ultime notizie, scoperte, invenzioni, società, autori vecchi e nuovi, La mia cena, abiti, conoscenti, la moda, il lavoro, i complimenti, i doveri,
L’indifferenza reale o presunta di qualche uomo o donna che amo,
La malattia di uno dei miei, o di me stesso, o la malvagità, perdita o mancanza di denaro, depressioni o euforie,
Mi raggiungono di notte e di giorno, e se ne vanno di nuovo,
Ma non sono il mio vero Io.
Separato da ciò che tira e trascina sta ciò che io sono,
E sta divertito, compiaciuto, compassionevole, pigro, unitario,
Guarda verso il basso, sta eretto, piega un braccio in un fermo impalpabile gesto di riposo,
China curioso la testa da un lato, per vedere ciò che accadrà in seguito, Sia dentro che fuori del gioco, guardando con attenzione e
meraviglia.
Guardando indietro vedo i miei sudati giorni quando mi affannavo nella nebbia tra linguisti e avversari,
Non ho argomenti o battute – do testimonianza e aspetto.
Credo in te anima mia – l’altro che io sono non deve umiliarsi davanti a te,
E tu non devi umiliarti davanti all’altro.
Indugia con me sull’erba, sciogli il nodo che ti serra la gola,
Né parole, né musica, né rima io voglio – né consuetudini o discorsi, nemmeno i migliori,
Solo l’incanto, il mormorio della tua voce modulata.
Ricordo come giacemmo a giugno, in quel trasparente mattino d’estate, Mi ponesti la testa tra i fianchi e, delicatamente ti voltasti verso di
me,
E mi apristi la camicia sul petto, e affondasti la tua lingua nel mio cuore aperto,
E cercasti fino a sentire la mia barba, cercasti fino a toccarmi i piedi.
Subito è sorta e si è diffusa intorno a me la pace e la gioia e la consapevolezza che superano ogni arte e argomento terreno,
E so che la mano di Dio è la promessa della mia,
E so che lo spirito di Dio è fratello del mio,
E che ogni uomo nato su questa terra è anche mio fratello, e che ogni donna mi è sorella e amante,
E che la chiglia della creazione è amore,
E che infinite sono le foglie, secche o che marciscono nei campi,
E le scure formiche nelle piccole cavità sotto di loro,
E le croste muschiose dei recinti, dei mucchi di pietre, sambuco, verbasco, e morella.
Un bambino disse, Che cos’è l’erba?, portandomene a piene mani; Che cosa potevo rispondere al bambino? No so che cosa sia più di quanto ne sappia lui.
[…]
Il più piccolo germoglio mostra che in realtà non esiste la morte,
E se mai è esistita, portava alla vita, e non aspetta la fine per arrestarla, Ed è cessata nel momento in cui è apparsa la vita.
Tutto va avanti e viene fuori – niente si distrugge,
E morire è diverso da ciò che s’immagina, ed evento più fausto.
Qualcuno ha mai pensato alla fortuna di essere nato?
Mi affretto a informarli, uomo o donna che siano, che è evento altrettanto fausto morire, e io lo so.
Faccio esperienza di morte con chi sta morendo, e di nascita con il bambino appena lavato, e non sto tutto tra il cappello e gli
stivali,
E mi servo di svariati oggetti, non due uguali tra loro, e tutti ugualmente buoni,
La terra è buona, e le stelle sono buone, e i loro corpi aggiunti ugualmente buoni.
Non sono una terra né un corpo aggiunto della terra,
Sono l’amico e il compagno della gente, proprio tutta, immortale e incomprensibile come sono io;
Non sanno quanto sono immortali, ma io lo so.
[…]
Tenere insieme gli uomini con carte e sigilli, o con la forza, a nulla serve,
Solo ciò che è principio vitale tiene gli uomini uniti, come ciò che
unisce le membra del corpo o le fibre delle piante.

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Culture Filosofia Politica Scritti e poesie Società Umanesimo

Del pregiudizio ideologico

Prima di esprimere il mio punto di vista sulla tematica che  affronto in questo articolo, ossia il pregiudizio ideologico, preferisco definire cosa io intendo per pregiudizio e cosa per ideologia, di modo da non dar adito a fraintendimenti.

pregiudìzio (ant. pregiudìcio) s. m. [dal lat. praeiudicium, comp. di prae- «pre-» e iudicium «giudizio»].

Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore.

Definizione dal vocabolario Treccani

Per quanto concerne invece la definizione di ideologia, trovo aderente al mio modo di intenderla la definizione data da Karl Marx e Frederich Engels, nel loro saggio “L’ideologia tedesca”:

L’ideologia non indica più, come per Ideologi e Illuministi, lo studio delle sensazioni e l’origine delle idee, essa per Marx indica la funzione che religione, filosofia e produzioni culturali in genere possono avere nel giustificare la situazione esistente: «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante […] Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee»

Da Wikipedia

omologazioneCredo che uno dei maggiori problemi  di comunicazione e dialogo tra esseri umani sia determinato dall’avere un potente pregiudizio ideologico. Cosa intendo con ciò?

Intendo, in parole povere che, se un’idea non viene valutata in funzione della giustezza o meno in sé per sé (ognuno con i propri strumenti culturali, messi, attraverso il dibattito, in condivisione con l’altro in un aperto confronto, il più possibile liberi da preconcetti), attraverso un dialogo tendente a costruire un’idea comune, ma viene valutata pregiudizialmente in funzione del soggetto che la esprime, non possa mai avvenire un dibattito sincero, un crescere insieme, non ci possa in definitiva essere la capacità di costruire una comunità pacifica e quindi un futuro condiviso, scegliendo nel presente le idee più sagge e giuste che riusciamo a concepire.

Se si decide di considerare un’idea corretta solo perché a dirla è stata una persona che stimiamo, sia esso un rappresentante di una corrente di pensiero, un leader politico o religioso, un nostro amico, perdiamo la nostra innata capacità critica di riflettere analiticamente sulla realtà basandosi sui fatti e su una logica lineare piuttosto che sul preconcetto: perdiamo quindi l’opportunità di scegliere ciò che è meglio in questo dato momento.

Se il nostro pensiero non evolve in funzione delle informazioni che via via riceviamo, cercando di discernere la verità dalla menzogna, se si rifiuta il dialogo per pregiudizio ideologico, si perde il senso di realtà e si finisce per aderire ad una visione stereotipata o preconfezionata senza aggiungere il nostro prezioso punto di vista. Si sminuisce quindi il proprio ruolo e la propria importanza sociale, di esseri umani comunque pensanti e emotivi, in modo diverso l’uno dall’altro, con il proprio originale e unico punto di vista, solo per la paura di trovarsi in solitudine a pensarla in un certo modo, forse derisi se non addirittura ignorati.

Eppure la storia dell’uomo ci insegna che proprio chi ha avuto il coraggio di esprimere idee liberamente (e agirne coerentemente, per dimostrare la validità e la verità delle proprie asserzioni) ha cambiato radicalmente il percorso della comunità umana.

Ghandi, Einstein, Marx, Shakyamuni, Jung, Gesù, Goethe, Steiner, tanto per citarne alcuni tra i più celebri, hanno, con il loro pensiero e la loro azione, scevri da pregiudizi ideologici, fatto evolvere il pensiero e l’agire della collettività, hanno aperto la mente a milioni di persone su ciò che è da ritenersi giusto e ciò che è da ritenersi sbagliato, mettendosi in gioco in prima persona, senza la paura di essere giudicati e/o criticati.

Dietro al pregiudizio ideologico spesso si celano le nostre paure (di vivere, di essere felici, di venir giudicati), i nostri sensi di colpa, le nostre responsabilità individuali, la nostra pigrizia, lasciando spazio ad una visione comune del mondo (anche se visione solo di una parte, anche se solo nel circolo di persone dinanzi a noi nel momento in cui ci esprimiamo) che ci rassicura e rasserena nell’immediato, ma che spesso ci porta alle peggiori soluzioni, se non, nei casi più gravi, ad essere complici o artefici delle più grandi nefandezze e scelleratezze: nascosti stupidamente dal  pensiero che “tanto ora tutti la pensano così, mi adeguo per non entrare in conflitto, così sto in pace e vengo accettato”, non riusciamo a vedere con chiarezza l’importanza e la responsabilità che assume il nostro comportamento di adesione o opposizione ad una data idea, per puro pregiudizio ideologico.

Il pregiudizio ideologico provoca un annichilimento del nostro sé, un annientamento del proprio sapere, delle proprie esperienze, in sostanza annulla il nostro essere ed esserci e poter essere determinanti nelle scelte comuni, che dovrebbero invece scaturire da un dialogo tra persone coraggiose, che non temono il giudizio altrui. Uccide, il pregiudizio ideologico, ogni possibile evoluzione del pensiero e dell’agire umano, perché distrugge la nostra innata capacità di creare soluzioni originali e innovative alle problematiche che la vita ci pone dinanzi, disintegra il nostro potere di pensare da esseri liberi e agire di conseguenza.

La società industriale probabilmente ha grandi responsabilità  nell’aver ridotto, quando non annullato, la creatività degli esseri umani, attraverso la serialità dei prodotti e dei servizi, attraverso la catena di montaggio, per mezzo dell’omologazione indotta dai mezzi di comunicazione di massa, attraverso l’avvilimento di quella parte dell’essere umano nato artigiano e artista, condottiero del proprio cuore e della propria mente.

Paradossalmente, in un presente che ci permette di comunicare con una quantità di persone impensabile fino a qualche decennio fa, immersi nella società della comunicazione, non sappiamo spesso più che dire, se non banalità, perché abbiamo paura di essere pionieri di nuove idee, di nuove attitudini, abbiamo paura che gli altri ci giudichino come folli o stupidi.

Eppure cosa c’è di più stupido dell’accettare un’affermazione come verità solo perché abbiamo deciso che la persona o la comunità che la esprime è vicina a noi, solo per spirito di appartenenza, solo per omologazione, solo per pigrizia, solo per fobia?

Il nostro vestire, il nostro mangiare, i nostri gusti, le nostre scelte, non sono più nostri, sono frutto di un pensiero comune che non critichiamo, ma a cui ci adeguiamo supinamente (seppure sgomitando per renderlo originale), inconsapevoli di cercare in un contenitore precostituito e dai confini determinati, piuttosto che nella reale sconfinatezza della nostra mente: perché  è immensamente più difficile, nel contesto in cui siamo nati e cresciuti, esprimere un’idea non convenzionale senza essere derisi, ignorati o condannati, ma se non lo facciamo perdiamo a poco a poco la nostra vitalità, la nostra creatività, la nostra socialità, quindi, in definitiva, il nostro stesso senso di esistere. E questo atteggiamento ci porta a deprimerci e ad abbandonare i nostri sogni, a smettere di lottare nel presente orientati verso il futuro, diveniamo artefici in sintesi di uno stato d’animo che cancella la speranza di un domani migliore e appagante, costruito attraverso una faticosa quotidiana lotta interiore per far emergere le nostre inimitabili qualità intrinseche. Agiamo trasportati dalle emozioni create da altri, incapaci di credere di poter vincere pur quando tutto il nostro essere ci dice di essere nel giusto.

Ma la verità più profonda è che il nostro infinito potenziale creativo, se messo in azione, può spezzare ogni catena e ogni vincolo, annientando il pregiudizio ideologico: dovunque siamo nati, in qualsiasi condizione ci troviamo, possiamo progredire verso la realizzazione di noi stessi in tutto e per tutto, possiamo costruire una felicità concreta per noi e per gli altri. Seguendo tale comportamento diventiamo noi stessi gli esseri saggi e giusti dell’umanità, diventiamo noi  i Ghandi e i Martin Luther King della nostra comunità, della nostra epoca. Per quanto possa essere faticoso, per quanto all’inizio non si venga accettati, non riesco ad immaginare un modo più gioioso, intenso e pieno di vivere.

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