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Economia Politica Società Umanesimo

Sul Giappone e sull’Italia

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Quando il paese finisce nel caos,
i politici parlano di “patriottismo”.

Tao Te Ching

 L’anno volge al termine e le mie riflessioni sono tutte concentrate sul cercare di capire il futuro che ci attende. Due stati (due popoli) mi preoccupano più di altri, per via del fatto che ho paura saranno i primi la cui economia collasserà entro i prossimi 5 anni, se non si cambia rotta: il Giappone e l’Italia.

La citazione iniziale del Tao Te Ching ben si adatta all’attuale situazione del “Paese del Sol levante”, terza economia mondiale, in cui, ad una crisi economica senza precedenti e al più alto debito pubblico del mondo,  il governo giapponese risponde cercando di riportare in auge lo schintoismo di stato e il nazionalismo nelle scuole attraverso l'”educazione patriottica”.

Il voler a tutti i costi cercare di sanare l’economia attraverso l’aumento della produzione in un paese consumista come il Giappone è pura follia:  il pianeta potrà sopportare ancora per poco il consumo indiscriminato di risorse. Consumare di più è eticamente sbagliato e insostenibile. Eppure il governo giapponese, senza alcuna saggezza, punta proprio su ciò, cercando di far breccia nei cuori dei giapponesi attraverso la religione di stato e il patriottismo: l’avidità del sistema capitalista si sta esprimendo quindi in tutta la sua perversione con cecità estrema, senza considerare gli effetti nefasti sull’avvenire dell’umanità e del pianeta terra che tale politica già sta producendo.

In Italia sono invece la corruzione e il clientelismo, ormai entrambe  permeanti la cultura italiana a tutti i livelli (sociale, politico e economico), i fattori determinanti che porteranno ad un inevitabile collasso, se non si inverte immediatamente la rotta. Non ho alcuna fiducia che l’attuale governo dia dati veritieri sulla reale situazione economica del nostro paese, che secondo me è ben più grave di quanto vogliano dirci.

Solo noi cittadini possiamo invertire queste tendenze pericolosissime per il futuro della terra, riprendendo il controllo sulle nostre istituzioni, inserendo i più meritevoli, onesti e saggi ad amministrare il bene pubblico. Altrimenti il futuro sarà veramente duro per tutti.

Spero in un 2014 in cui la coscienza e la consapevolezza di ogni singolo essere umano mutino ovunque, che trionfi  un unico imperativo etico comune: costruire un percorso verso un’umanità armoniosa e solidale. La disonestà, l’avidità e l’egoismo porteranno ineluttabilmente al collasso.

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Filosofia Società

Coltivare il bene

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La rabbia, l’animalità, l’avidità, pur essendo stati vitali ineliminabili, non vanno coltivatati, va coltivato il bene (la coscienza, l’altruismo, la compassione, la verità). Possiamo stare a discutere dieci anni su ciò che è giusto o sbagliato, ma se non proviamo a fare bene e fare del bene non sapremo mai cosa realmente è bene e cosa è male. E questo va fatto insieme, se è vero che si vuole progredire come umanità, se è vero che qualcosa ci unisce. L’azione è necessaria per un cambiamento, se tanti non agiscono debbono assumersi la responsabilità del loro non esprimersi o non agire, non possono incolpare chi agisce. Questa città, questo paese, questo mondo, sono come sono più per responsabilità di chi non agisce, che per causa di chi agisce male. Gli strumenti sono relativi, quello che conta è la volontà. Non basta astenersi dall’agire male per fare bene, bisogna agire bene: se non si dialoga si preclude ogni possibilità di fare insieme e quindi di comprendere cosa è veramente il bene. Quindi il vero problema attuale è chi non dialoga e perché, dobbiamo chiederlo ad ogni persona, dobbiamo chiedercelo in prima persona.

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