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Rabbia sana

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Arrivo arrabbiato a queste elezioni politiche e sono arrabbiato innanzitutto con me stesso: in questi ultimi anni ho fatto tanta cittadinanza attiva, ma poca all’interno dell’ambito prettamente politico. Ho impiegato 4 mesi per scegliere se votare il Movimento 5 Stelle o meno in attesa che la sinistra, a cui ho sempre fatto riferimento, si proponesse in qualche modo; e il modo con cui si è proposta è stato pessimo, con Rivoluzione Civile costruita in pochissimo tempo, senza il tempo di dibattere, proponendo tanti candidati appartenenti alla vecchia dirigenza fallita dei partiti di sinistra radicale. Quella sinistra che ha perso a tutte le ultime elezioni, che non ha più la rappresentanza in Parlamento da anni, per la cecità di non usare strumenti più idonei e democratici di coinvolgimento dei militanti, per non essere in grado di supportare la cittadinanza attiva, di essere strumento e non fine. Mi ricordo ancora quando, nel 2005, al Congresso di Rifondazione Comunista dei Castelli Romani (militavo nella sezione di Grottaferrata), proposi di dotare ogni sezione di un computer rigenerato, con istallato linux, al costo di 50 euro e una linea dsl da 20 euro al mese: ciò al fine di permettere a tutte e tutti di discutere on-line, di partecipare alle decisioni del partito veramente dal basso, eliminando le distanze fisiche che lo impedivano. Andai anche al nazionale, dove tutti a parole erano favorevoli, ma nessuno si mosse. Forse se fosse passata realmente la mia proposta, al posto del M5S ora c’era Rifondazione e una storia diversa di questo paese.

Sono arrabbiato con i miei concittadini, perché ancora una volta, in tanti, si sono fatti abbindolare dagli stessi personaggi e gruppi che da decenni promuovono e approvano riforme che hanno distrutto lo stato di diritto, la divisione dei poteri, i diritti costituzionali. Da destra a sinistra. Sono arrabbiato perché in questo paese conta più il beneficio di uno che quello di tutti, perché il più bravo è il più furbo e scaltro.

Sono arrabbiato con tanti miei coetanei che si lamentano, ma non partecipano, non lottano quotidianamente, per cambiare lo stato di cose presente. Sono arrabbiato anche perché studiano, si laureano, hanno dottorati e masters e non sanno nemmeno come funziona il Parlamento, non conoscono la Costituzione, capiscono poco o niente di politica e economia perché studiano solo i libri che vengono dati loro dal sistema educativo; vivono la vita virtualmente, dai telefonini, sono presuntuosi e arroganti perché pensano che basti un titolo per farli divenire persone capaci, pur senza avere esperienze; non hanno alcuna capacità critica, hanno così poca umanità da non riconoscere mai i propri errori e condannare sempre quelli altrui. Pensano sempre che avere ragione sia più importante della verità, pensano che non esista verità e che ognuno abbia la propria, indiscutibile, incontrovertibile, dimenticando così ciò che di più ci fa umani, l’essere molto, molto più simili di quanto non vogliamo ammettere.

Sono arrabbiato anche con i tanti arrabbiati insani, che vivono la propria vita con rancore e odio perenni, non capendo che la rabbia e l’odio sono sani solo se si trasformano dinamicamente in gioia e amore; solo se, di fronte alle ingiustizie e ai torti subiti, diventano forze propulsive di un cambiamento interiore che spinge a fare ogni giorno di più e meglio in prima persona.

Sono arrabbiato con i tanti che pensano di essere migliori degli altri, non capendo che siamo un’umanità di uguali, dove tutti abbiamo qualche aspetto migliore di un altro, così come debolezze peggiori di altri. E che solo insieme, attraverso il dialogo, la filosofia della prassi gramsciana, si può arrivare a soluzioni condivise e migliori.

Sono arrabbiato con chi sempre trova una giustificazione ai propri errori che non sia l’errore in sé di non aver visto la realtà per quella che è, ma sempre per scelta costretta da qualcosa di esterno a se stesso, che l’ha portato a scelte inevitabili. Non esiste prigione e libertà che non sia frutto della nostra mente. Un uomo che comprende di essere libero a prescindere dalle condizioni esterne, io lo considero un illuminato alla verità fondamentale della vita.

Sono arrabbiato contro gli ipocriti, che celano, dietro un sorriso compiacente, invidia, gelosia, rancore, sempre in cerca di visibilità, sempre esibizionisti, esseri svuotati che trovano solo nell’affermazione sociale la propria ragione d’esistere. Tali esseri dimenticano di essere perfetti così come sono, di avere un potenziale illimitato, di poter cambiare tutto solo cambiando se stessi.

Sono arrabbiato con chi confonde la collera con la violenza, con chi confonde il grido di dolore con la voglia di sopraffazione: in questa società sono spesso quelli che parlano a bassa voce, che non si conoscono, non si sentono, non si vedono, che non parlano proprio che distruggono ogni bene, perché macchinano alle spalle degli altri, in omertà, perché non prendono mai parte a nulla di più grande della loro piccola vita.

Sono arrabbiato con tutte quelle persone che non vogliono assumersi nessuna responsabilità, nemmeno della propria vita; vivono sempre in balia del vento e delle maree, tirando fuori solo ciò che c’è di più basso di se stessi; e questo perché tirare fuori lo splendore umano è faticoso, significa perdere l’arroganza, la superbia, l’egoismo, l’esibizionismo, significa chiedere scusa e dire grazie con il cuore, non dimenticando mai che solo il riconoscimento continuo della verità porta alla giustizia.

Sono arrabbiato con i disonesti, quelli che usano il proprio potere per ottenere benefici individuali con la sopraffazione, che mentono sapendo di mentire, che non pagano le tasse e però reclamano servizi; con tutti quelli che innanzitutto mentono a se stessi, non volendo vedere le loro bassezze e la salita lunga che debbono affrontare per divenire esseri umani meravigliosi.

La mia rabbia è sana, è libera, non è violenta, mira a risvegliare le coscienze sopite, è un profondo atto d’amore dettato dalla consapevolezza che ho raggiunto della vita e che ogni giorno lotto per aumentare, lasciando illusioni e malsano egoismo alle spalle, ogni giorno rinascendo dalle mie ceneri, lottando dentro me stesso, perché credo senza dubbio alcuno che non ci sia vero bene mio che non sia vero bene di tutti.

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Filosofia Società

Coltivare il bene

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La rabbia, l’animalità, l’avidità, pur essendo stati vitali ineliminabili, non vanno coltivatati, va coltivato il bene (la coscienza, l’altruismo, la compassione, la verità). Possiamo stare a discutere dieci anni su ciò che è giusto o sbagliato, ma se non proviamo a fare bene e fare del bene non sapremo mai cosa realmente è bene e cosa è male. E questo va fatto insieme, se è vero che si vuole progredire come umanità, se è vero che qualcosa ci unisce. L’azione è necessaria per un cambiamento, se tanti non agiscono debbono assumersi la responsabilità del loro non esprimersi o non agire, non possono incolpare chi agisce. Questa città, questo paese, questo mondo, sono come sono più per responsabilità di chi non agisce, che per causa di chi agisce male. Gli strumenti sono relativi, quello che conta è la volontà. Non basta astenersi dall’agire male per fare bene, bisogna agire bene: se non si dialoga si preclude ogni possibilità di fare insieme e quindi di comprendere cosa è veramente il bene. Quindi il vero problema attuale è chi non dialoga e perché, dobbiamo chiederlo ad ogni persona, dobbiamo chiedercelo in prima persona.

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