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Scritti e poesie

Non scegli la felicità

Non scegli la felicità tutte le volte che non ascolti un amico sincero, magari duro con te, ma vero, ogni volta che non gli dai la giusta considerazione.
Non scegli la felicità tutte le volte che dimentichi quanto sia prezioso e raro avere un buon amico.
Non scegli la felicità ogni volta che scegli gli adulatori, chi ti dice sempre di sì, chi in realtà ti invidia, chi è falso, solo per sentirti appagato.
Non scegli la felicità tutte le volte che non ti informi, ma rimani a galleggiare in superficie di ogni cosa, senza mai prendere posizione su nulla, senza mai agire in alcuna direzione.
Non scegli la felicità ogni volta che ti limiti ad osservare e criticare dall’esterno, come se tu anche non fossi vita, illudendoti di non poter far nulla per aiutare gli altri a non cadere in errore.
Non scegli la felicità quando dimentichi di chi ti ha aiutato, anche se non lo avevi chiesto.
Non scegli la felicità quando non distingui chi ti ha aiutato per un interesse egoistico da chi ti ha aiutato con l’interesse personale di vederti felice.
Non scegli la felicità ogni volta che ti illudi che il dolore degli altri non ti riguardi.
Non scegli la felicità ogni volta che non affronti il tuo dolore.
Non scegli la felicità ogni giorno che scegli di non combattere contro i tuoi difetti, le tue illusioni, il male che porti con te.
Non scegli la felicità ogni volta che ti arrabbi con chi ti vuole bene perché ti dice ciò che pensa.
Non scegli la felicità ogni volta che consideri i tuoi parenti, in particolar modo i tuoi genitori, un ostacolo alla tua felicità se non addirittura i responsabili della tua infelicità.
Non scegli la felicità ogni volta che non ti assumi le responsabilità delle tue azioni, dei tuoi pensieri, delle tue parole.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi che, se puoi gioire anche di un solo istante della vita, è grazie ai tuoi genitori che ti hanno fatto nascere.
Non scegli la felicità ogni volta che fuggi da quello che è difficile, per cercare la strada più corta, illuso che una vita felice sia una vita facile e comoda.
Non scegli la felicità tutte le volte che hai paura dei tuoi sentimenti, di persone o situazioni, perché pensi intimamente di non esserne all’altezza e decidi di fuggire, invece di farti coraggio e rischiare.
Non scegli la felicità tutte le volte che, invece di scegliere, decidi di farti scegliere.
Non scegli la felicità ogni volta che menti a te stesso, che dimentichi che ogni tua gioia deriva dall’impegno e dall’onestà di affrontare ogni sofferenza come opportunità di crescita.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi l’amore per le cose naturali.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi che l’amore vive dentro te nell’atto di dare, non in quello di ricevere.
Non scegli la felicità tutte le volte che giudichi gli altri, invece di impegnarti a migliorare te stesso.
Non scegli la felicità ogni volta che, invece di andare fino in fondo ad una situazione, preferisci cambiare strada, giustificando la tua scelta come se la situazione non fosse quella giusta per te.
Non scegli la felicità ogni volta che ti diverti in cose stupide, effimere e inutili, invece di gioire delle cose intelligenti, leggere e profonde.
Non scegli la felicità ogni volta che non vivi il presente e non ne cogli il valore irripetibile.
Non scegli la felicità ogni volta che smetti di cercare la verità e la giustizia al punto da pensare che non esistano.
Non scegli la felicità ogni volta che dimentichi quanto l’altro sia importante quanto te.
Non scegli la felicità ogni volta che non scegli.
Dario Pulcini
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Umanesimo

Non vi lamentate

Non vi lamentate della vostra vita, poiché ne siete responsabili. Chi prende in giro gli altri, prende in giro se stesso, chi prende in giro sé prende in giro gli altri. Chi fa del male agli altri lo fa a se stesso, chi fa del male a sé lo fa agli altri. Chi non è sincero con gli altri non è sincero con se stesso, chi non è sincero con sé dice bugie agli altri, nasconde, non palesa, la verità di ciò che sente e pensa. Tutto ciò che ci capita non è per caso, ma determinato in profondità da noi nella nostra vita: determinato dalle nostre scelte istante dopo istante e che inevitabilmente si ripercuotono nella vita tutta, che a sua volta reagisce ai nostri stimoli. È una danza, una musica collettiva, a cui dobbiamo partecipare, con i nostri strumenti, valorizzandola. E ciò è possibile solo lasciando emergere la nostra vera natura, chi siamo veramente, con sincerità. Questa è la realtà, difficile da credere, ma la realtà. Impegnarsi a comprendersi e, quindi, assumersi la responsabilità della propria vita, è l’unica strada verso l’assoluta felicità di esistere. Parlare è assumersi la responsabilità dei propri pensieri, agire è assumersi la responsabilità delle proprie parole. In una parola: sincerità.

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Umanesimo

Non esiste nessun re se nessuno vuole fare il suddito

Non esiste nessun re se nessuno vuole fare il suddito. Ma vivere da uomini liberi comporta responsabilità, molto più facile vivere da sudditi, anche se ciò non rende veramente felici. È la paura della responsabilità che porta una persona a vivere nella prigione che ha, con le proprie stesse mani, costruito. Avere proprie idee, vestire, abitare, muoversi, vivere come si vuole, fare ciò che veramente piace, comporta il dare il giusto peso al giudizio degli altri. Se si sceglie la sudditanza non si può che scegliere tutto in maniera tale da non sentirsi giudicato, quindi ci si omologa alla massa, alla superficialità degli accessori propinati dalle pubblicità delle grandi ditte multinazionali, per non rischiare di sbagliare, per non rischiare di essere “fuori moda”. Eppure è proprio dagli errori, dall’osare e dal rischiare in prima persona, che l’essere umano ha compiuto le più grandi scoperte ed è riuscito a creare qualcosa di nuovo, qualcosa che ha determinato un progresso per sé e per gli altri. E è proprio dallo svelare i propri talenti, sbagliando e provando di nuovo per tutta l’esistenza, che si impara ad amare la vita pienamente, a provare gioia per il solo fatto di esistere. Una migliore umanità può esistere solo se ognuno si impegna coraggiosamente ad essere libero ed indipendente, senza però negare o rifiutare l’oggettiva connessione con tutto ciò che è vita, senza mai negare l’immenso potenziale che ogni persona possiede, senza mai negare il dialogo. Perché senza dare la giusta importanza alla relazione non ci si può sviluppare pienamente, poiché nulla nasce dal niente. È dalla qualità delle relazioni con tutto ciò che ci circonda, dalla sincerità con cui ci rapportiamo con tutto, che può risplendere la nostra unicità, il nostro più vero e profondo valore. Non importa quante volte rimarremo feriti, delusi, quante volte saremo derisi, quante volte feriremo, deluderemo, deridremo, nel nostro quotidiano impegno a migliorarci: non esite gioia più grande dell’essere ciò che si è, nel dire sinceramente ciò che si pensa, senza alcuna vergogna, imparando a chiedere scusa e a ringraziare, impegnandosi a sviluppare le nostre virtù uniche e inimtabili e sostenendo gli altri affinché facciano altrettanto. L’unità nella diversità è l’unica realtà in cui è possibile essere felici. L’essere è sempre immensamente più grande dell’avere. Ma ci vuole coraggio. La vera felicità, quindi la consapevolezza di cosa è realmente la vita, non può essere compresa e ottenuta se si ha continuamente paura di vivere: e chiudersi all’altro è la massima espressione della propria arroganza, che altro non è che paura di vivere. Noi siamo tutto e tutto è noi. Se non si ha la piena consapevolezza di ciò non si può vivere da uomini liberi, tantomeno da uomini felici.

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Umanesimo

Cosa si cerca, dove si va

Nel trambusto dell’esistenza quotidiana, spesso dimentichiamo il fondamentale, per abbandonarci al superfluo. Dobbiamo recuperare ciò che conta davvero nella vita, l’irripetibilità dell’emozione, della coscienza, in ogni singolo attimo.

Abbiamo tre età nella vita: la giovinezza, la fase adulta e la vecchiaia. Abbiamo quattro paure principali, quattro dolori che fatichiamo a comprendere: la nascita, la vecchiaia, la malattia, la morte. Abbiamo un solo sentimento in grado di superare ogni sofferenza, ogni difficoltà della vita: l’amore universale. Non importa che età abbiamo o dove viviamo, perché l’amore riesce sempre ad essere l’energia più potente di tutte, riesce a rimarginare le ferite della vita, sino a superare la morte di chi amiamo, le delusioni che affrontiamo, il lato oscuro con cui conviviamo.

Tutti sappiamo quanto sia importante questo sentimento, ma abbiamo il più delle volte paura ad utilizzarlo, come se fosse un carburante che può consumarsi e che dobbiamo quindi usare con parsimonia, senza sprecarlo, come se fossero preziose gemme da regalare a pochi e non a tutti.

E qui l’altra parte che spesso ci manca, il coraggio: il coraggio di vivere, il coraggio di affermare le proprie idee, il coraggio di criticare e criticarsi, il coraggio di amare.

Già, perché per amare veramente ci vuole un coraggio enorme, è una quotidiana lotta interiore tra il volere tutto e il riuscire ad amare ciò che già si ha, riuscire a darne il sommo valore che merita.

E qui approdiamo alla terza difficile sfida: il valore. Riconoscere il proprio valore e quello degli altri, portarne rispetto, ricordare ogni istante che ognuno possiede le sue virtù, quei tesori spesso nascosti sotto pesanti manti di indifferenza, di angosce, di impotenza, di illusioni.

Non possiamo rimandare a domani sempre, non possiamo negarci quotidianamente la gioia di vivere, con scuse che diventano abitudini.

E allora apriamo il nostro cuore al mondo, con perseveranza e saggezza, poiché il mondo è affamato d’amore e ci ringrazierà sempre, perché l’io e il mondo non sono che un’unica cosa. Non ci può essere amore nell’umanità se gli esseri umani non amano, se dimenticano il loro cuore, il loro valore, il loro coraggio.

Solo quando ci apriremo al mondo senza pregiudizi le paure saranno domate, la felicità esploderà immensa a varcare le soglie dei sogni, a tramutare i sogni in realtà, fuori da ogni schema precostituito, liberi di volare per ogni luogo e in ogni tempo.

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Economia

Perché l’economia è disumana

È vero che la borghesia soggioga oramai il lavoratore e nei modi più disparati: producendo finti desideri, precarizzando il lavoro, i diritti fondamentali. Ma, se all’interno di un paese dell’occidente possiamo ritrovare codeste dinamiche in maniera meno palese, più frammentaria, meno novecentesca quindi, con la perdita d’ogni credo, idealismo e cultura di progresso reale, nel rapporto tra paesi poveri e occidente la divisione di classe risulta in tutta la sua brutalità: noi, anche il più povero di noi, che agisce, a differenza del ceto borghese, consumando i sottoprodotti industriali che ora vengono prodotti nei paesi a basso salario, è perciò “borghese” nei confronti delle popolazioni povere.

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