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Buddismo Umanesimo

Non giudicare

La cattiveria e l’arroganza derivano dalle nostre esperienze, vissute con la nostra visione del mondo e quindi interpretate a nostro modo. Ognuno di noi può essere di esempio per gli altri, può spezzare le catene dell’ignoranza fondamentale, che ci fa dimenticare di essere inscindibilmente uniti l’un l’altro; ognuno può farlo mettendo in pratica una visione nuova della vita, che sappia tollerare e capire arroganza e cattiveria, non giustificandole, ma facendole evolvere in energia creativa, aiutandoci a comprendere l’illusione che si cela dietro una visione erronea della vita. Immaginare il mondo brutto e cattivo, contribuisce a far diventare il mondo brutto e cattivo. Se immaginiamo il mondo meraviglioso, non v’è dubbio che contribuiremo a costruirlo. Se vuoi amore devi essere amore. Imparare a rispettare ogni forma di vita, questo è il sacro compito fondamentale di ogni essere umano.

La pace nel mondo la si costruisce concretamente ogni qualvolta si trasforma rabbia, cattiveria e arroganza, in gioia, amore e equità.

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Economia Società Umanesimo

Il fallimento del produttivismo

Sono in Sardegna, isola che amo e che conosco da quando sono nato. Ammiro gli imponenti e ancestrali monti di granito, mi inebria l’odore del mirto e dell’elicriso, sono estasiato dalle acque cristalline, sento pulsare in questa terra per lo più incontaminata una forza archetipa, quella della natura nel suo libero divenire originario.

E poi giro per Olbia o Porto Rotondo e vedo tutte queste famiglie in preda al raptus dell’acquisto estivo: vagano nei centri commerciali e tra bancarelle che per lo più vendono prodotti scadenti, se non vera e propria immondizia, scarti della produzione industriale spacciati per cibo o prodotti cosmetici, acquistando voracemente ogni stupidaggine. L’industria dei marchi ha inquinato anche le menti dei giovani: una ragazzina di non più di quindici anni diceva in spiaggia “non voglio mettermi con nessuno, a meno che non sia bello così sono sicura che mio figlio sarà bello”. I genitori non hanno detto una parola a questa affermazione, come se fosse normale esprimere un pensiero così stupido e superficiale. Come se l’amore fosse un acquisto vantaggioso, come se fosse indossare un vestito di un marchio famoso, come se fosse il puntare su un cavallo vincente: così come la televisione e la pubblicità insegna loro. Una famiglia oggi al supermercato, alla richiesta della cassiera se avesse la carta Conad, lascia rispondere la bambina: “noi andiamo alla Coop o al Carrefour, non abbiamo la carta Conad”. I genitori aggiungono che da loro è un susseguirsi di centri commerciali e dicono tali parole con aria compiaciuta. La cassiera risponde che “purtroppo” qui non c’è ancora nemmeno Ikea e che sono finiti i tempi in cui si costruivano centri commerciali in Sardegna. L’altro giorno una famiglia francese al Carrefour, siccome la loro carta di credito non veniva accettata come bancomat, dicono alla cassiera “noi siamo francesi, Carrefour è francese, come è possibile”, come se la colonizzazione commerciale di una multinazionale, che ha distrutto tantissime economie locali, con imprese costrette a chiudere, posti di lavoro persi, cultura manifatturiera cancellata, sia qualcosa di cui andare fieri, qualcosa che tutela la loro supposta supremazia nazionale nel mondo. Al negozio biologico da cui mi rifornisco a Olbia una signora del nord Italia dice che i sardi non hanno voglia di lavorare e di fare soldi (come invece al nord), perché ha saputo che si voleva aprire un supermercato Natura sì in questa città, ma nessuno si è prodigato per trovare uno spazio adeguato alle richieste di tale catena di distribuzione.

Questo modello sociale promosso da avidi ricchi impazziti (e seguito dai tanti che stupidamente provano a imitarli) sta decadendo, è già decaduto, solo che molti ancora non se ne accorgono. La società industriale, il produttivismo, sta portando al collasso ambientale e sociale, ormai è un fatto e non una mera teoria. L’individuo interessato più all’avere (che sia un’auto, un lavoro, una famiglia) che all’essere è un individuo fallito, che ha perduto il senso originario della vita. E la depressione prende il sopravvento nei più, celata dietro ai sorrisi finti nei selfie, dietro le maschere di cera delle signore imbellettate in giro per l’aperitivo a Porto Rotondo. All’innaugurazione della discoteca Country, sempre a Porto Rotondo, file di ragazzini di 20 anni anelano entrare, ma rimangono delusi e arrabbiati, perché senza invito e senza essere in lista non si entra. Torneranno a casa sognando un giorno di avere abbastanza soldi o fama tali da poter entrare per primi, guardando con godimento i ragazzini che non potranno entrare. In bella mostra all’ingresso un’auto sportiva da centinaia di migliaia di euro completa il quadro penoso della situazione. E anche io mi arrabbio, non perché desiderassi entrare chissà quanto, ma perché nemmeno lo avevano comunicato che ci fosse bisogno di un invito: tutto perfettamente studiato per creare una società divisa in inclusi e esclusi.

Una società falsa, superficiale, che produce individui incapaci di sostenere un dialogo sincero, autentico, incapaci di valorizzare le relazioni e saperle tenere: diverse volte mi è capitato di perdere un’amicizia o addirittura l’amore per una frase detta crudamente, per un comportamento duro ma determinato al crescere dell’altro, senza che l’altro abbia avuto il coraggio del confronto, la pazienza del crescere insieme, senza avermi dato valore, senza ascolto, senza considerare il mio comportamento nel tempo: quello stesso ascolto, quell’aiuto sincero e disinteressato che ho cercato sempre di dare, a me è stato più e più volte negato, spesso da quelle medesime persone che maggiormente lo hanno ricevuto. Quale miglior modo d’altronde di allontanarsi dalla verità che allontanare la persona che la dice o il dialogo autentico che porta verso di essa? Può sembrare un’affermazione arrogante, ma ho rifletutto a lungo e non posso che confermare tale mio punto di vista.

Tutto è merce, tutto è fugace, tutto è veloce: sembra di vivere in un incubo e invece è la terribile realtà dei nostri giorni, di come vive la maggior parte della gente.

La vita va vissuta come valore in sé, come gioia in sé, non con un fine specifico e prefissato: come si può vivere pensando che il nostro valore sia determinato dal costo dei vestiti che portiamo, dall’auto che guidiamo, dallo stipendo che prendiamo, da quanto sia avvincente il sesso con la o il partner (passione che dura al massimo qualche mese senza altruismo)? Come possiamo pensare che il nostro valore sia nell’amore che riceviamo invece che nella nostra capacità di amare? Tante persone continuano a vivere piene di illusioni, in una bolla che rapidamente scoppia, tormentate dai sensi di colpa, perché non ascoltano chi dice loro la verità, ma soprattutto non ascoltano la loro parte più vera, più genuina, quella verso il giusto e il reale. E ad ogni scoppio ricominciano da capo, senza imparare nulla, come una catena di montaggio dei sentimenti umani, in cui ogni pezzo viene replicato all’infinito, in una spirale senza fine che porta all’esasperazione, alla follia, al suicidio interiore.

Eppure l’essere umano tende naturalmente verso il bene, il miglioramento, il progresso spirituale oltre che materiale. Però perché tale sua natura emerga deve lottare oggi contro il modo di pensare della società capitalistica, in cui tutto è merce, tutto è questione di soldi, di produttività, di prevaricazione l’uno sull’altro per accaparrarsi il posto migliore, per acquistare per primi il nuovo smartphone: è tutto concorrenza, si diviene migliori non se si ammettono i propri errori, non se si è capaci di cambiare idea, ma se si ha un’idea talmente radicata da soggiogare l’altro, se non riuscendo a batterlo nel dialogo sicuramente battendolo nella capacità di diventare indifferente. Non si costruisce più insieme, non si è più in grado di relazionarsi gioiosamente.

Io non ci riesco, io non riesco ad essere indifferente, né alla signora sessantenne che cerca ancora l’avventura con il giovane plastificando il proprio corpo, persa nella propria malinconia e tristezza d’un passato costruito sulla certezza del “benavere”, ma privo di emozioni, né al giovane che pensa sia tutto una questione di denaro, sesso e potere, né all’amico che mi ha tradito o all’amore che non ha capito. Loro sono me, sono vita, nessuno esiste senza tutto. Tutto è sempre presente, è sempre interrelato, non esistono distanze, non esiste separazione.

Sono qui e ora, presente a me stesso, conscio che il mio agire può dare un contributo utile al cambiamento, pronto ad aiutare l’altro, a togliere sofferenza e dare gioia, dimostrando ancora una volta che l’essere umano non è un cancro nella natura, ma parte fondamentale dell’evoluzione della natura sulla terra.

Anche se dovessi rimanere l’ultimo a comportarmi in tal modo.

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Umanesimo

71° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine

Nel giorno del 71° anniversario della strage delle Fosse Ardeatine ricordo a me stesso che sono anti-fascista militante, sono contro ogni costrizione, ogni manipolazione della verità, ogni dittatura, ogni oligarchia, ogni prevaricazione. Ogni essere umano ha il potere e il dovere di lottare quotidianamente per la verità e la giustizia, per un mondo di pace che parte dal proprio disarmo interiore, dal combattere contro la propria arroganza, la propria voglia di prevaricare sull’altro. Siamo tutti vita, dal più piccolo insetto all’uomo più saggio: il dialogo e la compassione sono le uniche armi che ammetto, le uniche efficaci per non tornare indietro, per costruire un futuro di speranza e benessere per l’umanità intera.
Voglio e lotto ogni giorno per un mondo dove il male viene quotidianamente sconfitto.
Partendo da me.

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Libertà e informazione

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Leggo oggi per la prima volta (d’altronde aspettarsi dai media mainstream informazione è come cercare acqua nel deserto) che il Parlamento Europeo il 6 maggio 2009 voterà una regolamentazione sulla rete internet che permetterà ai fornitori di servizi di chiudere il traffico verso qualsiasi sito o servizio vogliano.

Blackouteurope è la campagna promossa da diverse associazioni europee affinché questo non accada: aderite numerosi!

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Società Umanesimo

duemilanove

science_fiction_telefonoskopien

Ecco che un nuovo anno comincia, il 2009. Questo numero fa riaffiorare nella mia mente i romanzi di fantascienza che leggevo da piccolo, da “2001 Odissea nello spazio” di Arthur C. Clarke a “La macchina del tempo” di Herbert George Wells, all’intero “Ciclo della fondazione” di Isaac Asimov. Narrano di un avvenire ultra tecnologico, della conquista dello spazio, di psicostoria, di una più evoluta e complessa concezione della vita, ma in particolare di un futuro dove i rapporti umani sono solo una parte dell’universo conosciuto, perché non è solo la nostra specie ad esistere nel cosmo. Ed ecco che dalla fervida immaginazione di questi grandi scrittori appaiono nuove specie intelligenti, con la loro psicologia e la loro visione dell’universo spesso ben divergenti da quelle umane, ma che convivono insieme nel cosmo infinito. Il grande merito di questi narratori è stato aprire la mente verso il futuro, poterselo immaginare al di là del nostro tempo, oltre lo spazio fisico del nostro sistema solare, oltre la nostra specie.

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