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Buddismo Umanesimo

I sensi

I sensi ingannano… Ingannano?
Consideriamo “fermi” la sveglia sul comodino, una casa, il tronco di un albero. Eppure ogni atomo e particella sub-atomica di cui sono costituiti è in continuo movimento. La terra gira, il sistema solare, la galassia, ogni cosa è in continuo movimento. Anche noi.
Sentiamo freddo toccando il ferro, ma se immergiamo la mano in acqua ghiacciata lo stesso ferro ci sembra caldo.
Molti sentono l’odore forte dei cavoli e dà loro fastidio, ma il sapore e il livello nutrizionale sono eccellenti: è lo zolfo organico che emana quell’odore. Lo zolfo è un microelemento essenziale nel nostro corpo alla costruzione del tessuto connettivo e dei mucopolisaccaridi, una piccola parte è anche contenuta negli acidi biliari. In una persona adulta ci sono circa 140 grammi di zolfo. Lo zolfo ci tiene in vita e i cavoli sono tra gli alimenti che ne contengono maggiormente.
Tutti abbiamo sperimentato il sapore sgradevole della minestra da bambini!
Per l’udito è classico l’esempio dell’effetto Doppler: sentiamo un’ambulanza in lontananza e, via via che si avvicina, il suono della sirena cambia frequenza. Eppure la frequenza emessa dalla sirena è sempre la medesima.

Insomma, i sensi ci ingannano continuamente?

Sì e no.

Ci ingannano in funzione del nostro grado di consapevolezza.

Se capiamo che ciò che consideriamo vuoto è un’illusione dei sensi (un bicchiere vuoto d’acqua non è vuoto, è solo pieno d’aria), capiamo anche che dare un termine specifico ad un’esperienza è approssimativo. Le parole non possono che essere approssimazione dell’esperienza. Quindi viviamo l’esperienza come tale, senza poter dare a parole altro che approssimazione.

Per questo è fondamentale sperimentare, esperire, rischiare: perché ci consente di non dare un giudizio a priori, ma di prima conoscere attraverso i sensi e la loro illusorietà i segni di riconoscimento di ciò che per noi può essere di valore.

Affidare però la propria coscienza alla sola percezione sensoriale, aggrappata all’idea della sensualità attraverso i sensi, sfugge il senso più intimo della realtà.

Solo attraverso una comprensione profonda che la percezione della realtà non è e non può essere affidata solo all’esperienza sensoriale, iniziamo a capire quanto sia importante la mente. La mente ci consente di percepire i sensi a seconda della nostra volontà. Se ascoltiamo un amico in una sala con un concerto, sappiamo concentrarci sulla voce piuttosto che sulla musica. Possiamo toccare una persona provando un fremito sul nostro intero corpo, pur senza che si tocchi.

La mente elabora il pensiero concreto, l’idea di realtà, che sperimentiamo quotidianamente.

Però non tutti i nostri pensieri sono dedicati alla percezione sensoriale e al senso di realtà: attraverso la nostra mente possiamo anche immaginare cose del tutto inesistenti, anzi, tutti i nostri desideri, ciò che ci consente di dare valore alla vita, sono determinati dal pensiero astratto. l’attaccamento alla propria persona come un sé distinto e separato dagli altri ha la sua base in questa coscienza, così come la nostra percezione di ciò che è giusto e sbagliato.

C’è però un altro livello con cui la nostra mente opera, l’inconscio. Nell’inconscio tutte le nostre esperienze presenti e passate (questo il concetto di karma, che tradotto significa “azione”, nel buddismo) influenzano il nostro comportamento cosciente.

Le nostre azioni sono determinate quindi da pulsioni recondite nella nostra mente, capaci di farci fare cose che in realtà non sono le migliori per noi e per gli altri e che sentiamo comunque come le migliori.

Cosa possiamo fare allora per migliorare la nostra vita, se tutto è determinato da percezioni illusorie di una mente oscura che ci fa percepire la realtà come diversa a seconda dell’esperienza soggettiva?

Dentro di noi esiste al contempo una coscienza fondamentalmente pura.

La percepiamo nella gioia d’un bacio, nell’emozione di un tramonto, nel sentire l’odore del pane appena sfornato. Nella nascita d’un bimbo, in un sorriso sincero, abbracciando un albero.

È la consapevolezza profonda di essere legati ad ogni cosa.

È qui che possiamo trasformare il nostro “destino”: lasciando emergere la nostra natura incorruttibile, consapevoli di avere anche un legame invisibile con ogni cosa, purifichiamo tutti gli altri stati di coscienza, comprendendo che, seppure percepiamo distinte emozioni e sensazioni, ogni cosa è indivisibile, inseparabile, subisce e ci fa subire, permea ed è permeata, nella realtà oggettiva.

E quindi iniziamo ad agire con una nuova consapevolezza: le nostre azioni saranno sempre più con il fine di tutelare tutto dalla distruzione, di creare valore, di essere compassionevoli. Tutto è noi e noi siamo tutto. È l’impulso vitale fondamentale, posseduto da ognuno e da ogni cosa, che è capace di trasformare la nostra esistenza effimera in un capolavoro eterno. È la nostra azione creativa, non determinata, la nostra scelta fuori dagli schemi, che porta all’evoluzione.

Lasciando emergere la nostra coscienza eterna, capiamo quanto sia importante aiutarci l’un l’altro a capire la realtà, poiché viviamo un’esperienza di continuo apprendimento. La realtà muta istante dopo istante, è solo grazie all’imparare che capiamo come possiamo agire al meglio, nella realtà mutevole. Se vediamo un albero dopo un anno, capiamo che in realtà si è “mosso”, è cresciuto, è vivente, è tutt’altro che fermo.

Impegnandoci a far emergere questa consapevolezza, fondamentale per trasformare in meglio il nostro agire quotidiano, otteniamo la vera felicità.

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Di Dario Pulcini

Studio, lavoro, creo, socializzo, amo.

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