Chegando ao Brasil (arrivando in Brasile)

Tempo di lettura: 3 minuti

 

dscn0984.jpg

  • Sono ormai più di venti giorni che sono arrivato in Brasile, la terra di mia moglie e della sua (numerosa) famiglia. E da giorni passeggio per le vie di Rio De Janeiro, come nella Rua Prudente De Moraes, sita tra Ipanema e Copacabana nella Zona Sul, la parte più commerciale e famosa di una delle città più grandi e popolose del mondo. E’ affascinante il lungomare della città, la Avenida Vieira Souto, dove si può correre, andare in bici o in spiaggia, visibile interamente da Arpoador, un piccolo promontorio a lato della spiaggia di Copacabana. Tutti quanti mi hanno parlato dell’allegria della gente di qui, della sua ospitalità.
  • Ma la gente non è così allegra, lavora tutto il giorno per uno stipendio il più delle volte insufficiente a coprire le esigenze della vita quotidiana, nel caldo afoso soffocante del Centro. E chi non ha la fortuna di avere un lavoro, vive nelle favelas, sparse un pò ovunque, luoghi dove i trafficanti comandano e la polizia giunge il più delle volte solo per uccidere e intimidire. La Rio De Janeiro tanto decantata dalle agenzie di viaggi per chi ci vive non è questo splendore, almeno per chi non si può permettere di abitare a Leblon, a Ipanema, a Lagoa, a Copacabana o a Barra Da Tijuca, quest’ultimo quartiere dove non di rado si possono vedere tre o quattro elicotteri privati che trasportano i ricchi emergenti, dove gli Shopping Center sono grandi come interi quartieri, pedissequa copia delle città statunitensi (c’è anche una piccola statua della libertà di fronte uno di essi).
  • La sofferenza nell’osservare certe cose è ineguagliabile: vedere bambini dormire per le strade (piene di negozi inaccessibili per la maggioranza delle persone) con la maglietta vicino al naso per sniffare colla e non sentire la fame, dove tutti adorano la favela di Rocinha (la seconda più grande dell’america latina), ma solo da lontano, perché non ti ci puoi nemmeno avvicinare, protetta come è dai banditi (anche bambini) con armi da far impallidire un esercito. In questa città, in questo immenso stato (grande 28 volte l’Italia) il contrasto tra ricchezza e povertà è per la gente di qui quasi normale, tanto che il principale telegiornale della Rede Globo, equivalente della Mediaset in Italia, non ne parla più, attento più a discreditare Cuba e Venezuela con il beneplacito del 1% ricco e potente (arrivando addirittura a non parlare nemmeno per un secondo della nuova recente costituzione boliviana), piuttosto che guardare l’indescrivibile sofferenza dell’umanità di questa parte di mondo. E la classe media vive con la paura ad ogni passo di venire assaltata dai banditi, di giorno come di notte, anche nei quartieri ricchi. Puoi vedere passare accanto a te una Limousine di venti metri con i vetri scuri, con dentro cinque televisori e subito dopo un carretto portato a mano pieno di cartoni. E’ il capitalismo e l’individualismo concentrati ai massimi livelli e contemporaneamente è musica, ballo, canto, spiaggia, mare, natura. E’ tutto assieme, il limite tra il bene e il male sempre più sottile, così come il limite tra le favelas e i barrios ricchi.
  •  Ma quando è musica è musica di tutto un popolo, è l’esperienza più emozionante; giri l’angolo e ti ritrovi in un locale del quartiere di Lapa dove persone dai 16 agli 80 anni si ritrovano insieme a cantare e suonare uno chorinho o una samba e bere birra. Qui a Rio il Carnevale già è in preparazione, numerosi sono i concerti di prova per l’evento più atteso dell’anno, per quella settimana di festa e follia da cui non puoi sfuggire.
Condividi

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.